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Sviluppo dei territori montani attraverso i canoni delle grandi derivazioni a uso idroelettrico

 

Mozione n. 844, in data 7 giugno 2017, a firma del Consigliere Magoni, concernente le azioni per lo sviluppo dei territori montani attraverso i canoni delle grandi derivazioni a uso idroelettrico.

(Argomento n. 6 all’ordine del giorno)

La mozione ha il merito di sollevare una questione datata per quanto riguarda i territori montani, ma per quanto concerne il contenuto il merito non è propriamente tale perché manca di una serie di considerazioni specifiche.

Occorre dire che con la legge Bersani del 1999 si è aperta la possibilità di rinnovo delle concessioni perché ricordo che l’Italia a tutt’oggi non ha ottemperato alle leggi della concorrenza, per cui questi grandi gestori come A2a piuttosto che Edison (a partire dall’ENEL, che, peraltro, vede prorogate dalla stessa legge le sue gestioni fino al 2029) per quanto riguarda il territorio di Regione Lombardia a tutt’oggi continuano ad operare nel mercato senza un regime di mercato stesso perché non vi è alcuna concorrenza, essendo anche le concessioni scadute mai messe in gara.

La legge e il decreto legislativo modificato dal governo Monti nel 2012 non cambiano la sostanza della normativa. Cinque anni prima della scadenza delle grandi concessioni la Regione Lombardia (è di competenza delle Regioni) sopra i tre megawatt doveva (o deve, questo è uno dei punti che vorrei chiarire) mettere in gare le stesse concessioni.

Devo dire la verità, le regioni (in particolare la nostra, che è una di quelle con i maggiori quantitativi di energia idroelettrica presenti sul proprio territorio) hanno fatto poco per forzare nei confronti del Governo, perché qualche avvocato sostiene (l’articolo 37 del decreto del governo Monti lo fa anche presagire e prevedere) che la Regione, forse anche in modo provocatorio, ma non illegittimo, avrebbe (e potrebbe) mettere in gara le stesse concessioni, perché non vi è dubbio che la messa in gara delle stesse competa alle regioni. Questo non giustifica nel modo più assoluto il comportamento del Governo, sia di Centrodestra sia di Centrosinistra, che nel corso degli ultimi decenni non ha fatto nulla sull’argomento in questione.

Se da una parte lo stesso Governo, in quell’occasione a maggioranza Centrosinistra, nei confronti delle regioni a statuto speciale (in modo particolare il Trentino-Alto Adige) ha concesso a queste stesse Province (lo hanno fatto singolarmente le due province di Trento e di Bolzano) di mettere in gara tutte le loro grandi concessioni e, guarda caso, sono state tutte vinte da aziende del loro territorio, non è stato fatto per le altre regioni.

L’impressione di chi vi parla, tuttavia, è che sia da una parte del Governo centrale sia dalle regioni, indipendentemente dalle maggioranze, vi sia poco interesse a far sì che queste grandi concessioni siano messe in gara. Tutto lascia pensare che le norme che hanno fin qui legiferato nel settore siano state scritte dai grandi gestori piuttosto che dalla politica. La politica, da questo punto di vista, cominciando dal Governo, non ha saputo assolutamente fare la sua parte, questa è la verità!

Quando Lara Magoni all’interno di questa mozione sostiene che, in effetti, questa sarebbe la soluzione per le problematiche della montagna, dice la verità, ma non fa altrettanto quando parla delle attenzioni che questa Regione ha sempre posto, soprattutto nei confronti delle politiche della montagna.

 Ricordo – l’ho fatto più volte in quest’aula – che questa Regione e questa Giunta guidata dal Governatore Maroni ha tolto completamente le poche risorse che la montagna aveva. Quando all’interno della mozione sostiene che la montagna lombarda avrebbe la possibilità di non chiedere più nulla in termini di sussidi, ricordo per inciso che la Costituzione prevede una particolare normativa per i territori montani. E’ previsto dalla Costituzione, non da chi è in montagna e ha voglia di chiedere qualcosa in più per essere assistito, ma purtroppo questa cosa non è stata fatta nel modo più assoluto negli ultimi cinque anni.

Devo dire la verità, questa Giunta ha fatto una cosa buona: ha dato alla Provincia di Sondrio la competenza concernente il rinnovo delle concessioni. Io sostengo che la Regione possa provare a indire le gare, mettersi in un confronto con il Governo con qualche coraggio in più e capire fino a che punto possa portare avanti la gara o, quanto meno, quali sono stati gli atti e i solleciti che fino ad oggi la Regione Lombardia abbia fatto nei confronti del Governo centrale. La mia impressione è che questi atti siano stati molto timidi.

 Stavo parlando del qualcosa di buono realizzato da questa Giunta: invece di togliere autonomia ai territori, l’ha concessa, ha riconosciuto alla Provincia di Sondrio di poter gestire anche le grandi concessioni, dandole la competenza che prima spettava esclusivamente alla Regione. Qualora il Governo attuasse o le Regioni indicassero una strada diversa per addivenire a gara di queste grandi concessioni (tutti ci auguriamo che avvenga al più presto), la Provincia di Sondrio, una delle province che all’interno dalle Alpi di Lombardia ha più concessioni idroelettriche, avrebbe la facoltà di indire le stesse gare e gestire l’idroelettrico per la situazione della sua provincia. Vi è, invece, un’altra cosa che questa Giunta non ha fatto, che è sostanzialmente una palese ingiustizia nei confronti di tutto il resto del territorio montano: insieme alla competenza per quanto riguarda le grandi concessioni idroelettriche, ha dato alla Provincia di Sondrio anche le risorse. La Regione, la Provincia, i comuni e i Consorzi BIM introitano delle risorse rispetto a canoni e sovracanoni.

Rispetto al dettato normativo generale e anche a quello cui si fa riferimento all’interno di questa mozione, laddove nessuno mette in discussione il fatto che i proventi che derivassero dal rinnovo delle concessioni devono essere spesi sul territorio, il Governo Monti ha messo prioritario il fatto economico, ma ha lasciato comunque che sia chiarito che la norma debba prevedere, per quanto riguarda le grandi concessioni, anche degli investimenti ambientali a beneficio e in ricaduta dei territori che generano quella ricchezza, per cui questo principio rimane a tutti gli effetti.

Cosa fanno, ad oggi, Regione Lombardia e le Province? Non i Consorzi BIM perché sono territoriali. Le Province e in particolare Regione Lombardia depauperano ulteriormente i territori montani tenendo per sé queste risorse, le quali vengono distribuite da parte di Regione Lombardia solo nella provincia di Sondrio.

In tutte le altre regioni montane della regione Lombardia, non solo Regione Lombardia, con questo mandato del Governatore Maroni, ha tolto le risorse, ma toglie anche queste. Per quanto riguarda, per esempio, la mia realtà territoriale, la Valle Camonica, questa cifra che Regione Lombardia tiene per sé e non restituisce al territorio ammonta a circa 9-10 milioni di euro, mentre per la provincia di Sondrio è un po’ di più perché è più grande, ha più risorse da un punto di vista idroelettrico e si aggira sui 18 milioni di euro annui che invece la Provincia di Sondrio introita.

Io non sono assolutamente contrario al fatto che questa Giunta abbia dato questa competenza e queste risorse alla Provincia di Sondrio, anzi, lo considero un merito, però già come territori montani dobbiamo subire la disparità che c’è da questo punto di vista tra le Regioni a statuto speciale e la nostra Regione, inoltre dobbiamo subire questo Governo centrale e anche questo trattamento da parte della Regione e, per quanto ci riguarda, anche da parte della Provincia. Con questo Governo la nostra Provincia ha promesso che queste risorse potranno essere destinate al nostro territorio, ma fino ad oggi questo non è mai avvenuto. Per cui per i territori montani, che sono sempre stati depauperati di questa risorsa, non c’è, in ottemperanza alla Costituzione, più attenzione, ma si tolgono ai territori montani anche le poche risorse che possiedono.

Credo che oggi, per serietà, all’interno di questa mozione dovremmo aggiungere di impegnare la Giunta nei confronti del Governo, che non difendo nel modo più assoluto, non ne faccio una questione di parte. Sulla questione idroelettrica delle grandi concessioni il Governo ha responsabilità ampie, più ampie anche della stessa Regione Lombardia, ma Regione Lombardia ha le sue e la prima responsabilità che ha Regione Lombardia è di creare equità all’interno delle vallate alpine, che comunque sono tutte vallate della regione Lombardia.

Si devono distribuire queste risorse e si devono restituire ai territori da cui provengono, per cui chiedo che venga aggiunto all’interno di questa mozione un appello alla Giunta in modo che con la variazione di bilancio questo si possa inserire; qualcuno presenterà un emendamento per chiedere alla Giunta di destinare quelle risorse ai territori da dove provengono.

 

Dichiarazioni di voto

Annuncio il voto favorevole del mio gruppo con alcune precisazioni. Come bene ha detto chi ha proposto questa mozione, la Consigliera Magoni, i territori che le hanno affidato questo mandato si aspettano qualcosa, non solo chiacchiere. Rispetto a quanto è stato inserito nell’emendamento del Consigliere Violi, che chiarisce un po’ la posizione, dato che siamo in prossimità della variazione di bilancio, noi presenteremo dei puntuali emendamenti per trovare le risorse e questa Giunta ci dimostrerà se ha intenzione di sedersi con i territori avendo accantonato delle risorse che provengono dalle destinazioni dell’idroelettrico che la Regione introita e che per quanto riguarda la Provincia di Sondrio già restituisce. Insieme agli altri territori si deve trovare il modo migliore per spenderli in compensazioni ambientali, ma i fondi devono esserci, altrimenti saremmo alle pure chiacchiere e non andrebbe bene.

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Cinghiali

COMUNICATO STAMPA

 

Cinghiali
CARRA E TOMASI (PD): “OK ALLA LEGGE CHE VUOLE LIMITARE I DANNI IN AGRICOLTURA”

 

Via libera al progetto di legge sulla “Gestione faunistico-venatoria del cinghiale e recupero degli ungulati feriti”, questo pomeriggio, in Consiglio regionale della Lombardia. Favorevole anche il Gruppo regionale del Pd. I motivi li ha spiegati Marco Carra, consigliere regionale del Pd e capogruppo in VIII Commissione Agricoltura: “La ratio di questo progetto di legge non è quella di allargare o favorire la caccia al cinghiale – ha detto –. Le motivazioni sottese al testo di questa norma sono nelle tabelle dei risultati dei danni prodotti da un eccesso di questa popolazione faunistica. Anzi, la Lombardia è probabilmente l’ultima regione a deliberare in questo senso, le altre lo hanno già fatto negli anni precedenti. A noi pare di vedere che la contrapposizione tra caccia e ambiente in questo caso non ci sia proprio, ma sia più una contrapposizione tra città e campagna, città e montagna, tra quelli che vedono questi problemi e coloro che non li vedono. Questa è la prima regione agricola d’Italia, bisogna far convivere in un ecosistema la presenza dell’uomo e il suo lavoro in agricoltura e la fauna che però va contenuta. Dispiace solo che non sia stata fatta una legge organica in cui si normava il contenimento di tutte le specie in soprannumero e dannose per la campagna”.

 

Il collega Corrado Tomasi ha spiegato il punto di vista di chi vive in montagna: “Purtroppo, per le politiche portate avanti in questi anni, la montagna è stata abbandonata e il cinghiale ha prosperato. Adesso ci troviamo in questa situazione e perciò non possiamo che essere favorevoli perché la legge cerca di porre soluzioni a un problema che non si riuscirà, comunque, a risolvere in tempi brevi. Dare la possibilità ai cacciatori di inserirsi per tenere un numero di animali compatibile con l’attività che viene fatta, è un modo per cercare di limitare i danni. Altrimenti, succede quello che abbiamo già visto: l’ambientalismo esasperato porta a un aumento dei bracconieri e della caccia di frodo. Se invece interveniamo con abbattimento e contenimento rispettando questa legge, andiamo verso una possibile soluzione”.

Tomasi tiene a far presente poi che “grazie alla nostra posizione ferma, poiché ci siamo rifiutati di ritirarlo e al voto Giunta e relatore sono ‘andati sotto’, è passato il nostro emendamento che, in montagna, prevede di rimborsare i danni per la cotica erbosa oltre agli agricoltori anche a coloro che non sono agricoltori”.

Milano, 11 luglio 2017

 

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La Valle Camonica deve essere autonoma

Tomasi: «La Valle deve essere autonoma» (pag. 33)

L’autonomia e l’Area Vasta.
Oscillasuquestobinomioil futuro(
di benessere) dellaValcamonica.
I prossimimesisaranno
«irripetibili» per ottenere
ciò che, secondo il consigliere
regionale – ex sindaco diTemù
edexpresidente dellaComunità
montana – Corrado Tomasi,
è necessario alla Valle per continuare
a sopravvivere.
Per questo oggi pomeriggio
gliamministratoricamunisiincontrerannoalCentrocongressi
di Boario per discuterne e
stendere un documento con la
proposta da presentare al governatore
Roberto Maroni – in
Valle il 15 aprile – e al presidente
della Provincia Pier Luigi
Mottinelli. Ai due chiederanno
di farsi carico di portare al Governolaproposta
diconcedere
l’Area vasta di Vallecamonica.
«Pretendiamo che, nei criteri
che il Governo definirà entro
fine anno – spiega Tomasi – ci
sia la possibilità di ottenere
questo ente per la sola Valle,
non di andare con Sondrio o
conBrescia.Inquestomodosaremmo
una Provincia interamente
di montagna, degna di
otteneretutti i privilegiconcessi
da Milano. Tutta la Valle deve
attivarsi e i suoi cittadini devono
sentire propria la cosa».
Su questo tema ci sarebbe la
convergenzadipiùforze politiche:
nonsolo ilPd,cuiappartiene
Tomasi e che la settimana
scorsa ha costituito il comitato
«Per i tre sì», ma anche la Lega
camuna, che nelle scorse settimaneavevadichiaratoufficialmente
di volere l’autonomia
per la Valle, senza aggregarsi
ad altri territori.

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Valle Camonica sia un’Area Vasta

pd camuno lancia il progetto «Area vasta» (pag. 5)

Cantone camuno valtellinese? Bocciato. Città montana dal Sebino al Tonale? Irrealizzabile. Per il Partito democratico di valle Camonica l’unica strada da percorrere con forza e convinzione nel quadro del riordino delle autonomie locali che discenderà dal referendum confermativo della riforma costituzionale varata dal governo Renzi è quella dell’area vasta di valle Camonica. Cioè quell’istituzione che oggi trova il suo parente più prossimo nella provincia.

Per raggiungere questo risultato, il Pd camuno invita il territorio a una mobilitazione popolare e collettiva che possa sfociare o in un referendum consultivo oppure in delibere consiliari favorevoli di tutti e 41 i municipi della valle. Mario Bezzi, portavoce del Pd camuno, ha illustrato ieri la strategia: «Siamo favorevoli alla riforma costituzionale che prevede la trasformazione del Senato; siamo favorevoli alla richiesta di maggiore autonomia da parte della Regione Lombardia; vogliamo che anche la valle Camonica abbia un proprio ente di riferimento che affronti i suoi problemi: le infrastrutture, il lavoro, l’agricoltura, il turismo». Il Pd camuno spera nel sostegno della Lega Nord: del resto era stato l’onorevole Davide Caparini qualche anno fa a depositare in parlamento un disegno di legge per l’istituzione della provincia di valle Camonica.

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Valle Camonica Area Vasta

Il Pd: la valle sia un’Area vasta (pag. 24)

La Valcamonica continua a fare storia a sé politicamente parlando. E così succede che scenari che altrove si associano al federalismo di matrice leghista vengano invece disegnati (o forse sarebbe meglio dire anche disegnati) da forze insospettabili. Quindi capita che il 90% degli iscritti territoriali al Pd avalli, nell’assemblea di Breno, la proposta di creazione di un’Area vasta fatta dal portavoce Mario Bezzi. Conseguentemente, a breve sarà costituito un comitato dei «3 Sì», chiamato a promuovere la partecipazione a due iniziative referendarie certe e a una possibile, magari da proporre attraverso altre modalità. Sul referendum costituzionale sul Titolo V che «disegna» le autonomie locali (comuni, province e regioni), per il portavoce non esistono dubbi, e anche relativamente a quello regionale voluto da Roberto Maroni, con il quale si intende assegnare maggiore autonomia, l’indicazione di Bezzi è per il sì, «considerando che anche il nostro rappresentante in consiglio Corrado Tomasi aveva espresso voto favorevole», al contrario del suo partito. Ma il tema che sta più a cuore al portavoce del Pd è legato a un’altra autonomia, quella della Valcamonica, per la quale il Partito democratico camuno chiede la costituzione di un’Area vasta: «Si tratta di un percorso di autonomia e di semplificazione, per il quale chiederemo collaborazione alla Lega e ai partiti che fossero interessati, intendendo che i nostri due enti comprensoriali, Bim e Comunità montana, in comunanza con la Provincia, siano identificati in questa nuova realtà» spiega Bezzi. «L’iter è condiviso con il Pd bresciano e la nostra proposta non vuol essere di secessione ma di condivisione, perchè in ogni caso continueremo a gravitare sulla città. Sentiamo necessaria una istituzione che metta al centro l’acqua, il turismo, l’agricoltura, i comprensori sciistici, le scuole e i trasporti, perchè a tante mancate risposte si deve il mancato sviluppo della nostra terra». Che fare per questo scopo? «Non posso ora prevedere se chiederemo di indire un referendum o di far adottare apposite delibere ai nostri comuni; quello che è necessario – risponde Bezzi – è costituire un comitato del sì che in tempi ragionevoli riesca a mobilitare la valle». L.RAN.

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Parco dello Stelvio

COMUNICATO STAMPA

 

Parco dello Stelvio
TOMASI (PD): “OK ALLA LEGGE, MA SE NON FUNZIONA, FRA UN ANNO SI CAMBIA. E IL DIRETTORE RESTI A BORMIO”

 

A larga maggioranza, Gruppo regionale del Pd compreso, il Consiglio regionale della Lombardia ha approvato la legge di recepimento dell’intesa sull’attribuzione di funzioni statali e dei relativi oneri finanziari al Parco nazionale dello Stelvio, in ottemperanza a una legge nazionale del 2013.

 

“D’ora in poi non possiamo più parlare di ‘parco nazionale’, definizione che rimarrà solo come indicativa e simbolica, in quanto la rappresentanza legale sarà suddivisa in tre. In realtà novità vere non ce ne sono perché di fatto sembrerebbe che con questo voto si divida il parco, ma è già così da sempre: Alto Adige, Trentino e Lombardia hanno sempre investito in modo diverso. Quelli che ci hanno messo più risorse sono stati gli altoatesini, seguiti dai trentini e poi da noi lombardi – spiega Corrado Tomasi, consigliere regionale del Pd –. Ed è questo il vero punto e il vero banco di prova: capire se Regione Lombardia ha intenzione di investire qualcosa di più e lo vedremo già dal prossimo bilancio, in approvazione tra qualche giorno, se la Giunta Maroni metterà risorse anche per lo Stelvio, oltre che sul resto dei capitoli”.

 

Il motivo per cui il Pd ha votato a favore sta invece “nell’impegno da parte del sottosegretario Parolo, che ha la delega alle politiche per la montagna, a poter rivedere la legge, che si inserisce all’interno di un sistema molto articolato di gestione dello Stelvio. Quindi, la Giunta assicura che farà questa sorta di test: si prova la nuova gestione per un anno e poi, nell’eventualità si può rivedere”.

 

Tomasi ha anche chiesto che il vertice del parco e tutta la sua struttura si tenga in Lombardia, anzi, per la precisione “a Bormio, in Valtellina, cioè il territorio su cui insiste la stragrande maggioranza dell’area dello Stelvio”.

 

 

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Difesa della sanità camuna

Comunicato Stampa

TOMASI (PD): SBAGLIATO CANCELLARE L’ASL DELLA VALLE CAMONICA, NOSTRO MODELLO DEVE ESSERE QUELLO SVIZZERO

“In Regione ci sono due gruppi politici che fanno del federalismo la loro bandiera ma non sono sempre coerenti e non lo sono in questa riforma sanitaria, con la creazione dell’ATS unica della montagna. Il nostro modello dovrebbe essere quello svizzero, dove un grande cantone come quello di Zurigo, con un milione e quattrocentomila abitanti ha un sistema sanitario, il cantone di Appenzello che ne ha 15.700 ne ha un altro. Per noi deve contare la popolazione, e la Valle Camonica ha centomila abitanti, ma anche la dimensione territoriale e la specificità locale: da noi non c’è libertà di scelta perché esiste solo il pubblico”. Lo ha dichiarato il consigliere regionale del Pd Corrado Tomasi intervenendo questa sera in Consiglio regionale in discussione generale sulla riforma della sanità.

“L’Asl della Valle Camonica – ha spiegato – è l’unica tra le quindici Asl lombarde che gestisce sia ospedali che servizi sociosanitari: se è questa l’impostazione della nuova riforma, non ha senso cancellare l’autonomia della valle e annegarla in una ATS che va dal Trentino al Piemonte”.

Al termine dell’intervento Tomasi ha rivolto un appello a Maroni e al sottosegretario Parolo: “conosco la loro sensibilità a cui faccio appello. Per la Lombardia lasciare l’autonomia alla valle Camonica è poca cosa, ma per noi è molto importante. Mi appello anche agli altri due consiglieri della Valle, perché rompano gli indugi e contribuiscano fattivamente alla difesa dell’autonomia della sanità camuna”.

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Raccolta funghi in Lombardia

TOMASI (PD): “CONSIGLIO UNANIME: SI PAGA SOLO ALLE COMUNITA’ MONTANE”È stato approvato all’unanimità oggi, martedì 19 maggio 2015, in Consiglio regionale, il progetto di legge sulle nuove regole per la raccolta dei funghi in Lombardia.

Soddisfatto Corrado Tomasi, consigliere regionale del Pd, che spiega: “È stato adottato il modello Val Camonica: se prima potevano essere anche i singoli Comuni a occuparsi di tutto, ora sono le Comunità montane a coordinare gli enti locali, decidere quindi insieme un regolamento, occuparsi della raccolta dei soldi per i tesserini”. Se in generale la raccolta funghi in Lombardia è ora considerata gratuita, in deroga una sorta di contributo a raccogliere verrà pagato alle Comunità montane. “E in questo il Consiglio regionale ha fatto fare retromarcia alla Giunta che voleva la totale gratuità della raccolta su tutto il territorio regionale”, aggiunge Tomasi.

 

Una soluzione giudicata non possibile in quanto “alcune zone sono maggiormente soggette al prelievo e non possono non avere un ritorno di qualche genere – aggiunge Tomasi –. Così, invece, da un lato si riconoscono gli usi civici, come il fungatico, un valore per il territorio che intende valorizzarsi, dall’altro è molto importante che gli introiti fatti con i permessi di raccolta vadano destinati alla manutenzione e ai miglioramenti ambientali dello stesso territorio”.

 

Milano, 19 maggio 2015

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IMU impianti di risalita

COMUNICATO STAMPA

 

Imu impianti sciistici
BARBONI E TOMASI (PD): “SETTORE IN GRAVE CRISI: SERVE INDAGINE CONOSCITIVA DELLA REGIONE, GUARDANDO AL TRENTINO”

 

Ha votato a favore anche il Gruppo regionale del Pd alla mozione sull’applicazione dell’Imu agli impianti di risalita delle stazioni sciistiche lombarde. Il documento, passato oggi, martedì 21 aprile 2015, all’esame dell’Aula, esprime preoccupazione per la ricaduta economica che la tassa ha sugli esercenti e invita il Governo a prevedere uno sgravio dell’imposizione fiscale, riconoscendo gli impianti di risalita come mezzi di trasporto.

 

“Il punto è che il settore è gravemente in crisi e non è più in grado di competere con il resto delle stazioni sciistiche dell’Italia del nord – ha detto nel suo intervento Corrado Tomasi, consigliere regionale del Pd –. Tutti gli anni le nostre stazioni perdono una percentuale di presenze. E questo perché una caratteristica che deve avere una struttura del genere, altrimenti non si può considerare all’altezza, è di investire costantemente nel settore. L’impossibilità di farlo ha reso i gestori lombardi meno competitivi. A ciò si aggiunga che i cambiamenti climatici hanno richiesto impianti di innevamento sempre più efficienti e anche questo ha un costo”.

Secondo Tomasi, dunque, “mantenendo il trend, nel giro di una decina d’anni, si arriverà a una chiusura di gran parte degli impianti, visto che ora non solo non riescono a fare investimenti, ma nemmeno a coprire la gestione ordinaria. Si potranno contare sulle dita di una mano quelli che si salveranno”.

 

Più nel merito dell’applicazione dell’Imu è entrato il collega Mario Barboni: “Siamo favorevoli alla mozione proprio per la situazione in cui versano gli impianti di risalita lombardi, ma non siamo d’accordo con chi dice che è una tassa fatta per punire il nord: semplicemente è al nord che ci sono il maggior numero di impianti di risalita, per questioni climatiche, come è ovvio. E oltre tutto ricordiamo alla maggioranza che questa tassa è stata applicata dal Ministro Tremonti durante il Governo Berlusconi”.

 

Ma al di là delle polemiche sull’Imu, i due consiglieri Pd hanno chiesto a Regione Lombardia un impegno ben preciso: “La Giunta e l’assessore competente devono, in tempi brevi, avviare un’indagine conoscitiva dei bilanci delle società di gestione e fare un quadro chiaro della situazione di questi impianti per poi intervenire sulla falsariga di quello che è stato fatto in Trentino, rimettendo letteralmente in pista un settore altrimenti destinato a collassare”.

 

Milano 21 aprile 2015

 

 

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Parco dello Stelvio

COMUNICATO STAMPA

 

Parco dello Stelvio
TOMASI (PD): “DISCUTIAMO DEL PARCO IN COMMISSIONE AGRICOLTURA”

 

Il Gruppo regionale del Pd chiede di ascoltare in VIII Commissione Agricoltura, competente anche per i parchi, Legambiente Lombardia in merito all’intesa concernente l’attribuzione di funzioni statali riferite al Parco nazionale dello Stelvio e al regolamento di funzionamento dell’ente di gestione.

In una lettera inviata a tutti i commissari, infatti, Legambiente, sollecitando un’audizione, fa presente che sono imminenti radicali cambiamenti nella governance oltre che nella natura giuridica del Parco dello Stelvio, al punto che non appare per nulla scontato il suo mantenimento nel novero dei parchi nazionali, mentre è certo un forte sbilanciamento di ruoli, competenze e oneri sulle Province autonome e su Regione Lombardia.

 

Ma l’urgenza di parlare del tema, per Corrado Tomasi, consigliere regionale del Pd, sta nel fatto che “lo scorso anno il Consiglio regionale aveva votato all’unanimità una mozione, presentata anche da me, che invitava la Giunta a condividere quanto sarebbe accaduto rispetto al futuro assetto del parco. E soprattutto sottolineava l’importanza di sentire, prima di ogni decisione, gli enti locali e le associazioni ambientaliste. Niente di tutto ciò è mai avvenuto – incalza Tomasi – e ora ci troviamo in una situazione in cui nessuno ha potuto dare un proprio parere o discutere sul futuro assetto del parco”.

 

Sia per la richiesta di Legambiente, che per l’esigenza di chiarire quanto sta avvenendo, Tomasi e il Pd ritengono dunque importante portare quanto prima il tema all’ordine del giorno della Commissione.

 

Milano, 24 febbraio 2015

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