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Lettera di Pier Luigi Bersani agli iscritti di Varese

Care Democratiche e Cari Democratici varesini,

nel momento in cui si concludono in tutta Italia le ultime Feste Democratiche mi é cara l’occasione per mandare un saluto riconoscente per l’accoglienza ospitale alle vostre feste della Schiranna e del Borgorino e un grazie di cuore a nome di tutto il Partito a tutti i volontari che le organizzano e le rendono vive lungo tutta l’estate.

Essere vostro ospite fu anche l’occasione, per me importante e significativa, di presentare proprio da Varese la Carta di Intenti per la ricostruzione e il cambiamento, per le elezioni del 2013, mettendo al centro della discussione l’Italia. L’Italia che lavora, che studia, che cerca un avvenire migliore e che aspetta da noi democratici fiducia e speranza in un momento di grande difficoltà economica e sociale.

“Tocca a noi” questo compito e lo dobbiamo svolgere, come ho detto a Varese, non solo con le forze politiche, democratiche e progressiste, ma con i movimenti e le associazioni della società civile, con gli amministratori dei nostri Comuni e con le donne e gli uomini che vogliano partecipare alla ricostruzione e al cambiamento di questo Paese.

Il PD porta in questo confronto le idee e le proposte che ha iniziato a delineare da tempo, già in occasione della conferenza programmatica che si tenne proprio nella vostra provincia, a Busto Arsizio.

Ora si avvicina il momento in cui diremo al Paese che vogliamo prenderci le nostre responsabilità e che conosciamo il nostro compito: farlo uscire da un destino di arretramento e farlo uscire con meno disuguaglianza, con più lavoro e con una democrazia funzionante e pulita.

Nulla di più rappresenta il nostro amore e il nostro rispetto per la democrazia della prova che affrontiamo con le primarie aperte.

Sarà un’occasione straordinaria per intensità di confronto e partecipazione.

Sarà la prova, che diamo all’Italia, di essere quello che siamo, un grande partito popolare, un partito libero, senza padroni.

Lo possiamo dire, con umiltà e orgoglio, anche grazie a voi e al lavoro e alla fatica delle oltre duemila Feste che si svolgono in tutta Italia.

Un saluto affettuoso dal vostro

Pier Luigi Bersani

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Lavoro. Bersani: ottimista sull’accordo

“Mi pare che in queste ultime 48 ore” ci sia “da parte di tutti quelli che sono seduti al tavolo, a cominciare dal governo” una maggiore “consapevolezza che il Paese è nei guai e che si debba cercare un progetto comune”. E’ quanto ha affermato il segretario del Pd, Pier Luigi Bersani, a margine di un incontro del Pd bolognese sul lavoro, mostrandosi fiducioso su una possibile intesa per la riforma del lavoro. In tema di lavoro, l’articolo 18 non è il problema principale, “c’è da aggiustarne la gestione” ma non è opportuno mettere al centro un tema che è a margine” della discussione sul lavoro. “Non è questo il problema – ha osservato riferendosi all’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori – c’è da aggiustarne la gestione, credo che sia un tema che si può affrontare ma non mettiamo al centro un tema che è a margine del tema del lavoro perché, altrimenti, non si può più discutere dei problemi veri”. Per affrontare un cambiamento nel sistema degli ammortizzatori sociali “ci vuole un progress e ci vuole anche un quadro di risorse certo sennò non ci crede nessuno: le cose non si fanno con i fichi secchi altrimenti non ci crede neanche l’Europa”. “E’ evidente che ci vuole un progress – ha replicato a chi gli chiedeva un commento sull’ipotesi di una proroga al 2017 della riforma degli ammortizzatori sociali – quando si passa da un sistema ad un altro. Bisogna organizzare un’evoluzione del sistema degli ammortizzatori in modo che non siano indeboliti ma siano migliorati e questo richiede un arco di tempo”. Riflettendo sul tema del lavoro, il segretario del Pd ha, poi, sottolineato come la questione della precarietà ha indebolito il sistema del lavoro stesso. “Qui – ha puntualizzato – bisogna mettere assolutamente un rimedio. Vogliamo fare come la Germania, visto che dobbiamo fare gli esami? Allora io mi chiedo se risulti a qualcuno che in Germania ci sono 46 tipi di contratto. E non si dica che in Germania non ci sono tutele per i lavoratori contro le discriminazioni”. Sul tema del lavoro, non ci sono divisioni all’interno del Pd, “il punto è che ne discutiamo solo noi e per questo sembra sempre che noi abbiamo dei problemi”. “Il Pd ha le sue proposte precise in Parlamento. Nel Pd c’è libertà di parola – ha argomentato – ed è l’unico partito che ha presentato proposte precise sul lavoro quindi quando arriveranno le norme del Governo sapremo come confrontarle perché noi abbiamo le nostre proposte che non toccano l’articolo 18, ma toccano la precarietà, gli ammortizzatori sociali, gli incentivi per l’occupazione femminile e come dare un po’ di lavoro”. “Di questo ci siamo ampiamente occupati negli organismi dirigenti, nelle nostre assemblee. Il punto è che ne discutiamo solo noi e per questo sembra sempre che noi abbiamo dei problemi”. Capitolo Liberalizzazioni Sul tema delle liberalizzazioni “io vorrei che il governo si mettesse con chi vuole rafforzarle”. “Ci sono tantissime frenate – ha osservato – ma ci sono anche tantissime accelerate e quindi non si può mettere tutto nel mucchio. Credo che anche il governo, se c’è una proposta che rafforza la sua stessa norma debba guardarla con un occhio interessato”. Secondo il segretario del Pd “in queste ore in Commissione vengono contrastati emendamenti a rafforzare e non a indebolire le liberalizzazioni. Questo sta succedendo in Commissione: c’è chi vuole indebolire, c’è chi vuole rafforzare. Io – ha ribadito – amerei che il Governo si mettesse con chi vuole rafforzare”.

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Il PD riempie piazza San Giovanni. Bersani: “Pronti a governare l’Italia”

 

ROMA – Dopo le violenze del 15 ottobre, piazza San Giovanni torna a riempirsi di gente. Ma, stavolta, è una folla pacifica e colorata. E’ il popolo del Pd quello chiamato a raccolta dal segretario Pier Luigi Bersani. Un popolo che sventola bandiere tricolori, che brandisce la Costituzione come un vessillo intoccabile. Un popolo che vive la crisi con il fiato sospeso, che guarda con apprensione, attesa e speranza a palazzo Chigi e a un Berlusconi sempre più in bilico. Bersani, dal palco, tocca il tasto dell’orgoglio democratico, lancia un patto tra progressisti e moderati “per una legislatura di ricostruzione”, chiede che gli italiani mettano il Pd alla prova del governo (“dimostreremo di saper essere quel partito riformista e di governo che l’italia aspetta e non rifaremo gli errori dell’Unione”). Prima però c’è “una vecchia pratica” da sbrigare: ” Berlusconi deve andare a casa, o ci va da solo o ce lo manderemo noi o in Parlamento o alle elezioni”. Ma c’è una cosa che Bersani fa capire chiaramente: non basterà sostituire il Cavaliere perchè il Paese va letteralmente ricostruito, sul piano economico, sociale, politico e morale. 

La piazza. Ad ascoltare il segretario sono arrivati in tantissimi. La piazza è gremita da centinaia di migliaia di persone. Tanti i partecipanti anche da Varese. “Per il governo siamo pronti” dice Mario da Perugia. Si respira un’aria di cambiamento in piazza. “Il governo è arrivato alla fine – dice Giovanni, 45enne di Varese – Questa manifestazione è una speranza per ridare forza all’Italia”. E dopo? “Va bene chiunque – ironizza Anna da Milano – anche Ficarra e Picone”. “Ci siamo, ci siamo – ragiona Pierangelo da Venezia – anche a prescindere da noi. E dopo elezioni subito, anche con l’Udc al fianco”. Valeria ha 65 anni e viene da Sondrio: “Ho paura che Berlusconi resista”. Accanto a lei Martina anche lei da Sondrio: “Secondo me il premier non arriva a Natale ma anche quando cadrà i problemi non saranno finiti. Il berlusconismo si è insinuato nel Paese e lo conseguenze saranno pesanti”. Elena ha 25 anni e viene da Mantova: “Dovrebbe essere la volta buona, siamo al fondo”. Lapidaria invece Sara da Certaldo: “Elezioni subito e mai con Casini”. Accanto a lei Yuri, invece, punta su un governo di transizione e per il futuro chiede un nuovo nome che guidi il centrosinistra.

Gli interventi.
Sul maxischermo partono le immagini di Berlusconi che nega la crisi economica. La piazza ha un fremito. L’urlo “vergogna” si alza prepotente. Parlano la portavoce dell’Alto Commissariato per i Rifugiati Onu, Laura Boldrini, il rappresentante della Dc cilena Videla e il segretario della Spd tedesca, Siegmar Gabriel. Sullo schermo scorre il videomessaggio del candidato all’Eliseo, Francois Hollande. Poi tocca a Roberto Vecchioni. Sciarpa arancione al colle, il cantautore milanese lascia da parte le cautele: “Quello che serve è un calcio in cuolo a Berlusconi. E diciamolo chiaro: no alle larghe intese e a cose del genere. Perchè questa maledetta notte dovrà pur finire”. Poi propone: “Chi non è berlusconiano giovedì indossi qualcosa di arancione”.

Il discorso di Bersani.
Bersani sale sul palco alle 16.30. Canta l’inno d’Italia, vede sventolare il mare di bandiere e poi attacca: “Tocca a noi ricostruire questo Paese, da tempo ripetiamo che tutti i Paesi più esposti a questa crisi avevano dato una risposta o cambiando il governo o anticipando le elezioni. Noi siamo sempre stati pronti a fare la nostra parte in entrambi i casi”. C’è, nelle parole del segretario democratico, la riaffermazione del ruolo del Pd. La rabbia di chi “non accetterà di essere escluso o di fare la ruota di scorta.  Lo diciamo anche a coloro che si sono illusi in questi anni che Berlusconi fosse comunque preferibile al centrosinistra; a coloro che ancora oggi perdono tempo a pensare che si possa oltrepassare Berlusconi e riprendere la nostra strada e il nostro volto nel mondo escludendo il partito Democratico o indebolendolo, o dividendolo. Vediamo bene le operazioni in corso. Vediamo la ricerca confusa di soluzioni che possano prescindere dal Pd o ridurlo a una ruota di scorta, a una salmeria”.

Quello che il segretario democratico disegna è un Paese in grado di cancellare il populismo, la destra “chiacchiere e distintivo”, il berlusconismo e la sua “bolla delle illusioni”. L’uomo solo al comando o la riforma della democrazia nel solco della Costituzione. Eccola la scelta. Perché quello del Cavaliere è un modello “che ci ha fatto precipitare nel fondo del pozzo perché non è in grado di decidere nulla, e alla fine il conto lo paghiamo tutti”. Quindi, spiega Bersani, “noi siamo pronti alla battaglia e stavolta il terreno lo imporremo noi”. “Basta con i salvatori della Patria, con il consenso che viene prima delle regole, il modello che vive sul nemico e sul capro espiatorio come il magistrato, il comunista, il terrone, l’immigrato, l’euro” continua il segretario.  Il futuro, scandisce Bersani, si basa sull’alleanza dei progressisti e dei moderati. Ovvero “un patto di governo per una legislatura di ricostruzione, per sostenere la riscossa del paese, per sconfiggere il rischio che viene dalla peggiore destra d’europa.

Bersani parla d’Europa, precariato, lavoro, fisco. Si indigna per il crollo della credibilità italiana in Europa, rivendicando lo spirito comunitario che ha sempre animato il nostro Paese. Elenca i problemi: “Poca crescita economica, finanza non in sicurezza, pubblica amministrazione che non gira, servizi fondamentali, dalla sanità alla scuola al trasporto pubblico in affanno, e diseguaglianze sociali tra Nord e Sud”. Il segretario disegna un’Italia basata su giustizia ed equità. Perché l’Italia “deve avere fiducia in se stessa e deve sapere la verità sulla situazione reale del Paese. Di favole si può morire”. Bersani chiede fiducia ma non nasconde le difficoltà: “Noi non raccontiamo favole, i problemio ci sono ma siamo pronti a lavorare per risolverli. E se sacrifici ci saranno vogliamo essere noi a deciderli”. Solo un accenno alle polemiche interne con Renzi: “Se ci chiamiamo Partito democratico vuol dire che non facciamo il verso al berlusconismo ma l’inverso del berlusconismo. E’ perchè consideriamo che la comunicazione sta alla politca come la finanza ell’economia: utili entrambe, buone, indispensabili: ma non possono prendere il comando”.

Alluvione. Il Pd fa partire una raccolta di fondi per le aree alluvionate. Dal palco parla Alessandra Rossi, assessore all’Ambiente delle Cinque terre: “Abbiamo voluto comunque essere qui con voi per la nostra Liguria e per lanciare un messaggio forte e chiaro: ricostruzione in nome del popolo italiano”.

Vendola e Di Pietro. “Per il centrosinistra tutto, per il nuovo Ulivo, per quanti sognano un’italia migliore oggi è davvero una bella giornata incoraggiante” commenta il leader Sel Nichi Vendola. Antonio Di Pietro, che in piazza c’era, motiva così la sua presenza: “Siamo qui per dire ai cittadini che c’è una classe politica in grado di interpretare i loro bisogni senza fare macelleria sociale”.

(da Matteo Tonelli, Il Tirreno, 5 novembre 2011)

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Bersani: “PD turbato, ora occhi aperti”

Caro Direttore,

ci si chiede se i recenti fatti giudiziari mettano in discussione qualcosa della natura del Partito democratico. 

Voglio rispondere con chiarezza. Noi non rivendichiamo una diversità genetica. Noi vogliamo dimostrare una diversità politica. 

In primo luogo, a proposito dell’inchiesta di Monza così come in ogni altra occasione, noi diciamo: la magistratura faccia serenamente e fino in fondo il suo mestiere. Abbiamo fiducia nella magistratura. 

Confidiamo che Penati possa vedere presto riconosciuta l’innocenza che rivendica con forza. Intanto, Penati ha fatto con correttezza e responsabilità un passo indietro. Questo è infatti il nostro secondo criterio: in caso di inchieste le istituzioni e il partito, in attesa che le cose si chiariscano, non devono essere messi in imbarazzo e devono potere agire in piena serenità. 

I nostri principi sono dunque: fiducia nella magistratura, rispetto assoluto delle istituzioni, presunzione di innocenza secondo il principio costituzionale. 

Teniamo altresì fermo il principio secondo il quale, verificata l’assenza di «fumus persecutionis» un parlamentare è un cittadino come gli altri. Se le leggi vanno cambiate, si cambiano. Finché ci sono esse valgono per tutti, per un immigrato come per un deputato o un senatore. Così ci siamo comportati sia nel caso Papa sia in quello Tedesco, per il quale abbiamo indicato l’opportunità di un passo indietro. 

Chiediamo una legge sui partiti che garantisca bilanci certificati, meccanismi di partecipazione e codici etici, pena l’inammissibilità a provvidenze pubbliche o alla presentazione di liste elettorali. 

A differenza di altri, noi abbiamo già fatto molto per predisporci autonomamente a quella prospettiva. Abbiamo in vigore un codice etico più restrittivo rispetto alle garanzie del percorso giudiziario. Abbiamo recentemente approvato un codice da sottoscrivere da parte dei nostri amministratori per garantire trasparenza dei loro redditi e nelle procedure di appalto e di gestione del personale. Abbiamo applicato per i candidati alle recenti elezioni il codice suggerito dalla commissione Antimafia. Unico fra tutti i partiti italiani, fin dalla sua nascita il Partito democratico sottopone il proprio bilancio ad una primaria società indipendente di certificazione. 

Il Partito democratico (e non solo perché nella vicenda principale non esisteva ancora!) è totalmente estraneo ai fatti oggetto di indagine a Monza e altrove. Ci tuteliamo e ci tuteleremo in sede legale contro chiunque affermi o insinui il contrario. 

Infine, abbiamo predisposto nel nostro programma un elenco di norme da cancellare e di riforme da fare per dare limpidezza alla gestione pubblica, per evitare gli eccessi di intermediazione amministrativa, per abolire procedure speciali e opache oggi in vigore per la gestione della spesa pubblica. Bisogna approvare la legge anti corruzione, da troppo tempo insabbiata dal governo in Parlamento. Tutto questo, appunto, per togliere l’acqua in cui la corruzione può nuotare. 

A prescindere dalle loro conclusioni, non neghiamo dunque il turbamento che ci viene dalle indagini in corso. 

Sappiamo, anche per il futuro, di non poter essere immuni da sospetti più o meno fondati e da rischi. 

Sappiamo che anche noi dobbiamo aprire quattro occhi e fare tutto quanto ci è possibile per migliorare procedure di garanzia ed evitare che venga oscurata la nostra missione. 

I principi ispiratori all’origine del Pd sollecitano comportamenti civici esigenti, sobrietà e rigore nell’azione di governo e sensibilità verso il problema e i rischi della corruzione. La sfida quotidiana della buona amministrazione sta nell’applicare canoni severi anzitutto verso se stessi e i propri amici. Questo è ciò che pensiamo. 

Sia altrettanto chiaro tuttavia che tuteleremo con ogni energia e in ogni direzione il buon nome del Partito democratico. Lo dobbiamo innanzitutto ai grandi valori ai quali ci riferiamo, che ci sono stati consegnati dal sacrificio di tanti e che ci impegniamo a non tradire. Lo dobbiamo alle centinaia di migliaia di donne e uomini che ci sostengono con onestà e convinzione, come si può vedere fisicamente in questi stessi giorni nelle feste che organizziamo ovunque; donne e uomini fortunatamente sensibilissimi ai temi del civismo e dell’etica pubblica. Lo dobbiamo in particolare al nostro Paese che ha bisogno per la sua riscossa di una forza politica responsabile, aperta e pulita. È per questo che niente potrà scoraggiarci e nessuno potrà intimorirci. 

Al di fuori di una politica che sappia migliorarsi e farsi rispettare, c’è forse un’altra strada per l’Italia? 

Vogliamo forse continuare sulla strada di soluzioni eccezionali e sconosciute alle altre democrazie del mondo? 

Vogliamo affidarci ad ulteriori scorciatoie dopo quello che abbiamo visto in questi anni? 

Sarebbe disastroso. 

Tocca a noi evitarlo, certamente. Ma non solo a noi. Non c’è bisogno di negare i problemi della politica, in ciascuno dei suoi lati. C’è solo bisogno di non spargere sale sul buono che già vive o che sta nascendo. 

C’è bisogno che nessuno si senta esentato dal compito di contribuire, in ogni campo, in ogni situazione, alla riscossa civica del Paese. 

Pier Luigi Bersani

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Festa PD regionale alla Schiranna

Pierluigi Bersani, Enrico Letta, Antonio Di Pietro, Stefano Boeri e tanti altri. La festa regionale del Partito Democratico arriva a Varese con il suo carico di iniziative e di big della politica nazionale. Per dieci giorni, dall’8 al 18 luglio, il parco festa della Schiranna sarà il cuore pulsante del centrosinistra lombardo, con dibattiti, laboratori e iniziative quotidiane.
Si tratta della quarta edizione della festa Pd regionale, che straordinariamente quest’anno si sposa con l’esperienza 25ennale della festa della Schiranna.
Parola d’ordine della festa sarà “il vento che cambia”. Lo ha specificato il segretario regionale del Pd Maurizio Martina in visita a Varese per gli ultimi preparativi.
«Quello che è accaduto in provincia di Varese e in Lombardia nelle ultime elezioni è il segnale inequivocabile che il cambiamento è arrivato anche qui nel “profondo” nord. – racconta Martina motivando la scelta di fare la festa proprio a Varese -. Questo appuntamento sarà l’occasione di sviluppare un dibattito politico durante uno dei momenti più popolari e radicati del nostro partito. Cercheremo in questi 10 giorni di far capire che il tempo della propaganda di Lega e Pdl è finito e che noi siamo in grado di costruire un’alternativa». Proprio per questo motivo gli invitati ai diversi dibattiti non appartengono solo al Pd ma anche ai partiti «in grado di costruire un progetto comune».
Tra i dibattiti e le iniziative organizzate nello spazio della festa quest’anno ci sarà anche la Scuola di Formazione estiva dei Giovani Democratici. Dal 15 al 17 luglio all’interno della si terranno tre giorni di formazione, confronto e divertimento organizzato da Giovani Democratici lombardi in collaborazione con il Partito Democratico e il Gruppo del PD in Regione Lombardia.
Tema di fondo del lavoro del 2011 è la DEMOCRAZIA, il cuore dell’identità del PD, e allo stesso tempo una realtà fragile e incompiuta.
Maggiori informazioni su http://www.gdlombardia.it/.

Il programma della festa regionale:

Venerdì 8 LUGLIO
ore 20 APERTURA DELLA FESTA: brindisi inaugurale con i parlamentari Daniele Marantelli e Paolo Rossi, con Maurizio Martina, segretario regionale del Partito Democratico lombardo e Fabrizio Taricco, segretario del PD di Varese
ore 21 ORA TOCCA AL PD: Enrico LETTA, Vicesegretario nazionale del PD intervistato da Alessandro Casarin – Condirettore Tg Rai regional

Sabato 9 LUGLIO ore 21
DOPO LA CRISI: LAVORO E IMPRESA IN LOMBARDIA
Gigi Petteni, Segretario CISL Lombadia,
Nino Baseotto, Segretario CGIL Lombardia,
Fausto Cacciatori, Pres. CNA Lombardia,
Giorgio Merletti, Pres. Confartigianato Lombardia.
Introduce Stefano Tosi, coordina Laura Specchio

Domenica 10 LUGLIO ore 21
ARIA NUOVA IN LOMBARDIA
Stefano Boeri, Assessore del Comune Milano,
Daniele Bosone, Presidente Provincia di Pavia,
Edoardo Guenzani, Sindaco di Gallarate,
Luisa Oprandi, candidata Sindaco di Varese.
Intervistati da Danilo De Biasio, Direttore di
Radio Popolare, introduce Emanuele Fiano

Lunedì 11 LUGLIO ore 21
VENTO NUOVO, VELE NUOVE
Confronto con Filippo PENATI,
Antonio DI PIETRO e Savino PEZZOTTA.
Coordina Simona Arrigoni, conduttrice di 7Gold,
introduce Alessandro Alfieri

Martedì 12 LUGLIO ore 21
UNA PRIMAVERA DI DIRITTI NEL GOVERNO LOCALE
Carmela Rozza, capogruppo del Comune di Milano,
Martina Draghi, capogruppo Provincia di Pavia,
Giovanna Martelli, vicepres. Provincia di Mantova,
Ettore Martinelli, responsabile Pd per i Diritti,
Chiara Cremonesi, consigliera regionale Sel.
Introduce Ilaria Cova, coordina Arianna Censi

Mercoledì 13 LUGLIO ore 21
LA MANOVRA ECONOMICA E LE CONSEGUENZE
PER GLI ENTI LOCALI. Confronto tra
Vasco ERRANI, Presidente Regione Emilia
Romagna e Attilio FONTANA, Sindaco di Varese.
Introduce Matteo Mauri, segreteria nazionale Pd

Giovedì 14 LUGLIO ore 21
UNA NUOVA EUROPA PER IL FUTURO: dalla crisi economica ai nuovi scenari del Mediterraneo.
Antonio Panzeri e Patrizia Toia Europarlamentari Pd
intervistati da Angelo Maria Perrino, affaritaliani.it

Venerdì 15 LUGLIO ore 21
SENTI CHE BEL VENTO
Intervista a Pier Luigi BERSANI
Introduce Maurizio Martina,
Segretario Pd Lombardia
Sabato 16 LUGLIO ore 10-13

FORUM DEI CIRCOLI DEL PD LOMBARDO
Verso la Conferenza Nazionale del PD
Introduce Roberto Rampi, con Maurizio Martina,
Giovanni Magnoli, Massimiliano Fontana,
Luca Gaffuri. Conclude Antonio Misiani

Domenica 17 LUGLIO
ore 21 LA PADANIA NON ESISTE, LA MAFIA SÌ.
Cultura della legalità e territorio.
Intervista a Nando DALLA CHIESA,
introduce Roberto Cornelli, Segretario PD Milano

Lunedì 18 LUGLIO
ore 21 PER UNA BUONA INFORMAZIONE.
Il cambiamento necessario.
Intervista a Paolo GENTILONI,
con Vinicio Peluffo e Luigi Vimercati

Tutti giorni dalle 18.30 PDrink presso il bar della balera e alle 19.00 apertura della cucina.

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Nucleare, la scelta sbagliata

Il terremoto in Giappone e l’allarme nucleare dopo le esplosioni nelle centrali di Fukushima e Tokai e Onagawa mettono in allarme l’intera gestione energetica mondiale e pongono nuovi interrogativi sull’effettivo e necessario uso dell’energia nucleare.

Mentre si piangono ancora le migliaia di morti in un numero crescente non ancora quantificabile, l’attenzione mondiale resta ancorata sugli effetti che l’esplosione del reattore numero 3 dell’impianto nucleare di Fukushima potrebbe provocare per il Giappone e i territori limitrofi. Attualmente le barre di combustibile non sono completamente sommerse dall’acqua di raffreddamento e questo fa sì che si possa creare un processo di fusione con conseguente creazione di idrogeno che, danneggiando le stesse barre, provocherebbe fuoriuscita di isotopi radioattivi. Questa mattina, ore italiane, nella terra del Sol Levante pioveva il che significava una minaccia per la popolazione viste le possibilità che le polveri si potessero spargere in un raggio molto più ampio.

Il paradosso più scontato sta proprio nell’analisi di una catastrofe accaduta in un paese all’avanguardia per tecnologia, sicurezza e edilizia: cosa sarebbe accaduto nel caso il terremoto avesse colpito un luogo con caratteristiche molto meno evolute. Cosa sarebbe accaduto, per assurdo, in Italia?

Già proprio quell’Italia che oggi è bloccata sui problemi giudiziari del premier come priorità assoluta da risolvere e dove un governo qualunquista rilancia in maniera del tutto superficiale la scelta nucleare come risposta al fabbisogno energetico. Qui non si deve decidere se il nucleare faccia bene o male, se sia “buono o cattivo”, qui si dichiara con fermezza che non si può considerare la scelta dell’atomo come andare al supermercato o prendere un caffè. È proprio l’imponderabile che arriva dal Giappone che fa aprire gli occhi ai governi un po’ troppo permissivi e legati a ragioni di lucro che hanno poco a che vedere con la ricerca di nuove forme di approvvigionamento energetico.

La Francia, il paese europeo che ha adottato la scelta nucleare con più solerzia e convinzione, ha dichiarato di avere qualche perplessità circa le informazioni ufficiali che arrivano da Tokyo. Molto probabilmente quelli del governo giapponese sono dati molto al ribasso rispetto la reale minaccia di radiazione. Ma la scelta nipponica non è troppo da biasimare se vista nell’intento di evitare scene di panico collettivo o allarmi che potrebbero essere più nocivi dell’effettiva gravità della situazione.

Questi sono solo alcune immediate considerazioni che dovrebbero far riflettere il governo italiano sulla faciloneria con cui ha indicato l’atomo come la panacea del fabbisogno energetico del Bel Paese.

“In questo momento – ha detto il segretario del PD, Pier Luigi Bersani – rivolgiamo un pensiero a quegli eroi che stanno cercando di contenere i danni e mettere sotto controllo le centrali” in Giappone. “Quanto a noi, siamo stati, siamo e saremo contro il piano nucleare del governo”.

Per Stella Bianchi, responsabile Ambiente, “il PD è sempre stato contrario al piano del governo di ritorno al nucleare. È una scelta sbagliata per il nostro Paese per i costi enormi, i tempi lunghissimi, la gestione delle scorie radioattive ben lontana dall’essere affrontata in sicurezza. Siamo sempre stati contrari anche per la grande approssimazione, con la quale il governo si è incamminato in questo ritorno all’indietro. Ora, però, assistiamo quasi increduli alla inaccettabile negazione di quanto sta succedendo in queste ore drammatiche in Giappone. Prendere atto del terribile impatto del sisma su due centrali nucleari e delle enormi difficoltà nel garantirne il raffreddamento, non è cedere all’emozione ma più responsabilmente riconoscere l’impossibilità di garantire in ogni occasione la sicurezza di una centrale nucleare e trarre le necessarie conseguenze da questa tragica lezione. Il governo tedesco e quello inglese hanno già dichiarato di voler riesaminare il loro impegno sul
nucleare, alla luce di quanto sta accadendo in Giappone. Speriamo che il governo italiano non voglia solo rifugiarsi in una inutile e pericolosa propaganda, che certo non cancellerà dalla mente di nessuno le immagini e le notizie che arrivano dal paese più attrezzato al mondo contro il rischio sismico. Per il governo è il momento di fermare il proprio piano di ritorno al nucleare”.

“Le notizie che arrivano dal Giappone dell’esplosione del reattore della centrale di Fukushima gettano nell’angoscia. Sarebbe drammatico se alla sciagura del terremoto e dello tsunami si unisse anche il rischio di un disastro nucleare. Quando sta accadendo in queste ore la dice lunga sui rischi che ancora esistono sugli impianti nucleari. Altro che “nessun dubbio sulla sicurezza delle centrali” come declamato nella pubblicità poi sanzionata dal Garante come “ingannevole” dei promotori del nucleare in Italia”, lo afferma Ermete Realacci, responsabile green economy del Pd commentando la notizia del crollo alla centrale giapponese a seguito del terremoto.

“E’ sconcertante constatare come in una delle più drammatiche giornate da diversi decenni a questa parte, nel pieno di una emergenza umanitaria e atomica , solo due Governi al mondo dichiarino di voler continuare a testa bassa sui loro rispettivi programmi nucleari, ovvero l’Italia di Berlusconi e la Cina di Wen Jiabao”. Lo dichiarano i senatori del PD Roberto Della Seta e Francesco Ferrante.

“E’ intollerabile – continuano i senatori PD – che venga tacciato di sciacallaggio, catastrofismo o persino eccessiva emotività chi si oppone con la forza dell’evidenza ai rischi tremendi del ritorno al nucleare, perché il Giappone ha dimostrato sulla propria pelle che il nucleare sicuro è impossibile, anche in Paesi tecnologicamente all’avanguardia.
Non crediamo che in Svizzera e Germania, che hanno stoppato i loro programmi nucleari, l’emotività abbia giocato un ruolo, ma che più semplicemente quando si parla di nucleare e sicurezza non devi esserci spazio per i pasdaran dell’atomo. E’ sciacallo piuttosto chi – concludono i parlamentari del PD – per difendere gli interessi di grandi industrie nucleari calpesta la sicurezza dei cittadini.”

Dello stesso parere anche Ivan Scalfarotto, vice presidente dell’Assemblea nazionale del PD. “Le immagini del terremoto giapponese sono scioccanti e le notizie sul rischio atomico che in queste ore interessa la regione sono allarmanti. Invito il nostro governo a meditare e a fermare questa scellerata corsa verso il nucleare. Il nostro Paese ha un tasso di rischio sismico molto elevato e un altrettanto elevata vulnerabilità per la fragilità infrastrutturale del patrimonio edilizio, industriale e dei servizi, la costruzione di impianti nucleari in queste condizioni è una corsa al suicidio”.

“Non possiamo mettere a rischio la vita dei nostri cittadini per una presa di posizione, – conclude Scalfarotto – dobbiamo rivedere tutto il piano energetico e puntare decisamente verso le rinnovabili per scongiurare conseguenze che potrebbero essere devastanti”.

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Federalismo municipale: l’intervento di Bersani alla Camera

 

Signor Presidente, cari colleghi, siamo al quarantaquattresimo voto di fiducia in due anni e mezzo: credo che, in due anni e mezzo, il Governo non sia quarantaquattro volte più forte, semmai, è altrettante volte più debole. Credo che l’umiliazione del Parlamento non ci dia un Governo più forte e credo che il voto di fiducia, anche stavolta, sia il termometro di una debolezza. Cari colleghi e cari colleghi della Lega, chiariamo subito un punto: il concetto stesso di federalismo fiscale, lo abbiamo introdotto noi e lo abbiamo messo in Costituzione.

Siamo interessati a fare il federalismo fiscale. Dunque, se lo si fa, e lo si fa per bene, noi votiamo a favore; se non lo si fa, e si fa un pasticcio, noi votiamo contro. Ebbene, questo decreto sul federalismo municipale, al di là delle vostre favole, è un pasticcio: noi voteremo contro tale decreto e contro la questione di fiducia.
Vi dico perché è un pasticcio. Primo: l’anno scorso, avete fatto un taglio micidiale agli enti locali, che non sono in condizione di garantire i servizi. Con questo decreto, dite loro: se volete mantenere i servizi dell’anno scorso, vi lasciamo mettere nuove tasse. Voi mettete le mani nelle tasche dei cittadini per procura.
Secondo: non si parli di autonomia fiscale. Il grosso di questa manovra è costituito, invece che da trasferimenti, da compartecipazioni: se non è zuppa, è pan bagnato. Terzo: voi con questo decreto – non negatelo – introducete una patrimoniale sulle piccole imprese, che pagheranno il doppio dell’ICI che pagano adesso, per tacere altre cosucce, come il trasferimento di proprietà di immobili, per esempio, per le ONLUS.

Vedrete ad una ad una queste cose. Voi avete sostanzialmente alleggerito la rendita e caricato su imprese e lavoro: il contrario della nostra proposta. Quindi, siamo in una situazione, con questo decreto, in cui mettiamo più tasse di quelle che c’erano prima e abbiamo meno federalismo di quel che c’era prima.

Con questo, credo di aver chiarito la posizione. Adesso, vorrei passare un attimo alla politica e voglio chiedermi: con questo passaggio e con quello che annunciate sulle regioni, state facendo deragliare una grande riforma, perché per fare una grande riforma ci vuole un filo logico, e il filo logico di una riforma federalista è il seguente. Primo: decidere quali sono i livelli essenziali di servizi e di prestazioni che i comuni devono dare in tutta Italia.

Secondo: fare in modo che i costi di quei servizi e di quelle prestazioni siano più o meno uguali in tutta Italia, in modo che nessuno faccia il furbo e ci marci. Terzo: sulla base di questi due punti, organizzare il finanziamento e l’autonomia fiscale, prevedendo meccanismi di perequazione e di equilibrio per non fare ingiustizie fra comuni e comuni. E non si tratta solo di nord e sud, ma di comuni nord-nord e sud-sud.

Non c’è niente di niente di tutto questo, non c’è filo logico. E non venitemi a dire che noi siamo per il Bengodi e che non teniamo conto delle risorse: prima si fa il filo logico e, poi, si realizza con i soldi che ci sono. Noi non pensiamo al Bengodi: voi avete venduto il Bengodi, quando avete parlato di federalismo.

Qui si va alla cieca, si va di fretta: si mette la fiducia e si tira avanti. Vi abbiamo chiesto un po’ di tempo, ma avete rifiutato in modo arrogante, e adesso vedo che con le regioni concedete qualche mese. Perché andate così alla svelta su una riforma che, lo abbiamo scritto tutti, si applicherà in 7 anni? Se va bene, perché in Spagna hanno impiegato 15 anni a farla. Perché correte così?

Ve lo dico io: perché la Lega sente che i tempi stringono, e vuole portare a casa la bandierina, comunque sia. Berlusconi sente che i tempi stringono, ha bisogno di sopravvivere, di farsi dare qualche voto per i suoi processi e vi lascia sventolare la bandierina.

Non più tardi di ieri voi avete firmato la lettera al Presidente Fini su una procedura che si propone di fermare i processi. Attenzione, perché al nord, un commerciante, un artigiano o un cittadino che viene accusato di prostituzione di minore va a processo!

Non è questione di moralismo, non è questione di puritanesimo, ma è uguaglianza dei cittadini davanti alla legge. Voi ci state facendo perdere la faccia davanti al mondo! In un mondo dove un politico di primo livello, in Germania, si dimette per aver copiato una tesi di laurea. È questo il mondo! Voi ci portate in un altro mondo, in un mondo che non c’è!

Voi state uccidendo gli anticorpi dello spirito civico di questo Paese, e senza anticorpi e senza spirito civico questo Paese non va da nessuna parte.

Io vi parlo diritto, come parla la nostra gente, che è uguale. La nostra gente del popolo parla diritto e io vi parlo diritto, e vi dico: cara Lega, non venite a raccontare che voi reggete Berlusconi per fare il federalismo.

Ve l’ho detto fuori di qui e ve lo dico qui, a partire da quel che pensiamo anche noi: federalismo che unisce, federalismo solidale. Noi vi garantiamo che il processo federalista va avanti anche in diverse condizioni politiche. Se volete reggere il moccolo al miliardario, se volete mettere il Carroccio a servizio dell’imperatore non trovate le scuse del federalismo, che non c’entra niente.

Voi e noi, da posizioni alternative, da posizioni conflittuali, rivendichiamo entrambi di avere radici autonomistiche profonde, nel DNA. Le nostre sono diverse dalle vostre, e vi dico dove sono diverse: voi volete colorare i comuni tutti di verde, mentre per noi il colore del comune è quello del suo gonfalone. L’autonomia la si serve, non la si usa!

Non a caso, otto anni su dieci avete governato e i comuni non sono mai stati messi peggio. Ditemi: cosa avete inventato di politica locale, fuori dalle ronde, che si sono perse nel bosco?
Noi ci crediamo. Crediamo che questo Paese ha realizzato i servizi a partire dalle realtà locali: per gli anziani, i bambini, le attività artigianali, l’urbanistica e la sanità pubblica; tutto è stato inventato a livello locale.

Oggi, qui da noi, in Italia, se si facesse una legge per togliere gli incroci semaforici, non succederebbe niente per vent’anni, ma basta che un comune realizzi una rotonda che funziona e la fanno tutti. Possiamo fare un federalismo fatto bene, per il nord e per il sud, che sono tutti sulla stessa barca. Possiamo farlo. Attenzione, fermatevi, fermatevi! Fermatevi, perché se no questa riforma deraglia.

Se vorrete andare avanti scambiando il guscio vuoto di questa riforma con la sopravvivenza di Berlusconi noi andremo a dirlo in tutti i posti e voi pagherete il tradimento del federalismo.

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