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Approvato nella notte il ´fattore famiglia`, provvedimento illegittimo nel merito e nel metodo

Formigoni lo chiama fattore famiglia ma tale non è, perché si riduce a una compartecipazione della spesa sanitaria e sociale.

Il provvedimento, approvato questa notte in aula, è due volte illegittimo. Lo è nel merito e lo è per la procedura con cui è stato approvato. Il presidente Boni, su pressione della maggioranza, infatti ha forzato il Regolamento che impone di chiudere i lavori  entro la mezzanotte e  ne ha deciso la prosecuzione.

Un provvedimento che ha un impatto pesante sui cittadini e i Comuni della Regione avrebbe meritato una trattazione migliore. Evidentemente però  la maggioranza, per ragioni che nulla hanno a che fare con il miglioramento delle condizioni di vita dei cittadini, ha ritenuto più importante chiudere in fretta.

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Nuova giunta, vecchi principi: una sola donna in più

Il rimpasto di Formigoni non rispetta il principio della democrazia paritaria. Anche se pare che le pari opportunità abbiano avuto una “promozione”. Da tema di consulenza, infatti, sono passate a tema da sottosegretario. Ma il principio delle pari opportunità non è rispettato. Di fatto in giunta come assessore, sia pure con deleghe importanti, è entrata una sola donna.

Se questo sarà sufficiente in termini amministrativi lo stabilirà il Consiglio di stato il 17 aprile prossimo . Quello che è certo è che non basta affatto in termini politici. Ora è necessaria una svolta politica. Questo per arrivare a una giunta dove sia realmente applicata la democrazia paritaria, ossia la presenza paritaria e la totale condivisione delle decisioni. La prossima giunta regionale dovrà essere composta per metà da donne.

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Città della Salute e della ricerca: Formigoni chiarisca

Rassicurazioni sul destino della Città della Salute e della ricerca. Questo quanto chiederò in un’interrogazione, che sarà presentata in Consiglio nei prossimi giorni, insieme ai colleghi del Pd, a seguito della notizia apparsa in questi giorni sugli organi di stampa della decisione del presidente Roberto Formigoni di chiudere il Consorzio creato per realizzarla. Purtroppo, come è ormai consuetudine, abbiamo letto sui giornali della scelta di Formigoni quando era stata già sostanzialmente assunta e non appare affatto chiara. Sfugge la ragione per cui, a soli due anni dalla sua costituzione, si sia deciso di chiudere un Consorzio che era previsto durarne almeno dieci e aveva l’ambizioso obiettivo di realizzare una funzione sanitaria di eccellenza. Per questo presenteremo un’interrogazione in cui chiederemo sia chiarito dove saranno dirottati i fondi già attribuiti al Consorzio stesso, alcuni dei quali, come stabilisce lo Statuto, provenienti dallo Stato, da enti pubblici e privati. Chiederemo, inoltre, se, venendo a mancare il Consorzio, che era sia ente gestore, sia ente assegnatario dei fondi pubblici, saranno rispettati il programma e i tempi dei lavori. Riteniamo, infine, necessario sapere se saranno garantiti i fondi a disposizione (in particolare 80 milioni a carico dei privati) e chi sarà a gestire tutto il progetto, dalla gara d’appalto per iniziare i lavori fino al collaudo finale.

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Inchiesta rifiuti, insufficienti le risposte di Formigoni

Le spiegazioni tecniche non bastano, né sono sufficienti le prese di distanze. Le vicende giudiziarie che vedono coinvolti i vertici politici e amministrativi di Regione Lombardia richiedono la massima chiarezza. Il presidente Formigoni, dopo le nostre richieste, lunedì ha riferito al Consiglio regionale, sostanzialmente scaricando e negando ogni responsabilità. E se da un lato non siamo contrari a una commissione d’inchiesta su questi fatti, è evidente quanto la Regione debba fare di più, nella massima onestà e trasparenza, in settori delicati come quello dello smaltimento dei rifiuti, terreno minato dal malaffare. Inoltre chiediamo che Regione Lombardia si costituisca parte civile in un eventuale processo.

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Arrestato il vicepresidente Nicoli Cristiani, Formigoni riferisca in aula

A questo punto Formigoni riferisca in aula sui fatti. È la richiesta che abbiamo avanzato io e il consigliere segretario Carlo Spreafico, dopo l’arresto del vicepresidente del Consiglio regionale Franco Nicoli Cristiani. Da parte nostra, ribadiamo la fiducia nella magistratura, che auspichiamo possa fare, anche a tutela di Nicoli Cristiani, chiarezza sulla vicenda in tempi brevi. Sottolineiamo che, a quanto si apprende dalle notizie di stampa, i fatti contestati a Nicoli Cristiani non sono in alcun modo riferiti ad attività relative alle funzioni dell’ufficio di presidenza. La nostra preoccupazione ora è quella di tutelare la dignità del Consiglio e del suo Ufficio di presidenza. Per questo chiediamo che l’ufficio di presidenza faccia propria la nostra richiesta: Formigoni riferisca in aula sui fatti.

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Vuoto il nido della Regione annunciato due mesi fa da Formigoni

Il nido della Regione, annunciato quasi due mesi fa in pompa magna da Formigoni, resta vuoto. Nessuno sa, infatti, che fine ha fatto l’asilo nido per i figli dei dipendenti della Regione e gli abitanti del quartiere. Il posto è pronto, arredato e illuminato ma vuoto. Eppure le attività avrebbero dovuto iniziare già ai primi di ottobre, almeno secondo quanto annunciato dallo stesso Formigoni, il 26 settembre scorso. Ma ad oggi l’asilo nido non è attivo, nonostante l’interessamento di numerosi genitori e nonostante sia noto che Infrastrutture Lombarde l’ha aggiudicato il 4 agosto scorso.

Abbiamo voluto chiedere chiarimenti, con un’interrogazione di cui sono prima firmataria, anche perché l’annuncio di Formigoni ha acceso nei dipendenti aspettative che ora sono state disattese. A loro è doveroso spiegare cosa devono attendersi, qual è il coinvolgimento di Regione Lombardia nell’attivazione del servizio e qual è l’entità del sostegno alle rette applicate. Chiediamo, inoltre se il nido avrà solo una dimensione ‘aziendale’ o se c’è stato un confronto con il Comune di Milano per arrivare ad una convenzione che ne permetta l’utilizzo anche da parte dei cittadini milanesi, contribuendo così ad accorciare le liste d’attesa.

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Esenzione ticket, da oggi è tutto più difficile

Da oggi non è più accettata l’autocertificazione dei cittadini esenti dal ticket per reddito. Fino al 31 marzo 2012 farà fede la lettera inviata da Regione Lombardia con cui si comunica, sulla base dai dati forniti dall’Agenzia delle entrate, che il destinatario rientra nei limiti di reddito per ottenere appunto l’esenzione. La verifica spetterà al medico curante che effettuerà gli appositi controlli visionando i registri dell’anagrafe regionale informatizzata, in corso di compilazione.

Il vero rischio è il caos totale agli sportelli. E per questo il Gruppo regionale del Pd ha presentato alla Giunta Formigoni un’interrogazione in cui si riassume la situazione e si aggiunge che, rispetto al resto d’Italia, in Lombardia ci sarà una complicazione in più. Il Ministero dell’Economia e Finanze, nell’attribuzione dell’esenzione per gli ultrasessantacinquenni, utilizza il limite di reddito nazionale che è pari a 36.151,98 euro ed è codificata con E01, mentre il limite reddituale in Lombardia dal 2007 è stato innalzato a 38.500 euro. Di conseguenza coloro che hanno un reddito compreso tra il limite nazionale e quello regionale, per poter aver accesso alle prestazioni gratuite, devono recarsi alla propria Asl e richiedere un’attestazione cartacea (codificata E05) con conseguente disagio e confusione.

Alla Giunta chiediamo quindi di semplificare la procedura di accesso alle esenzioni per coloro che percepiscono un reddito compreso tra i 36.151 euro e i 38.500 attraverso la Carta sanitaria, che è già in mano a tutti i cittadini, è pagata centinaia di milioni di euro  annui dai lombardi, e dovrebbe essere lo strumento unico anche per l’attestazione delle varie tipologie di esenzione. Inoltre chiediamo a Formigoni se non ritenga di definire, in maniera univoca, quali siano i redditi da valutare per accedere alle prestazioni sanitarie gratuite in Lombardia e dare esatte indicazioni alle Aziende sanitarie locali, così da non incorrere in eventuali richieste di rimborso, come, ad esempio, accaduto a suo tempo con i bonus bebè.

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Annuncio spot di Formigoni: “Ripristinati stanziamenti per il sociale”, giusto in tempo per le elezioni

(foto: Domenico Zauber)

A Formigoni, si sa, le sorprese in salsa elettorale sono sempre piaciute, e nemmeno questa volta ha avoluto smentirsi. Con straordinario tempismo il Governatore ha appena annunciato un ripristino degli stanziamenti per le risorse destinate alle politiche sociali. Uno spot prima del voto. Come Pd abbiamo chiesto da tempo che Regione Lombardia facesse fronte ai tagli destinati ad abbattersi sui servizi sociali per via della manovra di Tremonti. Lo spostamento di risorse da altri capitoli di bilancio, che verrà portata avanti in sede di assestamento, è perciò un atto dovuto alle associazioni dei disabili che settimana scorsa hanno riempito la piazza per chiedere a gran voce di vedere riconosciuti i loro diritti e a tutte le altre fragilità. Ad oggi per quanto riguarda molte delle voci citate si tratta di un annuncio, infatti solo a luglio, con l’assestamento si toccherà davvero con mano la sostanza di quanto detto e da quali altri capitoli del bilancio verranno spostate le risorse. Va però aggiunto che tra le risorse che nuovamente saranno destinate al sociale, (complessivamente 65,7 milioni di euro), solo 30 milioni saranno destinati ai Comuni, che vedono comunque un taglio del 19% delle risorse destinate ai piani di zona rispetto all’anno scorso.

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Legge 194, ora la Regione la smetta con le strumentalizzazioni

(foto: Antonella Beccaria, flickr.com)

Dopo la sentenza del Tar sulle linee guida della 194 che di fatto ha sconfessato Formigoni, l’assessore alla Sanità Luciano Bresciani ha risposto alla nostra interrogazione urgente. Nel documento gli chiedevamo di commentare il pronunciamento del tribunale amministrativo. Bresciani, nel rispondere, non ha saputo però motivare efficacemente la necessità di sancire con un atto politico-amministrativo delle prassi già da anni in uso nelle strutture lombarde.

Il fatto poi che la Regione stessa, come ha spiegato Bresciani, non intenda fare ricorso in appello è un’ulteriore dimostrazione di quanto il provvedimento voluto dal Pirellone sulla 194 contenesse, molte, troppe forzature politico ideologiche. Regione Lombardia dovrebbe invece distinguere tra prassi medica e scelta politica, e preoccuparsi piuttosto di applicare in tutte le sue parti la legge nazionale 194 che è ancora oggi un’ottima legge.

I dati infatti confermano che in Lombardia, così come nel resto d’Italia, l’interruzione volontaria di gravidanza(Ivg) è, per fortuna, in forte decrescita. I protocolli interni agli ospedali lombardi applicano già le linee guida che con un provvedimento il governo Formigoni ha cercato di imporre alcuni mesi fa e che il Tar ha appena bocciato.

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Legge 194, il Tar sconfessa Formigoni

(Foto: Antonella Beccaria)

Aborto, il Tar boccia le restrizioni sull’aborto adottate in Lombardia nel 2008. E il presidente della Lombardia Roberto Formigoni si schiera contro il Tribunale amministrativo regionale, accusandolo di assecondare la linea abortista.

Non esiste nessuna deriva abortista in Regione. L’unica forzatura l’ha fatta il Governo della Regione, volendo sancire, con una delibera, delle regole di autoregolamentazione già condivise dai ginecologi degli ospedali lombardi. I dati parlano chiaro: ancora prima dell’approvazione dell’atto il numero di aborti terapeutici oltre la ventesima settimana, nella nostra regione, si limitava a pochi casi residui, questo grazie ai progressi della diagnosi pre-natale.

Alla luce di tutto ciò e in conseguenza alla sentenza del Tar, sarebbe opportuno non fomentare lo scontro ideologico, come sembra voler fare il presidente Formigoni, arrivando a chiedere una revisione della 194.

Una legge che si dimostra ancora oggi ottima, che andrebbe applicata in tutte le sue parti anche in Lombardia, a partire dalla necessaria garanzia della presenza in ogni presidio ospedaliero di medici non obiettori, a tutela della reale libertà di scelta della donna.

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