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L’aeroporto di Bresso non deve essere ampliato e la Regione deve fare la sua parte

aeroclub bressoL’aeroporto di Bresso non deve essere ampliato e la Regione deve fare la sua parte. Ma pare non volerlo proprio fare. Oggi in aula, in risposta a un’interrogazione sullo scalo del nord Milano di cui sono prima firmataria, ha preferito scaricare il problema sul Governo nazionale.

Abbiamo chiesto alla Regione di fare la sua parte per evitare l’ampliamento dell’aeroporto di Bresso, impegnandosi per garantire la sicurezza dei cittadini dell’area metropolitana milanese, non peggiorare i livelli di inquinamento di un’area densamente abitata e difendere l’area protetta del Parco Nord. La risposta è stata sconcertante.

Intanto a rispondere in aula non è stato l’assessore competente ma il sottosegretario all’Attuazione del programma, Alessandro Fermi. Anche questo un modo per prendere le distanze dal problema. Il tentativo della Regione è quello di lavarsene le mani e tentare di scaricare tutte le responsabilità sul Governo nazionale.

E’ ovvio che lo scalo è sotto la giurisdizione dell’Enac e risponde a direttive nazionali ma la Regione ha un suo ruolo preciso. Tanto che, pur non avendo sottoscritto l’accordo del 2007 che prevedeva di delocalizzare l’aeroporto, in questi anni ha partecipato, come ha ammesso lo stesso Fermi, a tutti gli incontri convocati dal prefetto sul tema.

Per questo nella mia replica ho chiesto alla Regione di monitorare il bando emesso da Enac l’8 novembre scorso per la concessione ventennale dello scalo e il ricorso al Tar depositato a seguito del bando dai Comuni di Bresso, Cinisello Balsamo e Parco Nord. La Regione non può sottrarsi alle proprie responsabilità in materia di tutela ambientale e territoriale.

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No all’ampliamento dell’aeroporto di Bresso

bressofotoIeri, con un’interrogazione abbiamo detto un secco no all’ampliamento dell’aeroporto di Bresso. Lo scalo si trova nel Parco Nord, in un’area densamente abitata e con alte concentrazioni di inquinamento atmosferico, che già di per se rende problematica la sua collocazione. Nel 2007 era stato siglato un accordo per spostarlo a lungo termine altrove e, almeno per un primo periodo, risolverne i problemi di sicurezza. Nel 2010, abbandonata l’ipotesi di spostamento, si era evidenziata la necessità di ridurne la superficie e non aumentare il traffico. Nonostante questo l’Enac, l’8 novembre scorso, ha pubblicato un bando che va nella direzione opposta degli accordi presi, prevedendo la concessione ventennale dello scalo.

Questo non è accettabile. A seguito del bando i Comuni di Bressso, Cinisello e del Parco Nord hanno depositato un ricorso al Tar e alcuni parlamentari hanno presentato un’interrogazione al ministero delle Infrastrutture per chiedere che non sia potenziato il traffico aereo. Qualsiasi intervento ampliativo infatti nuocerebbe a un sistema ambientale già pesantemente compromesso.

Chiediamo a Regione Lombardia di fare la sua parte e di impegnarsi per garantire la sicurezza dei cittadini dell’area metropolitana milanese, non peggiorare i livelli di inquinamento e difendere l’area protetta del parco Nord.

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Città della salute – Bene l’accordo per la Scuola di alta formazione. Ora la Regione metta a bilancio le risorse necessarie

cittàsalutesestoBene la ratifica dell’accordo per la realizzazione della Scuola di alta formazione universitaria. Ora la Regione metta a bilancio le risorse necessarie. Dopo l’annuncio dato oggi dalla Regione, a seguito di un incontro al Comune di Sesto San Giovanni ci aspettiamo da Maroni un impegno economico conseguente nel bilancio di quest’anno. Un impegno che, secondo quanto dichiarato nei mesi scorsi, dovrebbe ammontare a 10 milioni di euro.

Nei prossimi giorni depositeremo un’interrogazione in consiglio, analoga a quella già presentata al Comune di Sesto San Giovanni dalla consigliera Monica Chittò a nome del gruppo Pd, per fare chiarezza sull’iter di realizzazione della Città della ricerca e della salute. La Regione deve rendere conto dello stanziamento delle risorse, dello stato di avanzamento del progetto, dell’impegno effettivo della società MilanoSesto a completare il percorso di bonifica e realizzare le opere urbanistiche e viabilistiche necessarie. Da spiegare, inoltre, la tempistica prevista per la firma definitiva del contratto per la realizzazione dell’opera.

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Riforma Titolo V – Regioni come vere rappresentanze dei territori. No a battaglie di retroguardia

L’incontro tra la Conferenza delle Regioni e la Conferenza dei presidenti delle Assemblee legislative, sul tema delle riforme costituzionali, che si è tenuto ieri a Roma, è stato proficuo: è emersa chiaramente la necessità che le Regioni debbano saper fare un passo avanti, non favorendo l’idea di una battaglia di sola difesa dell’esistente e meramente corporativa. Le Regioni, nell’ambito del processo di riforma costituzionale, potranno aspirare a rappresentare a pieno i territori se sapranno, a loro volta, riconoscere spazi di autonomia agli enti locali. Per questo l’obiettivo di trovare una sintesi positiva, anche con i Comuni, rappresenta un’occasione per aprire un’interlocuzione fruttuosa con Governo e Parlamento, al fine di migliorare la riforma proposta. Sicuramente c’è unità di intenti rispetto a una modifica che possa garantire una rappresentanza nel Senato delle autonomie locali e delle comunità regionali, proporzionale al numero degli abitanti delle singole regioni. Inoltre, è necessario chiedere un elenco particolareggiato delle competenze esclusive di Stato e Regioni, anche per evitare nuovi contenziosi, a partire da temi cardine come il governo del territorio, la tutela della salute, e soprattutto, anche in previsione della costituzione delle Città metropolitane e delle aree vaste, la riorganizzazione e la revisione degli enti locali. Nel frattempo il Pd ha deciso che domani, mercoledì 16 aprile, durante la seduta del Consiglio regionale sul dibattito sulle riforme, presenterà un proprio ordine del giorno che riaffermerà i valori del regionalismo e il sostegno al mantenimento di competenze differenziate in relazione agli indici di virtuosità delle singole Regioni, come alternativa utile a rivendicazioni irrealistiche di specialità per la Lombardia.

 

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Sicurezza sui luoghi di lavoro: che fine hanno fatto i fondi per sostenerla?

Dove finisce il denaro incassato dalle Asl per le sanzioni amministrative? Secondo quanto stabiliscono sia il decreto del 9 aprile del 2008, sia due provvedimenti regionali del 2008 e del 2009, infatti, le somme che le Asl incamerano per le sanzioni amministrative dovrebbero essere destinate a finanziare le attività di prevenzione nei luoghi di lavoro e di ispezione. A oggi però pare non sia così. Per questo, assieme ai consiglieri del PD in commissione Sanità, ho presentato un’interrogazione in cui si chiede alla giunta se è vero che i proventi delle sanzioni del 2010 sono stati utilizzati, per espressa decisione della Regione, non per attività di ispezione ma per coprire il bilancio ordinario. Si chiede, inoltre, quale sia stata la destinazione di questi fondi a quanto ammontino quelli del 2011 e in che misura siano stati destinati per il 2012 all’incremento dei controlli delle Asl. I proventi delle sanzioni sono, per legge, risorse da destinare alle attività di controllo, centrali per la salute dei cittadini, basti pensare alla prevenzione e alla sicurezza nei luoghi di lavoro. Regione Lombardia deve spiegare se intende sostenerle realmente. Vogliamo chiarezza.

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Scuola: le proposte della giunta sul reclutamento insegnanti non sono accoglibili

Nella delibera di giunta denominata “Misure per la Crescita, lo sviluppo e l’occupazione” sono inserite alcune modifiche alla legge regionale sull’autonomia scolastica. Nel testo è prevista in via sperimentale, la possibilità per gli istituti scolastici di reclutare gli insegnanti attraverso concorsi d’istituto. Un concorso che, secondo quando previsto dal nuovo testo, dovrebbe avvenire attraverso criteri “nel rispetto dei principi d’imparzialità, trasparenza e pubblicità, con deliberazione della Giunta regionale, previa intesa con il Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca”.

Sappiamo tutti quanto il tema del reclutamento dei docenti sia importante e urgente ed è vitale portare nuove soluzioni anche perché le attuali modalità non rispondono alle esigenze degli istituti e delle famiglie. Tutto questo però non può avvenire secondo criteri di cui ancora non si conosce nulla, e senza un adeguato confronto tra gli enti istituzionali. Un confronto che deve avvenire nei luoghi e nei modi previsti dal Titolo V della Costituzione, quindi in sede di Conferenza Stato-Regioni, come peraltro auspicato dal ministro dell’Istruzione Francesco Profumo. Qualunque forzatura, nei tempi o nei modi, è irricevibile.

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Approvato nella notte il ´fattore famiglia`, provvedimento illegittimo nel merito e nel metodo

Formigoni lo chiama fattore famiglia ma tale non è, perché si riduce a una compartecipazione della spesa sanitaria e sociale.

Il provvedimento, approvato questa notte in aula, è due volte illegittimo. Lo è nel merito e lo è per la procedura con cui è stato approvato. Il presidente Boni, su pressione della maggioranza, infatti ha forzato il Regolamento che impone di chiudere i lavori  entro la mezzanotte e  ne ha deciso la prosecuzione.

Un provvedimento che ha un impatto pesante sui cittadini e i Comuni della Regione avrebbe meritato una trattazione migliore. Evidentemente però  la maggioranza, per ragioni che nulla hanno a che fare con il miglioramento delle condizioni di vita dei cittadini, ha ritenuto più importante chiudere in fretta.

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Città della Salute, futuro ancora incerto

Sulla Città della salute permangono preoccupanti elementi d’incertezza. Ieri mattina il sottosegretario all’Attuazione del programma Paolo Alli ha risposto a una question time sulla Città della Salute di cui ero prima firmataria. Dopo le sue affermazioni, restano comunque le nostre perplessità e le nostre preoccupazioni sull’effettiva capacità di realizzare l’intervento. Questo soprattutto perché su localizzazione, finanziamenti e tempi di realizzazione la risposta data oggi in aula non è affatto rassicurante. Questo anche perché oggi Alli ha reso noto che è stato fissato un incontro del Tavolo tecnico per il 18 e il 19 gennaio per individuare soluzioni alle tantissime criticità emerse.

I dubbi maggiori riguardano gli interventi di riqualificazione dell’Ospedale Sacco. I fondi a cui è stato fatto riferimento, infatti, sono quelli del VI Accordo quadro, sul quale finalmente il Governo Monti ha riaperto il confronto con le Regioni, ma sul cui esito pesano ancora molte incertezze. Spero che i tempi per prendere decisioni siano ristretti, come annunciato.

Da parte nostra continueremo a incalzare la giunta. Abbiamo già chiesto un’audizione della direzione e dell’assessore alla Sanità in Terza commissione perché le criticità evidenziate sono legate a servizi ad alto rilievo sanitario e della ricerca e solo la Commissione appare la sede adeguata ad un confronto serrato con chi governa questa Regione.

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Città della Salute e della ricerca: Formigoni chiarisca

Rassicurazioni sul destino della Città della Salute e della ricerca. Questo quanto chiederò in un’interrogazione, che sarà presentata in Consiglio nei prossimi giorni, insieme ai colleghi del Pd, a seguito della notizia apparsa in questi giorni sugli organi di stampa della decisione del presidente Roberto Formigoni di chiudere il Consorzio creato per realizzarla. Purtroppo, come è ormai consuetudine, abbiamo letto sui giornali della scelta di Formigoni quando era stata già sostanzialmente assunta e non appare affatto chiara. Sfugge la ragione per cui, a soli due anni dalla sua costituzione, si sia deciso di chiudere un Consorzio che era previsto durarne almeno dieci e aveva l’ambizioso obiettivo di realizzare una funzione sanitaria di eccellenza. Per questo presenteremo un’interrogazione in cui chiederemo sia chiarito dove saranno dirottati i fondi già attribuiti al Consorzio stesso, alcuni dei quali, come stabilisce lo Statuto, provenienti dallo Stato, da enti pubblici e privati. Chiederemo, inoltre, se, venendo a mancare il Consorzio, che era sia ente gestore, sia ente assegnatario dei fondi pubblici, saranno rispettati il programma e i tempi dei lavori. Riteniamo, infine, necessario sapere se saranno garantiti i fondi a disposizione (in particolare 80 milioni a carico dei privati) e chi sarà a gestire tutto il progetto, dalla gara d’appalto per iniziare i lavori fino al collaudo finale.

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Ancora tagli dalla Regione: a rischio cura e prevenzione delle dipendenze

Non si ferma la scure di Regione Lombardia. Questa volta vengono colpiti i servii di prevenzione e cura delle dipendenze. Rischiano, infatti, di essere azzerati non soltanto gli interventi di prevenzione delle dipendenze e di reinserimento, ma addirittura anche quelli di prossimità come i vari presidi territoriali in strada, nei luoghi d’incontro e divertimento, i percorsi di formazione e informazione nelle scuole e negli spazi frequentati dai giovani. Stiamo parlando di milioni di euro che sino agli scorsi anni arrivavano dal Fondo nazionale Lotta alla droga e poi, avendo il Governo bloccato i trasferimenti, sono diminuiti drasticamente. Quest’anno, come dicono i rappresentanti del Coordinamento enti accreditati e autorizzati in Lombardia che hanno manifestato davanti alla sede di Palazzo Lombardia insieme con me e con i consiglieri del Pd in Commissione Sanità, la situazione corre il rischio di essere ancora più grave. La cifra che Regione Lombardia destina a prevenzione e cura delle tossicodipendenze attraverso servizi di prossimità e osservatori delle Asl sarà infatti ulteriormente diminuita. Da parte nostra ci impegniamo a porre il tema in Consiglio regionale la settimana prossima durante le sedute dedicate al bilancio. Chiederemo, attraverso un ordine del giorno, un impegno concreto da parte della Giunta per un problema che non può essere sottovalutato perché riguarda migliaia di soggetti fragili e le loro famiglie.

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