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Lettera di Pier Luigi Bersani agli iscritti di Varese

Care Democratiche e Cari Democratici varesini,

nel momento in cui si concludono in tutta Italia le ultime Feste Democratiche mi é cara l’occasione per mandare un saluto riconoscente per l’accoglienza ospitale alle vostre feste della Schiranna e del Borgorino e un grazie di cuore a nome di tutto il Partito a tutti i volontari che le organizzano e le rendono vive lungo tutta l’estate.

Essere vostro ospite fu anche l’occasione, per me importante e significativa, di presentare proprio da Varese la Carta di Intenti per la ricostruzione e il cambiamento, per le elezioni del 2013, mettendo al centro della discussione l’Italia. L’Italia che lavora, che studia, che cerca un avvenire migliore e che aspetta da noi democratici fiducia e speranza in un momento di grande difficoltà economica e sociale.

“Tocca a noi” questo compito e lo dobbiamo svolgere, come ho detto a Varese, non solo con le forze politiche, democratiche e progressiste, ma con i movimenti e le associazioni della società civile, con gli amministratori dei nostri Comuni e con le donne e gli uomini che vogliano partecipare alla ricostruzione e al cambiamento di questo Paese.

Il PD porta in questo confronto le idee e le proposte che ha iniziato a delineare da tempo, già in occasione della conferenza programmatica che si tenne proprio nella vostra provincia, a Busto Arsizio.

Ora si avvicina il momento in cui diremo al Paese che vogliamo prenderci le nostre responsabilità e che conosciamo il nostro compito: farlo uscire da un destino di arretramento e farlo uscire con meno disuguaglianza, con più lavoro e con una democrazia funzionante e pulita.

Nulla di più rappresenta il nostro amore e il nostro rispetto per la democrazia della prova che affrontiamo con le primarie aperte.

Sarà un’occasione straordinaria per intensità di confronto e partecipazione.

Sarà la prova, che diamo all’Italia, di essere quello che siamo, un grande partito popolare, un partito libero, senza padroni.

Lo possiamo dire, con umiltà e orgoglio, anche grazie a voi e al lavoro e alla fatica delle oltre duemila Feste che si svolgono in tutta Italia.

Un saluto affettuoso dal vostro

Pier Luigi Bersani

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IMU: il PD varesino a fianco dei Comuni

IMU: IL PD VARESINO A FIANCO DEI COMUNI SENZA DEMAGOGIA E PER UNA VERA AUTONOMIA FISCALE

Il PD, con il segretario Bersani, propone di attenuare e affiancare all’Imu un’imposta patrimoniale sui grandi patrimoni per ridistribuire meglio il carico. Il PD sa bene che quello dell’IMU è un carico pesante che i Comun i sono costretti a mettere in carico ai cittadini e alle imprese. Un carico aggravato dalla grave crisi economica che vivono le famiglie. L’IMU deve avere solo la funzione di garantire ai Comuni entrate autonome, a misura delle loro funzioni: questa è l’ autonomia fiscale prevista in Costituzione. Lo Stato provveda ai suoi bisogni con misure distinte e soprattutto con la lotta all’evasione. Le posizioni che abbiamo sostenuto come PD sulla riforma delle Province e sul riordino e la eliminazione di enti intermedi per una reale riduzione della spesa pubblica ci consentono di stare con coerenza in difesa dei Comuni e delle loro richieste, per cambiare l’IMU e per la modifica del patto di stabilità, che consenta di liberare risorse per pagare le imprese creditrici ed aiutare l’economia reale.

ALLA LEGA DICIAMO: NON SPECULI SUI SACRIFICI DOVUTI AL SUO FALLIMENTO

 Detto questo non possiamo tacere una ferma risposta alla manovra puramente propagandistica e priva di qualsiasi credibilità della Lega Nord. Una manovra intollerabile ove si pensi che le attuali misure che la Lega strumentalizza nascono proprio dal rischio fallimento del Paese provocato dal governo Berlusconi-Lega”. Chi ha bruciato 2 miliardi per Alitalia, senza rilanciare Malpensa, impedito l’election day e aperto i ministeri fantasma a Monza, non parli di risparmi né di tagli mancati. Così come in passato si vede già in queste ore che dietro alle parole dei dirigenti leghisti, c’è solo il NULLA. Quelle della Lega sono proposte impraticabili anche i sindaci della Lega Nord sanno benissimo qual e’ la situazione. Basta leggere i giornali su quel che accade in casa leghista per capire che il Carroccio mira solo a nascondere i propri guai e la mancanza di una proposta seria per il Nord.

PD – FEDERAZIONE VARESE

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Manovra: il Governo è responsabile dell’aumento della benzina

“Il Governo e’ il diretto responsabile del nuovo record del prezzo della benzina”.

Lo afferma in una nota Antonio Lirosi, responsabile consumatori e commercio del Pd, aggiungendo che “l’aumento dell’Iva dal 20% al 21% ha avuto come previsto un effetto immediato sui prezzi dei carburanti”.

“E sempre a carico del Governo – prosegue l’esponente del Pd – devono essere conteggiati anche gli inevitabili effetti inflazionistici che seguiranno questa misura totalmente sbagliata che danneggera’ in modo significativo le imprese e i consumi delle famiglie”.

“E’ vero che questo Governo lavora a tempo perso – conclude Lirosi , tuttavia nelle poche ore in cui lavora per il Paese sarebbe utile che concentrasse i suoi sforzi sugli strumenti da adottare per arginare la speculazione causata dalle sue politiche inconsulte”.

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Sciopero dei sindaci

«Cari concittadini, scioperiamo per voi». I sindaci d´Italia oggi si fermano. Una «protesta simbolica senza interruzione dei servizi», spiega l´Anci, l´associazione dei Comuni che l´ha indetta, contro una manovra giudicata insostenibile. Uffici aperti e funzionanti, dunque, con brevi chiusure (anche pochi minuti) solo per le anagrafi, simbolo dello sciopero.

E poi manifestazioni ovunque, sindaci in piazza a volantinare le ragioni del malcontento davanti a quelle stesse anagrafi (Fassino a Torino, Alemanno a Roma, Merola a Bologna, Delrio a Reggio Emilia), Consigli comunali tematici come a Roma e Milano, in molti casi aperti ai cittadini, cortei di sindaci con i gonfaloni pronti a privarsi della fascia tricolore, maratone web, addirittura una sorta di speaker´s corner nel centro di piazza San Marco a Venezia, con il sindaco Orsoni sul palchetto come ad Hyde Park di Londra a spiegare il perché di una iniziativa clamorosa, accompagnato dai 44 “colleghi” della provincia.

I sindaci in sciopero restituiranno, simbolicamente, le deleghe dell´anagrafe ai prefetti (ma quelli toscani pensano di farlo sul serio e ostacolare il censimento in corso). Anche i presidenti delle Regioni oggi pomeriggio metteranno sul tavolo dell´incontro con il ministro Fitto i contratti con Trenitalia (il taglio ai trasporti locali è di 1,5 miliardi nel 2012).
Lo sciopero dei Comuni, e la contestuale protesta di Regioni e Province, è tutto contro la manovra, da ieri legge, bocciata senza appello perché mette a rischio i servizi (9,2 miliardi di tagli entro il 2013, ridotti di 3,6 miliardi grazie alla Robin tax).

Come evidenziano le prime stime Ifel, l´Istituto per la finanza e l´economia locale, il rispetto del Patto di Stabilità e le manovre estive costeranno ad ogni cittadino, nel solo 2012, in media 136 euro a testa e ben 6,2 miliardi agli oltre 8 mila Comuni italiani. Ogni romano pagherà 172 euro in più, il milanese 227 euro, il napoletano 236 euro, il torinese 220 euro e il veneziano 327 euro.

Tra i piccoli Comuni, la stangata è per Livigno (483 euro a testa), Cortina d´Ampezzo (423 euro), Sanremo (400 euro), Forte dei Marmi (397 euro).
L´impatto dei sacrifici si abbatterà con forza sui servizi. Secondo gli scenari tracciati dai ricercatori Ifel, nei tre anni di manovra le spese dei Comuni dovranno dimagrire di ben 7 miliardi: 2,3 miliardi dagli investimenti (-14,5%), un miliardo dall´amministrazione corrente, quindi anche licenziamenti (-9,7%), un miliardo da territorio e ambiente (-18,5%), un altro miliardo dal sociale (-17,6%), 634 milioni dai trasporti (-18,6%), 500 milioni dalla scuola (-15%), 178 milioni dalla cultura (-14,8%). Carne viva.
Ecco i perché dello sciopero trasversale. Aderiscono sindaci di Pd, Pdl, liste civiche. Non quelli della Lega Nord che si sfilano per “ragion di partito”, pur condividendo le motivazioni. E´ il caso del sindaco di Varese, Attilio Fontana. Tra i promotori dello sciopero, da mesi in testa alla protesta dei sindaci, si dimette anche da presidente di Anci-Lombardia: «Sono innanzitutto un militante della Lega, però queste dimissioni mi pesano, perché continuo a condividere le battaglie dell´Anci», dice Fontana, definendo le proteste «giuste» e scusandosi di «aver deluso tanti colleghi».

fonte: Valentina Conte – La Repubblica – 15 settembre 2011

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Dal governo manovra ingiusta e dannosa per l’economia

 Venerdì il CdM ha varato un decreto che sarà ricordato come uno dei peggiori e più iniqui del dopoguerra. Se le misure non saranno cambiate le conseguenze per l’economia e la società italiana saranno pesantissime. 

Oltre all’ingiustizia il PD denuncia il ritardo colpevole del Governo che ha negato per anni la gravità della situazione. Queste misure non sono la «tassa dell’Europa», ma dovrebbero  chiamarsi – come ha scritto Mario Monti-  «tassa per i ritardi  malgrado l’Europa». 

Un altro grave difetto del provvedimento è che non affronta  i problemi della competitività e della crescita, delle riforme strutturali indispensabili per rimuovere i vincoli all’economia.   Il federalismo fiscale,  presentato pochi mesi fa come la riforma strutturale per rilanciare il sistema Italia viene definitivamente affossata. I Comuni sono messi in ginocchio e con essi l’economia locale e tante imprese che lavorano per i servizi pubblici. 

Il PD è a fianco dei sindaci che NON ACCETTANO tagli insostenibili. Non devono ingannare le improvvisate misure “contro i costi della politica”, poiché  quelli che vengono contrabbandati come tagli alla politica sono in realtà tagli ai servizi degli enti locali, che si rivarranno sui cittadini, cioè di nuovo, sempre e soltanto su ceti popolari, sulle famiglie e sui ceti medi.

La demagogia del Governo arriva al punto di  tagliare elementari presidi istituzionali come i piccoli comuni di montagna, ma non tocca i privilegi statali, né gli sprechi ridicoli come ministeri di Monza.

Questo dimostra la lontananza del mondo politico dai cittadini che gli impedisce di cogliere sia il risentimento crescente per i loro innumerevoli privilegi sia le difficoltà della vita di tutti i giorni per i normali cittadini.

Non ci commuove il cuore del Premier  «che gronda sangue». Ci preoccupano i bilanci famigliari degli italiani che grondano debiti: il tasso di risparmio delle famiglie è a livelli minimi da decenni, l’indebitamento ai massimi. Questo il risultato della cura Berlusconi.

In questa finanziaria non ci sono misure per favorire la crescita mentre i provvedimenti previsti aggraveranno il rallentamento in atto e la contrazione del prodotto lordo. 

Il governo non riesce  a far balenare alcuna luce in fondo al tunnel. Gli italiani avrebbero accettato una manovra più severa, se fosse stata più giusta e destinata anche a stimolare la produzione. 

Il PD ha presentato da tempo le sue proposte per l’economia e da ultimo Bersani ha messo in campo  concrete misure alternative. 

Al primo posto vi è  una misura di giustizia indispensabile:  far pagare anche le rendite dei capitali rientrati dall’estero grazie al vergognoso sconto di Tremonti. Chi, rimanendo anonimo, ha pagato il 4 o 5% ora paghi il 20% come tutti.  

Un’altra misura  è quella di approvare subito la legge per dimezzare i parlamentari fin dalla prossima legislatura, da votare in Parlamento a settembre senza alcun indugio. 

Nei prossimi giorni diffonderemo e discuteremo le nostre proposte coi cittadini, nelle nostre feste, nei dibattiti. La manovra va cambiata, per il bene dell’Italia.

Segreteria provinciale PD Varese

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Nucleare, la scelta sbagliata

Il terremoto in Giappone e l’allarme nucleare dopo le esplosioni nelle centrali di Fukushima e Tokai e Onagawa mettono in allarme l’intera gestione energetica mondiale e pongono nuovi interrogativi sull’effettivo e necessario uso dell’energia nucleare.

Mentre si piangono ancora le migliaia di morti in un numero crescente non ancora quantificabile, l’attenzione mondiale resta ancorata sugli effetti che l’esplosione del reattore numero 3 dell’impianto nucleare di Fukushima potrebbe provocare per il Giappone e i territori limitrofi. Attualmente le barre di combustibile non sono completamente sommerse dall’acqua di raffreddamento e questo fa sì che si possa creare un processo di fusione con conseguente creazione di idrogeno che, danneggiando le stesse barre, provocherebbe fuoriuscita di isotopi radioattivi. Questa mattina, ore italiane, nella terra del Sol Levante pioveva il che significava una minaccia per la popolazione viste le possibilità che le polveri si potessero spargere in un raggio molto più ampio.

Il paradosso più scontato sta proprio nell’analisi di una catastrofe accaduta in un paese all’avanguardia per tecnologia, sicurezza e edilizia: cosa sarebbe accaduto nel caso il terremoto avesse colpito un luogo con caratteristiche molto meno evolute. Cosa sarebbe accaduto, per assurdo, in Italia?

Già proprio quell’Italia che oggi è bloccata sui problemi giudiziari del premier come priorità assoluta da risolvere e dove un governo qualunquista rilancia in maniera del tutto superficiale la scelta nucleare come risposta al fabbisogno energetico. Qui non si deve decidere se il nucleare faccia bene o male, se sia “buono o cattivo”, qui si dichiara con fermezza che non si può considerare la scelta dell’atomo come andare al supermercato o prendere un caffè. È proprio l’imponderabile che arriva dal Giappone che fa aprire gli occhi ai governi un po’ troppo permissivi e legati a ragioni di lucro che hanno poco a che vedere con la ricerca di nuove forme di approvvigionamento energetico.

La Francia, il paese europeo che ha adottato la scelta nucleare con più solerzia e convinzione, ha dichiarato di avere qualche perplessità circa le informazioni ufficiali che arrivano da Tokyo. Molto probabilmente quelli del governo giapponese sono dati molto al ribasso rispetto la reale minaccia di radiazione. Ma la scelta nipponica non è troppo da biasimare se vista nell’intento di evitare scene di panico collettivo o allarmi che potrebbero essere più nocivi dell’effettiva gravità della situazione.

Questi sono solo alcune immediate considerazioni che dovrebbero far riflettere il governo italiano sulla faciloneria con cui ha indicato l’atomo come la panacea del fabbisogno energetico del Bel Paese.

“In questo momento – ha detto il segretario del PD, Pier Luigi Bersani – rivolgiamo un pensiero a quegli eroi che stanno cercando di contenere i danni e mettere sotto controllo le centrali” in Giappone. “Quanto a noi, siamo stati, siamo e saremo contro il piano nucleare del governo”.

Per Stella Bianchi, responsabile Ambiente, “il PD è sempre stato contrario al piano del governo di ritorno al nucleare. È una scelta sbagliata per il nostro Paese per i costi enormi, i tempi lunghissimi, la gestione delle scorie radioattive ben lontana dall’essere affrontata in sicurezza. Siamo sempre stati contrari anche per la grande approssimazione, con la quale il governo si è incamminato in questo ritorno all’indietro. Ora, però, assistiamo quasi increduli alla inaccettabile negazione di quanto sta succedendo in queste ore drammatiche in Giappone. Prendere atto del terribile impatto del sisma su due centrali nucleari e delle enormi difficoltà nel garantirne il raffreddamento, non è cedere all’emozione ma più responsabilmente riconoscere l’impossibilità di garantire in ogni occasione la sicurezza di una centrale nucleare e trarre le necessarie conseguenze da questa tragica lezione. Il governo tedesco e quello inglese hanno già dichiarato di voler riesaminare il loro impegno sul
nucleare, alla luce di quanto sta accadendo in Giappone. Speriamo che il governo italiano non voglia solo rifugiarsi in una inutile e pericolosa propaganda, che certo non cancellerà dalla mente di nessuno le immagini e le notizie che arrivano dal paese più attrezzato al mondo contro il rischio sismico. Per il governo è il momento di fermare il proprio piano di ritorno al nucleare”.

“Le notizie che arrivano dal Giappone dell’esplosione del reattore della centrale di Fukushima gettano nell’angoscia. Sarebbe drammatico se alla sciagura del terremoto e dello tsunami si unisse anche il rischio di un disastro nucleare. Quando sta accadendo in queste ore la dice lunga sui rischi che ancora esistono sugli impianti nucleari. Altro che “nessun dubbio sulla sicurezza delle centrali” come declamato nella pubblicità poi sanzionata dal Garante come “ingannevole” dei promotori del nucleare in Italia”, lo afferma Ermete Realacci, responsabile green economy del Pd commentando la notizia del crollo alla centrale giapponese a seguito del terremoto.

“E’ sconcertante constatare come in una delle più drammatiche giornate da diversi decenni a questa parte, nel pieno di una emergenza umanitaria e atomica , solo due Governi al mondo dichiarino di voler continuare a testa bassa sui loro rispettivi programmi nucleari, ovvero l’Italia di Berlusconi e la Cina di Wen Jiabao”. Lo dichiarano i senatori del PD Roberto Della Seta e Francesco Ferrante.

“E’ intollerabile – continuano i senatori PD – che venga tacciato di sciacallaggio, catastrofismo o persino eccessiva emotività chi si oppone con la forza dell’evidenza ai rischi tremendi del ritorno al nucleare, perché il Giappone ha dimostrato sulla propria pelle che il nucleare sicuro è impossibile, anche in Paesi tecnologicamente all’avanguardia.
Non crediamo che in Svizzera e Germania, che hanno stoppato i loro programmi nucleari, l’emotività abbia giocato un ruolo, ma che più semplicemente quando si parla di nucleare e sicurezza non devi esserci spazio per i pasdaran dell’atomo. E’ sciacallo piuttosto chi – concludono i parlamentari del PD – per difendere gli interessi di grandi industrie nucleari calpesta la sicurezza dei cittadini.”

Dello stesso parere anche Ivan Scalfarotto, vice presidente dell’Assemblea nazionale del PD. “Le immagini del terremoto giapponese sono scioccanti e le notizie sul rischio atomico che in queste ore interessa la regione sono allarmanti. Invito il nostro governo a meditare e a fermare questa scellerata corsa verso il nucleare. Il nostro Paese ha un tasso di rischio sismico molto elevato e un altrettanto elevata vulnerabilità per la fragilità infrastrutturale del patrimonio edilizio, industriale e dei servizi, la costruzione di impianti nucleari in queste condizioni è una corsa al suicidio”.

“Non possiamo mettere a rischio la vita dei nostri cittadini per una presa di posizione, – conclude Scalfarotto – dobbiamo rivedere tutto il piano energetico e puntare decisamente verso le rinnovabili per scongiurare conseguenze che potrebbero essere devastanti”.

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Donne, energia per l’Italia

Laura Prati, Presidente Direzione provinciale PD

Ci rivolgiamo alle donne italiane perché crediamo sia giunto il momento di alzare la voce e riaffermare la nostra autonomia, aiutando il Paese a voltare pagina.

Le donne hanno ottenuto risultati importanti nel lavoro, nello studio, nella società e ogni giorno tengono insieme i fili che uniscono la nostra comunità. Ma la nostra forza resta troppo spesso intrappolata in ostacoli che stanno diventando sempre più grandi e che dobbiamo rimuovere e combattere.

Troviamo intollerabile continuare ad assistere a uno spettacolo indecoroso che ci offende. Nell’indecente scambio di donne usate come merce e oggetti sessuali, che nega l’impegno quotidiano e la vita di ciascuna di noi.

lTroviamo intollerabili e false promesse di un governo che, con i suoi atti concreti, ha aggravato le condizioni della vita delle donne.

Il governo ha cancellato misure di sostegno come il credito di imposta per le lavoratrici nel Sud e la norma contro le dimissioni in bianco, mentre nel nostro Paese il tasso di occupazione femminile è il più basso d’Europa: una donna su due non ha lavoro o harinunciato a cercarlo. Una situazione di emergenza nazionale che richiederebbe un vero e proprio piano straordinario.

Il governo ha cancellato i finanziamenti per gli asili nido e azzerato il fondo per la non autosufficienza, in 3 anni hanno tagliato l’80% del fondo per le politiche sociali e il 90% del fondo per la famiglia. Tutto si scarica ancora una volta sulle famiglie e soprattutto sulle donne per le quali è sempre più difficile scegliere il proprio destino.

Di fronte ad un fenomeno sempre più grave e preoccupante come quello della violenza contro le donne, il governo non ha varato il piano nazionale antiviolenza ed i centri sono a rischio di chiusura in tutta Italia

Noi crediamo che l’Italia abbia bisogno delle donne, di investire nelle nostre capacità e nel nostro talento, per uscire dalla crisi profonda che il Paese sta vivendo.

Per questo chiediamo a tutti, donne e uomini, di partecipare il 13 febbraio alle manifestazioni che si svolgeranno in tutte le piazze italiane e promuoviamo la prima Conferenza nazionale delle democratiche, invitando tutte le donne a condividere con noi una nuova stagione di confronto ed impegno, per dire basta al governo Berlusconi e costruire insieme un’Italia nuova e più giusta.

A Varese, la manifestazione “Se non ora quando”, si terrà in piazza Monte Grappa dalle 10.30 alle 12.30.

Invitiamo donne e uomini a partecipare indossando una sciarpa o un fiocco bianco e ad inviare l’adesione ed un eventuale messaggio che sarà letto domenica a: manifestazione13febbraiovarese@gmail.com

Le donne del PD

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