IMU: il PD varesino a fianco dei Comuni

IMU: IL PD VARESINO A FIANCO DEI COMUNI SENZA DEMAGOGIA E PER UNA VERA AUTONOMIA FISCALE

Il PD, con il segretario Bersani, propone di attenuare e affiancare all’Imu un’imposta patrimoniale sui grandi patrimoni per ridistribuire meglio il carico. Il PD sa bene che quello dell’IMU è un carico pesante che i Comun i sono costretti a mettere in carico ai cittadini e alle imprese. Un carico aggravato dalla grave crisi economica che vivono le famiglie. L’IMU deve avere solo la funzione di garantire ai Comuni entrate autonome, a misura delle loro funzioni: questa è l’ autonomia fiscale prevista in Costituzione. Lo Stato provveda ai suoi bisogni con misure distinte e soprattutto con la lotta all’evasione. Le posizioni che abbiamo sostenuto come PD sulla riforma delle Province e sul riordino e la eliminazione di enti intermedi per una reale riduzione della spesa pubblica ci consentono di stare con coerenza in difesa dei Comuni e delle loro richieste, per cambiare l’IMU e per la modifica del patto di stabilità, che consenta di liberare risorse per pagare le imprese creditrici ed aiutare l’economia reale.

ALLA LEGA DICIAMO: NON SPECULI SUI SACRIFICI DOVUTI AL SUO FALLIMENTO

 Detto questo non possiamo tacere una ferma risposta alla manovra puramente propagandistica e priva di qualsiasi credibilità della Lega Nord. Una manovra intollerabile ove si pensi che le attuali misure che la Lega strumentalizza nascono proprio dal rischio fallimento del Paese provocato dal governo Berlusconi-Lega”. Chi ha bruciato 2 miliardi per Alitalia, senza rilanciare Malpensa, impedito l’election day e aperto i ministeri fantasma a Monza, non parli di risparmi né di tagli mancati. Così come in passato si vede già in queste ore che dietro alle parole dei dirigenti leghisti, c’è solo il NULLA. Quelle della Lega sono proposte impraticabili anche i sindaci della Lega Nord sanno benissimo qual e’ la situazione. Basta leggere i giornali su quel che accade in casa leghista per capire che il Carroccio mira solo a nascondere i propri guai e la mancanza di una proposta seria per il Nord.

PD – FEDERAZIONE VARESE

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I conti del PD sono in equilibrio, senza tesoretti né debiti

Devo qualche parola di rassicurazione a tutti, compresi coloro che scrivono sui giornali populisti Il Fatto, Libero e Il Giornale. Il Pd non è in bancarotta. I 43 milioni di disavanzo del Pd (conto economico 2010) che tanto scandalizzano Padellaro, Bechis e compagnia, derivano esclusivamente dal criterio seguito nella contabilizzazione dei rimborsi elettorali (la competenza economica).

In termini di cassa, i conti del Pd sono in equilibrio, senza tesoretti nè debiti. Colpa mia, per carità: evidentemente le 7 telefonate con la giornalista de Il Fatto e la mail di chiarimento inviatale non erano sufficienti. Vero è invece che il Pd utilizza tutte le proprie entrate per fare politica e che i rimborsi elettorali – che vogliamo riformare – ne sono una componente essenziale. A differenza di altri, non compriamo oro o diamanti, non pasteggiamo con caviale e champagne, non investiamo in Tanzania.

Semplicemente, siamo il Partito Democratico. Un difetto insopportabile, a quanto pare, per i demagoghi di destra e di sinistra.

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Riforma del mercato del lavoro. Intervista a Stefano Fassina

Fassina, il governo sta studiando correttivi alla riforma dell`articolo 18 che affidano ai giudici il compito di smascherare le discriminazioni. Il Pd cosa ne pensa?

 «Le anticipazioni sono piuttosto fumose. Ma il punto è sempre lo stesso, cioè la possibilità di reintegro nel caso di licenziamento illegittimo. Se inoltre si pensa di applicare la revisione dell`articolo 18 solo ai neo assunti, è inaccettabile. Sarebbe profondamente contraddittorio proprio da parte di chi come Fornero e Monti, hanno indicato nella discriminazione dei giovani il problema fondamentale da risolvere. Gli interventi sul mercato devono essere ispirati a principi universalistici».

Dov`è il punto di mediazione, quindi? I Democratici a cosa mirano?

«Alla previsione, ripeto, del reintegro in caso di licenziamento illegittimo per motivi economici. E’ davvero contraddittorio da parte del governo sostenere da un lato che l`intervento sull`articolo 18 eviterà abusi, e proporre una misura che è di fatto una sollecitazione per l`impresa ad abusare di licenziamenti per motivi economici. Depotenziando la sanzione, si sta dicendo all`impresa che può liberarsi di forza lavoro. Non lo avrei condiviso, ma sarebbe stata molto più coerente la soluzione scelta dal conservatore Rajoy in Spagna, e cioè ampliare le fattispecie in base alle quali l`impresa può ricorrere al licenziamento individuale per morivi economici. Almeno la sanzione rimane la stessa, il reintegro».

 Sul “no al reintegro” farete le barricate?

«È una strada non percorribile, perché si apre al licenziamento arbitrario, lo legittima. La via da prendere è quella che va verso Berlino e non verso Madrid».

Il clima tra il Pd e il governo si sta svelenendo?

«Bersani è stato chiaro quando ha indicato la necessità di abbassare i toni. Siamo rimasti sorpresi dalle parole del presidente Monti dal Giappone. Continuiamo a non capire questa insistenza sulle virtù miracolistiche dell`eliminazione del reintegro. Il professor Monti farebbe un servizio utile al paese se fornisse una bibliografia dove trovare dati o correlazioni robuste tra l`eliminazione del reintegro nel posto di lavoro e l`afflusso di investimenti. Sembra piuttosto fantasioso che gli imprenditori cinesi o giapponesi siano in attesa di capire se c`è o no la possibilità di reintegro per riversare fiumi di investimenti in Italia».

Questo è uno degli argomenti.

«E diventato un mantra, infondato. Gli investimenti non si fanno in Italia per i problemi della pubblica amministrazione, per il peso del fisco, per l`assenza di infrastrutture, per il malfunzionamento della giustizia, per la presenza della criminalità. Dobbiamo decidere se le sfide dell`innovazione si affrontano attraverso un patto tra impresa e lavoro oppure ci si illude di poter continuare a svalutare il lavoro come via per la crescita».

Fornero si dice amareggiata.

«Anche noi lo siamo molto. C`era la disponibilità da parte di tutti i sindacati, anche della Cgil, attorno al modello tedesco, ma il governo non ha voluto coglierla».

Tratto da  G. Casadio, La Repubblica, 30 marzo 2012

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Tolosa: ciascuno deve fare la propria parte

In queste ore, l’Europa è in lutto per il terribile crimine alla scuola ebraica di Tolosa e piange vittime che non sono solo Francesi o Israeliane, ma sono nostri fratelli e sorelle Europei e cittadini del mondo.
E’ giusto riflettere ancora e sempre sul pericolo che rappresentano l’odio razzista e antisemita e tutte le culture integraliste e fondamentaliste.
Bene ha fatto il ministro Profumo a chiedere alle nostre scuole di osservare domani un minuto di silenzio.
Gesti folli come quello di Tolosa ieri,  quello di Utoya la scorsa estate o episodi di intolleranza,  anche quando meno cruenti, ma non meno esecrabili, rimandano alla necessità di una riflessione profonda sullo stato dei valori della nostra civiltà, cui l’intera umanità guarda come esempio da seguire.
Ciascuno deve fare la propria parte: la politica, le istituzioni, la scuola, la cultura, i mass media.
Tutti devono sentire la responsabilità di costruire una società migliore e più sicura per tutti in ogni situazione.
Pd Varese   
Mercoledì 21 Marzo 2012 09:19
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Non si mortifichi la dignità del paziente

Dal 1° marzo è partita in tutta la Regione Lombardia “l’operazione trasparenza” che obbliga a comunicare ai pazienti i costi delle attività di ricovero e ambulatoriali. Ciò avrebbe in teoria  lo scopo di responsabilizzare medici e pazienti in una operazione di ‘trasparenza’ sulle spese sostenute .

In verità, come già sottolineato dal Partito Democratico regionale, si tratta  di una trasparenza a senso unico, in quanto, nel caso del trattamento ambulatoriale, il cittadino riceverà le informazioni annunciate solo relativamente alle prestazioni per le quali paga  una somma inferiore al costo dell’esame; ma nel 75% dei casi, vale a dire quando paga una prestazione più di quanto costa, non avrà il diritto di sapere quanto è costata effettivamente la prestazione che gli è stata erogata.

Perciò, come Partito Democratico Varesino, chiediamo che l’informazione sul costo reale della prestazione ambulatoriale sia data anche quando esso sia inferiore al ticket pagato.

Per quanto riguarda i ricoveri va detto che il costo comunicato è solo una stima approssimativa e non corrispondente all’esatta somma delle prestazioni erogate al paziente.

Inoltre, per molte persone, in cui la malattia ha lasciato importanti conseguenze dal punto di vista fisico, psichico e sociale, la comunicazione dei costi del ricovero rischia di diventare un ulteriore elemento negativo e colpevolizzante, in quanto interpretabile come l’evidenza del “peso” del cittadino sulla società o, peggio ancora, come un monito alla limitazione delle cure.

Come Partito Democratico della Provincia di Varese, crediamo quindi che tali iniziative non solo non siano utili a limitare gli sprechi, ma addirittura rischino di essere anche dannose nei confronti del paziente.

Siamo infatti convinti che non si può dimenticare il principio guida di ogni pratica di cura e di assistenza: la centralità della persona. Il momento delicatissimo della conclusione, anche momentanea, di un trattamento, può non coincidere con la fine della cura  necessaria. In questa fase, l’attenzione al paziente, alla sua condizione  fisica, psichica, familiare e sociale è della massima importanza.  Ben più dell’assolvimento di un obbligo burocratico-contabile di dubbia utilità.

Perciò la comunicazione dei costi del ricovero non deve diventare un ulteriore elemento di stress o di preoccupazione per il cittadino.

Il paziente deve sentire che la comunità e il servizio pubblico gli sono vicino, che egli non è un ‘peso’ sulla società né deve temere alcuna limitazione delle cure cui ha diritto.

Auspichiamo quindi che la Giunta regionale, pur nella gravità della condizione economica che il Paese sta attraversando, non dimentichi che le cure offerte al malato sono un diritto inalienabile e pertanto non deve passare il messaggio che venga privilegiata una visione meramente funzionale all’aspetto economico.

                                                           La Segreteria del Partito Democratico della Provincia di Varese

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Lavoro. Bersani: ottimista sull’accordo

“Mi pare che in queste ultime 48 ore” ci sia “da parte di tutti quelli che sono seduti al tavolo, a cominciare dal governo” una maggiore “consapevolezza che il Paese è nei guai e che si debba cercare un progetto comune”. E’ quanto ha affermato il segretario del Pd, Pier Luigi Bersani, a margine di un incontro del Pd bolognese sul lavoro, mostrandosi fiducioso su una possibile intesa per la riforma del lavoro. In tema di lavoro, l’articolo 18 non è il problema principale, “c’è da aggiustarne la gestione” ma non è opportuno mettere al centro un tema che è a margine” della discussione sul lavoro. “Non è questo il problema – ha osservato riferendosi all’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori – c’è da aggiustarne la gestione, credo che sia un tema che si può affrontare ma non mettiamo al centro un tema che è a margine del tema del lavoro perché, altrimenti, non si può più discutere dei problemi veri”. Per affrontare un cambiamento nel sistema degli ammortizzatori sociali “ci vuole un progress e ci vuole anche un quadro di risorse certo sennò non ci crede nessuno: le cose non si fanno con i fichi secchi altrimenti non ci crede neanche l’Europa”. “E’ evidente che ci vuole un progress – ha replicato a chi gli chiedeva un commento sull’ipotesi di una proroga al 2017 della riforma degli ammortizzatori sociali – quando si passa da un sistema ad un altro. Bisogna organizzare un’evoluzione del sistema degli ammortizzatori in modo che non siano indeboliti ma siano migliorati e questo richiede un arco di tempo”. Riflettendo sul tema del lavoro, il segretario del Pd ha, poi, sottolineato come la questione della precarietà ha indebolito il sistema del lavoro stesso. “Qui – ha puntualizzato – bisogna mettere assolutamente un rimedio. Vogliamo fare come la Germania, visto che dobbiamo fare gli esami? Allora io mi chiedo se risulti a qualcuno che in Germania ci sono 46 tipi di contratto. E non si dica che in Germania non ci sono tutele per i lavoratori contro le discriminazioni”. Sul tema del lavoro, non ci sono divisioni all’interno del Pd, “il punto è che ne discutiamo solo noi e per questo sembra sempre che noi abbiamo dei problemi”. “Il Pd ha le sue proposte precise in Parlamento. Nel Pd c’è libertà di parola – ha argomentato – ed è l’unico partito che ha presentato proposte precise sul lavoro quindi quando arriveranno le norme del Governo sapremo come confrontarle perché noi abbiamo le nostre proposte che non toccano l’articolo 18, ma toccano la precarietà, gli ammortizzatori sociali, gli incentivi per l’occupazione femminile e come dare un po’ di lavoro”. “Di questo ci siamo ampiamente occupati negli organismi dirigenti, nelle nostre assemblee. Il punto è che ne discutiamo solo noi e per questo sembra sempre che noi abbiamo dei problemi”. Capitolo Liberalizzazioni Sul tema delle liberalizzazioni “io vorrei che il governo si mettesse con chi vuole rafforzarle”. “Ci sono tantissime frenate – ha osservato – ma ci sono anche tantissime accelerate e quindi non si può mettere tutto nel mucchio. Credo che anche il governo, se c’è una proposta che rafforza la sua stessa norma debba guardarla con un occhio interessato”. Secondo il segretario del Pd “in queste ore in Commissione vengono contrastati emendamenti a rafforzare e non a indebolire le liberalizzazioni. Questo sta succedendo in Commissione: c’è chi vuole indebolire, c’è chi vuole rafforzare. Io – ha ribadito – amerei che il Governo si mettesse con chi vuole rafforzare”.

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Il PD a fianco dei lavoratori

Stefano Fassina, responsabile economico del Partito Democratico non usa giri di parole, conosce la linea ufficiale del partito sui temi economici e ne snocciola i punti salienti con sicurezza, anche su quelli che hanno fatto più discutere all’interno del Pd. E dalla platea varesina viene applaudito, molto. Formazione bocconiana, collaboratore del governo ai tempi di Ciampi e del Fondo Monetario Internazionale per 5 anni fino al 2005. Eppure al collegio De Filippi, dove il Pd ha concluso un’intera giornata dedicata al lavoro, gli applausi più calorosi li ha strappati anche dai dirigenti della Cgil. Le domande del pubblico avevano posto sul tavolo i temi più spinosi: la proposta Ichino, il comportamento della Fiat di Sergio Marchionne e il Governo Monti. Fassina non le ha evase e le ha affrontate con il merito della chiarezza. Cappello iniziale sul quale ha poggiato i suoi ragionamenti è un’analisi di sistema sulla politica economica Europea: «Chiariamo che la quantità e la qualità del lavoro c’entrano più con lo sviluppo che con le regole del lavoro, perché con la crescita è più facile scrivere regole eque – ha spiegato Fassina -. Quindi la questione fondamentale che poniamo è quella dello sviluppo». Uno sviluppo da non inseguire a costo di spaccare la tenuta sociale, «ci hanno sempre parlato di flessibilità come ricetta per la crescita. Veniva posto come modello quello degli Stati Uniti, che crescevano grazie all’indebitamento e che ora ha fatto emergere tutti i suoi disastri. Noi non usciremo da questa situazione se non cambia la politica economica dell’Europa. Se rimane concentrata sull‘austerità della Finanza pubblica porterà tanti guai». Tesi diversa dalle politiche del Governo Monti, sul quale Fassina ha più volte alzato la voce anche all’interno del partito: «fermo restando il nostro sincero sostegno a Monti dobbiamo cercare di invertire la rotta su alcune rigidità di questa politica economica». Proposta Ichino sul lavoro: «Nel Partito Democratico quella proposta non c’è – ha spiegato Fassina -. C’è invece la proposta del Partito Democratico che è diversa. La nostra posizione è che se non c’é sviluppo non c’é lavoro, fermi restando i diritti dei lavoratori. In Italia i contratti precari sono così diffusi perché quei tipi di contratti costano meno, nessun Paese in Europa ha la precarietà che costa meno della stabilità. Noi vogliamo disboscare la jungla delle riforme contrattuali e potenziare un canale di ingresso dei giovani al lavoro stabile. Potrebbe essere un contratto prevalente caratterizzato da un periodo formativo iniziale che costi meno e poi incentivi per la stabilizzazione a tempo indeterminato. Puntiamo anche all’introduzione di una retribuzione oraria minima e alla riforma degli ammortizzatori sociali, perché oggi chi perde un contratto ed è un precario non ha nulla. Bisogna introdurre un’indennità di disoccupazione con carattere universale da affiancare alle casse integrazioni». Sul lavoro servono anche nuove sperimentazioni: «serve democrazia economica – spiega Fassina -: nelle aziende si posso pensare delle forme di partecipazione delle rappresentanze dei lavoratori alle governance delle aziende, come avviene in Germania». La Fiat di Sergio Marchionne: «la vicenda Fiat ha avuto conseguenze che vanno oltre l’azienda stessa. Ha creato un problema di rappresentanza dei lavoratori molto pericoloso escludendo i sindacati che non hanno firmato il suo accordo». Equità retributiva e articolo 18:«oggi chi difende l’articolo 18 viene accusato di difendere i lavoratori ipergarantiti a scapito dei precari. Il concetto è sbagliato di principio, possiamo considerare ipergarantiti lavoratori che guadagnano 1200 euro al mese in una vita di lavoro in fabbrica? O ipergarantiti sono quei manager come l’amministratore della Fiat Marchionne che, in un solo anno di retribuzione, si è portato a casa più di tutti i suoi operai messi insieme? Un sistema così squilibrato dove pochi guadagnano tantissimo non funziona. Si inceppa il meccanismo».

tratto da Varesenews 7/02/2012

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Stagisti, tirocinanti e praticanti: dal PD tre proposte a precarietà zero

Campagna precarietà zero
L’economia ristagna, la disoccupazione giovanile a livelli da record ormai tocca un ragazzo su tre. Sono 1.400.000 i lavoratori atipici, 2.500.000 quelli a tempo determinato e in somministrazione, 500.000 gli stagisti e 400.000 le false partite IVA che nascondono altri lavori. 
Numeri a fronte dei quali il PD risponde con il progetto PRECARIETA’ ZERO, una proposta di legge per regolare il tirocinio, gli stage e la pratica professionale   di Cesare Damiano, primo firmatario, insieme con il responsabile economia e lavoro  del Pd Stefano Fassina, il segretario dei GD Fausto Raciti.Per impedire che i periodi di formazione siano usati dalle aziende per coprire gratis buchi di organico, la proposta prevede che i tirocini non possano durare più di 9 mesi, che non possano essere usati per sostituire personale, che siano vietate attività manuali.
Agli stagisti deve essere riconosciuta una borsa di studio che sia pari almeno al 30% dello stipendio di un lavoratore del settore e comunque non meno di 400 euro al mese, più le spese di trasporto, i buoni pasto e l’assicurazione infortuni. 
Per Fassina “questo è un pezzo importante di una strategia per combattere la precarietà. Con un’economia stagnante il mercato del lavoro soffre e a soffrire maggiormente sono i più deboli, la nostra proposta vuole essere uno stimolo per le aziende a migliorare la qualità degli investimenti, mentre oggi la competizione e’ soprattutto sul costo del lavoro”. Anche per questo si propongono forti agevolazioni contributive per chi assume gli stagisti, perché è anche per risparmiare siamo arrivati alle cifre di oggi: “Ogni anno in Italia si fanno 500mila stage, una cifra impressionante, in alcuni casi aprono le porte al mondo del lavoro, in altri chi li frequenta viene utilizzato come un dipendente. Noi non vogliamo creare una nuova modalità di lavoro, ma impedire un uso distorto degli stage”. 
La proposta di legge prevede, poi, di istituire il contratto di tirocinio, in cui sono riportati il progetto formativo e le condizioni dello stage, da comunicare al sindacato. Violazioni gravi del contratto comportano la trasformazione del tirocinio in un rapporto di lavoro a tempo indeterminato. 
La proposta mira a regolamentare anche la pratica professionale, con un contratto di praticantato e compenso equo, destinata ai 300mila praticanti che devono sostenere ogni anno esami di stato.
“Per garantire un duraturo rilancio economico e sociale, il mondo del lavoro di oggi deve mettere in primo piano, -sostiene Fausto Raciti- anche la necessità di un nuovo sistema delle opportunità: avere forme di tirocinio e formazione al lavoro corrette ed efficaci, dare sostegno alla regolarità e stabilizzazione del lavoro; dare riconoscimento sociale alla propria identità lavorativa; sostenere i percorsi di formazione continua; incentivare l’accesso e l’avvio alla professione anche quando non sia nell’ambito delle professioni tradizionali; avere specifiche reti di protezione sociale dentro e fuori dal lavoro a prescindere dalla modalità d’impiego”.
I DATI . I cambiamenti avvenuti negli ultimi 25 anni nel mercato del lavoro italiano hanno prodotto. Il tasso di occupazione italiano oggi è pari al 56,7%, tra i più bassi d’Europa. I disoccupati sono 2.145 mila e la disoccupazione giovanile arriva al record di 29,4%. Un risultato che, prima ancora della crisi, va attribuito alle (non) scelte di competitività delle imprese e alle (mancate) strategie politiche, anche a fronte della “pressione globale”. La flessibilità insicura e insufficientemente regolata ha prodotto delle pesanti ricadute sulle persone e sulle famiglie, sempre più arrese all’assenza di prospettive professionali e di vita, con inevitabili effetti negativi sull’economia e sulla produttività dell’intero sistema-Italia.
I NOSTRI OBIETTIVI. Per garantire una maggiore e migliore occupazione occorrono politiche economiche, industriali, fiscali e sociali “incisive” su cui, purtroppo, il nostro paese, attualmente, non può contare, ma che il PD ha elaborato, proposto e intende rilanciare con forza.
Per garantire uno slancio duraturo bisogna rispondere ad un mondo del lavoro che pone in primo piano la necessità di un nuovo sistema delle opportunità: avere forme di tirocinio e formazione al lavoro corrette ed efficaci; dare sostegno alla regolarità e stabilizzazione del lavoro; dare riconoscimento sociale alla propria identità lavorativa; sostenere i percorsi di formazione continua; incentivare l’accesso e l’avvio alla professione anche quando non sia nell’ambito delle professioni tradizionali; avere specifiche reti di protezione sociale dentro e fuori il lavoro, a prescindere dalla modalità d’impiego.  
 
Per questo riteniamo indispensabile andare oltre la precarietà e immaginare la qualità del lavoro che vogliamo per i prossimi anni. E lo vogliamo fare con una proposta equilibrata, credibile, di forte riunificazione del lavoro. Una proposta capace di parlare alle nuove generazioni, al lavoro, alle imprese e, in generale, al paese.
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Fontana-Binelli: a Varese va in scena la commedia degli equivoci

 Nel teatrino della politica leghista varesina alle prese con il progetto del nuovo teatro va in scena la commedia degli equivoci. Protagonisti in ordine di apparizione il sindaco Attilio Fontana e il “suo” assessore all’Urbanistica Fabio Binelli.

 Chiamati dal Partito democratico a chiarire lo “stato dell’arte” del progetto che secondo il PD è inattuabile, in mancanza del Piano di governo del territorio, senza un accordo di programma con la Regione, il primo (il sindaco Fontana) ha detto che la Regione ha già dato parere positivo mentre il secondo (l’assessore Binelli) lo ha smentito, dando ragione al PD, pur affermando che i tempi saranno meno lunghi (già, ma quanto meno lunghi?) di quelli da noi paventati.

Questo episodio dimostra che  il sindaco e l’assessore più importante della sua Giunta non parlano tra loro e, se lo fanno, ciò avviene solo sulle pagine dei giornali. Così, Fontana non viene aggiornato sui problemi dell’Urbanistica e Binelli continua a fuggire di fronte alla sua grave responsabilità: la mancata approvazione del Piano di governo del territorio.

 Il sindaco Fontana e l’assessore Binelli non hanno esitato a sostenere, per mesi, che tutto era a posto e che l’intervento in piazza Repubblica sarebbe avvenuto con la massima celerità, perché la costruzione del teatro, per questa Giunta, era la priorità delle priorità.

 Ora si scopre che non è così. Che hanno sbagliato procedura. Che devono fare ancora, perché, ad oggi, non esiste, un accordo con la Regione. Che non sono in grado di dare tempi certi.

 Nel merito del progetto (che oltre al teatro prevede ventimila metri quadri destinati ad abitazioni, oltre diecimila destinati al commercio e 2.559 metri quadri destinati ad uffici), il Partito democratico si riserva di entrare al momento opportuno.

 Per ora, sottolineiamo, ancora una volta, che l’assessore Binelli è responsabile della mancata approvazione del PGT, fatto che impedisce una seria programmazione urbanistica della città.

A questo punto, chiediamo al sindaco Fontana di assumersi la responsabilità politica dell’immobilismo e del fallimento del suo assessore.

 Altro che cento giorni per realizzare la priorità delle priorità! Dopo sei anni di nulla, infatti, la città, purtroppo, è ancora ferma.

 Varese, 29 novembre 2011

 Roberto Molinari

Segretario cittadino PD Varese

 Fabrizio Mirabelli

Capogruppo PD Varese

 Andrea Civati

Consigliere comunale Varese - Componente Commissione Urbanistica

 

 

 

 

 

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Il PD riempie piazza San Giovanni. Bersani: “Pronti a governare l’Italia”

 

ROMA – Dopo le violenze del 15 ottobre, piazza San Giovanni torna a riempirsi di gente. Ma, stavolta, è una folla pacifica e colorata. E’ il popolo del Pd quello chiamato a raccolta dal segretario Pier Luigi Bersani. Un popolo che sventola bandiere tricolori, che brandisce la Costituzione come un vessillo intoccabile. Un popolo che vive la crisi con il fiato sospeso, che guarda con apprensione, attesa e speranza a palazzo Chigi e a un Berlusconi sempre più in bilico. Bersani, dal palco, tocca il tasto dell’orgoglio democratico, lancia un patto tra progressisti e moderati “per una legislatura di ricostruzione”, chiede che gli italiani mettano il Pd alla prova del governo (“dimostreremo di saper essere quel partito riformista e di governo che l’italia aspetta e non rifaremo gli errori dell’Unione”). Prima però c’è “una vecchia pratica” da sbrigare: ” Berlusconi deve andare a casa, o ci va da solo o ce lo manderemo noi o in Parlamento o alle elezioni”. Ma c’è una cosa che Bersani fa capire chiaramente: non basterà sostituire il Cavaliere perchè il Paese va letteralmente ricostruito, sul piano economico, sociale, politico e morale. 

La piazza. Ad ascoltare il segretario sono arrivati in tantissimi. La piazza è gremita da centinaia di migliaia di persone. Tanti i partecipanti anche da Varese. “Per il governo siamo pronti” dice Mario da Perugia. Si respira un’aria di cambiamento in piazza. “Il governo è arrivato alla fine – dice Giovanni, 45enne di Varese – Questa manifestazione è una speranza per ridare forza all’Italia”. E dopo? “Va bene chiunque – ironizza Anna da Milano – anche Ficarra e Picone”. “Ci siamo, ci siamo – ragiona Pierangelo da Venezia – anche a prescindere da noi. E dopo elezioni subito, anche con l’Udc al fianco”. Valeria ha 65 anni e viene da Sondrio: “Ho paura che Berlusconi resista”. Accanto a lei Martina anche lei da Sondrio: “Secondo me il premier non arriva a Natale ma anche quando cadrà i problemi non saranno finiti. Il berlusconismo si è insinuato nel Paese e lo conseguenze saranno pesanti”. Elena ha 25 anni e viene da Mantova: “Dovrebbe essere la volta buona, siamo al fondo”. Lapidaria invece Sara da Certaldo: “Elezioni subito e mai con Casini”. Accanto a lei Yuri, invece, punta su un governo di transizione e per il futuro chiede un nuovo nome che guidi il centrosinistra.

Gli interventi.
Sul maxischermo partono le immagini di Berlusconi che nega la crisi economica. La piazza ha un fremito. L’urlo “vergogna” si alza prepotente. Parlano la portavoce dell’Alto Commissariato per i Rifugiati Onu, Laura Boldrini, il rappresentante della Dc cilena Videla e il segretario della Spd tedesca, Siegmar Gabriel. Sullo schermo scorre il videomessaggio del candidato all’Eliseo, Francois Hollande. Poi tocca a Roberto Vecchioni. Sciarpa arancione al colle, il cantautore milanese lascia da parte le cautele: “Quello che serve è un calcio in cuolo a Berlusconi. E diciamolo chiaro: no alle larghe intese e a cose del genere. Perchè questa maledetta notte dovrà pur finire”. Poi propone: “Chi non è berlusconiano giovedì indossi qualcosa di arancione”.

Il discorso di Bersani.
Bersani sale sul palco alle 16.30. Canta l’inno d’Italia, vede sventolare il mare di bandiere e poi attacca: “Tocca a noi ricostruire questo Paese, da tempo ripetiamo che tutti i Paesi più esposti a questa crisi avevano dato una risposta o cambiando il governo o anticipando le elezioni. Noi siamo sempre stati pronti a fare la nostra parte in entrambi i casi”. C’è, nelle parole del segretario democratico, la riaffermazione del ruolo del Pd. La rabbia di chi “non accetterà di essere escluso o di fare la ruota di scorta.  Lo diciamo anche a coloro che si sono illusi in questi anni che Berlusconi fosse comunque preferibile al centrosinistra; a coloro che ancora oggi perdono tempo a pensare che si possa oltrepassare Berlusconi e riprendere la nostra strada e il nostro volto nel mondo escludendo il partito Democratico o indebolendolo, o dividendolo. Vediamo bene le operazioni in corso. Vediamo la ricerca confusa di soluzioni che possano prescindere dal Pd o ridurlo a una ruota di scorta, a una salmeria”.

Quello che il segretario democratico disegna è un Paese in grado di cancellare il populismo, la destra “chiacchiere e distintivo”, il berlusconismo e la sua “bolla delle illusioni”. L’uomo solo al comando o la riforma della democrazia nel solco della Costituzione. Eccola la scelta. Perché quello del Cavaliere è un modello “che ci ha fatto precipitare nel fondo del pozzo perché non è in grado di decidere nulla, e alla fine il conto lo paghiamo tutti”. Quindi, spiega Bersani, “noi siamo pronti alla battaglia e stavolta il terreno lo imporremo noi”. “Basta con i salvatori della Patria, con il consenso che viene prima delle regole, il modello che vive sul nemico e sul capro espiatorio come il magistrato, il comunista, il terrone, l’immigrato, l’euro” continua il segretario.  Il futuro, scandisce Bersani, si basa sull’alleanza dei progressisti e dei moderati. Ovvero “un patto di governo per una legislatura di ricostruzione, per sostenere la riscossa del paese, per sconfiggere il rischio che viene dalla peggiore destra d’europa.

Bersani parla d’Europa, precariato, lavoro, fisco. Si indigna per il crollo della credibilità italiana in Europa, rivendicando lo spirito comunitario che ha sempre animato il nostro Paese. Elenca i problemi: “Poca crescita economica, finanza non in sicurezza, pubblica amministrazione che non gira, servizi fondamentali, dalla sanità alla scuola al trasporto pubblico in affanno, e diseguaglianze sociali tra Nord e Sud”. Il segretario disegna un’Italia basata su giustizia ed equità. Perché l’Italia “deve avere fiducia in se stessa e deve sapere la verità sulla situazione reale del Paese. Di favole si può morire”. Bersani chiede fiducia ma non nasconde le difficoltà: “Noi non raccontiamo favole, i problemio ci sono ma siamo pronti a lavorare per risolverli. E se sacrifici ci saranno vogliamo essere noi a deciderli”. Solo un accenno alle polemiche interne con Renzi: “Se ci chiamiamo Partito democratico vuol dire che non facciamo il verso al berlusconismo ma l’inverso del berlusconismo. E’ perchè consideriamo che la comunicazione sta alla politca come la finanza ell’economia: utili entrambe, buone, indispensabili: ma non possono prendere il comando”.

Alluvione. Il Pd fa partire una raccolta di fondi per le aree alluvionate. Dal palco parla Alessandra Rossi, assessore all’Ambiente delle Cinque terre: “Abbiamo voluto comunque essere qui con voi per la nostra Liguria e per lanciare un messaggio forte e chiaro: ricostruzione in nome del popolo italiano”.

Vendola e Di Pietro. “Per il centrosinistra tutto, per il nuovo Ulivo, per quanti sognano un’italia migliore oggi è davvero una bella giornata incoraggiante” commenta il leader Sel Nichi Vendola. Antonio Di Pietro, che in piazza c’era, motiva così la sua presenza: “Siamo qui per dire ai cittadini che c’è una classe politica in grado di interpretare i loro bisogni senza fare macelleria sociale”.

(da Matteo Tonelli, Il Tirreno, 5 novembre 2011)

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