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Stamina – A.A.A. Cercasi medici disponibili!! La Regione persiste nell’errore e continua a ritardare un suo intervento

La Regione Lombardia non può determinare ulteriori confusioni che generano false speranze nei malati. Bene per il no all’offerta di Mario Andolina, a praticare direttamente le infusioni presso la struttura bresciana ma qui nella peggiore tradizione di scarico delle responsabilità, l’Assessore Mantovani fa appello ad eventuali medici della sanità lombarda che volessero rendersi disponibili a fare le infusioni di Stamina, visto il rifiuto dei medici degli Spedali Civili.

La richiesta di Mantovani e le posizioni costantemente ondivaghe e poco chiare della Giunta, evidenziano la difficoltà a nascondere l’errore originale dei responsabili della Sanità lombarda che hanno aperto le porte o lasciato aprire le porte degli Spedali Civili alla Stamina Foundation.Adesso il paradosso: A.A.A. Medici Disponibili Cercasi.

Questo appello di Mantovani dovrebbe essere sostituito con l’annuncio che Regione Lombardia si rende finalmente disponibile a supportare gli Spedali Civili di Brescia in quei procedimenti che, invece, privi di contraddittorio generano ordinanze non condivisibili, che si appoggiano proprio sulla colpa originale dei vertici della struttura sanitaria.

Invece di perdere tempo dietro improbabili annunci di collocamento la Regione si attivi in tutte le sedi per proteggere senza ulteriori perdita di tempo gli Spedali Civili dal paradosso che si sta consumando aggiungendo confusione a confusione.

La Regione può far la sua parte per risolvere lo stato confusionale, e deve evitare di ingenerare ulteriori speranze infondate nei malati e nei loro famigliari.

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Nasko: la posizione dell’assessore Cantù è inaccettabile

La posizione dell’assessore alla Famiglia Maria Cristina Cantù e di Maroni, espressa oggi in commissione sanità, sui fondi Nasko e Cresco è inaccettabile. Escludere ideologicamente le donne straniere non è degno di una regione come la Lombardia. Ciò non significa che le misure introdotte da Formigoni ci trovino d’accordo: il sostegno alla maternità va rivisto complessivamente, prevedendo aiuti a tutte le madri che si trovano in difficoltà a prescindere dal colore della pelle e dal fatto che abbiano rinunciato o meno all’interruzione di gravidanza. Lo confermano anche i dati illustrati dall’assessore in commissione: il fondo Nasko non ha inciso sulla riduzione delle Ivg, che fortunatamente sono in diminuzione in tutta Italia, soprattutto grazie alla legge 194.

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Nuova giunta, vecchi principi: una sola donna in più

Il rimpasto di Formigoni non rispetta il principio della democrazia paritaria. Anche se pare che le pari opportunità abbiano avuto una “promozione”. Da tema di consulenza, infatti, sono passate a tema da sottosegretario. Ma il principio delle pari opportunità non è rispettato. Di fatto in giunta come assessore, sia pure con deleghe importanti, è entrata una sola donna.

Se questo sarà sufficiente in termini amministrativi lo stabilirà il Consiglio di stato il 17 aprile prossimo . Quello che è certo è che non basta affatto in termini politici. Ora è necessaria una svolta politica. Questo per arrivare a una giunta dove sia realmente applicata la democrazia paritaria, ossia la presenza paritaria e la totale condivisione delle decisioni. La prossima giunta regionale dovrà essere composta per metà da donne.

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Ponzoni si dimetta e non si convochi l’Ufficio di presidenza finché non sarà ricomposto

La situazione in cui si è venuto a trovare l’Ufficio di presidenza del Consiglio regionale della Lombardia con l’arresto dei due componenti del Pdl (Nicoli Cristiani e Ponzoni) ne rende impossibile il funzionamento. Perciò io e il consigliere segretario Carlo Spreafico riteniamo inopportuna la sua convocazione sino a quando i due componenti non saranno sostituiti. Peraltro è necessario che lo stesso Ponzoni rassegni le dimissioni dall’incarico, così come ha fatto a suo tempo l’ex vicepresidente Nicoli Cristiani.

È evidente come si sia creata una situazione molto grave che mette a repentaglio la credibilità della stessa istituzione. Riteniamo sia dovere della maggioranza assumersi totalmente la responsabilità di uscire da questa situazione. Per questo abbiamo chiesto al presidente Boni di convocare l’Ufficio di presidenza solo per gli atti strettamente necessari allo svolgimento delle attività istituzionali e del Consiglio.

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Che fine hanno fatto le consigliere di parità in Lombardia?

A cinque anni dalla stesura del Codice delle pari opportunità e a e a cinque mesi dall’approvazione del decreto che sancisce la designazione delle consigliere di pari opportunità, in Lombardia non c’è ancora stata nessuna nomina. Ragion per cui ho presentato assieme alla consigliera regionale del Pd Arianna Cavicchioli, un’interrogazione sull’argomento. I motivi del ritardo, infatti, non ci sono affatto chiari. Capiamo la difficoltà del momento, dettata dal cambio di governo e dall’emergenza economica, ma crediamo necessario nominare al più presto le consigliere di parità, figure cruciali, soprattutto per la piena affermazione delle donne nel mondo del lavoro.

Per questo chiediamo al presidente e alla giunta di fare chiarezza sulla mancata nomina delle consigliere, di spiegarci se i ritardi sono dovuti solo a rallentamenti burocratici o ad altre ragioni a noi sconosciute.

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Violenza sulle donne, la Regione s’impegni a prevenire e contrastare il fenomeno

In Lombardia manca una legge per contrastare la violenza sulle donne (©European Parliament/Pietro Naj-Oleari)

La Lombardia è ormai l’ultima Regione italiana a non aver approvato una legge sulla prevenzione e il contrasto della violenza sulle donne. A oggi, a differenza di molte altre regioni del Paese, in Lombardia non esiste alcuna normativa che riconosca le case delle donne, i servizi e i centri antiviolenza delle donne, e che li consideri un presidio nella rete dei servizi alla persona, né esiste per loro alcuna forma di finanziamento che dia garanzia di omogeneità e continuità. Eppure dalla scorsa legislatura il centrosinistra ha avanzato proposte per porre rimedio a una mancanza che, alla luce dei tagli operati sugli enti locali rischia di provocare la chiusura di realtà che, ricche di competenze ed esperienza, operano sul territorio in condizioni molto delicate, a causa del muro di silenzio e paure che accompagnano il fenomeno. Sono le uniche realtà in grado di fornire i dati sulla portata del fenomeno dei maltrattamenti e sulle conseguenze sociali ed economiche dello stesso, poiché finora nella nostra Regione, non solo non esiste la legge, ma neppure alcun sistema di monitoraggio. Continua a leggere

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Accorpamenti forzati degli istituti scolastici: il Consiglio regionale lombardo dice “no”

Nei giorni scorsi il Consiglio regionale ha approvato all’unanimità la nostra mozione, di cui sono prima firmataria, che si opponeva agli accorpamenti forzati degli istituti scolastici comprensivi. Il documento invitava la Giunta a studiare un’applicazione graduale e con criteri meno rigidi delle disposizioni governative che prevedono l’autonomia scolastica ai plessi con almeno mille alunni. Aver approvato questa mozione è un grosso passo in avanti, coerente con ciò che ha già fatto la Regione stessa insieme a tutta la Conferenza Stato-Regioni. A questo punto ci aspettiamo una decisione chiara e definitiva del Ministero, che vada nella direzione richiesta.

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Auto di servizio e rimborsi: finalmente un freno

Questa mattina io e il collega Carlo Spreafico abbiamo consegnato al Presidente Davide Boni la comunicazione formale con la quale, a partire dal primo di gennaio, rinunciamo all’utilizzo dell’auto di servizio e al rimborso per il suo mancato utilizzo spettanti ai componenti dell’Ufficio di Presidenza, chiedendo inoltre di rivedere le deliberazioni dell’ufficio di presidenza in merito. Una decisione che abbiamo preso in coerenza con le posizioni sempre assunte dai componenti del Pd in Ufficio di Presidenza e dallo stesso Gruppo consiliare. La nostra scelta va nella direzione delle aspettative dei cittadini e del Consiglio regionale stesso a proposito degli interventi necessari per ridurre i costi della politica. La nostra proposta è stata accolta dall’Ufficio di presidenza, con l’abolizione fin da subito del contributo sostitutivo e con l’impegno sancito a rivedere l’utilizzo dell’auto di servizio a partire dal primo gennaio 2012.

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Superticket alla lombarda, un balzello indigesto ed evitabile

Manca ormai poco all’entrata in vigore del cosiddetto superticket alla lombarda, che prevede aggravi di spesa per i cittadini anche di trenta euro su alcune tipologie di visite ed esami rispetto a quanto avviene in altre regioni italiane. Dal primo agosto scatterà infatti la nuova modalità di compartecipazione sanitaria, nonostante in una seduta della Conferenza Stato Regioni di giovedì il Governo abbia dato la propria disponibilità a incontrare di nuovo le Regioni il prossimo 3 agosto per dare una risposta alla richiesta unanime dei governatori di sterilizzare almeno fino a fine 2011 il ticket da 10 euro introdotto nella recente manovra finanziaria nazionale.
La Lombardia, con l’assessore regionale al bilancio Colozzi, ha ribadito giovedì a Roma ciò che il PD dice in Regione Lombardia, ovvero che il ticket sulla specialistica è sbagliato. Tuttavia rimane una grande differenza tra la decisione della giunta regionale lombarda di applicare e rimodulare il superticket, in vigore dal primo di agosto, e quella assunta da molte altre giunte regionali che hanno rifiutato di applicare un balzello utile solo a fare cassa. Tra queste anche Veneto e Friuli, i cui governatori non hanno applicato il sovrapprezzo di 10 euro e hanno annunciato ricorso contro la decisione del Governo. La Lombardia avrebbe almeno potuto attendere fino a mercoledì (3 agosto) anziché applicare il ticket con indebita solerzia. Noi rimaniamo convinti che una Regione come la Lombardia che già chiede una compartecipazione sui farmaci e l’addizionale regionale Irpef e che ha i conti in ordine possa decidere di non caricare il ticket sulle spalle dei lombardi e di trovare nel bilancio sanitario le risorse necessarie a sterilizzarlo.

Manca ormai poco alll’entrata in vigore del cosiddetto superticket alla lombarda, che prevede aggravi di spesa per i cittadini anche di trenta euro su alcune tipologie di visite ed esami rispetto a quanto avviene in altre regioni italiane. Dal primo agosto scatterà infatti la nuova modalità di compartecipazione sanitaria, nonostante in una seduta della Conferenza Stato Regioni di giovedì il Governo abbia dato la propria disponibilità a incontrare di nuovo le Regioni il prossimo 3 agosto per dare una risposta alla richiesta unanime dei governatori di sterilizzare almeno fino a fine 2011 il ticket da 10 euro introdotto nella recente manovra finanziaria nazionale.La Lombardia, con l’assessore regionale al bilancio Colozzi, ha ribadito giovedì a Roma ciò che il PD dice in Regione Lombardia, ovvero che il ticket sulla specialistica è sbagliato. Tuttavia rimane una grande differenza tra la decisione della giunta regionale lombarda di applicare e rimodulare il superticket, in vigore dal primo di agosto, e quella assunta da molte altre giunte regionali che hanno rifiutato di applicare un balzello utile solo a fare cassa. Tra queste anche Veneto e Friuli, i cui governatori non hanno applicato il sovrapprezzo di 10 euro e hanno annunciato ricorso contro la decisione del Governo. La Lombardia avrebbe almeno potuto attendere fino a mercoledì (3 agosto) anziché applicare il ticket con indebita solerzia. Noi rimaniamo convinti che una Regione come la Lombardia che già chiede una compartecipazione sui farmaci e l’addizionale regionale Irpef e che ha i conti in ordine possa decidere di non caricare il ticket sulle spalle dei lombardi e di trovare nel bilancio sanitario le risorse necessarie a sterilizzarlo.

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Farmaci generici, approvata mozione Pd: finiscono (per ora) i balzelli

(foto: Pranjal Mahna)

È stata approvata la mozione del Pd sulla compartecipazione dei cittadini alla spesa farmaceutica sui farmaci generici, un provvedimento che metterà fine, almeno temporaneamente, ad un ingiusto balzello sulle tasche dei cittadini.

L’Aifa da aprile ha infatti abbassato la soglia del rimborso dei medicinali equivalenti, ma la maggior parte delle aziende farmaceutiche non ha allineato i prezzi di tali farmaci ai rimborsi previsti. La Lombardia, anche se con un certo ritardo, ha rimborsato la differenza prezzo/rimborso per 1 mese. Un provvedimento scaduto però dal 1 giugno, mettendo così cittadini si trovano nella stessa situazione di difficoltà di questa primavera. Nel frattempo alcune aziende hanno equiparato il costo di vendita al rimborso, ma non tutte. Continua a leggere

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