Archivi categoria: Ambiente e agricoltura

Aggiornamento del 12 Febbraio 2016

La tutela dei corsi d’acqua.

Sabato 20 febbraio, ore 8.30/12.00 - Piazza Mazzini (Caronno Varesino)

 

Il Circolo PD Caronno Varesino organizza  nei pressi del Municipio di Piazza Mazzini (in corrispondenza del parcheggio della Polizia Locale) un gazebo per informare i cittadini a riguardo di un provvedimento del Partito Democratico Lombardo sulla tutela dei corsi d’acqua, grazie al quale sarà possibile incrementare le risorse economiche/di personale per gestire al meglio le acque lombarde. Sarà presente nostro Segretario Regionale PD Alessandro Alfieri.

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Aggiornamenti del 27 novembre 2015

PROBLEMATICHE DEL CLIMA: In preparazione a COP21 di Parigi

Domenica 29 novembre, ore 15.30 - “Casa delle Culture” di via Milius – BESNATE

Il Circolo PD di Besante “Giordano de Alberti” organizza un pomeriggio di approfondimento sulle problematiche del clima. Interverranno: Daniela Osculati, segretaria PD Besnate e Emanuele Mason, ingegnere Ambientale – Legambiente Valle Olona.

Segue una visita guidata alle Vasche Volano in costruzione a Besnate, con presentazione del progetto da parte dell’amministrazione.

 

IL LAVORO CAMBIA, E NOI?

Sabato 5 dicembre, ore 16.30 - Centro Congressi Castello di Monteruzzo in Via Marconi – Castiglione Olona
Il mondo del lavoro è in continua evoluzione e per questo il Partito Democratico dell’area Seprio Olona (Castiglione Olona, Lonate Ceppino, Malnate, Tradate, Vedano Olona, Venegono Superiore e Venegono Inferiore) organizza un momento di confronto tra i diversi protagonisti: imprese, sindacati e politica.

Sull’analisi delle nuove esigenze, criticità e l’individuazione di quali strumenti la politica può mettere a disposizione per aiutare le imprese e i lavoratori interverranno: on. Angelo Senaldi, deputato PD; Franco Colombo, Presidente Confapindustria Lombardia; Vito Panzarella, Segretario Generale Feneal UIL. Modera Michele Mancino, vicedirettore di VareseNews.

 

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PD:su Malpensa primo passo verso una nuova fase

Si è svolto nei giorni scorsi a Milano l’incontro tra Gianni Confalonieri, responsabile dei Rapporti Istituzionali del Comune di Milano, il segretario del PD provinciale Fabrizio Taricco, Luca Rasetti in rappresentanza della segreteria, e una delegazione del Malpensa Forum composta da Giacomo Buonanno, Walter Girardi e dai segretari di Samarate Ilaria Ceriani e di Ferno, Alessandro Zoccarato.

Fabrizio Taricco ha illustrato la posizione del PD della Provincia di Varese che, nel giugno scorso, ha approvato un documento nel quale vengono espresse forti perplessità nei confronti del master plan di Malpensa.

L’incontro è stato l’occasione per sintetizzare più di un anno di lavoro: analisi economica, studi sulla viabilità e sul sistema infrastrutturale del nord Italia, considerazioni ambientali, fino alle ultime indagini sull’inquinamento atmosferico e i dati epidemiologici resi noti dall’ASL della provincia di Varese la scorsa primavera.

I rappresentanti del Forum hanno spiegato a Confalonieri che la questione occupazionale è usata nel nostro territorio, dai sostenitori dell’ampliamento, per far leva sull’opinione pubblica, con dati che non trovano riscontro nella realtà e che sembrano decisamente sovrastimati.

Confalonieri, forte della sua lunga esperienza politica, si è dimostrato un interlocutore attento alla voce del territorio; il Comune di Milano è a conoscenza della questione Malpensa, e oggi più che mai è interessato a voler conciliare l’interesse del Comune, maggior azionista di Sea, con le problematiche dei Comuni varesini, con la precisa volontà di fare scelte condivise.

L’Amministrazione milanese si è posta l’obiettivo di trovare una soluzione organica ai numerosi problemi ricevuti in eredità, una visione che guarda con attenzione al traguardo di EXPO 2015 (che finalmente ha imboccato il binario giusto per arrivare a destinazione in tempo), ma con una progettualità di lunga veduta e soprattutto di ampio raggio che porti a fare le scelte opportune affinchè Malpensa sia realmente una risorsa strategica per lo sviluppo economico e sociale del territorio e non solo un problema.

Ruolo dell’Amministrazione di Milano sarà anche quello di agire da facilitatore e catalizzatore tra gli attori coinvolti in modo che si possa raggiungere una maggior sinergia tra SEA che in precedenza aveva come unico mandato quello di “fare cassa” e gli Enti locali: i Comuni, la Regione, le Provincie e tutte le associazioni che in questi ultimi anni si sono attivate in difesa del territorio.

Questo incontro conferma un cambiamento radicale di approccio a un’apertura al confronto e alla discussione. Rappresenta anche il primo passo verso una nuova fase di collaborazione costruttiva che possa permettere, attraverso il confronto costante, di gestire correttamente lo sviluppo di Malpensa.

Il Partito Democratico della Provincia di Varese, anche attraverso il Forum permanente su Malpensa sarà sempre un interlocutore attivo in questo processo. 

Segreteria Provinciale

Partito Democratico Varese

 Malpensa Forum

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Terza pista di Malpensa. Il PD prende posizione: “Un salto nel buio”

 Il Partito democratico della Provincia di Varese esprime forti perplessità sull’impostazione e sul contenuto del Piano di Sviluppo dell’Aeroporto di Malpensa (Master Plan), e auspica che la  procedura di VIA avviata in queste settimane costituisca una reale occasione di confronto con il territorio e le sue rappresentanze istituzionali economiche e sociali e non un rituale passaggio burocratico per giustificare scelte già compiute; esprime altresì una dura critica al Governo di Regione Lombardia per il mancato supporto della richiesta di valutazione strategica (VAS) e per il grave immobilismo dell’istituzione regionale che scarica sul territorio le contraddizioni derivanti dai non risolti problemi ambientali e di trasporto dello scalo.

Noi consideriamo Malpensa una risorsa della provincia, quale infrastruttura necessaria allo sviluppo delle nostre aziende e alla crescita dell’occupazione, sia diretta che indotta. Riteniamo indispensabile che lo scalo funzioni al meglio delle proprie possibilità, all’interno di un più efficiente e meglio coordinato sistema aeroportuale lombardo e del Nord.

Tuttavia, le sue potenzialità di espansione devono essere commisurate alla realtà oggi esistente.

La capacità di sopportazione del territori è pressoché al limite. Dati gli attuali livelli di traffico, e l’aumento dei trasporti su gomma da e verso l’aeroporto, permangono irrisolti il problema dell’inquinamento acustico e l’oggettivo peggioramento della qualità dell’aria, che mettono a rischio la salute dei cittadini; emblematici, a questo riguardo, i dati raccolti dal Comune di Casorate Sempione e dal Parco del Ticino.

Nel contempo, la qualità dell’occupazione è compromessa da forme di precarietà divenute ormai strutturali.

È in questo quadro che si inserisce il Piano di SEA ed il conseguente Contratto di Programma Enac-SEA, secondo cui si prevede, tra l’altro, di passare dagli attuali 19 milioni circa di passeggeri annui a 32 milioni nel 2020 mentre, secondo lo studio del gruppo Clas inserito nel contratto di programma, si può arrivare addirittura a 48.359.235 di passeggeri nel 2030.  Per quanto riguarda le merci, si considera un movimento dalle attuali 407.000 tonnellate alle 662.000 nel 2020.

Le proposte di ampliamento della struttura contenute nel Piano – in particolare, le realizzazioni della terza pista e del deposito merci -, che comporterebbero l’allargamento del sedime aeroportuale esistente con un inevitabile consumo di centinaia di ettari di brughiera, appaiono allo stato un salto nel buio.

Poste anche le più ottimistiche previsioni di traffico, tali interventi non sembrano necessari nel breve periodo. Considerati altri scali internazionali, infatti, è dimostrabile che un traffico aereo ben maggiore di quello attuale e di quello ipotizzato per Malpensa si supporta anche con due sole piste.

Inoltre, le due nuove opere sarebbero in parte finanziate con l’aumento delle tariffe, e i costi quindi scaricati sull’utenza privata e sulle imprese.

Allo stato attuale non vi sono pertanto gli elementi per ritenere sostenibile per il territorio e realmente utile il previsto piano di ampliamento, che sino ad oggi è stato subito passivamente dalla Regione.

Attraverso la Valutazione Ambientale Strategica d’Area (VAS) la Regione avrebbe dovuto tracciare le linee guida, gli strumenti di controllo e compensazione ed i limiti entro cui sarebbe stato possibile delineare un piano di sviluppo aeroportuale sostenibile.

Ad oggi, nulla di concreto è stato fatto, ed è molto grave che la Regione abbia abdicato al proprio ruolo di programmazione, di fatto accontentandosi della VIA (Valutazione di Impatto Ambientale) del Ministero dell’Ambiente, procedura che comporta un ambito di valutazione insufficiente.

Considerato quanto detto sopra, il PD della provincia di Varese dichiara di essere contrario alla prospettata espansione del sedime aeroportuale poiché al momento non ne sussistono le condizioni.

Ribadisce inoltre la necessità di una VAS prima di realizzare tutte quelle opere utili al piano di sviluppo aeroportuale localizzate all’interno dell’attuale sedime, per valutare quali ripercussioni avranno sul territorio circostante (sia in termini ambientali che infrastrutturali) e sul sistema infrastrutturale lombardo e del Nord-Italia.

Si augura che le mutate condizioni politiche permettano di riaprire un dialogo su questa importante analisi (VAS) che fino a ieri pareva definitivamente accantonata dimostrando in questo modo una ritrovata attenzione al territorio.

Il PD di Varese eserciterà nel frattempo, a partire dai propri rappresentanti istituzionali, un ruolo attivo nel processo di commento critico alla VIA, pur consapevole dei limiti dello strumento adottato.

Istituisce altresì un Forum Provinciale Permanente su tutti gli aspetti che interessano Malpensa.

6 giugno 2011

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Nucleare, la scelta sbagliata

Il terremoto in Giappone e l’allarme nucleare dopo le esplosioni nelle centrali di Fukushima e Tokai e Onagawa mettono in allarme l’intera gestione energetica mondiale e pongono nuovi interrogativi sull’effettivo e necessario uso dell’energia nucleare.

Mentre si piangono ancora le migliaia di morti in un numero crescente non ancora quantificabile, l’attenzione mondiale resta ancorata sugli effetti che l’esplosione del reattore numero 3 dell’impianto nucleare di Fukushima potrebbe provocare per il Giappone e i territori limitrofi. Attualmente le barre di combustibile non sono completamente sommerse dall’acqua di raffreddamento e questo fa sì che si possa creare un processo di fusione con conseguente creazione di idrogeno che, danneggiando le stesse barre, provocherebbe fuoriuscita di isotopi radioattivi. Questa mattina, ore italiane, nella terra del Sol Levante pioveva il che significava una minaccia per la popolazione viste le possibilità che le polveri si potessero spargere in un raggio molto più ampio.

Il paradosso più scontato sta proprio nell’analisi di una catastrofe accaduta in un paese all’avanguardia per tecnologia, sicurezza e edilizia: cosa sarebbe accaduto nel caso il terremoto avesse colpito un luogo con caratteristiche molto meno evolute. Cosa sarebbe accaduto, per assurdo, in Italia?

Già proprio quell’Italia che oggi è bloccata sui problemi giudiziari del premier come priorità assoluta da risolvere e dove un governo qualunquista rilancia in maniera del tutto superficiale la scelta nucleare come risposta al fabbisogno energetico. Qui non si deve decidere se il nucleare faccia bene o male, se sia “buono o cattivo”, qui si dichiara con fermezza che non si può considerare la scelta dell’atomo come andare al supermercato o prendere un caffè. È proprio l’imponderabile che arriva dal Giappone che fa aprire gli occhi ai governi un po’ troppo permissivi e legati a ragioni di lucro che hanno poco a che vedere con la ricerca di nuove forme di approvvigionamento energetico.

La Francia, il paese europeo che ha adottato la scelta nucleare con più solerzia e convinzione, ha dichiarato di avere qualche perplessità circa le informazioni ufficiali che arrivano da Tokyo. Molto probabilmente quelli del governo giapponese sono dati molto al ribasso rispetto la reale minaccia di radiazione. Ma la scelta nipponica non è troppo da biasimare se vista nell’intento di evitare scene di panico collettivo o allarmi che potrebbero essere più nocivi dell’effettiva gravità della situazione.

Questi sono solo alcune immediate considerazioni che dovrebbero far riflettere il governo italiano sulla faciloneria con cui ha indicato l’atomo come la panacea del fabbisogno energetico del Bel Paese.

“In questo momento – ha detto il segretario del PD, Pier Luigi Bersani – rivolgiamo un pensiero a quegli eroi che stanno cercando di contenere i danni e mettere sotto controllo le centrali” in Giappone. “Quanto a noi, siamo stati, siamo e saremo contro il piano nucleare del governo”.

Per Stella Bianchi, responsabile Ambiente, “il PD è sempre stato contrario al piano del governo di ritorno al nucleare. È una scelta sbagliata per il nostro Paese per i costi enormi, i tempi lunghissimi, la gestione delle scorie radioattive ben lontana dall’essere affrontata in sicurezza. Siamo sempre stati contrari anche per la grande approssimazione, con la quale il governo si è incamminato in questo ritorno all’indietro. Ora, però, assistiamo quasi increduli alla inaccettabile negazione di quanto sta succedendo in queste ore drammatiche in Giappone. Prendere atto del terribile impatto del sisma su due centrali nucleari e delle enormi difficoltà nel garantirne il raffreddamento, non è cedere all’emozione ma più responsabilmente riconoscere l’impossibilità di garantire in ogni occasione la sicurezza di una centrale nucleare e trarre le necessarie conseguenze da questa tragica lezione. Il governo tedesco e quello inglese hanno già dichiarato di voler riesaminare il loro impegno sul
nucleare, alla luce di quanto sta accadendo in Giappone. Speriamo che il governo italiano non voglia solo rifugiarsi in una inutile e pericolosa propaganda, che certo non cancellerà dalla mente di nessuno le immagini e le notizie che arrivano dal paese più attrezzato al mondo contro il rischio sismico. Per il governo è il momento di fermare il proprio piano di ritorno al nucleare”.

“Le notizie che arrivano dal Giappone dell’esplosione del reattore della centrale di Fukushima gettano nell’angoscia. Sarebbe drammatico se alla sciagura del terremoto e dello tsunami si unisse anche il rischio di un disastro nucleare. Quando sta accadendo in queste ore la dice lunga sui rischi che ancora esistono sugli impianti nucleari. Altro che “nessun dubbio sulla sicurezza delle centrali” come declamato nella pubblicità poi sanzionata dal Garante come “ingannevole” dei promotori del nucleare in Italia”, lo afferma Ermete Realacci, responsabile green economy del Pd commentando la notizia del crollo alla centrale giapponese a seguito del terremoto.

“E’ sconcertante constatare come in una delle più drammatiche giornate da diversi decenni a questa parte, nel pieno di una emergenza umanitaria e atomica , solo due Governi al mondo dichiarino di voler continuare a testa bassa sui loro rispettivi programmi nucleari, ovvero l’Italia di Berlusconi e la Cina di Wen Jiabao”. Lo dichiarano i senatori del PD Roberto Della Seta e Francesco Ferrante.

“E’ intollerabile – continuano i senatori PD – che venga tacciato di sciacallaggio, catastrofismo o persino eccessiva emotività chi si oppone con la forza dell’evidenza ai rischi tremendi del ritorno al nucleare, perché il Giappone ha dimostrato sulla propria pelle che il nucleare sicuro è impossibile, anche in Paesi tecnologicamente all’avanguardia.
Non crediamo che in Svizzera e Germania, che hanno stoppato i loro programmi nucleari, l’emotività abbia giocato un ruolo, ma che più semplicemente quando si parla di nucleare e sicurezza non devi esserci spazio per i pasdaran dell’atomo. E’ sciacallo piuttosto chi – concludono i parlamentari del PD – per difendere gli interessi di grandi industrie nucleari calpesta la sicurezza dei cittadini.”

Dello stesso parere anche Ivan Scalfarotto, vice presidente dell’Assemblea nazionale del PD. “Le immagini del terremoto giapponese sono scioccanti e le notizie sul rischio atomico che in queste ore interessa la regione sono allarmanti. Invito il nostro governo a meditare e a fermare questa scellerata corsa verso il nucleare. Il nostro Paese ha un tasso di rischio sismico molto elevato e un altrettanto elevata vulnerabilità per la fragilità infrastrutturale del patrimonio edilizio, industriale e dei servizi, la costruzione di impianti nucleari in queste condizioni è una corsa al suicidio”.

“Non possiamo mettere a rischio la vita dei nostri cittadini per una presa di posizione, – conclude Scalfarotto – dobbiamo rivedere tutto il piano energetico e puntare decisamente verso le rinnovabili per scongiurare conseguenze che potrebbero essere devastanti”.

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