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La giunta renda noti i numeri della presenza femminile negli enti locali e nelle partecipate

parita_genere_640Il quadro generale della presenza delle donne nelle istituzioni lombarde non è chiaro. Per questo con un’interrogazione ho chiesto alla giunta, insieme alle altre consigliere di Centro sinistra e ai capigruppi di Pd e e Patto civico, di rendere noti i dati relativi alla presenza femminile nei consigli e nelle giunte degli enti locali e negli organismi direttivi delle società partecipate.

La legge 56/2014 impone che nelle giunte comunali le donne siano almeno il 40%. Nonostante questo uno studio promosso dall’Anci indica che su 1523 sindaci in Lombardia solo il 17,3% sono donne. La nostra regione è sesta nella graduatoria nazionale e scende al decimo se si considerano anche i vicesindaci, che sono di genere femminile solo per il 27,7%. La presenza delle donne è si in crescita, sono il 41,8% di tutti gli assessori comunali lombardi e il 30,4% del totale dei consiglieri ma molte realtà non rispettano ancora il dettato normativo.

Va un po’ meglio nelle società partecipate, grazie alla legge regionale 30/2016, che ha modificato i criteri di nomina, recepito la normativa nazionale ( la 120 /2011) e imposto che un terzo del totale delle nomine effettuate siano al femminile, così come un terzo dei componenti nei consigli d’amministrazione. Eupolis Lombardia in un recente focus ha stimato che le donne sono poco più di un terzo (27 su 77 ). La percentuale più alta si registra nella carica di sindaco supplente (42,8%) quella più bassa (l’11,1%) in quella di presidente di cda.

Il quadro, per quanto più positivo che negli anni passati, certamente anche grazie agli interventi legislativi mirati, non è confortante. E’ dunque essenziale che la Regione, anche per rispondere al decreto legislativo 175/2016, disponga il monitoraggio della presenza delle donne nelle istituzioni e nelle partecipate e ne renda noti gli esiti.

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Riforma Titolo V – Regioni come vere rappresentanze dei territori. No a battaglie di retroguardia

L’incontro tra la Conferenza delle Regioni e la Conferenza dei presidenti delle Assemblee legislative, sul tema delle riforme costituzionali, che si è tenuto ieri a Roma, è stato proficuo: è emersa chiaramente la necessità che le Regioni debbano saper fare un passo avanti, non favorendo l’idea di una battaglia di sola difesa dell’esistente e meramente corporativa. Le Regioni, nell’ambito del processo di riforma costituzionale, potranno aspirare a rappresentare a pieno i territori se sapranno, a loro volta, riconoscere spazi di autonomia agli enti locali. Per questo l’obiettivo di trovare una sintesi positiva, anche con i Comuni, rappresenta un’occasione per aprire un’interlocuzione fruttuosa con Governo e Parlamento, al fine di migliorare la riforma proposta. Sicuramente c’è unità di intenti rispetto a una modifica che possa garantire una rappresentanza nel Senato delle autonomie locali e delle comunità regionali, proporzionale al numero degli abitanti delle singole regioni. Inoltre, è necessario chiedere un elenco particolareggiato delle competenze esclusive di Stato e Regioni, anche per evitare nuovi contenziosi, a partire da temi cardine come il governo del territorio, la tutela della salute, e soprattutto, anche in previsione della costituzione delle Città metropolitane e delle aree vaste, la riorganizzazione e la revisione degli enti locali. Nel frattempo il Pd ha deciso che domani, mercoledì 16 aprile, durante la seduta del Consiglio regionale sul dibattito sulle riforme, presenterà un proprio ordine del giorno che riaffermerà i valori del regionalismo e il sostegno al mantenimento di competenze differenziate in relazione agli indici di virtuosità delle singole Regioni, come alternativa utile a rivendicazioni irrealistiche di specialità per la Lombardia.

 

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Servono politiche anche per le famiglie monogenitoriali, un fenomeno in crescita in Lombardia

copertinaSi chiamano “Small families” e sono il segno di un processo di trasformazione della nostra società. Sono in crescita costante anche in Lombardia, come dicono le ultime ricerche e hanno bisogno di politiche specifiche per non precipitare nell’isolamento e diventare nuove fragilità. Se ne è parlato oggi al convegno “Small family, big society: politiche per famiglie monogenitoriali” che si è svolto stamattina a Palazzo Pirelli e al quale sono intervenuti, tra gli altri, la vicepresidente del Consiglio regionale Sara Valmaggi, il capogruppo Pd Alessandro Alfieri, l’Assessore alle Politiche sociali e Salute del Comune di Milano Pierfrancesco Majorino, i consiglieri regionali Pd Marco Carra e Carlo Borghetti.

«Il fenomeno – commenta la vicepresidente del Consiglio regionale Sara Valmaggi – è la prova che è in atto una radicale trasformazione sociale, che non si può ignorare.  E’ dovere delle istituzioni sostenere le “small families”. L’impegno deve essere diretto a rendere accessibili le risorse sociali ed economiche presenti sul territorio, conoscere e tutelare i diritti, sviluppare azioni di sostegno alla conciliazione famiglia-lavoro, e favorire la creazione di una rete fra famiglie monogenitoriali e monoparentali. Le iniziative messe in campo per ora da Regione Lombardia sono solo sperimentali e hanno coinvolto solo alcune Asl, serve invece farle diventare strutturali». Il Pd ha pensato infatti di fare un focus su un tema che oggi merita attenzione da parte di chi fa le leggi e si occupa di politiche pubbliche.

«Vogliamo provare a incidere anche sull’agenda di Regione Lombardia – conferma il segretario regionale Pd Alessandro Alfieri – Ci sono stati grandi cambiamenti nella società lombarda, dobbiamo avere la capacità di coglierli, leggerli e misurarci con essi per dare risposte nell’immediato, passando alle azioni concrete dentro le istituzioni».

Servono nuove “etichette” sociali insomma, oltre a quelle tradizionali, per poter applicare nuove tutele. In Lombardia, secondo i dati presentati da Federico Rappelli di Eupolis, sono il 13,2% i nuclei monogenitoriali e spesso non rientrano in nessuna categoria si specifica tutela. La loro principale paura? «L’isolamento – spiega Gisella Bassanini fondatrice della neonata Associazione “Small families” – Abbiamo identificato 5 profili tipo per i genitori soli e alcune proposte per migliorare la qualità della vita delle famiglie monoparentali». Le famiglie monogenitoriali, come è emerso dal convegno, devono essere accompagnate anche nell’abitare, una delle criticità maggiori e delle voci di spesa più alte nel reddito di un solo genitore è infatti quella della casa. «Il Comune di Milano ha messo a disposizione 250 alloggi per esperienze di nuova residenzialità dove collochiamo appunto, anche le small families – ha detto a questo proposito l’Assessore Pierfrancesco Majorino – Non serve infatti ritagliare degli spazi specifici per queste persone, serve non emarginarle e includerle, invece, nelle misure di sostegno e nell’accesso ai servizi di tutela».

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Finanziare la legge contro la violenza sulle donne dovrà essere uno dei primi impegni della prossima legislatura

Oggi in Commissione sanità è stato compiuto un piccolo passo verso la piena applicazione della legge contro la violenza sulle donne.  A essere  discussi sono stati i criteri di costituzione del tavolo antiviolenza prevista dalla norma stessa, con funzioni di proposta e elaborazione degli interventi. La Commissione ha inviato unitariamente alla giunta una raccomandazione nella quale si chiede che nel 2013 sia stanziato il doppio dei fondi previsti per il 2012 e non utilizzati. Nel documento si chiede anche che al tavolo sia rafforzata la presenza delle associazioni che hanno maturato una forte esperienza pluriennale  sul territorio nel contrasto alla violenza sulle donne.

Un  ulteriore piccolo passo avanti. dunque . Ma l’approvazione del Piano antiviolenza e il finanziamento della legge dovrà essere uno dei primi atti della prossima legislatura.

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La giunta transitoria di Formigoni non può decidere i tagli e il futuro della sanità lombarda

Una giunta transitoria non può decidere i tagli e  il futuro della sanità lombarda.  Per questo l’annuncio che la riorganizzazione della rete sanitaria sarà  all’ordine del giorno della giunta del 28 dicembre prossimo preoccupa.   E’ vero che una riorganizzazione è necessaria e che doppioni e sprechi vanno eliminati.  Ma  a ispirare il provvedimento non può essere  solo  il  risparmio economico. Serve  una razionalizzazione  basata sulla   qualità, l’efficacia degli interventi e la sicurezza dei pazienti e soprattutto serve un’idea forte di sanità.  Non sono queste decisioni  che può assumere una giunta transitoria, in una seduta di fine anno, alla fine della legislatura.  Così come non può prendere provvedimenti sui piani di ristrutturazione aziendali, che già prevedono ricadute sia sul piano occupazionale che sulla qualità dei servizi ai pazienti, come hanno già denunciato operatori ed enti locali.

 

Il futuro della sanità lombarda non è un atto di ordinaria amministrazione e i tagli non sono indifferibili e urgenti. A deciderlo dovrà essere chi vincerà le  elezioni e governerà la regione per i prossimi  anni.

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Piazza Fontana- Milano non può e non deve dimenticare

Milano non può e non deve dimenticare. Per questo oggi parteciperò alla commemorazione della strage di piazza Fontana. Oggi ricorderemo le vittime   di quel tragico 12 dicembre  e offriremo un tributo alla loro memoria. E’ un dovere, al quale  nessuno si deve sottrarre. Ma non basta. Ancor più doveroso per le istituzioni è  ricordare e essere consapevoli che, a 43 anni dall’evento,  non è ancora stata fatta chiarezza sula strage. Le vittime non hanno ancora avuto giustizia.

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Donne-Il Tar boccia anche la seconda giunta Formigoni. La prossima giunta dovrà essere per metà femminile

Ennesima sconfitta di Formigoni. Il Tar  ha annullato anche la sua seconda giunta , quella  costituita il 13 febbraio scorso,  con due sole  assessori donne su 16, così come aveva già annullato il 21 giugno scorso la giunta precedente. Il Tar ha stabilito che neppure la giunta di febbraio, costituita proprio per rimediare al deficit di presenza femminile, rispettava il principio di democrazia paritaria.  Si tratta di una sentenza storica, ottenuta grazie alla tenacia delle associazioni  Articolo 51 e Donne in quota  e dell’avvocato Marilisa D’Amico, che ha difeso le associazioni in giudizio,  che hanno voluto  , nonostante la giunta in esame fosse già decaduta, far riaffermare senza se e senza ma il principio della democrazia paritaria, un principio statutario proposto dalle donne del Centro sinistra.

Un successo che fa dire ancora una volta,indietro non si torna. La prossima giunta regionale dovrà essere composta per metà da donne.

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Elezioni:il governo ha deciso correttamente. Il coro del centrodestra per election day non ha senso

Il governo ha deciso correttamente di indire le elezioni regionali entro tempi ragionevoli, il 10  e l’11 febbraio prossimi, il coro del centrodestra in favore dell’election day non ha senso. Se si votasse anche per le regionali in aprile avremmo in Lombardia un interregno di ordinaria amministrazione di sei mesi, durante i quali non sarebbe possibile fare scelte importanti per i cittadini e in cui continuerebbe a governare una giunta transitoria, politicamente delegittimata. Non è un caso se la legge indica in tre mesi il tempo previsto tra lo scioglimento del Consiglio e le elezioni.

Tra Formigoni che chiedeva di votare a metà dicembre e chi nel centrodestra chiede di votare ad aprile la decisione più corretta l’ha assunta il governo; ed è un risultato ottenuto anche grazie al Pd e ai parlamentari lombardi, che hanno chiesto con forza che così avvenisse.

 

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Per uno spot elettorale Formigoni beffa i disabili

Formigoni fa campagna elettorale e per i disabili è una beffa. Come è presto spiegato. Il 22 ottobre scorso Formigoni ha inviato una lettera a sua firma alle famiglie dei disabili lombardi in cui annunciava “un’iniziativa volta a sostenere la famiglia e la persona attraverso un aiuto concreto per fronte alla spesa sostenuta per il servizio sociale”. Nella missiva Formigoni spiegava anche che per conoscere l’entità del contributo è necessario contattare i Comuni. Peccato però che i municipi non sono stati in alcun modo informati e non sanno neppure cosa rispondere agli utenti. L’iniziativa è finanziata con i 30 milioni di euro stanziati dalla giunta il 25 luglio scorso dopo le proteste dei disabili, cifra che per altro non si sa ancora se sarà mantenuta nel 2013. Le risorse sono state recuperate dalla giunta tagliando ai Comuni i fondi già a loro destinati da una precedente circolare per pagare ai gestori dei servizi le rette sostenute dai disabili. In sostanza si tolgono risorse ai servizi per annunciare che saranno erogate direttamente agli utenti. E’ qui al danno si somma la beffa. I gestori dei servizi infatti, non avendo alcuna certezza sulle risorse, che non arrivano più dai Comuni, hanno già annunciato un aumento delle rette dal 1 gennaio prossimo. La gestione centralista della Regione Lombardia può essere funzionale alla campagna elettorale ma non ai bisogni dei cittadini. Come hanno sottolineato anche Anci Lombardia, Forum del terzo settore, Spi Cgil, e sindacati della Lombardia, in una lettera all’assessore regionale alla famiglia, Pellegrini, la necessità è quella di una programmazione partecipata a livello territoriale per dare risposte efficaci alle fragilità sociali ed evitare che, come sta accadendo, le persone restino sole con il loro bisogno.

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Dimissioni di Boni e immediata elezione di un nuovo presidente

Dimissioni di Boni ed elezione di un nuovo presidente. Questo quanto chiediamo, a seguito dell’avviso di garanzia emesso dalla Procura di Milano nei confronti del presidente del Consiglio regionale, Davide Boni, con il consigliere segretario, Carlo Spreafico.

A tutela dei lavori del Consiglio e ad autotutela del presidente Boni stesso, che, ci auguriamo, possa dimostrare la sua estraneità ai fatti, chiediamo le sue dimissioni immediate . Alla maggioranza chiediamo di farsi responsabilmente carico della situazione e di eleggere in tempi brevi un nuovo presidente, questo per consentire al Consiglio di poter continuare nei lavori.
Ricordiamo che il calendario delle sedute è fitto già dalle prossime settimane e il rischio reale, in queste condizioni, è che restino pesantemente condizionate.
Ribadiamo che quella di oggi è l’ennesima dimostrazione del fatto che questa legislatura è giunta al suo capolinea.

Sara Valmaggi e Carlo Spreafico

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