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Sicurezza sui luoghi di lavoro: che fine hanno fatto i fondi per sostenerla?

Dove finisce il denaro incassato dalle Asl per le sanzioni amministrative? Secondo quanto stabiliscono sia il decreto del 9 aprile del 2008, sia due provvedimenti regionali del 2008 e del 2009, infatti, le somme che le Asl incamerano per le sanzioni amministrative dovrebbero essere destinate a finanziare le attività di prevenzione nei luoghi di lavoro e di ispezione. A oggi però pare non sia così. Per questo, assieme ai consiglieri del PD in commissione Sanità, ho presentato un’interrogazione in cui si chiede alla giunta se è vero che i proventi delle sanzioni del 2010 sono stati utilizzati, per espressa decisione della Regione, non per attività di ispezione ma per coprire il bilancio ordinario. Si chiede, inoltre, quale sia stata la destinazione di questi fondi a quanto ammontino quelli del 2011 e in che misura siano stati destinati per il 2012 all’incremento dei controlli delle Asl. I proventi delle sanzioni sono, per legge, risorse da destinare alle attività di controllo, centrali per la salute dei cittadini, basti pensare alla prevenzione e alla sicurezza nei luoghi di lavoro. Regione Lombardia deve spiegare se intende sostenerle realmente. Vogliamo chiarezza.

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Città della Salute e della ricerca: Formigoni chiarisca

Rassicurazioni sul destino della Città della Salute e della ricerca. Questo quanto chiederò in un’interrogazione, che sarà presentata in Consiglio nei prossimi giorni, insieme ai colleghi del Pd, a seguito della notizia apparsa in questi giorni sugli organi di stampa della decisione del presidente Roberto Formigoni di chiudere il Consorzio creato per realizzarla. Purtroppo, come è ormai consuetudine, abbiamo letto sui giornali della scelta di Formigoni quando era stata già sostanzialmente assunta e non appare affatto chiara. Sfugge la ragione per cui, a soli due anni dalla sua costituzione, si sia deciso di chiudere un Consorzio che era previsto durarne almeno dieci e aveva l’ambizioso obiettivo di realizzare una funzione sanitaria di eccellenza. Per questo presenteremo un’interrogazione in cui chiederemo sia chiarito dove saranno dirottati i fondi già attribuiti al Consorzio stesso, alcuni dei quali, come stabilisce lo Statuto, provenienti dallo Stato, da enti pubblici e privati. Chiederemo, inoltre, se, venendo a mancare il Consorzio, che era sia ente gestore, sia ente assegnatario dei fondi pubblici, saranno rispettati il programma e i tempi dei lavori. Riteniamo, infine, necessario sapere se saranno garantiti i fondi a disposizione (in particolare 80 milioni a carico dei privati) e chi sarà a gestire tutto il progetto, dalla gara d’appalto per iniziare i lavori fino al collaudo finale.

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L’ambulatorio al posto del day hospital: i rischi ci sono

Invece del day hospital la macroattività ambulatoriale ad alta integrazione e complessità: lo stabilisce una recente delibera di Giunta che integra le Regole di sistema. In premessa si fa riferimento al Patto nazionale per la Salute che prevede la necessità di una riduzione dello standard dei posti letto. Le regole e le attività che hanno sinora caratterizzato il day hospital saranno dunque rivoluzionate al fine di ottenere sia un processo di sburocratizzazione che un risparmio economico. Va bene la sburocratizzazione, ma la preoccupazione nasce dal fatto che la trasformazione del day hospital in realtà ambulatoriale, se guidata solo dall’obiettivo del risparmio, può portare ad una riduzione delle professionalità messe in campo così come ad una riduzione del minutaggio erogato per paziente. Va ricordato che si tratta di interventi erogati a particolari categorie di pazienti come per esempio gli oncologici. Depositeremo un’interrogazione per conoscere i dettagli di questa trasformazione. Speriamo inoltre che siano effettivamente coinvolte le società scientifiche e professionali e anche le associazioni di volontariato prima che siano dettagliati i requisiti autorizzativi la cui definizione è prevista per maggio.

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TeleOspedale, Bresciani chiarisca: non possiamo permetterci nuovi scandali

È di pochi giorni fa la notizia delle sospette tangenti per l’affidamento di un appalto relativo ad un sistema di impianti video a circuito chiuso nelle Asl e negli ospedali lombardi. In merito è in corso un’indagine che vede coinvolti, tra gli altri, il capoufficio stampa dell’assessore alla Sanità Luciano Bresciani. La denuncia è partita da un esposto alla magistratura del capogruppo della Lega in Consiglio regionale, e coincide con un momento delicato per la sanità lombarda, perché entro il mese di dicembre la Giunta dovrà procedere al rinnovo dei vertici delle aziende ospedaliere e delle Asl regionali.

Ragion per cui è necessaria la massima chiarezza su questa vicenda, e in questa direzione va l’interrogazione che ho presentato nei giorni scorsi. L’Assessore deve spiegarci in Commissione se sono vere le notizie apparse sui relativamente all’inchiesta. Deve chiarire quanto è costata l’istituzione di questi impianti ai cittadini lombardi e che utilità hanno per il miglioramento e il funzionamento delle strutture questi sistemi televisivi outdoor. E dovrà spiegare quali provvedimenti saranno presi nei confronti delle persone che risultassero eventualmente indagate per assicurare condizioni di trasparenza e correttezza e quali azioni intende intraprendere la Regione per attuare maggiori controlli sul sistema di appalti dei servizi del sistema sanitario regionale. La Lombardia non può permettersi nuovi scandali.

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