Archivi del mese: settembre 2013

PRESENTATO L’ORDINE DEL GIORNO PER LA PROPOSTA DI MODIFICA DELLO STATUTO DI REGIONE LOMBARDIA.

Il gruppo consigliare “I Democratici” ha presentato un Ordine del Giorno che verrà discusso nella seduta di domani, 27 settembre, del Consiglio Provinciale.

Lo spirito è quello di proporre, in modo costruttivo ed al di fuori dello scontro meramente ideologico, misure concrete che possano contribuire alla definizione di un disegno razionale ed efficiente del riassetto istituzionale, nello specifico in tema di governo dell’area vasta.

Lo Statuto di Regione Lombardia non conteneva in sé alcuna previsione specifica per la provincia di Sondrio, interamente montana, a differenza di quanto ha fatto il Veneto per la Provincia di Belluno: l’auspicio è che l’ordine del giorno trovi un’ampia condivisione all’interno del Consiglio Provinciale.

Il vice-presidente della Commissione II “Affari Istituzionali” del Consiglio Regionale della Lombardia, Fabio Pizzul, presente alla conferenza stampa di oggi di presentazione della proposta, ha già annunciato che il gruppo consigliare regionale PD farà propria la proposta di revisione dello Statuto e la porrà all’attenzione del Consiglio Regionale.

Di seguito il testo integrale dell’Ordine del Giorno.

PREMESSO CHE:

il disegno di legge costituzionale licenziato dal Consiglio dei Ministri in via definitiva il 2 agosto 2013 prevede l’abolizione delle Province e che la norma transitoria contenuta in tale disegno di legge recita:

“Entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge costituzionale le province sono soppresse e, sulla base di criteri e requisiti generali definiti con legge dello Stato, sono individuate dallo Stato e dalle Regioni, nell’ambito delle rispettive competenze, le forme e le modalità di esercizio delle relative funzioni”

TENUTO CONTO CHE:

Questo Consiglio Provinciale ha approvato a maggioranza con Delibera n. 54 del  19/10/2011, l’Ordine del Giorno di iniziativa del Presidente della Provincia riguardante il riconoscimento dello status di territorio interamente montano della Provincia di Sondrio, trasferendo l’atto alla Presidenza di Regione Lombardia affinché riconoscesse, attraverso apposite disposizioni legislative, lo status di territorio interamente montano alla Provincia di Sondrio ed invitando i singoli Comuni ad adottare il medesimo provvedimento in sede di Consiglio comunale.

EVIDENZIATO CHE:

nello Statuto di Regione Lombardia non è contenuta alcuna previsione specifica relativa al riconoscimento dello status di territorio interamente montano per la Provincia di Sondrio, lombardiaa differenza di quanto accade in Regione Veneto, dove nello Statuto, al comma 5 dell’art. 15, è inserito il riconoscimento di tale status alla Provincia di Belluno, come di seguito riportato

“5. La Regione, ferma la salvaguardia delle esigenze di carattere unitario, conferisce con legge alla Provincia di Belluno, in considerazione della specificità del suo territorio transfrontaliero e interamente montano nonché abitato da significative minoranze linguistiche, forme e condizioni particolari di autonomia amministrativa, regolamentare e finanziaria in particolare in materia di politiche transfrontaliere, minoranze linguistiche, governo del territorio, risorse idriche ed energetiche, viabilità e trasporti, sostegno e promozione delle attività economiche, agricoltura e turismo. La Provincia di Belluno, d’intesa con le autonomie locali, in attuazione dei principi di sussidiarietà, differenziazione e adeguatezza e sulla base di appositi accordi, provvede a sua volta a conferire ai comuni o alle loro forme associative quelle funzioni amministrative che non richiedono l’esercizio unitario a livello provinciale.”

RITENUTO CHE:

in vista della eventuale necessità di regolamentazione, da parte delle comunità regionali, delle forme di governo di area vasta che potrebbero conseguire alla entrata in vigore del disegno di legge costituzionale di abolizione delle Province citato in premessa, diventa strategicamente  rilevante chiedere ed ottenere  l’inserimento di una simile previsione anche nello Statuto di Regione Lombardia

DELIBERA

di approvare la seguente proposta di modifica dello Statuto di Regione Lombardia

“La Regione, ferma la salvaguardia delle esigenze di carattere unitario, conferisce con legge alla Provincia di Sondrio –(o all’ente intermedio di area vasta corrispondente)—, in considerazione della specificità del suo territorio interamente montano nonché dotato di specificità sociali ed economiche derivanti anche dal suo stato di territorio di confine soggetto ad intensi fenomeni transfrontalieri, forme e condizioni particolari di autonomia amministrativa, regolamentare e finanziaria in particolare in materia di politiche transfrontaliere, governo del territorio, risorse idriche ed energetiche, viabilità e trasporti, sostegno e promozione delle attività economiche, agricoltura e turismo e risorse aggiuntive e dedicate per servizi sanitari e socioassistenziali. La Provincia di Sondrio –(o l’ente intermedio di area vasta corrispondente)—, d’intesa con le autonomie locali, in attuazione dei principi di sussidiarietà, differenziazione e adeguatezza e sulla base di appositi accordi, provvede a sua volta a conferire ai comuni o alle loro forme associative quelle funzioni amministrative che non richiedono l’esercizio unitario a livello provinciale, anche secondo il comma 3 del presente articolo.”

Di trasferire il presente atto al Presidente di Regione Lombardia quale proposta di emendamento dell’art. 4 “Autonomie territoriali” della Legge Regionale Statutaria 30/08/2008, n. 1 “Statuto di Regione Lombardia”, quale comma aggiuntivo alla attuale revisione vigente.

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SUNTO DEGLI INTERVENTI – FESTA DEMOCRATICA SONDRIO 2013

FESTA PROVINCIALE DEL PD AD EITA – 1 SETTEMBRE 2013

SUNTO DEGLI INTERVENTI DELLA GIORNATA

Gli interventi del mattino: tavola rotonda con Giacomo Ciapponi, Narciso Zini e Maurizio Del Tenno, segretari provinciali dei tre maggiori partiti sul nostro territorio.

Giacomo Ciapponi: daciapponi tempo il PD lavora sul tema del riordino istituzionale, con la convinzione che la provincia può essere l’ente di inverno di sintesi su territorio complesso… ma la proposta deve venire dal territorio per poter esser presentata ai diversi tavoli. L’indirizzo del Governo è ormai chiaro: il termine provincia scompare dalla costituzione, senza deroghe né proroghe, e dunque van messe mani e testa nel futuro. Va creato un documento con proposte concrete, che contenga il superamento di BIM e delle comunità montane oltre a semplificazione dei comuni. Dopo otto mesi, Sertori non vuole ancora far partire il tavolo nonostante la delibera provinciale: ci sono documenti e contributi interessanti ma manca il luogo della sintesi.

 

del tennoMaurizio Del Tenno: le logiche nazionali si basano sulle macrostrategie, ma la provincia di Sondrio è ben diversa dal resto d’Italia. Per salvarla, ci sarebbe un suo vecchio disegno di legge che prevedeva accorpamento dei comuni e azzeramento BIM e CM con un unico interlocutore di secondo livello. Il territorio deve esser protagonista e far proposte dapprima in regione Lombardia. L’eliminazione delle province arriverà, è una certezza, ora come territorio dobbiamo essere uniti su questo progetto. Pensare di ostinarsi a difendere l’indifendibile a livello economico (il risparmio c’è perché si elimina burocrazia), anche se si creano altre problematiche, è pericolosissimo: quando la via è delineata, andare contro si resta schiacciati. Spera che Sertori ora ci aiuti a fare sintesi e permetta alle parti di incontrarsi in maniera seria.

 

ziniNarciso Zini: non è nel modo di presa di posizione di Sertori che si risolvono i problemi: bisogna far sintesi tutti insieme. La provincia di Sondrio è indispensabile vista come è distribuita la vallata, vanno portate richieste e necessità specifiche nelle sedi adeguate. Bisogna difendere la provincia ed è fondamentale che ci sia la partecipazione di tutte le forze politiche del territorio. Gli accorpamenti vanno sempre ragionati molto; per quanto riguarda BIM eccetera non bisogna dimenticare che i loro fondi sono necessari per consentire alle piccole realtà comunali di sopravvivere. Ci sono province che possono esser accorpate, ma quelle montane vanno conservate per garantire sufficiente rappresentatività.

Giacomo Ciapponi: siamo partiti da ciò che per noi rappresenta il concetto di provincia, ora bisogna prendere atto che non c’è più margine, non si può più vivacchiare: questo processo di riordino arriverà. Il territorio deve diventare protagonista visto che un certo spazio ci viene dato… ma in Valtellina manca il luogo della sintesi: il rappresentante istituzionale è il presidente della provincia  lavora su strategie individuali e quasi segrete. Insomma, si va avanti per rapporti parziali mentre il territorio si divide.
La speranza è di poter, insieme alla società civile, non perder più giorni prima che a Milano disegnino qualcosa per il quale gli unici margini di manovra siano dati da pericolosi e labili rapporti di buon vicinato.

Maurizio Del Tenno: è impensabile che la Regione si prenda carico delle funzioni provinciali, come ad esempio ed infrastrutture: è fuori da ogni logica. Eliminando le province bisogna capire cosa fare: si può ad esempio unire i comuni montani di Sondrio unendo le CM. Dobbiamo decidere le cose nostre a casa nostra perché è impensabile che i nostri soldi vadano alla regione che li giri nuovamente al territorio. I soldi devono arrivare a noi direttamente, a questo proposito Bertolini deve fare solo impresa e non usare soldi pubblici per fare l’interesse delle imprese.
mauroMauro Del Barba: fino a tre mesi fa il dibattito era chiuso su una posizione di difesa espressa solo sui nostri giornali, il territorio era silente in una fase dove bisogna agire. Urlavamo in casa nostra inutilmente, oggi stiamo dicendo tutti di riaprire il dibattito e passare la parola ai sindaci, visto che il ddl assegna il governo delle nuove aree vaste all’assemblea dei sindaci. Con quale sintesi pero Sertori si presenta al ministro, a nome di chi parla visto che non ci son stati incontri tra e con i sindaci (che possono essere contenti di questi cambiamenti previsti)? In assenza del dibattito ho cercato individualmente un contatto con tutte le persone importanti, e ciò che ne è uscito sono posizioni ben diverse da quelle sbandierate sui giornali, il che può essere una sorpresa: riflettiamo bene se dentro questo cambiamento inevitabile il fatto che abbiamo tutto da perdere oppure se non ci sia addirittura qualcosa da guadagnare! La specificità montana va declinata in termini organizzativi ed economici. Non è questione di inorgoglire l’identità o fare propaganda politica sulla pelle della nostra gente, ma di aiutare il territorio declinando le idee i proposte: il ministro conosce la situazione della provincia non perché qualcuno gliel’ha illustrata, ma perché un senatore è andato a trovarlo. Ora ha un canale aperto e molta attenzione, ma non ha sul tavolo alcuna nostra proposta. Sertori poteva scendere prima, dopo essersi incontrato coi sindaci. Gestire il territorio attraverso i sindaci non è certo la sciagura peggiore anche se politicamente è più difficile: è la politica che manca e invece deve essere protagonista. Difendere i nostri interessi è più ampio della difesa dell’istituzione della provincia, su temi come turismo e foreste e infrastrutture abbiamo dimostrato che l’istituzione non basta ci sia, ma sia necessario un lavoro reale per risolvere i problemi. La cosa più importante comunque sono le deleghe, possiamo chiedere allo stato aiuto contro il centralismo regionale.
Giacomo Ciapponi: sul tema dell’accorpamento dei comuni, il PD ha sempre detto che il modello attuale non sta più in piedi. Per motivi economici o di necessità ci si muove, ma ad esempio per l’ATO ci sono lotte tra i piccoli comuni. Oggi siamo tutti d’accordo che bisogna svoltare, ma con i tagli ai consigli comunali si andrà incontro a ulteriori difficoltà di governo. Alcun comuni si sono mossi per cercare nuove quadrature, ormai è inevitabile e 78 comuni non sono più in grado di gestire individualmente servizi e territorio, anche se bisogna conservare le peculiarità delle varie comunità: bisogna insomma aprire un tavolo di governo del territorio. L’elezione diretta del presidente del nuovo ente di area vasta sarebbe meglio, specialmente se il secondo livello non è accompagnato da una semplificazione dei comuni.
Narciso Zini: la difesa delle necessità reali del territorio e il dialogo aperto a tutte le forze politiche sono indispensabili, è terrorizzato dall’idea degli accorpamenti fatti dagli altri senza il ricorso al territorio. Bisogna tener conto degli aspetti locali, non si può prescindere dall’organizzazione locale. Le risorse devono restare e i comuni devon restare interpreti principali. Non contano gli enti, ma che le risorse restino dove sono.

Maurizio Del Tenno: fare della nuova provincia un ente di primo livello è impraticabile, sarebbe una farsa, non si riesce a fare un unico ente provinciale. Il ruolo della regione è fondamentale. L’accorpamento dei comuni è ormai inevitabile, la Valgerola dà un esempio di questo, il campanilismo ma che senso ha?  Il percorso è inevitabile, ma non può calare dall’alto! Per il demanio idrico la battaglia è ancora importantissima, la regione non trattiene molti soldi: non si può sempre ragionare solo per noi. Il fatto di avere risorse idriche e non sfruttarle è una bestemmia, e non sono solo i salti qua nelle valli, ma di tutte le risorse come acquedotti eccetera che per via della moratoria non posson esser sfruttate nemmeno se non c’è impatto ambientale. La moratoria sulle acque sta facendo un danno alla nostra popolazione.

 

GLI INTERVENTI DEL POMERIGGIO: QUALE FUTURO PER IL PARTITO DEMOCRATICO?

Con Piergiorgio Gawronski, giornalista e politico; Mauro Del Barba, Seantore PD; Alessandro Alfieri, Cpaogruppo PD in Consiglio regionale; Giuseppe Bufalino, Presidente Giovani Democratici di Sondrio; Irene Bertoletti, capogruppo PD in Consiglio Provinciale.

gawronskiPiergiorgio Gawronski: istituzioni economiche inclusive permettono ai cittadini di fare le siete che vogliono, con una legislazione che garantisca diritti reali e uno Stato che dia pari opportunità economiche e di istruzione. Lo Stato riesce a fare questo solo se i cittadini controllano i politici e le istituzioni politiche. Quando il potere è ristretto, non diffuso e non vincolato, il risultato è la perdita di incentivi per la crescita. Se invece il potere è diffuso – istituzioni pluralistiche – diversi contrappesi pongono limiti all’utilizzo del potere.
In istituzioni estrattive con potere non diffuso è davvero difficile cambiare le cose, perché pur vincendo un outsider si trova senza limiti e ha incentivi per mantenere il potere: servono pluralità e vastità di interessi. Altrimenti c’è instabilità politica, quando il potere si autoperpetua. Meno equità risulta in meno parità di opportunità e viceversa, Roosvelt nel 1933 si vede dichiarato anticostituzionale il suo new deal, ma con due leggi aveva creato welfare e leggi per lavoratori. Nel 1937 quindi egli accusa la corte suprema di agire per finalità politiche, proponendo di mandare i giudici in pensione a 70 anni per poterne nominare nuovi, ma si trova contro il congresso che pure era democratico. Non volevano che il pluralismo delle istituzioni avesse fine, ma una sentenza si rispetta sempre perché ci sono valori più alti.

In Argentina invece la corte suprema, in un sistema politico estrattivo con potere concentrato, viene ribaltata da un presidente che fa votare l’impeachment per nominare la sua maggioranza di corte, così come han fatto molti altri dopo di lui. L’interesse economico delle élite consegue in un impoverimento del paese, la crescita è un processo di riorganizzazione della società oche distrugge aspetti consolidati in un processo di distruzione creativa ed è avversata dai perdenti da queste rivoluzioni e dai politici.
Ci sono dei punti di sorta per uscire da questa situazione? Negli anni trenta furono Roosvelt e Hitler che ruppero gli schemi in due direzioni diverse, partendo da piccole differenze iniziali. In Italia il momento critico è stato dopo le ultime elezioni, quando il paese di è fermato per un mese, non è possibile dire oggi che direzione ha preso l’Italia, che ha una televisione politicizzata -media pochi inclusivi- pubblica amministrazione spartita politicamente, sistema elettorale con finte preferenze… All’inizio degli anni novanta l’Italia non è andata verso la cresta ma ha iniziato il declino.

Il paese si cambia dando potere alla gente in basso quando sta lottando per l’onesta contro la corruzione negli enti pubblici. Inoltre le politiche del rigore dall’Europa han dimostrato il loro fallimento, ci sono alterative come aumentare la spesa pubblica nel breve periodo. Il PD può fermare il declino unendo il paese e unendosi attorno alla costituzione, modernizzandola ma non per usarla al contrario di quello che han scritto i costituenti. Deve fare una scelta keynesiana sulla crisi con nuove regole per l’eurozona con manovre espansive. Deve infine ricucire la discrepanza tra ciò che vogliono gli iscritti e ciò che pretendono gli elettori, smettendo di cambia le barriere l’ingresso.
mauroMauro Del Barba:  per capire la crisi del PD va capita la crisi della società italiana, in “Finale di partita” si dice come, “condannati a costruire il fondamento unico della legittimazione politica, i partiti non riescono più a trattenere i loro mandanti, trasmettendo la loro crisi alle istituzioni che dovrebbero legittimare”. Anche il PD non sfugge a questo tipo di condanna: le criticità dell’inclusione da parte del PD sono la  sofferenza per un’assenza di ricette capaci di trattenere l’elettorato, con proposte invece contraddittorie. Inoltre non esiste più un modello organizzativo di partito tramite vasi comunicanti, che includeva tutta la società garantendo ascolto e inclusione: ogni volta che si prova a replicarla si viene superati dagli eventi. L’elettorato inoltre è sempre più lontano dagli appuntamenti elettorali, mentre invece la volatilità elettorale è altissima: le appartenenze storiche sono messe in discussioni. Il PD è primo partito solo tra pensionati e pubblici dipendenti. Le primarie sono uno dei meccanismi che consentono di scardinare la chiusura delle élite, ma devono funzionare: alcune han funzionato e altre meno. Inoltre è messa in discussione anche la rappresentanza a favore di una rappresentanza diretta, ma c’è democrazia solo dove c’è democrazia di rappresentanza. La democrazia diretta va ragionata, ad esempio sulla scorta dell’ottima prova dei referendum. Questa crisi interna pero, come nel caso del recente #occupypd, mette in crisi non più solo il rapporto eletto-istituzioni ma anche il rapporto all’interno del partito. L’elezione diretta del sindaco ha cambiato favorevolmente la situazione, perché non sono più i partiti ma un eletto che dialoga con essi. Alcuni partiti han risposto col leaderismo, col partito persona, mentre invece il PD sa come sfruttare le leadership locali. Da una storia di debolezza e subalternità nel nord ci sono elementi di riscatto, il PD deve esser forte e credibile nelle regioni produttive per colmare una grossa lacuna.

 

alfieri__Alessandro Alfieri: Il congresso del PD serve a indicare una mission e dare una leadership autorevole che pungoli il governo. In Lombardia noi governiamo la maggioranza dei comuni, anche se abbiamo mancato di vincere la sfida per la Regione: Bersani ha sbagliato nel pensare di temperare le politiche rigoriste di Monti, come se fosse sufficiente. Andavano dati orizzonti politici, oggi il conflitto sociale è sotto traccia ma sempre più in forme implosive. Bisogna tenere insieme il tessuto profondo dei corpi intermedi, in crisi di rappresentanza, stare accanto a chi è in difficoltà e ma tutti i cittadini e comuni. Abbiamo comunicato male il concetto dell’IMU, facendo pagare di più tramite l’IVA a tutti i cittadini. Anche la campagna sul ticket a livello regionale è sacrosanta, con l’esenzione sotto i 30000 euro e una spesa progressiva sopra. Così si traduce in fatti concreti l’equità e la progressività, è sugli enti locali che si misura la nostra capacita di stare vicini alla gente. Serve una rete di protezione sociale, almeno come prima risposta, dando un segnale al territorio. Ci sono iscritti che non partecipano alla vita del partito e gente non iscritta che è invece molto coinvolta, allo stesso modo il rapporto tra eletti e partito va rivisto, per evitare uno qualunque dei due estremi, uno che si dimentica con chi è stato eletto e uno che vota sempre e solo secondo indicazioni.
Il PD va costruito non sulla base di appartenenze passate, ma sull’idea di futuro sulla quale crescere le nuove generazioni.
bufalinoGiuseppe Bufalino: non va dimenticato il sistema mondo e ciò che sta succedendo nel Mediterraneo, perché ha un impatto importante: la partecipazione dei giovani riporterà un movimento di sensibilizzazione in piazza, stando attenti a poter ragionare di quegli argomenti perché è un tema che porta partecipazione.
In questi anni non abbiamo avuto la capacita di mantenere un’attenzione focalizzata sui movimenti nati nella società: la necessita è non di democrazia diretta, ma di democrazia partecipativa che partecipa alla vita e alla democrazia dei partiti: dopo l’89 ci siamo richiusi e non siamo riusciti a prendere in mano il volano della partecipazione a tutto tondo, stando con al gente che partecipa anche se è esterna a noi.  A volte i partito è in contrasto con gli elettori, che erano in mezzo a noi e stavano nei movimenti.
Non fuggono solo i cervelli, ma anche gente poco specializzata che ė fuga di capitale umano, ora sono in molti ne vanno in Australia e la cosa inizia a prendere piede molto seriamente: noi dobbiamo prendevi carico di questo esodo verso ragazzi che non trovano sbocco non nell’eccezione, ma nella quotidianità.
L’expo sarebbe una grande occasione, anche di rilancio, ma serve parlarne, fare rete con movimenti sociali e le istituzioni. Dobbiamo interloquire subito per non arrivare sempre a rincorrere.
Non si può restare nel conservatorismo, ma bisogna ripensare la partecipazione tramite le due parole d’ordine che sono cambiamento, cioè dare una spinta nelle piazze già dalle prossime elezioni con entusiasmo.

 

irene-bertoletti.2Irene Bertoletti: c’è un problema di distanza tra la politica e la vita delle persone. La politica discetta su una norma promulgata su richiesta forte dell’opinione pubblica mentre in Siria il modo brucia. Il nostro momento storico è estremamente critico, ma con tutti i suoi limiti uno dei pochi elementi che può ricucire la distanza è proprio il PD, e per fare questo deve include gli amministratori, non dare diktat ma essere un polmone dal quale l’amministratore pubblici può attingere, anche come mediazione dalle lobbies.
C’è grossa distanza invece tra il livello nazionale e gli amministratori, come evidenziato nella stesura del programma elettorale tramite la una le furono bypassati li amministratori locali.

Oltre a elaborare le sconfitte con serietà e rigore il PD deve capire meglio come gestire le assemblee regionali e nazionali, servono organismi limitati dal punto di vista numerico ma col coraggio e la forza di affrontare realmente le criticità, per evitare il rischio di parlarci addosso senza mai arrivare a una sintesi vera.

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