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Nasko: la posizione dell’assessore Cantù è inaccettabile

La posizione dell’assessore alla Famiglia Maria Cristina Cantù e di Maroni, espressa oggi in commissione sanità, sui fondi Nasko e Cresco è inaccettabile. Escludere ideologicamente le donne straniere non è degno di una regione come la Lombardia. Ciò non significa che le misure introdotte da Formigoni ci trovino d’accordo: il sostegno alla maternità va rivisto complessivamente, prevedendo aiuti a tutte le madri che si trovano in difficoltà a prescindere dal colore della pelle e dal fatto che abbiano rinunciato o meno all’interruzione di gravidanza. Lo confermano anche i dati illustrati dall’assessore in commissione: il fondo Nasko non ha inciso sulla riduzione delle Ivg, che fortunatamente sono in diminuzione in tutta Italia, soprattutto grazie alla legge 194.

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La giunta regionale vuole cancellare il garante dell’infanzia

(©narice28 su filckr.com)

A tre anni dalla sua istituzione la giunta ha cancellato la figura del garante dei diritti dell’infanzia. A sorpresa all’interno del provvedimento su crescita e sviluppo la giunta regionale ha inserito una norma che abroga la legge, approvata all’unanimità dal Consiglio nel 2009, di istituzione del garante dell’infanzia. Una norma che nulla ha a che fare con il tema del documento.

Finora la giunta non aveva mai approvato il provvedimento attuativo del garante, tanto che, proprio in questi giorni, la Commissione Sanità avrebbe dovuto discutere una risoluzione che ne chiedeva finalmente l’approvazione e che avrebbe dovuto portare alla nomina del garante stesso.

Con questa nuova norma, invece, si vuole cancellare la legge di istituzione del garante dell’infanzia e accorparne le funzioni al difensore civico che, voglio ricordare, già dovrebbe svolgere anche il ruolo di garante dei diritti dei carcerati. Questo tradendo completamente lo spirito della legge precedente, che prevedeva che il garante avesse requisiti di competenza in materia di diritti dell’infanzia e svolgesse anche un ruolo di coordinamento delle associazioni.

In questo modo Regione Lombardia torna indietro sia rispetto a quanto già fatto in molte altre regioni, sia rispetto a quanto già approvato dal precedente governo di centrodestra, che aveva istituito la figura del garante dell’infanzia nazionale con funzioni di coordinamento dei garanti regionali. Il provvedimento è inaccettabile. Ci batteremo in commissione perché non sia approvato.

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Scuola: le proposte della giunta sul reclutamento insegnanti non sono accoglibili

Nella delibera di giunta denominata “Misure per la Crescita, lo sviluppo e l’occupazione” sono inserite alcune modifiche alla legge regionale sull’autonomia scolastica. Nel testo è prevista in via sperimentale, la possibilità per gli istituti scolastici di reclutare gli insegnanti attraverso concorsi d’istituto. Un concorso che, secondo quando previsto dal nuovo testo, dovrebbe avvenire attraverso criteri “nel rispetto dei principi d’imparzialità, trasparenza e pubblicità, con deliberazione della Giunta regionale, previa intesa con il Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca”.

Sappiamo tutti quanto il tema del reclutamento dei docenti sia importante e urgente ed è vitale portare nuove soluzioni anche perché le attuali modalità non rispondono alle esigenze degli istituti e delle famiglie. Tutto questo però non può avvenire secondo criteri di cui ancora non si conosce nulla, e senza un adeguato confronto tra gli enti istituzionali. Un confronto che deve avvenire nei luoghi e nei modi previsti dal Titolo V della Costituzione, quindi in sede di Conferenza Stato-Regioni, come peraltro auspicato dal ministro dell’Istruzione Francesco Profumo. Qualunque forzatura, nei tempi o nei modi, è irricevibile.

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Nuova giunta, vecchi principi: una sola donna in più

Il rimpasto di Formigoni non rispetta il principio della democrazia paritaria. Anche se pare che le pari opportunità abbiano avuto una “promozione”. Da tema di consulenza, infatti, sono passate a tema da sottosegretario. Ma il principio delle pari opportunità non è rispettato. Di fatto in giunta come assessore, sia pure con deleghe importanti, è entrata una sola donna.

Se questo sarà sufficiente in termini amministrativi lo stabilirà il Consiglio di stato il 17 aprile prossimo . Quello che è certo è che non basta affatto in termini politici. Ora è necessaria una svolta politica. Questo per arrivare a una giunta dove sia realmente applicata la democrazia paritaria, ossia la presenza paritaria e la totale condivisione delle decisioni. La prossima giunta regionale dovrà essere composta per metà da donne.

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Ponzoni si dimetta e non si convochi l’Ufficio di presidenza finché non sarà ricomposto

La situazione in cui si è venuto a trovare l’Ufficio di presidenza del Consiglio regionale della Lombardia con l’arresto dei due componenti del Pdl (Nicoli Cristiani e Ponzoni) ne rende impossibile il funzionamento. Perciò io e il consigliere segretario Carlo Spreafico riteniamo inopportuna la sua convocazione sino a quando i due componenti non saranno sostituiti. Peraltro è necessario che lo stesso Ponzoni rassegni le dimissioni dall’incarico, così come ha fatto a suo tempo l’ex vicepresidente Nicoli Cristiani.

È evidente come si sia creata una situazione molto grave che mette a repentaglio la credibilità della stessa istituzione. Riteniamo sia dovere della maggioranza assumersi totalmente la responsabilità di uscire da questa situazione. Per questo abbiamo chiesto al presidente Boni di convocare l’Ufficio di presidenza solo per gli atti strettamente necessari allo svolgimento delle attività istituzionali e del Consiglio.

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Che fine hanno fatto le consigliere di parità in Lombardia?

A cinque anni dalla stesura del Codice delle pari opportunità e a e a cinque mesi dall’approvazione del decreto che sancisce la designazione delle consigliere di pari opportunità, in Lombardia non c’è ancora stata nessuna nomina. Ragion per cui ho presentato assieme alla consigliera regionale del Pd Arianna Cavicchioli, un’interrogazione sull’argomento. I motivi del ritardo, infatti, non ci sono affatto chiari. Capiamo la difficoltà del momento, dettata dal cambio di governo e dall’emergenza economica, ma crediamo necessario nominare al più presto le consigliere di parità, figure cruciali, soprattutto per la piena affermazione delle donne nel mondo del lavoro.

Per questo chiediamo al presidente e alla giunta di fare chiarezza sulla mancata nomina delle consigliere, di spiegarci se i ritardi sono dovuti solo a rallentamenti burocratici o ad altre ragioni a noi sconosciute.

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Taglio costi della politica, il Consiglio ha approvato la legge che prevede l’abolizione dei vitalizi e la riduzione delle indennità

L’approvazione in Coniglio regionale della legge sul taglio dei costi della politica, avvenuta pochi giorni fa, è il punto di arrivo di una battaglia che il Partito Democratico ha portato avanti, per primo, negli ultimi mesi.

Il testo stabilisce l’abolizione dei vitalizi e del trattamento di fine mandato, il taglio del 10% delle indennità dei consiglieri dal primo gennaio 2012 e l’uso dei parametri Istat per aggiornare le retribuzioni, per cui non più agganciate a quelle dei parlamentari, come è avvenuto fino ad oggi. Aumenta inoltre la trattenuta sulla diaria per ogni seduta mancata dal singolo consigliere. Continua a leggere

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Vuoto il nido della Regione annunciato due mesi fa da Formigoni

Il nido della Regione, annunciato quasi due mesi fa in pompa magna da Formigoni, resta vuoto. Nessuno sa, infatti, che fine ha fatto l’asilo nido per i figli dei dipendenti della Regione e gli abitanti del quartiere. Il posto è pronto, arredato e illuminato ma vuoto. Eppure le attività avrebbero dovuto iniziare già ai primi di ottobre, almeno secondo quanto annunciato dallo stesso Formigoni, il 26 settembre scorso. Ma ad oggi l’asilo nido non è attivo, nonostante l’interessamento di numerosi genitori e nonostante sia noto che Infrastrutture Lombarde l’ha aggiudicato il 4 agosto scorso.

Abbiamo voluto chiedere chiarimenti, con un’interrogazione di cui sono prima firmataria, anche perché l’annuncio di Formigoni ha acceso nei dipendenti aspettative che ora sono state disattese. A loro è doveroso spiegare cosa devono attendersi, qual è il coinvolgimento di Regione Lombardia nell’attivazione del servizio e qual è l’entità del sostegno alle rette applicate. Chiediamo, inoltre se il nido avrà solo una dimensione ‘aziendale’ o se c’è stato un confronto con il Comune di Milano per arrivare ad una convenzione che ne permetta l’utilizzo anche da parte dei cittadini milanesi, contribuendo così ad accorciare le liste d’attesa.

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Presidio a Ville Turro: il San Raffaele va salvato

Questa mattina, assieme ai consiglieri regionali del Partito Democratico Fabio Pizzul e Carlo Borghetti, ho partecipato a un presidio a Ville Turro a Milano, la sede staccata dell’ospedale che ospita i reparti di malattie infettive e neuropsichiatria, per chiedere nuovamente e a gran voce il salvataggio del presidio sanitario e dei posti di lavoro del San Raffaele.

In attesa della pronuncia del tribunale sul concordato che deciderà del salvataggio del San Raffaele abbiamo ribadito la necessità che la Regione, che in questi mesi ha osservato un singolare silenzio, si faccia parte attiva nella vicenda, intervenendo per garantire il mantenimento delle strutture ospedaliere e la salvaguardia dei posti di lavoro.

Chiediamo, inoltre che il Pirellone, anche tramite la Asl Città di Milano, in accordo con il Comune, prenda in considerazione tutte le ipotesi che permettano di mantenere un servizio sanitario e sociale a Ville Turro. Smantellarlo significherebbe privare migliaia di utenti di un bene comune prioritario e irrinunciabile. Per questo martedì presenteremo una mozione in Consiglio regionale.

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San Raffaele, è tempo di avere risposte

Chiarezza. È quello che hanno chiesto oggi tutte le opposizioni di centro e di centrosinistra sulla vicenda San Raffaele, oggi a rischio fallimento. La sanità lombarda, così come quella italiana, rischiano di perdere un patrimonio di competenze di altissimo livello, senza contare che è a rischio anche il futuro dei circa 4mila dipendenti della struttura ospedaliera. Per questo, come opposizione, abbiamo chiesto quanto prima un’audizione urgente in commissione Sanità con gli attuali amministratori del San Raffaele e con le parti sociali.

Tuttavia non si può non notare come in questa vicenda il presidente della Regione Roberto Formigoni poco o nulla abbia detto o fatto. Sappiamo benissimo che, essendo una Fondazione privata, il San Raffaele non ha l’obbligo di depositare i suoi bilanci, ma c’è ormai necessità di un controllo più efficace da parte della Regione. Sul tema la Giunta non ha ancora risposto a una interrogazione depositata a luglio. Anche da qui la richiesta di trasparenza, ipotizzando una revisione del sistema di accreditamento e di erogazione dei contributi in campo sanitario.

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