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Nasko: la posizione dell’assessore Cantù è inaccettabile

La posizione dell’assessore alla Famiglia Maria Cristina Cantù e di Maroni, espressa oggi in commissione sanità, sui fondi Nasko e Cresco è inaccettabile. Escludere ideologicamente le donne straniere non è degno di una regione come la Lombardia. Ciò non significa che le misure introdotte da Formigoni ci trovino d’accordo: il sostegno alla maternità va rivisto complessivamente, prevedendo aiuti a tutte le madri che si trovano in difficoltà a prescindere dal colore della pelle e dal fatto che abbiano rinunciato o meno all’interruzione di gravidanza. Lo confermano anche i dati illustrati dall’assessore in commissione: il fondo Nasko non ha inciso sulla riduzione delle Ivg, che fortunatamente sono in diminuzione in tutta Italia, soprattutto grazie alla legge 194.

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Sanità, Valmaggi e Girelli (PD): da Formigoni a Maroni, la discontinuità non c’è

«Sulle funzioni non tariffabili tra Maroni e Formigoni non c’è la discontinuità annunciata. Cambiare due indicatori su ventinove e confermare sostanzialmente lo stesso investimento di quasi un miliardo di euro significa non intervenire su quegli spazi di discrezionalità nell’assegnazione delle risorse alle strutture sanitarie private che ha permesso negli anni scorsi l’avverarsi di pesanti episodi di malaffare. Questo ritocco non basta, non risponde alla richiesta di cambiamento votata a grande maggioranza in Consiglio regionale a luglio su nostra proposta e non pone rimedio a quanto rilevato dalla Corte dei Conti e dal comitato regionale dei controlli». Lo dichiarano Sara Valmaggi e Gian Antonio Girelli, rispettivamente vicepresidente del Consiglio regionale e responsabile sanità e welfare del Pd lombardo, in seguito alla conferenza stampa del dopo giunta tenuta oggi a Palazzo Lombardia.
Valmaggi e Girelli commentano anche il resoconto fatto oggi dal presidente Maroni e dal vicepresidente Mantovani in merito agli investimenti in sanità nel corso del 2013, riassunti nella cifra di 650 milioni di euro.
«Maroni e Mantovani giocano un po’ con i numeri – attaccano gli esponenti del PD -. La gran parte dei soldi investiti in sanità sono statali e appartengono al sesto accordo di programma sbloccato dal governo Monti dopo essere stato bloccato per un paio d’anni dall’esecutivo Berlusconi, in cui sedevano sia Maroni che Mantovani. Altri 100 milioni, riportati dal patto di stabilità, sono una partita di giro con gli ospedali e sono meno dello scorso anno, e altri trenta, del fondo di rotazione, sono un prestito. Insomma, fino ad ora l’amministrazione Maroni non ha lasciato sulla sanità lombarda alcuna impronta».

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