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Fondo per la non autosufficienza, la Regione deve rifinanziarlo e chiarire qual è l’impatto della riforma su Comuni e famiglie

Chiarezza. È quello che chiediamo da tempo sul problema della compartecipazione per la cura di anziani e disabili. Dettare le regole, come ha fatto la Regione, qualora siano giuste, è corretto. Ma il Pirellone deve anche metterci le risorse. Il motivo di merito dello stop in commissione, al di là delle tensioni politiche, non ha nulla a che vedere con il fattore famiglie. L’assessorato ha infatti deciso di intervenire su un problema rilevante, che sta a cuore anche a noi, ovvero il fatto che per le rette delle case di riposo e delle strutture dedicate alla cura di anziani e disabili non c’è oggi alcuna modulazione in base al reddito. È giusto introdurre un meccanismo di equità che tenga conto dei carichi famigliari, come hanno fatto regioni avvedute, ad esempio la Toscana. Ma, come ha fatto quest’ultima, occorre parallelamente finanziare il fondo per la non autosufficienza con cui alleggerire le famiglie da costi di cura che sono ormai insostenibili. Occorrono però risorse regionali, visto che il governo ha azzerato il corrispondente fondo nazionale.

Una riforma a costo zero per la Regione metterebbe i comuni con le spalle al muro, perché dovrebbero far fronte con le proprie risorse, sempre più esigue, alla riduzione delle rette per gli utenti meno abbienti. Noi crediamo che la Regione debba farsi carico del problema e non imporre regole come fossero principi astratti senza fornirci dati chiari sull’impatto del provvedimento sulle famiglie e sui comuni e soprattutto senza impegnare risorse. Attendiamo notizie dall’assessore e dalla maggioranza. Le nostre proposte sono chiare.

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La protesta dei disabili, cittadini dimenticati dalle istituzioni

Hanno contestato Letizia Moratti e Roberto Formigoni, perché si sentono dimenticati da una città, da una Regione e dal Governo nazionale. Hanno applaudito Giuliano Pisapia, il simbolo, perché come noi vogliono una politica nuova a Milano e nel Paese. Centinaia di disabili hanno riempito oggi Piazza Duca d’Aosta davanti alla stazione di Milano per chiedere di non vedere cancellati i loro diritti a causa dei tagli sul sociale avviati dall’ultima Finanziaria. Il presidio così come l’incontro che è seguito in Commissione Sanità ha avuto il merito di mettere all’ordine del giorno il tema, con particolare riferimento al Fondo per la non autosufficienza azzerato dal Governo a partire dal 2012.  Come Commissione dobbiamo farci carico della questione affinché il Governo torni indietro sulle scelte appena fatte che si tradurranno altrimenti in immediate ricadute negative sui servizi e quindi sui diritti delle persone. Formigoni faccia per primo seguire alle sue parole di oggi in piazza dei fatti concreti, a partire dalla Conferenza Stato Regioni, e non si limiti ad annunci che hanno un forte retrogusto elettorale. Poi la Regione intervenga sulle variazioni di bilancio trovando i soldi che mancano e definendo la ripartizione del Fondo Sociale Regionale. Abbiamo per questo appena depositato un progetto di legge che chiede proprio l’implementazione e la disciplina del fondo.

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Fondo sociale, l’insostenibile pesantezza dei tagli

Una sforbiciata da quasi 46 milioni di euro. A tanto ammonta il taglio al Fondo sociale regionale previsto dalla Lombardia. Nel bilancio di previsione 2011 al capitolo relativo al“Fondo Sociale Regionale” sono previsti solo 40.000.000 euro a fronte dei 85.900.000 dell’anno scorso. Troppo pochi, considerando che queste specifiche risorse destinate ai minori, ai disabili, agli anziani e all’integrazione lavorativa sono finalizzate al sostegno alle Unità d’offerta oltre che a contribuire alla riduzione delle rette a carico degli utenti.

Tutto questo complica ulteriormente una situazione difficile. A fronte della riduzione generale dei trasferimenti destinati al sociale – 68 milioni di euro in meno di cui 46 milioni tagliati da Regione Lombardia e 22 milioni dallo Stato – aumentano le competenze degli Enti Locali e, soprattutto, aumentano i bisogni dei cittadini e delle famiglie rese sempre più fragili dalla crisi economica e dal progressivo invecchiamento della popolazione. La preoccupazione è dunque generalizzata tra gli amministratori locali, il terzo settore e gli utenti, che questi tagli li vivranno sulla loro pelle. Continua a leggere

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Sanità, il Piano sociosanitario non è all’altezza delle esigenze dei lombardi

"Valorizzare le professioni sanitarie"

Tra le nostre richieste, la valorizzazione delle professioni sanitarie

Il piano sociosanitario regionale è approdato in Consiglio regionale la scorsa settimana. Un documento che ha conservato tutte le sue gravi carenze, le sue falle e le sue contraddizioni. Una su tutte la sua eccessiva genericità, emersa peraltro anche nel corso del dibattito in aula. Manca una definizione delle priorità. Una carenza, lo abbiamo sottolineato più volte, che si riscontra in ogni settore; così come è assente una vera programmazione sugli interventi.

Non ci sono infatti indicazioni puntuali sulle risorse economiche che verranno messe in campo e sull’irrisolto nodo della mancata continuità assistenziale che caratterizza la sanità lombarda. La frattura esistente in questa regione tra il mondo ospedaliero e il territorio lascia i pazienti, soprattutto i malati cronici, privi di un’adeguata assistenza dopo le dimissioni e in carico esclusivo alle famiglie. A tutto questo, nel documento approvato dalla Regione, non viene data risposta. E se da un lato il testo ambisce a valorizzare la medicina del territorio (obiettivo peraltro condivisibile) andando incontro alle necessità dei cittadini troppo spesso dimessi precocemente e lasciati soli in momenti di particolare fragilità, dall’altro si palesa il rischio che la mancanza di risorse pubbliche possa portare ad un’ulteriore privatizzazione sia delle strutture che delle cure intermedie, rinunciando di fatto alla garanzia di una presa in carico di tutti i pazienti. Continua a leggere

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