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Nella scuola pubblica c’è la libertà

“Ora una cosa è certa: la SCUOLA statale nel 1962 in Italia non tende a formare giovani con una determinata impronta di partito, con un certo credo filosofico: né ha lati ed aspetti che le diano un’impronta suscettibile di dispiacere a chi ha certe concezioni, a quei genitori molto curanti dei figli che confidano di trasmettere loro idee, predilezioni, ripugnanze. [...] Quando si sente che lo Stato deve sovvenzionare la SCUOLA privata, perché anche il povero come il ricco possa disertare la SCUOLA pubblica, occorre scendere a fondo dell’argomento. La SCUOLA pubblica strappa i figli ai genitori? Certamente no. Merita questa sfiducia, perché ha una netta inferiorità sulla SCUOLA privata? Nessuno osa sostenerlo. Ed allora può ben rispondersi che lo Stato non ha l’obbligo di provvedere a chi abbia una antipatia irragionevole per certi suoi servizi, non voglia salire, ad esempio, sui treni. In realtà il pensiero recondito è un altro: «Io non ho la capacità e la volontà od il tempo di cercar di plasmare mio figlio; ma voglio che sia plasmato; non voglio appunto che sia in quella SCUOLA dove troverà insegnanti diversi che gli apriranno prospettive diverse tra cui potrà scegliere: voglio abbia una SCUOLA in cui gli si presenti un’unica via, gli si dica chiaramente: questa è la verità, questo l’errore». Credo che alla base di tale atteggiamento, più diffuso che non sembri, ci sia una grande illusione; penso alle generazioni di rivoluzionari usciti da scuole di gesuiti o di scolopi o di barnabiti, alle riscosse cattoliche compiute da uomini che avevano avuto maestri anticlericali, ai fascisti romagnoli allievi di maestri mazziniani.” Invitiamo i sedicenti ‘riformisti cattolici’ che applaudivano le offensive parole di Berlusconi a ripassare i principi del liberalismo. come diceva una famosa trasmissione TV degli anni ’60: “non è mai troppo tardi”

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