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Tolosa: ciascuno deve fare la propria parte

In queste ore, l’Europa è in lutto per il terribile crimine alla scuola ebraica di Tolosa e piange vittime che non sono solo Francesi o Israeliane, ma sono nostri fratelli e sorelle Europei e cittadini del mondo.
E’ giusto riflettere ancora e sempre sul pericolo che rappresentano l’odio razzista e antisemita e tutte le culture integraliste e fondamentaliste.
Bene ha fatto il ministro Profumo a chiedere alle nostre scuole di osservare domani un minuto di silenzio.
Gesti folli come quello di Tolosa ieri,  quello di Utoya la scorsa estate o episodi di intolleranza,  anche quando meno cruenti, ma non meno esecrabili, rimandano alla necessità di una riflessione profonda sullo stato dei valori della nostra civiltà, cui l’intera umanità guarda come esempio da seguire.
Ciascuno deve fare la propria parte: la politica, le istituzioni, la scuola, la cultura, i mass media.
Tutti devono sentire la responsabilità di costruire una società migliore e più sicura per tutti in ogni situazione.
Pd Varese   
Mercoledì 21 Marzo 2012 09:19
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Fontana-Binelli: a Varese va in scena la commedia degli equivoci

 Nel teatrino della politica leghista varesina alle prese con il progetto del nuovo teatro va in scena la commedia degli equivoci. Protagonisti in ordine di apparizione il sindaco Attilio Fontana e il “suo” assessore all’Urbanistica Fabio Binelli.

 Chiamati dal Partito democratico a chiarire lo “stato dell’arte” del progetto che secondo il PD è inattuabile, in mancanza del Piano di governo del territorio, senza un accordo di programma con la Regione, il primo (il sindaco Fontana) ha detto che la Regione ha già dato parere positivo mentre il secondo (l’assessore Binelli) lo ha smentito, dando ragione al PD, pur affermando che i tempi saranno meno lunghi (già, ma quanto meno lunghi?) di quelli da noi paventati.

Questo episodio dimostra che  il sindaco e l’assessore più importante della sua Giunta non parlano tra loro e, se lo fanno, ciò avviene solo sulle pagine dei giornali. Così, Fontana non viene aggiornato sui problemi dell’Urbanistica e Binelli continua a fuggire di fronte alla sua grave responsabilità: la mancata approvazione del Piano di governo del territorio.

 Il sindaco Fontana e l’assessore Binelli non hanno esitato a sostenere, per mesi, che tutto era a posto e che l’intervento in piazza Repubblica sarebbe avvenuto con la massima celerità, perché la costruzione del teatro, per questa Giunta, era la priorità delle priorità.

 Ora si scopre che non è così. Che hanno sbagliato procedura. Che devono fare ancora, perché, ad oggi, non esiste, un accordo con la Regione. Che non sono in grado di dare tempi certi.

 Nel merito del progetto (che oltre al teatro prevede ventimila metri quadri destinati ad abitazioni, oltre diecimila destinati al commercio e 2.559 metri quadri destinati ad uffici), il Partito democratico si riserva di entrare al momento opportuno.

 Per ora, sottolineiamo, ancora una volta, che l’assessore Binelli è responsabile della mancata approvazione del PGT, fatto che impedisce una seria programmazione urbanistica della città.

A questo punto, chiediamo al sindaco Fontana di assumersi la responsabilità politica dell’immobilismo e del fallimento del suo assessore.

 Altro che cento giorni per realizzare la priorità delle priorità! Dopo sei anni di nulla, infatti, la città, purtroppo, è ancora ferma.

 Varese, 29 novembre 2011

 Roberto Molinari

Segretario cittadino PD Varese

 Fabrizio Mirabelli

Capogruppo PD Varese

 Andrea Civati

Consigliere comunale Varese - Componente Commissione Urbanistica

 

 

 

 

 

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Nella scuola pubblica c’è la libertà

“Ora una cosa è certa: la SCUOLA statale nel 1962 in Italia non tende a formare giovani con una determinata impronta di partito, con un certo credo filosofico: né ha lati ed aspetti che le diano un’impronta suscettibile di dispiacere a chi ha certe concezioni, a quei genitori molto curanti dei figli che confidano di trasmettere loro idee, predilezioni, ripugnanze. [...] Quando si sente che lo Stato deve sovvenzionare la SCUOLA privata, perché anche il povero come il ricco possa disertare la SCUOLA pubblica, occorre scendere a fondo dell’argomento. La SCUOLA pubblica strappa i figli ai genitori? Certamente no. Merita questa sfiducia, perché ha una netta inferiorità sulla SCUOLA privata? Nessuno osa sostenerlo. Ed allora può ben rispondersi che lo Stato non ha l’obbligo di provvedere a chi abbia una antipatia irragionevole per certi suoi servizi, non voglia salire, ad esempio, sui treni. In realtà il pensiero recondito è un altro: «Io non ho la capacità e la volontà od il tempo di cercar di plasmare mio figlio; ma voglio che sia plasmato; non voglio appunto che sia in quella SCUOLA dove troverà insegnanti diversi che gli apriranno prospettive diverse tra cui potrà scegliere: voglio abbia una SCUOLA in cui gli si presenti un’unica via, gli si dica chiaramente: questa è la verità, questo l’errore». Credo che alla base di tale atteggiamento, più diffuso che non sembri, ci sia una grande illusione; penso alle generazioni di rivoluzionari usciti da scuole di gesuiti o di scolopi o di barnabiti, alle riscosse cattoliche compiute da uomini che avevano avuto maestri anticlericali, ai fascisti romagnoli allievi di maestri mazziniani.” Invitiamo i sedicenti ‘riformisti cattolici’ che applaudivano le offensive parole di Berlusconi a ripassare i principi del liberalismo. come diceva una famosa trasmissione TV degli anni ’60: “non è mai troppo tardi”

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150° anniversario dell’unità: mozione PD in provincia

 Il Consiglio provinciale

Considerata l’imminenza della storica data del 17 marzo, 150° anniversario della prima riunione del Parlamento Italiano al Teatro Carignano di Torino

Richiamate come di seguito le parole del Presidente della Repubblica,  Capo dello Stato e  rappresentante l’unità nazionale,  

che ci ammonisce come celebrare un avvenimento storico può comportare il rischio dell’enfasi retorica senza sobrietà e serietà di contenuti, del  rituale richiamo al passato senza partecipazione umana e popolare, un  rischio che si può evitare e si sta evitando attraverso celebrazioni che rappresentano un modo di ritrovarci in quanto italiani nello spirito che ci condusse 150 anni fa a unirci come Nazione e come Stato, e nella riflessione comune sulle prove che abbiamo vissuto insieme, sui problemi che insieme abbiamo davanti.

e ci ricorda  che dal Nord al Sud il Risorgimento in tutte le sue fasi, fino al compimento del moto unitario, fu guidato dall’ideale della libertà e dal principio di nazionalità strettamente uniti, nel XIX secolo, in tutta Europa. Affrancamento dallo straniero, conquista di diritti costituzionali furono obbiettivi tra loro inscindibili : e da noi in Piemonte come in Sicilia, in Lombardia come a Napoli, la Nazione da unire e liberare si chiamava Italia, e aveva radici antiche.  Per quanto tra le diverse componenti del movimento nazionale potessero esserci e permanere a lungo diverse valutazioni sulla possibilità di perseguire l’unificazione di tutta l’Italia, nessuno metteva in dubbio che quello fosse lo sbocco storico naturale e in ultima istanza irrinunciabile a cui tendere.

e considera giusto che in occasione del centocinquantenario si rievochino i termini di una complessa dialettica tra moderati e democratici, sostenitori della Monarchia e ardenti repubblicani, difensori di una visione centralistica e teorici del federalismo : una dialettica che fu arduo comporre in quello sforzo convergente per l’Unità che rappresentò il miracolo della guida di Cavour e permise la vittoria finale.

E, infine, raccomanda di evitare l’esaltazione retorica di quello che fu 150 anni fa il punto d’arrivo – storicamente obbligato – del moto unitario,  e ci spinge a valorizzare, come è giusto, i decisivi balzi in avanti compiuti dalla società italiana grazie all’Unità, ma anche a riflettere su vizi di origine del nostro Stato nazionale, perpetuatisi e aggravatisi in determinate fasi dei successivi 150 anni ; e –soprattutto- a lavorare per riformare e rinnovare quel che è necessario, nel solco dei grandi princìpi e indirizzi della Costituzione repubblicana.

Con la considerazione conclusiva e  fondamentale che per portare avanti riforme che sono all’ordine del giorno resta oggi decisivo un clima di corretto e costruttivo confronto in sede istituzionale.     (Dal discorso di Giorgio Napolitano a Bergamo il 2 febbraio 2011)

Richiamata la Costituzione che, all’art. 5, definisce sin dal 1948 il fondamento della nostra nazione in una ricca articolazione territoriale e di istituzioni autonome che sono parte integrante della Repubblica;

considerato che, anche per questo, oltre che per il ricordo di gloriose pagine di storia scritte in questo territorio e dalle sue Genti, la nostra Provincia si ritrova con piena ragione nel solco della storia ultrasecolare che  viene ricordata in queste settimane con iniziative culturali e politiche, con approfondimenti affidati al mondo della scuola e dell’università, del cinema, del teatro, del giornalismo,

tutto ciò richiamato e considerato

IL CONSIGLIO PROVINCIALE

PARTECIPA ALLE CELEBRAZIONI DEL 150 ANNIVERSARIO DELL’UNITA’,

ADERISCE ALLE INIZIATIVE DEL COMITATO STORICO PROVINCIALE PER IL 150°,

INVITA  IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO, LA GIUNTA E IL PRESIDENTE A METTERE IN ATTO LE AZIONI CONSEGUENTI PER L’ ATTUAZIONE DI QUESTA VOLONTA’

INVITA I CITTADINI A FARE  DELLA GIORNATA DEL 17 MARZO UN MOMENTO DI PROFICUO RICORDO DELLA NOSTRA STORIA E DI FECONDO IMPEGNO PER IL PRESENTE DELLA NOSTRA NAZIONE

Varese 22 .02. 11

Firmato da Mario Aspesi, Roberto Caielli, Greta Achini, Luisa Oprandi, Rita Romano, Michele Di Toro, Marco Giudici, Andrea Larghi, Mario Santo

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