La richiesta di maggiore autonomia è cosa seria

La richiesta di maggiore autonomia è cosa seria e non va buttata in caciara ai soli fini elettorali.

A distanza di qualche giorno, a  bocce  ferme, è opportuno fare il punto sul tema referendario della maggiore autonomia richiesta da Lombardia e Veneto in modo serio evitando le dichiarazioni da tifo calcistico fatte a caldo dai rispettivi fronti, spesso per marcare il territorio in vista delle prossime elezioni. Il tema è troppo importante per essere strumentalizzato o peggio distorto attribuendo significati più ampi rispetto agli stessi contenuti dei quesiti referendari.

Il referendum, non necessario e anche costoso, ha avuto una buona partecipazione, molto alta in Veneto e meno in Lombardia, ed ha confermato la richiesta di maggiore autonomia dei cittadini interessati. Richiesta legittima di una parte del paese che produce, rispetta gli impegni e pretende di potersi gestire al meglio. C’è anche un segnale preoccupante non tanto sotterraneo, che va controllato, di una crisi che morde anche al Nord e suscita segnali di ribellione verso il centro, verso l’imposizione fiscale sentita come oppressione. Una voce che va ascoltata, più equità è necessaria, ma sarebbe pericoloso lisciare il pelo a tendenze separatiste. Da soli non si va da nessuna parte.

Adesso finalmente la Lombardia ha deciso di aprire la trattativa con il governo per l’attribuzione di maggiori competenze e deleghe. Un percorso che va seguito ed aiutato, sia i rappresentanti del Partito Democratico in regione che il Sindaco di Bergamo Gori sono in prima linea per supportare il percorso legittimo, onesto e trasparente.

Da sottolineare la misura e la competenza del presidente del Consiglio aperto alla trattativa, che ha riportato tutti con i piedi per terra su una discussione seria “Il Governo è pronto a un confronto di merito con le regioni su queste funzioni – ha detto Gentiloni – per avere regioni più efficienti. E questo è possibile anzi è probabile”.
Apertura quindi nel rispetto della Costituzione, si parla di funzioni e competenze aggiuntive non di nuovi statuti speciali; si parla di come far funzionare meglio i territori premiando le virtuosità non di mettere in discussione l’Unità del Paese. Non abbiamo bisogno di ulteriori lacerazioni sociali ma di ricostruire un tessuto compromesso dalla crisi.

Trattandosi di trattativa è necessario parlare con il Governo e raggiungere un’intesa che poi dovrà essere recepita dal parlamento – un percorso lungo che o sarà condiviso oppure rischierà di interrompersi sul nascere.

Se tutto andrà bene la Lombardia avrà più materie da gestire ed i relativi fondi, fondi che non spenderà lo stato centrale in un bilancio positivo per tutti. Bisogna essere però chiari con i cittadini, questo non riguarda la materia fiscale e il famoso residuo dei 50 miliardi fantasticato da Maroni. Buttare la palla in avanti nel tentativo di far saltare il banco ai fini elettorali può essere molto pericoloso!

Questione fiscale che, a mio giudizio, va affrontata in altre sedi assieme ad una questione ancora più importante: bisogna lavorare per contrastare gli sprechi e lo sperpero delle amministrazioni che non mantengono gli impegni. Contrastare una classe dirigente che in tante regioni non virtuose fanno danno allo stato ed ai loro territori. Chi non è in grado di governare e non rispetta i vincoli va commissariato non premiato.
E’ il solo modo per recuperare credibilità e dare una spinta morale e di fiducia che serve al Paese.

Giovanni Curti – Segretario Provinciale Partito Democratico della provincia di Sondrio

Articolo scritto in Territorio.



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