Archivi categoria: Cultura e sport

La Valle Camonica deve essere autonoma

Tomasi: «La Valle deve essere autonoma» (pag. 33)

L’autonomia e l’Area Vasta.
Oscillasuquestobinomioil futuro(
di benessere) dellaValcamonica.
I prossimimesisaranno
«irripetibili» per ottenere
ciò che, secondo il consigliere
regionale – ex sindaco diTemù
edexpresidente dellaComunità
montana – Corrado Tomasi,
è necessario alla Valle per continuare
a sopravvivere.
Per questo oggi pomeriggio
gliamministratoricamunisiincontrerannoalCentrocongressi
di Boario per discuterne e
stendere un documento con la
proposta da presentare al governatore
Roberto Maroni – in
Valle il 15 aprile – e al presidente
della Provincia Pier Luigi
Mottinelli. Ai due chiederanno
di farsi carico di portare al Governolaproposta
diconcedere
l’Area vasta di Vallecamonica.
«Pretendiamo che, nei criteri
che il Governo definirà entro
fine anno – spiega Tomasi – ci
sia la possibilità di ottenere
questo ente per la sola Valle,
non di andare con Sondrio o
conBrescia.Inquestomodosaremmo
una Provincia interamente
di montagna, degna di
otteneretutti i privilegiconcessi
da Milano. Tutta la Valle deve
attivarsi e i suoi cittadini devono
sentire propria la cosa».
Su questo tema ci sarebbe la
convergenzadipiùforze politiche:
nonsolo ilPd,cuiappartiene
Tomasi e che la settimana
scorsa ha costituito il comitato
«Per i tre sì», ma anche la Lega
camuna, che nelle scorse settimaneavevadichiaratoufficialmente
di volere l’autonomia
per la Valle, senza aggregarsi
ad altri territori.

Pubblicato in Ambiente e agricoltura, Blog Dem, Cultura e sport, Economia e lavoro, Idee e politica, Mobilità, Sanità e welfare, Scuola, Territorio | Lascia un commento

Valle Camonica sia un’Area Vasta

pd camuno lancia il progetto «Area vasta» (pag. 5)

Cantone camuno valtellinese? Bocciato. Città montana dal Sebino al Tonale? Irrealizzabile. Per il Partito democratico di valle Camonica l’unica strada da percorrere con forza e convinzione nel quadro del riordino delle autonomie locali che discenderà dal referendum confermativo della riforma costituzionale varata dal governo Renzi è quella dell’area vasta di valle Camonica. Cioè quell’istituzione che oggi trova il suo parente più prossimo nella provincia.

Per raggiungere questo risultato, il Pd camuno invita il territorio a una mobilitazione popolare e collettiva che possa sfociare o in un referendum consultivo oppure in delibere consiliari favorevoli di tutti e 41 i municipi della valle. Mario Bezzi, portavoce del Pd camuno, ha illustrato ieri la strategia: «Siamo favorevoli alla riforma costituzionale che prevede la trasformazione del Senato; siamo favorevoli alla richiesta di maggiore autonomia da parte della Regione Lombardia; vogliamo che anche la valle Camonica abbia un proprio ente di riferimento che affronti i suoi problemi: le infrastrutture, il lavoro, l’agricoltura, il turismo». Il Pd camuno spera nel sostegno della Lega Nord: del resto era stato l’onorevole Davide Caparini qualche anno fa a depositare in parlamento un disegno di legge per l’istituzione della provincia di valle Camonica.

Pubblicato in Ambiente e agricoltura, Cultura e sport, Economia e lavoro, Idee e politica, Mobilità, Scuola, Territorio | Lascia un commento

Valle Camonica Area Vasta

Il Pd: la valle sia un’Area vasta (pag. 24)

La Valcamonica continua a fare storia a sé politicamente parlando. E così succede che scenari che altrove si associano al federalismo di matrice leghista vengano invece disegnati (o forse sarebbe meglio dire anche disegnati) da forze insospettabili. Quindi capita che il 90% degli iscritti territoriali al Pd avalli, nell’assemblea di Breno, la proposta di creazione di un’Area vasta fatta dal portavoce Mario Bezzi. Conseguentemente, a breve sarà costituito un comitato dei «3 Sì», chiamato a promuovere la partecipazione a due iniziative referendarie certe e a una possibile, magari da proporre attraverso altre modalità. Sul referendum costituzionale sul Titolo V che «disegna» le autonomie locali (comuni, province e regioni), per il portavoce non esistono dubbi, e anche relativamente a quello regionale voluto da Roberto Maroni, con il quale si intende assegnare maggiore autonomia, l’indicazione di Bezzi è per il sì, «considerando che anche il nostro rappresentante in consiglio Corrado Tomasi aveva espresso voto favorevole», al contrario del suo partito. Ma il tema che sta più a cuore al portavoce del Pd è legato a un’altra autonomia, quella della Valcamonica, per la quale il Partito democratico camuno chiede la costituzione di un’Area vasta: «Si tratta di un percorso di autonomia e di semplificazione, per il quale chiederemo collaborazione alla Lega e ai partiti che fossero interessati, intendendo che i nostri due enti comprensoriali, Bim e Comunità montana, in comunanza con la Provincia, siano identificati in questa nuova realtà» spiega Bezzi. «L’iter è condiviso con il Pd bresciano e la nostra proposta non vuol essere di secessione ma di condivisione, perchè in ogni caso continueremo a gravitare sulla città. Sentiamo necessaria una istituzione che metta al centro l’acqua, il turismo, l’agricoltura, i comprensori sciistici, le scuole e i trasporti, perchè a tante mancate risposte si deve il mancato sviluppo della nostra terra». Che fare per questo scopo? «Non posso ora prevedere se chiederemo di indire un referendum o di far adottare apposite delibere ai nostri comuni; quello che è necessario – risponde Bezzi – è costituire un comitato del sì che in tempi ragionevoli riesca a mobilitare la valle». L.RAN.

Pubblicato in Ambiente e agricoltura, Cultura e sport, Economia e lavoro, Idee e politica, Sanità e welfare, Territorio | Lascia un commento

Parco dello Stelvio

COMUNICATO STAMPA

 

Parco dello Stelvio
TOMASI (PD): “OK ALLA LEGGE, MA SE NON FUNZIONA, FRA UN ANNO SI CAMBIA. E IL DIRETTORE RESTI A BORMIO”

 

A larga maggioranza, Gruppo regionale del Pd compreso, il Consiglio regionale della Lombardia ha approvato la legge di recepimento dell’intesa sull’attribuzione di funzioni statali e dei relativi oneri finanziari al Parco nazionale dello Stelvio, in ottemperanza a una legge nazionale del 2013.

 

“D’ora in poi non possiamo più parlare di ‘parco nazionale’, definizione che rimarrà solo come indicativa e simbolica, in quanto la rappresentanza legale sarà suddivisa in tre. In realtà novità vere non ce ne sono perché di fatto sembrerebbe che con questo voto si divida il parco, ma è già così da sempre: Alto Adige, Trentino e Lombardia hanno sempre investito in modo diverso. Quelli che ci hanno messo più risorse sono stati gli altoatesini, seguiti dai trentini e poi da noi lombardi – spiega Corrado Tomasi, consigliere regionale del Pd –. Ed è questo il vero punto e il vero banco di prova: capire se Regione Lombardia ha intenzione di investire qualcosa di più e lo vedremo già dal prossimo bilancio, in approvazione tra qualche giorno, se la Giunta Maroni metterà risorse anche per lo Stelvio, oltre che sul resto dei capitoli”.

 

Il motivo per cui il Pd ha votato a favore sta invece “nell’impegno da parte del sottosegretario Parolo, che ha la delega alle politiche per la montagna, a poter rivedere la legge, che si inserisce all’interno di un sistema molto articolato di gestione dello Stelvio. Quindi, la Giunta assicura che farà questa sorta di test: si prova la nuova gestione per un anno e poi, nell’eventualità si può rivedere”.

 

Tomasi ha anche chiesto che il vertice del parco e tutta la sua struttura si tenga in Lombardia, anzi, per la precisione “a Bormio, in Valtellina, cioè il territorio su cui insiste la stragrande maggioranza dell’area dello Stelvio”.

 

 

Pubblicato in Ambiente e agricoltura, Cultura e sport, Economia e lavoro, Idee e politica, Sanità e welfare, Territorio | Lascia un commento

IMU impianti di risalita

COMUNICATO STAMPA

 

Imu impianti sciistici
BARBONI E TOMASI (PD): “SETTORE IN GRAVE CRISI: SERVE INDAGINE CONOSCITIVA DELLA REGIONE, GUARDANDO AL TRENTINO”

 

Ha votato a favore anche il Gruppo regionale del Pd alla mozione sull’applicazione dell’Imu agli impianti di risalita delle stazioni sciistiche lombarde. Il documento, passato oggi, martedì 21 aprile 2015, all’esame dell’Aula, esprime preoccupazione per la ricaduta economica che la tassa ha sugli esercenti e invita il Governo a prevedere uno sgravio dell’imposizione fiscale, riconoscendo gli impianti di risalita come mezzi di trasporto.

 

“Il punto è che il settore è gravemente in crisi e non è più in grado di competere con il resto delle stazioni sciistiche dell’Italia del nord – ha detto nel suo intervento Corrado Tomasi, consigliere regionale del Pd –. Tutti gli anni le nostre stazioni perdono una percentuale di presenze. E questo perché una caratteristica che deve avere una struttura del genere, altrimenti non si può considerare all’altezza, è di investire costantemente nel settore. L’impossibilità di farlo ha reso i gestori lombardi meno competitivi. A ciò si aggiunga che i cambiamenti climatici hanno richiesto impianti di innevamento sempre più efficienti e anche questo ha un costo”.

Secondo Tomasi, dunque, “mantenendo il trend, nel giro di una decina d’anni, si arriverà a una chiusura di gran parte degli impianti, visto che ora non solo non riescono a fare investimenti, ma nemmeno a coprire la gestione ordinaria. Si potranno contare sulle dita di una mano quelli che si salveranno”.

 

Più nel merito dell’applicazione dell’Imu è entrato il collega Mario Barboni: “Siamo favorevoli alla mozione proprio per la situazione in cui versano gli impianti di risalita lombardi, ma non siamo d’accordo con chi dice che è una tassa fatta per punire il nord: semplicemente è al nord che ci sono il maggior numero di impianti di risalita, per questioni climatiche, come è ovvio. E oltre tutto ricordiamo alla maggioranza che questa tassa è stata applicata dal Ministro Tremonti durante il Governo Berlusconi”.

 

Ma al di là delle polemiche sull’Imu, i due consiglieri Pd hanno chiesto a Regione Lombardia un impegno ben preciso: “La Giunta e l’assessore competente devono, in tempi brevi, avviare un’indagine conoscitiva dei bilanci delle società di gestione e fare un quadro chiaro della situazione di questi impianti per poi intervenire sulla falsariga di quello che è stato fatto in Trentino, rimettendo letteralmente in pista un settore altrimenti destinato a collassare”.

 

Milano 21 aprile 2015

 

 

Pubblicato in Ambiente e agricoltura, Cultura e sport, Economia e lavoro, Idee e politica, Territorio | Lascia un commento

La Valcamonica sogna la provincia di montagna

Corriere della sera – 11/01/2015

La Valcamonica sogna la «provincia» di montagna
Maroni vuol dividere la regione in aree omogenee. Tomasi: noi insieme a Sondrio

(Pag. 6)

La fibrillazione arriva da nord, terre alte. Sull’ipotesi della Provincia Alpina lombarda si scommette da tempo ma l’attualità della proposta si fa avanti con riordino delle province: in Parlamento si lavora alla loro cancellazione dalla Costituzione e così il governatore Roberto Maroni pensa a un riordino della Lombardia con la creazione di aree omogenee, una dedicata alla montagna. Vallecamonica, Valtellina e Orobie ci credono da anni e a far gola a una rinascita della montagna è da sempre il modello Trentino, regione autonoma con grandi opportunità e risorse. Ma se prima appariva un miraggio, adesso sembra aprirsi qualche spiraglio. «Ho già in programma un convegno all’Aprica a fine gennaio — spiega Corrado Tomasi, consigliere camuno del Pd in Regione — in cui parleremo di questo argomento e del futuro dell’assetto istituzionale degli enti». Alla guida del Gruppo Civico di Valle Camonica (con 30 sindaci su 42), Tomasi è il paladino più accanito di questa battaglia: le aree montane lombarde insieme in un’unica entità istituzionale, facente capo a Sondrio. Per la Valle Camonica, una svolta quasi epocale: «Ho intenzione di farmi portavoce di quest’istanza — prosegue Tomasi — e presentare in Regione un documento programmatico. La Valle Camonica è troppo penalizzata istituzionalmente: abbiamo una Provincia di pianura, così come lo è la Regione, dove le politiche montane risultano troppo deboli. Rispetto a un’idea di area vasta alpina che riunisca i territori montani, Sondrio sarebbe per noi la realtà istituzionale più adatta: stesse esigenze, stesse necessità». Addio Brescia, troppo di pianura per i Camuni. Alla base del malessere, gli amministratori locali rivendicano la condizione periferica dei territori montani e una scarsa rappresentanza politica, nonostante la recente nomina del camuno Mottinelli alla guida del Broletto. «Prendiamo la questione delle risorse idriche: se i sovraccanoni rimanessero all’interno del nostro territorio, avremmo la possibilità di gestire fondi ad oggi impensabili». Il sogno di un’autonomia amministrativa non guarda agli schieramenti politici: «Potrebbe essere davvero la soluzione ai problemi della montagna — commenta Donatella Martinazzoli, consigliere camuno della Lega Nord al Pirellone — perché purtroppo quelli di Brescia e della Bassa sono molti diversi dai nostri. Credo che questa primavera ci potranno essere le condizioni per affrontare più concretamente quest’ipotesi. Ad oggi mancano certezze sul destino delle Province, passaggio cruciale per poter valutare la fattibilità del progetto». Ma l’effervescenza montana, così come è stata definita, pare ormai inarrestabile: «Un’area vasta alpina? Certo che ci crediamo — sottolinea Sandro Farisoglio, sindaco di Breno — perché risponderebbe alle esigenze del territorio e dei cittadini. Ma dovremo considerarla alla luce di una revisione più dettagliata degli enti, che ancora manca. Di sicuro, ci scontriamo con le scelte della Provincia di Brescia poco attente alle nostre esigenze». Una politica dunque a misura di territorio e a favore di aree omogenee. Ma per qualcuno solo a determinate condizioni: «Se Sondrio gioca la partita della provincia autonoma a statuto speciale, ci sto — spiega Francesco Manella, sindaco di Capo di Ponte – ma solo in questo caso. Avremmo davvero un valore aggiunto. Altrimenti non vedo la differenza».

Eletta Flocchini

Pubblicato in Ambiente e agricoltura, Cultura e sport, Economia e lavoro, Idee e politica, Mobilità, Territorio | Lascia un commento

TESSERINO REGIONALE PER FUNGHI

Giornale di Brescia – 01/07/2014

Un tesserino unico per cercar funghi
La Regione Lombardia lo vuole adottare su tutto il territorio per il prossimo anno, ma scatena l’ira dei Comuni ai quali verrebbero a mancare gli introiti dei permessi

(pag. 17)

Ha scatenato polemiche, apprensioni e anche un bel po’ di malumore la decisione di qualche giorno fa del Consiglio
regionale, presa su un emendamento presentato dalla Lega sul cosiddetto decreto 154 «Omnibus», di istituire un
tesserino unico, valido per tutto il territorio lombardo,
per la raccolta dei funghi.
Sulla carta, si tratta del tentativo di rendere omogenea la legislazione e le regole di questa diffusissima pratica, fino a oggi lasciata in mano ai singoli territori, creando nella realtà un po’ di confusione.
Per alcune forze politiche e pergli enti locali che fino a oggi hanno gestito in autonomia la partita, come la Comunità
montana di Valcamonica, è un modo per «espugnare» un ambito che faceva introitare risorse a livello locale poi impiegate per iniziative di educazione e promozione del territorio.
Mentre qualcuno urla già all’introduzione di una nuova «tassa sul porcino», la norma prescrive che i Comuni lombardi possono (non devono, è quindi una facoltà lasciata a ciascun ente) subordinare la raccolta dei funghi sul
proprio territorio al possesso di un apposito patentino, che
avrà validità quinquennale in tutta la Lombardia.
La parola fine sulla vicenda, che sta facendo discutere da
alcuni mesi, non è però ancora stata scritta, visto che le
modalità operative dovranno essere stabilite dalla Giunta
del Pirellone entro la fine dell’anno, previo un uovo
passaggio in Commissione – organismo nel quale si preannuncia un acceso confronto.
Con il patentino i cercatori potranno raccogliere liberamente i funghi in tutta la Lombardia, senza preoccuparsi, come accade oggi, di informasi ogni volta sulle regole delle singole zone, acquisendo di volta in volta un permesso. In Valcamonica, a esempio, da oltre dieci anni esiste un regolamento unico per tutti i 41 Comuni, gestito direttamente dalla Comunità montana, che rende uniformi le regole. Il regolamento prescrive la quantità massima giornaliera raccoglibile (tre chili), le
modalità (utilizzare un cestino, con pulizia del miceto sul
posto, senza smuovere il terreno), i tempi (dall’alba al tramonto) e le zone escluse (le riserve naturali integrali).
Ma, soprattutto, indica la destinazione degli introiti (per
la Comunità, si tratta di parecchie decine di migliaia di euro ogni anno), che vengono utilizzati per l’organizzazione
dei presidi micologici nelle località turistiche e di una
serie di lezioni didattiche a partire dall’autunno, oltre
che per la stampa a la diffusione del regolamento stesso.
Per questa stagione, va chiarito, le cose resteranno esattamente come sono state finora; il tesserino sarà applicato a partire dal prossimo anno.

L’OPINIONE

Tomasi (Pd): «Un’ingiustizia a danno dei territori»

Il più scettico sull’utilità del provvedimento è il consigliere regionale Pd Corrado Tomasi, ex presidente della Comunità montana di Valcamonica, che parla esplicitamente di una «ingiustizia, perché le risorse devono restare sui territori che le producono», paragonando un po’ i funghi al tema dell’acqua. «Sono scandalizzato – dice – che si faccia passare una norma che toglie fondi a chi li realizza, per distribuirli a tutta la Regione».
In particolare, Tomasi punta il dito sulla questione delle sanzioni per chi non rispetta le regole, che sono rimaste invariate rispetto al passato: «In Lombardia si parla di
25-50 euro massimi, in pratica un deterrente insignificante, mentre in altri territori, come il Piemonte
e il Veneto, le cifre salgono in maniera cospicua, fino al arrivare al caso limite della Carinzia, dove le multe vanno dai due ai tremila euro. Se davvero si vuole che le regole vengano rispettate, bisogna agire sulle sanzioni, quelle sì
sarebbero da cambiare, non il resto». Quella del consigliere
regionale camuno non è una guerra ai «turisti rispettosi», ai quali si potrebbe anche «concedere un permesso gratuito», così come succede per i residenti, ma alle «bande del cestino, che partono ogni mattina dalla pianura e rastrellano il territorio montano senza rispettarlo». Al punto che, non senza ironia, Tomasi parla di «vandalismo ecologico». L’idea del tesserino unico, quindi, apre un dibattito interessante, che include le regole da introdurre per fare in modo che la raccolta dei funghi sia passione e non vandalismo.

Pubblicato in Cultura e sport, Economia e lavoro, Idee e politica, Mobilità, Territorio | Lascia un commento

PARCO DELLO STELVIO

Gruppo consiliare del Partito Democratico in Regione Lombardia

COMUNICATO STAMPA

Parco dello Stelvio TOMASI (PD): “APPROVATA LA NOSTRA MOZIONE. E ORA PIU’ RISORSE IN CAPO A REGIONE LOMBARDIA”

Il Consiglio regionale della Lombardia ha approvato questa sera all’unanimità la mozione urgente, presentata dal Pd, sul futuro assetto del Parco nazionale dello Stelvio. Il documento impegna la Giunta ad attivarsi affinché sia previsto, prima dell’approvazione di una norma di attuazione sul Parco, il coinvolgimento di Regione Lombardia; a sostenere l’importanza della pianificazione unitaria e del Comitato di coordinamento, oltre al mantenimento nella governance della presenza degli amministratori locali e delle associazioni; a condividere tutti i passi della Regione con il Consiglio.

 

“Abbiamo portato avanti in modo unitario questa mozione e il suo contenuto e non posso che esprimere soddisfazione per il voto unanime, arrivato dopo una condivisione avvenuta tra tutti i consiglieri regionali delle aree della Lombardia interessate dal Parco, quindi sia dal lato valtellinese che da quello bresciano, e di tutti i 10 Comuni di quei territori che hanno deliberato in proposito proprio sulla base della nostra mozione. Voglio ringraziare, inoltre, Ferruccio Tomasi, il presidente del Parco, che in questi anni difficili ha continuato e continua a svolgere il suo ruolo ed è un punto di riferimento nonostante la difficoltà di amministrare una situazione così delicata”, dichiara Corrado Tomasi, consigliere regionale del Pd primo firmatario della mozione.

 

“Ora auspichiamo che la Giunta riesca a ottenere quanto dichiarato in Aula dal sottosegretario alle Politiche per la montagna Parolo e cioè che si possano portare le risorse destinate allo Stelvio anche all’interno della parte lombarda, ovvero esattamente la metà – continua Tomasi –. E che si arrivi a un reale aumento delle stesse risorse, all’interno delle trattative che stanno portando avanti le Province autonome di Trento e Bolzano. Naturalmente, salvaguardando l’unitarietà del Parco, soprattutto da un punto di vista ambientale”.

 

Milano, 18 marzo 2014

 

 

 

 

Pubblicato in Ambiente e agricoltura, Blog Dem, Cultura e sport, Economia e lavoro, Idee e politica, Sanità e welfare, Territorio | Lascia un commento

Parco dello Stelvio

 

BresciaOggi – 28/02/2014 Ambiente. Un caso politico aperto Parco dello Stelvio «La Regione deve fare la sua parte» Corrado Tomasi lancia un appello contro l´ipotesi di smembramento (pag. 26) Da Parco nazionale tra i più grandi d´Europa ad area protetta di molto ridimensionata e smembrata tra due regioni e tre (se non quattro) province. Sembra questo il destino del Parco dello Stelvio, istituito… durante il ventennio fascista per proteggere splendidi territori d´alta quota di Brescia, Bolzano, Sondrio e Trento, e visto da sempre come un´imposizione calata sul proprio territorio soprattutto dall´Alto Adige. La legge di stabilità dispone che entro il 30 giugno siano definiti gli ambiti per il trasferimento delle funzioni statali e dei relativi oneri alle province autonome di Bolzano e Trento, mentre il testo non fa alcuna menzione alla devoluzione delle responsabilità verso la Lombardia. «Ci hanno provato tante volte – ricorda il consigliere regionale camuno Corrado Tomasi riferendosi ai due vicini “autinomi” – e visti gli ultimi decreti sembra davvero che per loro sia la volta buona per regionalizzarlo». Tomasi però non ci sta, e recentemente ha presentato una mozione urgente (come primo firmatario) alla giunta regionale per riportare al centro dell´attenzione l´annosa questione dell´assetto dell´area protetta; una realtà della quale, lo ricordiamo, da oltre trent´anni fanno parte anche vaste porzioni dei territori di Vezza d´Oglio, Vione, Temù e Pontedilegno. «Chiedo alla giunta di assumere un ruolo all´interno della trattativa che in questo momento non ha. Ritengo che sia fondamentale un coinvolgimento e un intervento deciso della Lombardia sul cui territorio ricade circa il 50% del parco. Conoscendo a fondo la questione per averla sviscerata più volte negli ultimi anni anche come componente del comitato di gestione lombardo, credo che la vera differenza sia nell´impegno di spesa per i parchi deciso da Bolzano e Trento rispetto alla Lombardia». Quale sarà il futuro? «Dipenderà sicuramente da come si evolveranno le cose – risponde Tomasi -. Penso comunque che non cambierà molto rispetto all´attuale situazione. Anche perchè l´idea è quella di mantenere una realtà centrale che delinei le linee gestionali, ma che poi Bolzano da una parte, Trento dall´altra e la Lombardia dall´altra ancora, siano in grado di “governare” il proprio territorio; quello che da sempre vogliono le due province autonome». Insomma, forse da fine giugno sulla carta intestata e sui cartelli segnaletici del Parco non apparirà più la dicitura «nazionale».

 

Pubblicato in Ambiente e agricoltura, Cultura e sport, Economia e lavoro, Idee e politica, Mobilità, Territorio | Lascia un commento

Armi sportive e civili

Gruppo regionale del Partito Democratico in Regione Lombardia

Regione, Tomasi (PD): offeso dall’atteggiamento dei consiglieri del M5S che hanno trasformato una mozione sulle armi sportive e civili in un dibattito pro o contro la guerra

Corrado Tomasi non ci sta agli attacchi dei consiglieri del movimento 5 Stelle e spiega le ragioni che lo hanno portato a sottoscrivere e a votare, unico del gruppo PD, la mozione presentata dalla Lega in Regione per semplificare le procedure burocratiche per la vendita di armi sportive e civili. “Ho sostenuto quella mozione per due ragioni” spiega Tomasi, “il contrasto alla burocrazia che è uno dei grandi problemi del Paese e la volontà di aiutare un settore di eccellenza che è fatto di piccole imprese, di artigiani, che fabbricano le armi che vengono utilizzate alle Olimpiadi, non quelle da guerra. Anche queste ultime vengono prodotte nel nostro Paese e soprattutto vengono acquistate, e lì bisogna guardare con attenzione. Sono stupito dalla demagogia dei consiglieri del Movimento 5 Stelle che pur di cavalcare una parte dell’opinione pubblica trasformano strumentalmente questa mozione in una discussione pro o contro le guerre, che non centra nulla. La mia storia personale parla per me: non ho contatti con i produttori di armi, per dieci anni sono stato con la Caritas in missioni umanitarie nei teatri di guerra e un uomo che ammiro è sicuramente Gino Strada. Se c’è un’attività delle lobbies delle armi non mi riguarda minimamente e non riguarda questa mozione”.

 

Milano, 7 gennaio 2014

 

 

Pubblicato in Cultura e sport, Economia e lavoro, Idee e politica, Territorio | Lascia un commento