IMU impianti di risalita

COMUNICATO STAMPA

 

Imu impianti sciistici
BARBONI E TOMASI (PD): “SETTORE IN GRAVE CRISI: SERVE INDAGINE CONOSCITIVA DELLA REGIONE, GUARDANDO AL TRENTINO”

 

Ha votato a favore anche il Gruppo regionale del Pd alla mozione sull’applicazione dell’Imu agli impianti di risalita delle stazioni sciistiche lombarde. Il documento, passato oggi, martedì 21 aprile 2015, all’esame dell’Aula, esprime preoccupazione per la ricaduta economica che la tassa ha sugli esercenti e invita il Governo a prevedere uno sgravio dell’imposizione fiscale, riconoscendo gli impianti di risalita come mezzi di trasporto.

 

“Il punto è che il settore è gravemente in crisi e non è più in grado di competere con il resto delle stazioni sciistiche dell’Italia del nord – ha detto nel suo intervento Corrado Tomasi, consigliere regionale del Pd –. Tutti gli anni le nostre stazioni perdono una percentuale di presenze. E questo perché una caratteristica che deve avere una struttura del genere, altrimenti non si può considerare all’altezza, è di investire costantemente nel settore. L’impossibilità di farlo ha reso i gestori lombardi meno competitivi. A ciò si aggiunga che i cambiamenti climatici hanno richiesto impianti di innevamento sempre più efficienti e anche questo ha un costo”.

Secondo Tomasi, dunque, “mantenendo il trend, nel giro di una decina d’anni, si arriverà a una chiusura di gran parte degli impianti, visto che ora non solo non riescono a fare investimenti, ma nemmeno a coprire la gestione ordinaria. Si potranno contare sulle dita di una mano quelli che si salveranno”.

 

Più nel merito dell’applicazione dell’Imu è entrato il collega Mario Barboni: “Siamo favorevoli alla mozione proprio per la situazione in cui versano gli impianti di risalita lombardi, ma non siamo d’accordo con chi dice che è una tassa fatta per punire il nord: semplicemente è al nord che ci sono il maggior numero di impianti di risalita, per questioni climatiche, come è ovvio. E oltre tutto ricordiamo alla maggioranza che questa tassa è stata applicata dal Ministro Tremonti durante il Governo Berlusconi”.

 

Ma al di là delle polemiche sull’Imu, i due consiglieri Pd hanno chiesto a Regione Lombardia un impegno ben preciso: “La Giunta e l’assessore competente devono, in tempi brevi, avviare un’indagine conoscitiva dei bilanci delle società di gestione e fare un quadro chiaro della situazione di questi impianti per poi intervenire sulla falsariga di quello che è stato fatto in Trentino, rimettendo letteralmente in pista un settore altrimenti destinato a collassare”.

 

Milano 21 aprile 2015

 

 

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Parco dello Stelvio

COMUNICATO STAMPA

 

Parco dello Stelvio
TOMASI (PD): “DISCUTIAMO DEL PARCO IN COMMISSIONE AGRICOLTURA”

 

Il Gruppo regionale del Pd chiede di ascoltare in VIII Commissione Agricoltura, competente anche per i parchi, Legambiente Lombardia in merito all’intesa concernente l’attribuzione di funzioni statali riferite al Parco nazionale dello Stelvio e al regolamento di funzionamento dell’ente di gestione.

In una lettera inviata a tutti i commissari, infatti, Legambiente, sollecitando un’audizione, fa presente che sono imminenti radicali cambiamenti nella governance oltre che nella natura giuridica del Parco dello Stelvio, al punto che non appare per nulla scontato il suo mantenimento nel novero dei parchi nazionali, mentre è certo un forte sbilanciamento di ruoli, competenze e oneri sulle Province autonome e su Regione Lombardia.

 

Ma l’urgenza di parlare del tema, per Corrado Tomasi, consigliere regionale del Pd, sta nel fatto che “lo scorso anno il Consiglio regionale aveva votato all’unanimità una mozione, presentata anche da me, che invitava la Giunta a condividere quanto sarebbe accaduto rispetto al futuro assetto del parco. E soprattutto sottolineava l’importanza di sentire, prima di ogni decisione, gli enti locali e le associazioni ambientaliste. Niente di tutto ciò è mai avvenuto – incalza Tomasi – e ora ci troviamo in una situazione in cui nessuno ha potuto dare un proprio parere o discutere sul futuro assetto del parco”.

 

Sia per la richiesta di Legambiente, che per l’esigenza di chiarire quanto sta avvenendo, Tomasi e il Pd ritengono dunque importante portare quanto prima il tema all’ordine del giorno della Commissione.

 

Milano, 24 febbraio 2015

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Bocciato il tesserino regionale per raccolta funghi

iornale di Brescia – 16/02/2015

Territori montani – Bocciato il patentino regionale della raccolta funghi

(pag. 20)

Respinto decisamente al mittente. Dopo gli annunci dell’estate scorsa e lo scetticismo raccolto nei territori montani, il patentino regionale per la raccolta dei funghi in Lombardia parrebbe destinato, più che a entrare in vigore, a sparire dalla circolazione. Nei giorni scorsi la
commissione Agricoltura del Pirellone ha deciso, in modo univoco, di dare parere negativo sulle modalità di rilascio del tesserino approvate in Consiglio, mettendo una severa ipotetica sulla prosecuzione dell’iter. I consiglieri regionali di tutte le forze politiche hanno proposto di istituire un tavolo di lavoro per riformulare la proposta e riportare la legge com’era in origine. Il tesserino unico mirava a rendere omogenee le regole della raccolta funghi, finora lasciate in mano ai singoli territori, ma è stato visto più come il tentativo di espugnare risorse locali. Per questo si sono alzate le barricate e ora arriva un punto a favore degli oppositori: «La maggioranza ha condiviso con noi il giudizio negativo sulla legge – commenta il consigliere regionale camuno del Pd Corrado Tomasi -. Ora al più presto ripristiniamo il vecchio testo di legge, se possibile migliorandolo, in modo da mettere in
condizione le autonomie locali di poter decidere sulla raccolta funghi».

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Tesserino regionale per raccolta funghi

BresciaOggi – 17/02/2015

Regolamenti. In Valcamonica rivogliono i permessi territoriali
Funghi, la Regione frena e ripensa il tesserino unico

(pag. 21)

Forse i cercatori d´importazione si sentiranno penalizzati, ma gli enti locali camuni guardano con interesse alla probabile «marcia indietro» che si annuncia a proposito del tesserino unico regionale quinquennale e gratuito per la raccolta dei funghi.
La novità era stata approvata la scorsa estate dal consiglio regionale, delegando poi alla giunta il varo definitivo del documento e delle nuove norme. E in Valcamonica, territorio ambito dai cercatori, era stata considerata come una ingiustizia e la fonte di un danno economico, perchè col ricavato della vendita dei tesserini la Comunità montana aveva in passato finanziato una serie di pubblicazioni mirate, le consulenze dei micologi e le lezioni nelle scuole.
Ora però c´è un´altra novità annunciata dal consigliere regionale Corrado Tomasi: «I consiglieri regionali membri dell´ottava commissione Agricoltura hanno deciso in modo univoco di esprimere parere negativo sulle modalità di rilascio del tesserino regionale quinquennale per la raccolta funghi in Lombardia, che erano state presentate dalla giunta in attuazione a quanto previsto dall´articolo 97 della legge regionale 31 del 2008 modificato in aula nel luglio scorso».
L´ex presidente di Comunità montana e Bim, che si era subito dimostrato contrario al tesserino regionale, aggiunge poi che «si sono dichiarati tutti contrari alla formulazione così come approvata a suo tempo in consiglio, e al contrario tutti d´accordo sull´istituzione di un tavolo di lavoro per riformulare la proposta e per riportare la legge allo spirito originario».
Soddisfatto per la piega favorevole del problema tesserino, Corrado Tomasi conclude così: «Prendiamo atto della proposta della maggioranza che ha condiviso con noi il giudizio negativo sulla legge, riparando a un suo stesso errore. Ora al più presto dobbiamo ripristinare l´originario testo di legge, se possibile migliorandolo, in modo da mettere le autonomie locali in condizione di poter decidere sulla raccolta e sulla gestione dei funghi nel modo più utile e funzionale a ogni territorio».

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Orgoglio camuno

Giornale di Brescia – 12/01/2015

Temù – Tomasi porta in valle 1 milione per il verde

(pag. 18)

Orgoglio montano. E, soprattutto, camuno. Il consigliere regionale di Temù, Corrado Tomasi, ha portato a casa un bel dono per le zone montane della Lombardia (non solo per la Valle), riuscendo a strappare in extremis e a farsi approvare un emendamento che “regala” un milione di euro all’agricoltura di montagna per la manutenzione dei territori e per interventi a favore delle piccole aziende
agricole. L’ex presidente della Comunità montana, nonostante
i numeri non fossero dalla sua parte, ha chiesto di mettere ai voti la sua proposta e con i soli “sì” del Pd, più una manciata di centrodestra (compresi Fabio Fanetti e Donatella Martinazzoli), ha conseguito il risultato. «Non avrei mai mollato – dice Tomasi – e grazie alle insistenze ora abbiamo almeno un milione di euro sul 2015 per i territori montani. Fino a quest’anno le risorse ammontavano a 10 milioni, mi auguro che la Giunta rimpingui il capitolo».

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La Valcamonica sogna la provincia di montagna

Corriere della sera – 11/01/2015

La Valcamonica sogna la «provincia» di montagna
Maroni vuol dividere la regione in aree omogenee. Tomasi: noi insieme a Sondrio

(Pag. 6)

La fibrillazione arriva da nord, terre alte. Sull’ipotesi della Provincia Alpina lombarda si scommette da tempo ma l’attualità della proposta si fa avanti con riordino delle province: in Parlamento si lavora alla loro cancellazione dalla Costituzione e così il governatore Roberto Maroni pensa a un riordino della Lombardia con la creazione di aree omogenee, una dedicata alla montagna. Vallecamonica, Valtellina e Orobie ci credono da anni e a far gola a una rinascita della montagna è da sempre il modello Trentino, regione autonoma con grandi opportunità e risorse. Ma se prima appariva un miraggio, adesso sembra aprirsi qualche spiraglio. «Ho già in programma un convegno all’Aprica a fine gennaio — spiega Corrado Tomasi, consigliere camuno del Pd in Regione — in cui parleremo di questo argomento e del futuro dell’assetto istituzionale degli enti». Alla guida del Gruppo Civico di Valle Camonica (con 30 sindaci su 42), Tomasi è il paladino più accanito di questa battaglia: le aree montane lombarde insieme in un’unica entità istituzionale, facente capo a Sondrio. Per la Valle Camonica, una svolta quasi epocale: «Ho intenzione di farmi portavoce di quest’istanza — prosegue Tomasi — e presentare in Regione un documento programmatico. La Valle Camonica è troppo penalizzata istituzionalmente: abbiamo una Provincia di pianura, così come lo è la Regione, dove le politiche montane risultano troppo deboli. Rispetto a un’idea di area vasta alpina che riunisca i territori montani, Sondrio sarebbe per noi la realtà istituzionale più adatta: stesse esigenze, stesse necessità». Addio Brescia, troppo di pianura per i Camuni. Alla base del malessere, gli amministratori locali rivendicano la condizione periferica dei territori montani e una scarsa rappresentanza politica, nonostante la recente nomina del camuno Mottinelli alla guida del Broletto. «Prendiamo la questione delle risorse idriche: se i sovraccanoni rimanessero all’interno del nostro territorio, avremmo la possibilità di gestire fondi ad oggi impensabili». Il sogno di un’autonomia amministrativa non guarda agli schieramenti politici: «Potrebbe essere davvero la soluzione ai problemi della montagna — commenta Donatella Martinazzoli, consigliere camuno della Lega Nord al Pirellone — perché purtroppo quelli di Brescia e della Bassa sono molti diversi dai nostri. Credo che questa primavera ci potranno essere le condizioni per affrontare più concretamente quest’ipotesi. Ad oggi mancano certezze sul destino delle Province, passaggio cruciale per poter valutare la fattibilità del progetto». Ma l’effervescenza montana, così come è stata definita, pare ormai inarrestabile: «Un’area vasta alpina? Certo che ci crediamo — sottolinea Sandro Farisoglio, sindaco di Breno — perché risponderebbe alle esigenze del territorio e dei cittadini. Ma dovremo considerarla alla luce di una revisione più dettagliata degli enti, che ancora manca. Di sicuro, ci scontriamo con le scelte della Provincia di Brescia poco attente alle nostre esigenze». Una politica dunque a misura di territorio e a favore di aree omogenee. Ma per qualcuno solo a determinate condizioni: «Se Sondrio gioca la partita della provincia autonoma a statuto speciale, ci sto — spiega Francesco Manella, sindaco di Capo di Ponte – ma solo in questo caso. Avremmo davvero un valore aggiunto. Altrimenti non vedo la differenza».

Eletta Flocchini

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Traforo del Mortirolo – Viabilità camuna

BresciaOggi – 16/11/2014

L´idea. Presentato dai Senatori Volpi e Crosio un disegno di legge con le misure per la realizzazione dell´opera
Riecco il traforo del Mortirolo. La Lega rispolvera il progetto
Otto chilometri di tunnel per collegare Valle Camonica e Valtellina Costo stimato oltre 400 milioni, ipotesi di sgravi fiscali per le imprese

(pag. 24)

Pareva effettivamente strano che dopo essere stato il cavallo di battaglia (vincente per alcuni) di politici locali e nazionali all´improvviso e senza clamore cadesse nel dimenticatoio.
L´ultimo, o meglio il penultimo in ordine di tempo (vedremo poi il perché) a (ri)proporlo qualche anno fa fu l´allora assessore provinciale ai Trasporti, Corrado Ghiradelli, il quale organizzò a Edolo una giornata di studi per parlare della «Circolare delle Orobie»: una tratta ferroviaria che avrebbe dovuto abbracciare le province di Bergamo, Brescia, Sondrio e Lecco.
IN SOSTANZA si trattò di un incontro di alto profilo, l´ennesimo sulla vicenda, al quale aderirono eruditi studiosi di economia e viabilità, esperti e tecnici, amministratori delle province di Brescia e Sondrio, funzionari della regione Lombardia e perfino gli svizzeri del celebre «trenino rosso» che si arrampica fin sul Bernina, forse fra tutti i più interessati e pronti alla realizzazione dell´opera. Parliamo del traforo del Mortirolo, manufatto che rientrava tra i principali interventi di un ambizioso progetto di più di 60 anni fa, che nelle intenzioni degli allora propositori, grazie a un collegamento viario all´avanguardia, avrebbe dovuto collegare la pianura bresciana con la ricca zona industriale della bassa Baviera.
ALLO SCOPO fu costituita una società per raccogliere i capitali da destinare alla costruzione di un´autostrada (alternativa al Brennero all´epoca forse appena impostata) che, dopo aver percorso Sebino e Vallecamonica, da Edolo sfociasse in Valtellina tramite un tunnel di circa 8 chilometri, e da qui con un altri due fori nelle viscere della montagna, il primo sotto il monte Braulio a Bormio, il secondo al valico di Resia, arrivasse fino in Germania.
Inutile dire che l´idea restò un sogno. Anche se nel 1992 fu a un passo dalla sua concretizzazione quando i quotidiani pubblicarono il bando dei lavori per il preforo (una sorta di sondaggio geologico) della galleria. Non se ne fece nulla perché di lì a poco scoppiò la bufera di Tangentopoli, che fra gli altri convolse anche il ministro Pedini, uno dei sostenitori più accaniti della necessità di collegare con un tunnel Valcamonica e Valtellina.
Trascorsero gli anni e a ogni annuncio di campagna elettorale prontamente il politico di turno rispolverò il progetto.
Detto dell´iniziativa dell´assessore Ghiradelli, è di questi giorni la notizia che due senatori della Lega Nord, il bresciano Raffaele Volpi e il valtellinese Jonny Crosio, hanno presentato in aula un disegno di legge che contiene le misure urgenti per la realizzazione dell´agognato traforo. «Il progetto è già pronto e inserito nei piani territoriali provinciali e regionali – sostengono i due politici -, il costo individuato – circa 400 milioni di euro – come pure gli sgravi fiscali per le imprese che lo realizzeranno. Entro sei mesi dall´entrata in vigore della legge la Regione potrà costruirlo attraverso la finanza di progetto».
Plaude all´iniziativa dei due senatori leghisti il vice presidente di Confcommercio Paolo Uggè, il quale in una nota stampa sottolinea come la proposta «apra nuove prospettive per lo sviluppo delle due vallate alpine confinanti e soprattutto contribuirebbe a togliere la Valtellina dall´atavico isolamento».
DA PARTE SUA il consigliere regionale camuno Corrado Tomasi mette le mani avanti:«Se veramente questa fosse la volta buona, dobbiamo parlare di un collegamento ferroviario e non viario ». Insomma: ci risiamo. Eppure a dar retta al presidente del Consiglio Matteo Renzi in vista non ci sarebbero elezioni. Probabilmente anche stavolta, come in passato, il progetto pare destinato nuovamente a ricoprirsi di uno spesso strato di polvere.

Corrado Tomasi aggiunge: La viabilità camuna come è strutturata oggi, non può supportare traffico aggiuntivo, perchè da Berzo Demo a Edolo c’è ancora la vecchia statale SS 42, che andrebbe sostituita con una strada nuova, vedasi quella che arriva fino a Berzo Demo. Da Breno verso il fondo Valle servirebbe un raddoppio della strada esistente così come era stato concepito nel primo progetto di quarant’anni fa…in questo modo la Valtellina utilizzerebbe la media Valle Camonica per l’accesso al Nord-Est.

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Il Consorzio Forestale taglia gli alberi a bordo strade

Giornale di Brescia – 14/11/2014

Il Consorzio taglia gli alberi a bordo strada

(pag. 22)

L’obiettivo è semplice: prevenire i disagi che si sono verificati lo scorso anno sulla Statale 42 in alta Valle, quando, a causa della mancata manutenzione del bosco e delle intense nevicate, decine di alberi sono caduti, più volte durante la stagione, sulla carreggiata.
Il problema ha creato non pochi disagi l’inverno passato, quando gli «schianti» sono avvenuti anche durante le festività, con la presenza dei turisti e con un traffico intenso. Per questo il Consorzio forestale dell’alta Valle, proprio in questi giorni, sta effettuando i tagli delle piante ai margini della strada e provvedendo alla messa in sicurezza dei versanti. Tale necessità si concentra in tutta lazona compresa tra Edolo e il Tonale, ma i lavori in queste ore sono portati avanti in particolare nel tratto tra Ponte di Legno e il Tonale, con l’abbattimento e la potatura degli arbusti entro una fascia di venti metri. Opere che devono essere concluse prima dell’arrivo della neve.

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TESSERINO REGIONALE PER FUNGHI

Giornale di Brescia – 01/07/2014

Un tesserino unico per cercar funghi
La Regione Lombardia lo vuole adottare su tutto il territorio per il prossimo anno, ma scatena l’ira dei Comuni ai quali verrebbero a mancare gli introiti dei permessi

(pag. 17)

Ha scatenato polemiche, apprensioni e anche un bel po’ di malumore la decisione di qualche giorno fa del Consiglio
regionale, presa su un emendamento presentato dalla Lega sul cosiddetto decreto 154 «Omnibus», di istituire un
tesserino unico, valido per tutto il territorio lombardo,
per la raccolta dei funghi.
Sulla carta, si tratta del tentativo di rendere omogenea la legislazione e le regole di questa diffusissima pratica, fino a oggi lasciata in mano ai singoli territori, creando nella realtà un po’ di confusione.
Per alcune forze politiche e pergli enti locali che fino a oggi hanno gestito in autonomia la partita, come la Comunità
montana di Valcamonica, è un modo per «espugnare» un ambito che faceva introitare risorse a livello locale poi impiegate per iniziative di educazione e promozione del territorio.
Mentre qualcuno urla già all’introduzione di una nuova «tassa sul porcino», la norma prescrive che i Comuni lombardi possono (non devono, è quindi una facoltà lasciata a ciascun ente) subordinare la raccolta dei funghi sul
proprio territorio al possesso di un apposito patentino, che
avrà validità quinquennale in tutta la Lombardia.
La parola fine sulla vicenda, che sta facendo discutere da
alcuni mesi, non è però ancora stata scritta, visto che le
modalità operative dovranno essere stabilite dalla Giunta
del Pirellone entro la fine dell’anno, previo un uovo
passaggio in Commissione – organismo nel quale si preannuncia un acceso confronto.
Con il patentino i cercatori potranno raccogliere liberamente i funghi in tutta la Lombardia, senza preoccuparsi, come accade oggi, di informasi ogni volta sulle regole delle singole zone, acquisendo di volta in volta un permesso. In Valcamonica, a esempio, da oltre dieci anni esiste un regolamento unico per tutti i 41 Comuni, gestito direttamente dalla Comunità montana, che rende uniformi le regole. Il regolamento prescrive la quantità massima giornaliera raccoglibile (tre chili), le
modalità (utilizzare un cestino, con pulizia del miceto sul
posto, senza smuovere il terreno), i tempi (dall’alba al tramonto) e le zone escluse (le riserve naturali integrali).
Ma, soprattutto, indica la destinazione degli introiti (per
la Comunità, si tratta di parecchie decine di migliaia di euro ogni anno), che vengono utilizzati per l’organizzazione
dei presidi micologici nelle località turistiche e di una
serie di lezioni didattiche a partire dall’autunno, oltre
che per la stampa a la diffusione del regolamento stesso.
Per questa stagione, va chiarito, le cose resteranno esattamente come sono state finora; il tesserino sarà applicato a partire dal prossimo anno.

L’OPINIONE

Tomasi (Pd): «Un’ingiustizia a danno dei territori»

Il più scettico sull’utilità del provvedimento è il consigliere regionale Pd Corrado Tomasi, ex presidente della Comunità montana di Valcamonica, che parla esplicitamente di una «ingiustizia, perché le risorse devono restare sui territori che le producono», paragonando un po’ i funghi al tema dell’acqua. «Sono scandalizzato – dice – che si faccia passare una norma che toglie fondi a chi li realizza, per distribuirli a tutta la Regione».
In particolare, Tomasi punta il dito sulla questione delle sanzioni per chi non rispetta le regole, che sono rimaste invariate rispetto al passato: «In Lombardia si parla di
25-50 euro massimi, in pratica un deterrente insignificante, mentre in altri territori, come il Piemonte
e il Veneto, le cifre salgono in maniera cospicua, fino al arrivare al caso limite della Carinzia, dove le multe vanno dai due ai tremila euro. Se davvero si vuole che le regole vengano rispettate, bisogna agire sulle sanzioni, quelle sì
sarebbero da cambiare, non il resto». Quella del consigliere
regionale camuno non è una guerra ai «turisti rispettosi», ai quali si potrebbe anche «concedere un permesso gratuito», così come succede per i residenti, ma alle «bande del cestino, che partono ogni mattina dalla pianura e rastrellano il territorio montano senza rispettarlo». Al punto che, non senza ironia, Tomasi parla di «vandalismo ecologico». L’idea del tesserino unico, quindi, apre un dibattito interessante, che include le regole da introdurre per fare in modo che la raccolta dei funghi sia passione e non vandalismo.

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PARCO DELLO STELVIO

Gruppo consiliare del Partito Democratico in Regione Lombardia

COMUNICATO STAMPA

Parco dello Stelvio TOMASI (PD): “APPROVATA LA NOSTRA MOZIONE. E ORA PIU’ RISORSE IN CAPO A REGIONE LOMBARDIA”

Il Consiglio regionale della Lombardia ha approvato questa sera all’unanimità la mozione urgente, presentata dal Pd, sul futuro assetto del Parco nazionale dello Stelvio. Il documento impegna la Giunta ad attivarsi affinché sia previsto, prima dell’approvazione di una norma di attuazione sul Parco, il coinvolgimento di Regione Lombardia; a sostenere l’importanza della pianificazione unitaria e del Comitato di coordinamento, oltre al mantenimento nella governance della presenza degli amministratori locali e delle associazioni; a condividere tutti i passi della Regione con il Consiglio.

 

“Abbiamo portato avanti in modo unitario questa mozione e il suo contenuto e non posso che esprimere soddisfazione per il voto unanime, arrivato dopo una condivisione avvenuta tra tutti i consiglieri regionali delle aree della Lombardia interessate dal Parco, quindi sia dal lato valtellinese che da quello bresciano, e di tutti i 10 Comuni di quei territori che hanno deliberato in proposito proprio sulla base della nostra mozione. Voglio ringraziare, inoltre, Ferruccio Tomasi, il presidente del Parco, che in questi anni difficili ha continuato e continua a svolgere il suo ruolo ed è un punto di riferimento nonostante la difficoltà di amministrare una situazione così delicata”, dichiara Corrado Tomasi, consigliere regionale del Pd primo firmatario della mozione.

 

“Ora auspichiamo che la Giunta riesca a ottenere quanto dichiarato in Aula dal sottosegretario alle Politiche per la montagna Parolo e cioè che si possano portare le risorse destinate allo Stelvio anche all’interno della parte lombarda, ovvero esattamente la metà – continua Tomasi –. E che si arrivi a un reale aumento delle stesse risorse, all’interno delle trattative che stanno portando avanti le Province autonome di Trento e Bolzano. Naturalmente, salvaguardando l’unitarietà del Parco, soprattutto da un punto di vista ambientale”.

 

Milano, 18 marzo 2014

 

 

 

 

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