Archivi del mese: gennaio 2011

Stelluti lancia la campagna elettorale a Busto Arsizio

Carlo Stelluti

La presenza di Carlo Stelluti all’Assemblea Provinciale del PD varesino, lunedì 31 gennaio, non può che scaldare i motori in vista delle prossime amministrative. Il candidato di Busto Arsizio raccoglie il consenso di tutto il centrosinistra, ma anche  attestati di stima e voglia di confronto da parte delle forze di centro non allineate con il probabile asse Lega-PdL. Nato a Busto e residente da sempre nella sua città, ha svolto la propria attività lavorativa e politica prevalentemente fuori dai confini della stessa. Se alcuni problemi dell’ordinaria amministrazione gli sono meno noti, lo sguardo però è ampio, più aperto a dinamiche di rete e rapporti sovracomunali che la città più grande per numero di abitanti della provincia può e deve ricostruire. Chi è Carlo Stelluti? Già segretario provinciale della Cisl di Milano, poi  deputato dell’Ulivo nella XIII° legislatura – dove fa parte della Commissione Lavoro pubblico e privato ed è segretario della Commissione Bicamerale di Controllo degli Enti Gestori dei Fondi di Previdenza. Nel 2001 è componente della Presidenza provinciale delle Acli di Milano con l’incarico di coordinatore dell’ufficio studi. Nel 2005 ricopre la carica di Sindaco nel comune di Bollate, eletto al primo turno col 55% dei voti nella coalizione di centro sinistra. Nel 2010 non viene rieletto, per una manciata di voti, dopo essersi opposto ai tentativi di infiltrazioni mafiose all’interno dell’amministrazione. Comportamento che gli è valso il plauso del magistrato Ilda BOCCASSINI, titolare delle indagini. Diventa ufficialmente il candidato sindaco a Busto lo scorso dicembre, unendo tutti intorno al suo nome. Dopo quasi vent’anni stop alle rincorse dell’ultimo momento. Alle aggregazioni forzate. Ai cittadini il PD aveva promesso che stavolta avremmo scelto per tempo, e le promesse si mantengono. Entro la prima settimana di febbraio il programma, dopo un confronto sereno fra le forze politiche, si chiuderà, e Stelluti farà il punto della situazione. Il valore dell’alternanza è declinato avendo come riferimento il perno del progetto, la visione di una città altra nel modo di rapportarsi ai problemi. Busto dovrà riprendersi il ruolo di territorio a vocazione industriale, guidata da parole chiave come  innovazione e tecnologia, da rendere concrete. Per raggiungere l’obiettivo, si dovrà smontare un sistema familistico clientelare che mortifica le professionalità e l’idealità, in particolare delle giovani generazioni e delle donne. Poi abbattere i campanilismi, che impoveriscono le comunità locali, sostituendo la competizione deteriore alla solidarietà e alla valorizzazione delle diversità. Ancora, coniugare  l’azione amministrativa con i principi di legalità,  trasparenza,  partecipazione dei cittadini e delle associazioni alle decisioni sulle scelte fondamentali. Praticare la questione morale. Un progetto ambizioso? Certo, ma qual è la forza di Carlo Stelluti, uomo e politico? Quella di chi sa da dove viene, e dove vuole andare. Con la calma, la lucidità e la fermezza di una persona che ha già costruito molto. Per tutti i cittadini, una battaglia degna di vincere. Per noi, un candidato che ci rende ambiziosi.

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Da Varese a Milano centrale col treno: si può fare

E’ trascorso un mese dalla partenza dei primi treni tra Milano Centrale e Malpensa. Un avvio in grande stile (con 51 corse giornaliere) che finalmente -con un ritardo di vent’anni circa- collega il principale aeroporto del Nord con la principale stazione ferroviaria del Nord.
L’avvio di questo nuovo servizio evidenzia anche un aspetto positivo e non secondario nell’annoso problema dei collegamenti tra la Provincia di Varese e Milano Centrale: la capacità della più grande stazione milanese di ricevere e fare partire nuovi treni. Addirittura 51 in più, da un giorno all’altro.
Non era affatto scontato che ciò potesse accadere, soprattutto dopo le dichiarazioni rilasciate dall’assessore regionale Raffaele Cattaneo alla stampa locale il 27 settembre scorso quando, in risposta alla nostra proposta di collegamenti diretti tra Varese e Milano Centrale, disse che “al P.D. sono a dir poco originali: molto democratici, ma poco ferrovieri”, perché “quello dell’ingresso dei treni in Centrale non è un problema di costi, ma di limitata disponibilità di slot” (dove per “slot” bisogna intendere le “tracce” con cui ogni treno occupa i binari e le stazioni di R.F.I.).
La domanda, a questo punto, sorge spontanea: ma perché Regione Lombardia, R.F.I. e T.L.N. non sono ancora riusciti a trovare poche tracce ( 6? 8?) per altrettanti treni da Milano Centrale a Varese e viceversa -come da tempo chiede il Partito Democratico- quando se ne sono rese disponibili da un giorno all’altro ben 51 per il collegamento con Malpensa?
La domanda è rivolta proprio a Regione Lombardia. Sì, perché T.L.N. (come, prima ancora, Trenitalia e Le Nord separatamente) ha dimostrato di essere in grado di adeguarsi anche in tempi brevissimi alle nuove domande di mobilità che il territorio pone ma che solo Regione Lombardia può “pretendere” : ne è un esempio la bella notizia di nuove fermate a Busto Arsizio e Saronno di alcuni treni della tratta Cadorna-Malpensa che fino al 12 gennaio scorso non fermavano in quelle due stazioni.
Regione Lombardia deve quindi spiegare qual è il motivo vero per cui Varese debba continuare ad essere l’unico capoluogo di provincia della Lombardia a non avere collegamenti diretti con Milano Centrale e perché solo la “città giardino” debba patire la presunta saturazione della più grande stazione ferroviaria milanese.
Tutti devono sapere che con zero euro circa di spesa (e da subito) si potrebbe prolungare di 7 o 8 minuti la corsa fino a Milano Centrale di qualcuno di quei treni che oggi, partendo ogni ora da Varese, si attestano a Milano Porta Garibaldi.
Formigoni e Cattaneo non possono rassegnarsi all’impossibilità (che non esiste) di un collegamento diretto con Milano Centrale, perché Varese non ha minori esigenze di mobilità di Lecco o di Sondrio o di qualsiasi altro capoluogo di provincia in Lombardia.
Una cosa è certa: noi non ci rassegniamo all’immobilismo della Regione, e su questo tema continueremo a dare battaglia.

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Il PD apre la partita per Varese

Lunedì 17 gennaio il PD della città di Varese apre il cantiere per costruire un programma per una Varese più coesa, più aperta, meno timorosa del futuro.

Sala gremita e molti cittadini in piedi al Convitto De Filippi, per la presentazione della bozza del programma elettorale per le prossime elezioni amministrative in città.

Il Pd si è messo in gioco per la Città nel modo più trasparente e più chiaro possibile.
Lo ha fatto presentando una proposta di programma aperta, una bozza da discutere e arricchire, chiedendo a tutti di dare dei suggerimenti e di fare delle proposte.
A spiegare questo metodo fondato sulla partecipazione vera è stato il segretario cittadino Roberto Molinari, mentre ad introdurre i contenuti della bozza e a guidare il dibattito ci ha pensato il capogruppo Emiliano Cacioppo.
Linee guida del documento sono l’idea di una città aperta, che si scrolli di dosso la stanchezza e la chiusura che 20 anni di leghismo le hanno cucito addosso.
Punti focali l’Università, le politiche educative, le politiche sociali, la cultura, lo sport, il territorio e la mobilità.
Dopo questo incontro, i quattro circoli di Varese organizzeranno nei quartieri e nelle castellanze della città delle assemblee pubbliche per raccogliere le idee di ogni singolo cittadino che vorrà affrire la sua partecipazione.
Contemporaneamente saranno distribuiti – in parte questo sta già avvenendo – ventimila questionari per sondare gli umori e i desideri dei varesini.
E, in ultimo, cinque “forum tematici” dedicati ad altrettanti temi amministrativi da svolgersi con le associazioni e con gli operatori dei diversi settori sensibili di discussione.
Accanto a queste iniziative pubbliche, a circa duecento opinion leader della città, sarà inviata la bozza del programma per creare un “movimento” di opinione e di discussione anche tra chi, la politica, tende a “giudicarla”, ma non ad impegnarvisi.

Il segretario cittadino Molinari così commenta questo progetto: “Noi crediamo che questo sforzo per fare “partecipare” alla stesura del programma sia il sintomo di un partito che crede nella partecipazione e che si attiva affinché questa parola non sia solo uno slogan vuoto, ma sia concretizzato da scelte reali e fattive.
Siamo degli inguaribili romantici? Forse si. Ma è bene che tra chi vende sogni e chi giudica la politica solo attraverso la lente del pragmatismo ci sia anche chi, come noi, affetti da romanticismo, agisce pensando che i sogni devono potere divenire concreto vivere quotidiano e la politica serve anche a questo.”

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