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Insegnanti di sostegno: l’Ufficio scolastico regionale preferisce difendere i tagli

“Le giustificazioni di Colosio sono inaccettabili”

Un tentativo malcelato di coprire i tagli del Governo nazionale. Ma soprattutto un passo indietro su un tema, quello dell’integrazione degli alunni disabili, di enorme importanza. Si potrebbe sintetizzare così la decisione dell’Ufficio scolastico regionale di impugnare l’ordinanza con cui il Tribunale civile di Milano aveva accolto il ricorso di alcuni genitori milanesi contro il taglio delle ore di sostegno per gli studenti disabili. Nell’ordinanza il giudice aveva stabilito che la riduzione delle ore di sostegno per gli studenti disabili – conseguenza dei tagli degli organici scolastici previsto dal Governo nell’ultima Finanziaria – fosse un comportamento discriminatorio.

Ieri il direttore dell’Ufficio scolastico regionale Giuseppe Colosio, nello spiegare le ragioni che lo hanno spinto a impugnare l’ordinanza, ha usato giustificazioni inaccettabili, riconducendo le richieste dei genitori a una mera questione di quantità di ore, quando le cose non stanno così. Non si tratta, infatti, di accentuare le ore di sostegno, ma di vedere riconosciuto il giusto rapporto tra insegnanti di sostegno e ragazzi disabili al fine di garantire la vera integrazione nel gruppo classe, cosa oggi assai più difficile, visto i pesanti tagli effettuati dal Governo nazionale. Bisogna ricordare che Colosio stesso, lo scorso gennaio aveva annunciato che avrebbe rispettato la decisione del Tribunale di Milano. Oggi, nei fatti, si sconfessa da solo e sceglie di difendere i tagli del Governo Berlusconi e non gli interessi della scuola lombarda.

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Legge 194, ora la Regione la smetta con le strumentalizzazioni

(foto: Antonella Beccaria, flickr.com)

Dopo la sentenza del Tar sulle linee guida della 194 che di fatto ha sconfessato Formigoni, l’assessore alla Sanità Luciano Bresciani ha risposto alla nostra interrogazione urgente. Nel documento gli chiedevamo di commentare il pronunciamento del tribunale amministrativo. Bresciani, nel rispondere, non ha saputo però motivare efficacemente la necessità di sancire con un atto politico-amministrativo delle prassi già da anni in uso nelle strutture lombarde.

Il fatto poi che la Regione stessa, come ha spiegato Bresciani, non intenda fare ricorso in appello è un’ulteriore dimostrazione di quanto il provvedimento voluto dal Pirellone sulla 194 contenesse, molte, troppe forzature politico ideologiche. Regione Lombardia dovrebbe invece distinguere tra prassi medica e scelta politica, e preoccuparsi piuttosto di applicare in tutte le sue parti la legge nazionale 194 che è ancora oggi un’ottima legge.

I dati infatti confermano che in Lombardia, così come nel resto d’Italia, l’interruzione volontaria di gravidanza(Ivg) è, per fortuna, in forte decrescita. I protocolli interni agli ospedali lombardi applicano già le linee guida che con un provvedimento il governo Formigoni ha cercato di imporre alcuni mesi fa e che il Tar ha appena bocciato.

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Legge 194, il Tar sconfessa Formigoni

(Foto: Antonella Beccaria)

Aborto, il Tar boccia le restrizioni sull’aborto adottate in Lombardia nel 2008. E il presidente della Lombardia Roberto Formigoni si schiera contro il Tribunale amministrativo regionale, accusandolo di assecondare la linea abortista.

Non esiste nessuna deriva abortista in Regione. L’unica forzatura l’ha fatta il Governo della Regione, volendo sancire, con una delibera, delle regole di autoregolamentazione già condivise dai ginecologi degli ospedali lombardi. I dati parlano chiaro: ancora prima dell’approvazione dell’atto il numero di aborti terapeutici oltre la ventesima settimana, nella nostra regione, si limitava a pochi casi residui, questo grazie ai progressi della diagnosi pre-natale.

Alla luce di tutto ciò e in conseguenza alla sentenza del Tar, sarebbe opportuno non fomentare lo scontro ideologico, come sembra voler fare il presidente Formigoni, arrivando a chiedere una revisione della 194.

Una legge che si dimostra ancora oggi ottima, che andrebbe applicata in tutte le sue parti anche in Lombardia, a partire dalla necessaria garanzia della presenza in ogni presidio ospedaliero di medici non obiettori, a tutela della reale libertà di scelta della donna.

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