Archivi del mese: febbraio 2012

Lavoro. Bersani: ottimista sull’accordo

“Mi pare che in queste ultime 48 ore” ci sia “da parte di tutti quelli che sono seduti al tavolo, a cominciare dal governo” una maggiore “consapevolezza che il Paese è nei guai e che si debba cercare un progetto comune”. E’ quanto ha affermato il segretario del Pd, Pier Luigi Bersani, a margine di un incontro del Pd bolognese sul lavoro, mostrandosi fiducioso su una possibile intesa per la riforma del lavoro. In tema di lavoro, l’articolo 18 non è il problema principale, “c’è da aggiustarne la gestione” ma non è opportuno mettere al centro un tema che è a margine” della discussione sul lavoro. “Non è questo il problema – ha osservato riferendosi all’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori – c’è da aggiustarne la gestione, credo che sia un tema che si può affrontare ma non mettiamo al centro un tema che è a margine del tema del lavoro perché, altrimenti, non si può più discutere dei problemi veri”. Per affrontare un cambiamento nel sistema degli ammortizzatori sociali “ci vuole un progress e ci vuole anche un quadro di risorse certo sennò non ci crede nessuno: le cose non si fanno con i fichi secchi altrimenti non ci crede neanche l’Europa”. “E’ evidente che ci vuole un progress – ha replicato a chi gli chiedeva un commento sull’ipotesi di una proroga al 2017 della riforma degli ammortizzatori sociali – quando si passa da un sistema ad un altro. Bisogna organizzare un’evoluzione del sistema degli ammortizzatori in modo che non siano indeboliti ma siano migliorati e questo richiede un arco di tempo”. Riflettendo sul tema del lavoro, il segretario del Pd ha, poi, sottolineato come la questione della precarietà ha indebolito il sistema del lavoro stesso. “Qui – ha puntualizzato – bisogna mettere assolutamente un rimedio. Vogliamo fare come la Germania, visto che dobbiamo fare gli esami? Allora io mi chiedo se risulti a qualcuno che in Germania ci sono 46 tipi di contratto. E non si dica che in Germania non ci sono tutele per i lavoratori contro le discriminazioni”. Sul tema del lavoro, non ci sono divisioni all’interno del Pd, “il punto è che ne discutiamo solo noi e per questo sembra sempre che noi abbiamo dei problemi”. “Il Pd ha le sue proposte precise in Parlamento. Nel Pd c’è libertà di parola – ha argomentato – ed è l’unico partito che ha presentato proposte precise sul lavoro quindi quando arriveranno le norme del Governo sapremo come confrontarle perché noi abbiamo le nostre proposte che non toccano l’articolo 18, ma toccano la precarietà, gli ammortizzatori sociali, gli incentivi per l’occupazione femminile e come dare un po’ di lavoro”. “Di questo ci siamo ampiamente occupati negli organismi dirigenti, nelle nostre assemblee. Il punto è che ne discutiamo solo noi e per questo sembra sempre che noi abbiamo dei problemi”. Capitolo Liberalizzazioni Sul tema delle liberalizzazioni “io vorrei che il governo si mettesse con chi vuole rafforzarle”. “Ci sono tantissime frenate – ha osservato – ma ci sono anche tantissime accelerate e quindi non si può mettere tutto nel mucchio. Credo che anche il governo, se c’è una proposta che rafforza la sua stessa norma debba guardarla con un occhio interessato”. Secondo il segretario del Pd “in queste ore in Commissione vengono contrastati emendamenti a rafforzare e non a indebolire le liberalizzazioni. Questo sta succedendo in Commissione: c’è chi vuole indebolire, c’è chi vuole rafforzare. Io – ha ribadito – amerei che il Governo si mettesse con chi vuole rafforzare”.

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Il PD a fianco dei lavoratori

Stefano Fassina, responsabile economico del Partito Democratico non usa giri di parole, conosce la linea ufficiale del partito sui temi economici e ne snocciola i punti salienti con sicurezza, anche su quelli che hanno fatto più discutere all’interno del Pd. E dalla platea varesina viene applaudito, molto. Formazione bocconiana, collaboratore del governo ai tempi di Ciampi e del Fondo Monetario Internazionale per 5 anni fino al 2005. Eppure al collegio De Filippi, dove il Pd ha concluso un’intera giornata dedicata al lavoro, gli applausi più calorosi li ha strappati anche dai dirigenti della Cgil. Le domande del pubblico avevano posto sul tavolo i temi più spinosi: la proposta Ichino, il comportamento della Fiat di Sergio Marchionne e il Governo Monti. Fassina non le ha evase e le ha affrontate con il merito della chiarezza. Cappello iniziale sul quale ha poggiato i suoi ragionamenti è un’analisi di sistema sulla politica economica Europea: «Chiariamo che la quantità e la qualità del lavoro c’entrano più con lo sviluppo che con le regole del lavoro, perché con la crescita è più facile scrivere regole eque – ha spiegato Fassina -. Quindi la questione fondamentale che poniamo è quella dello sviluppo». Uno sviluppo da non inseguire a costo di spaccare la tenuta sociale, «ci hanno sempre parlato di flessibilità come ricetta per la crescita. Veniva posto come modello quello degli Stati Uniti, che crescevano grazie all’indebitamento e che ora ha fatto emergere tutti i suoi disastri. Noi non usciremo da questa situazione se non cambia la politica economica dell’Europa. Se rimane concentrata sull‘austerità della Finanza pubblica porterà tanti guai». Tesi diversa dalle politiche del Governo Monti, sul quale Fassina ha più volte alzato la voce anche all’interno del partito: «fermo restando il nostro sincero sostegno a Monti dobbiamo cercare di invertire la rotta su alcune rigidità di questa politica economica». Proposta Ichino sul lavoro: «Nel Partito Democratico quella proposta non c’è – ha spiegato Fassina -. C’è invece la proposta del Partito Democratico che è diversa. La nostra posizione è che se non c’é sviluppo non c’é lavoro, fermi restando i diritti dei lavoratori. In Italia i contratti precari sono così diffusi perché quei tipi di contratti costano meno, nessun Paese in Europa ha la precarietà che costa meno della stabilità. Noi vogliamo disboscare la jungla delle riforme contrattuali e potenziare un canale di ingresso dei giovani al lavoro stabile. Potrebbe essere un contratto prevalente caratterizzato da un periodo formativo iniziale che costi meno e poi incentivi per la stabilizzazione a tempo indeterminato. Puntiamo anche all’introduzione di una retribuzione oraria minima e alla riforma degli ammortizzatori sociali, perché oggi chi perde un contratto ed è un precario non ha nulla. Bisogna introdurre un’indennità di disoccupazione con carattere universale da affiancare alle casse integrazioni». Sul lavoro servono anche nuove sperimentazioni: «serve democrazia economica – spiega Fassina -: nelle aziende si posso pensare delle forme di partecipazione delle rappresentanze dei lavoratori alle governance delle aziende, come avviene in Germania». La Fiat di Sergio Marchionne: «la vicenda Fiat ha avuto conseguenze che vanno oltre l’azienda stessa. Ha creato un problema di rappresentanza dei lavoratori molto pericoloso escludendo i sindacati che non hanno firmato il suo accordo». Equità retributiva e articolo 18:«oggi chi difende l’articolo 18 viene accusato di difendere i lavoratori ipergarantiti a scapito dei precari. Il concetto è sbagliato di principio, possiamo considerare ipergarantiti lavoratori che guadagnano 1200 euro al mese in una vita di lavoro in fabbrica? O ipergarantiti sono quei manager come l’amministratore della Fiat Marchionne che, in un solo anno di retribuzione, si è portato a casa più di tutti i suoi operai messi insieme? Un sistema così squilibrato dove pochi guadagnano tantissimo non funziona. Si inceppa il meccanismo».

tratto da Varesenews 7/02/2012

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