Archivi del mese: novembre 2016

Appello di Giovanni Curti per il voto referendario

Cara democratica, caro democratico
Domenica 4 dicembre siamo chiamati al voto per l’approvazione della riforma della Costituzione, un voto importante che riguarda la legge fondamentale della Repubblica Italiana. La necessità di una revisione della Costituzione, per rendere più semplici ed efficaci i processi legislativi e snellire la burocrazia, è stata condivisa a larga maggioranza. La riforma approvata in Parlamento deve essere confermata con il voto referendario. Si vota sulla carta fondamentale della nostra democrazia, non ci sono ordini di partito e ciascuno dovrà assumersi la responsabilità della scelta, il popolo in questo caso è veramente sovrano.
Trovo sbagliato il clima da scontro tra tifoserie della campagna referendaria, i toni e le previsioni di eventuali catastrofi, credo invece necessario valutare il merito di una proposta di rinnovamento della Costituzione, la carta che tutti dobbiamo rispettare.
Gli aspetti positivi e sostanziali della Riforma sono il superamento del bicameralismo paritario; si fa ordine sulla legislazione concorrente stato-regioni (riparando agli errori della riforma del 2001); si aggiornano gli strumenti di partecipazione diretta dei cittadini abbassando il quorum per il Referendum abrogativo e stabilendo la certezza che le Leggi di iniziativa popolare vengano discusse dalla Camera. Come previsto la sola camera dei deputati dà la fiducia al governo e approva la maggioranza delle leggi, sarà più facile approvare le leggi che servono e ci sarà maggiore stabilità e responsabilità. Il Nuovo Senato dei Sindaci e delle Regioni viene ridotto a 100 membri e diventa l’espressione delle Autonomie locali.
Certo la riforma non è perfetta, tante cose si potevano fare e scrivere meglio, personalmente ritengo un errore la previsione che i nuovi senatori vengano eletti dai consigli regionali e non direttamente dai cittadini. Mi confortano al contrario alcune convinzioni: la riforma lascia inalterati i principi e i valori della Costituzione, quelli della lotta di Liberazione, non vengono intaccate le prerogative degli organi di garanzia, né i poteri del presidente della Repubblica e del Consiglio. Nessun pericolo di deriva autoritaria insomma, chi dice il contrario difende una posizione sbagliata, di allarmismo e fuori dal tempo. Sono altre le derive populiste che in questo contesto storico ci devono preoccupare!
La vittoria del SI rappresenta un passo avanti nella direzione della semplificazione del sistema, della governabilità e stabilità, molto dipenderà da come verrà applicata la nuova Costituzione. Un vantaggio per chi, con la fiducia dei cittadini, avrà la responsabilità di governare il paese nei prossimi anni. L’occasione per affrontare in modo decisivo il problema della burocrazia che blocca le iniziative dei cittadini. Costruire un Paese più solido in Italia per contare di più anche in Europa. La vittoria del NO, a mio avviso, rappresenta una posizione di arretramento, lo stare fermi perché è più prudente non fare niente. Un segnale di sfiducia della società che rischia di legittimare una vecchia classe dirigente incapace di trovare le soluzioni ai problemi del Paese.
Non mi iscrivo certo al partito dei catastrofisti, dopo il 4 dicembre bisognerà prendere atto dell’esito del voto popolare ed andare avanti nell’interesse del paese, le condizioni saranno però diverse: con il SI si prosegue un percorso di riforme che porterà al voto del 2018 con il NO si entra in una situazione di incertezza.
Una riflessione la voglio fare poi sul nostro partito, io credo nella necessità di restare uniti ed allontanare gli spettri della scissione. Dobbiamo essere consapevoli che siamo un grande partito plurale, con una discussione interna accesa e con posizioni anche differenti.
Il Partito Democratico rappresenta l’unico partito, in questo momento storico, che ha la forza e la responsabilità di guidare il governo del Paese. Su temi importanti come la Costituzione ci si può anche dividere su posizioni diverse ma poi bisogna ritrovare i motivi per stare assieme: per primo il rispetto reciproco, poi i nostri valori. Tutti lavoriamo per costruire una società più solidale, più giusta, dei diritti e dei doveri, capace di affrontare le sfide della globalizzazione per assicurare lavoro e futuro alle nuove generazioni. Il Partito Democratico deve essere la casa di tutti i democratici, invito chi non lo ha ancora fatto al tesseramento, all’adesione al partito (di seguito trovate i riferimenti).
Il voto di Domenica 4 Dicembre rappresenta una buona occasione per aggiornare la nostra Costituzione e dare un segnale di fiducia al Paese. Affrontiamolo con fiducia. Invito tutti ad andare a votare, comunque la si pensi, perché i democratici rispettano gli appuntamenti elettorali e l’esito del voto.

Un caro saluto
Giovanni Curti
Segretario Provinciale del Partito Democratico di Sondrio

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Giovanni Curti sulle prossime elezioni provinciali

ELEZIONI PROVINCIALI, IL PD: “Protagonisti gli amministratori, nessuna lista di partito”
Giovanni Curti
“In merito alle notizie circolate in questi giorni, la Federazione provinciale del Partito Democratico di Sondrio intende chiarire che i suoi tesserati concorrono in piena libertà ed autonomia alle elezioni provinciali nel loro ruolo di amministratori locali: a seguito della riforma Delrio gli elettori ed i candidati al consiglio provinciale sono infatti i sindaci ed i consiglieri comunali.
Nessuna “lista del PD”, la posizione della federazione di Sondrio in materia di elezioni provinciali riconosce il ruolo di protagonisti agli amministratori locali per operare e concorrere nell’interesse delle comunità di Valtellina e Valchiavenna.”Guardiamo con interesse agli scenari che vengono avanti e ci mettiamo a disposizione degli amministratori per dare una mano.

Come amministratore locale, consigliere a Grosio, ho apprezzato lo sforzo dei consiglieri uscenti della lista Spada di proseguire un impegno per il territorio, ho suggerito di allargare il progetto coinvolgendo ed aiutando i territori che non erano rappresentati lo scorso mandato e che hanno qualche difficoltà in piu’ a proporre e sostenere delle candidature”.
Il punto politico delle tre liste mi sembra la spaccatura del progetto del presidente Della Bitta, nato due anni fa come civico e poi piegato sulle posizioni della Lega. Due anni poco produttivi, poco si è ottenuto in termini di autonomia e deleghe dalla regione, nonostante le annunciate affinità con il presidente Maroni. La maggioranza provinciale a trazione leghista è parsa piu’ interessata alle poltrone nelle comunità montane, ai posti di comando in Secam, alla ricca gestione del servizio idrico, alla faccia della lista istituzionale. Mi sembra che qualche sindaco si stia svegliando scegliendo altre strade.
“La nostra provincia ha ottenuto il riconoscimento della specificità montana con la riforma Delrio, che ha aperto la strada a una reale prospettiva di un percorso di autonomia per la Valtellina e la Valchiavenna. Il Sì alla riforma costituzionale consentirà di proteggere, dal punto di vista costituzionale questa specificità. Riteniamo sia dunque importante che i nuovi consiglieri provinciali operino con trasparenza e passione in favore di tutti i cittadini, tornando a coinvolgere gli amministratori locali e tutti i portatori d’interesse in vista delle grandi sfide che attendono il nostro territorio. Il Partito Democratico è pronto a confrontarsi e a proporre idee e progetti per la Valtellina e la Valchiavenna, senza ingerenze, nel nome della chiarezza e del bene dei nostri cittadini.”

Il segretario provinciale PD
Giovanni Curti

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