Archivi categoria: Economia e lavoro

Ex Alstom (Ge) – Importante il sostegno di tutte le istituzioni per salvare i posti di lavoro e favorire la reindustrializzazione

fotoalstomSi è svolta oggi in commissione una nuova audizione sulla situazione occupazionale dell’ ex Alstom Power (acquisita da General Electric) di Sesto San Giovanni. Erano presenti i rappresentanti sindacali e del Comune di Sesto San Giovanni ma non la proprietà, la cui assenza è stata stigmatizzata dai consiglieri regionali. L’indisponibilità di GE è stata rilevata anche da ARIFL presente all’audizione.

Oltre un anno fa il Pd regionale si era fatto promotore di una mozione per la salvaguardia dei posti lavoro: 236 nel 2016, su 400 lavoratori all’attivo (dunque oltre la metà), per effetto della cessazione dell’attività e di un pesante ridimensionamento dei servizi.

Il tema non è mai stato solo la difesa dei posti di lavoro ma anche la tutela delle attività produttive presenti sul territorio sestese. Abbiamo sempre cercato di evitare che la dismissione di parte del sito portasse ad un’immediata procedura di licenziamento collettivo, ma GE non è mai stato un interlocutore disponibile, nonostante i contributi nazionali e regionali ricevuti.

Ora guardiamo all’incontro al MISE del 19 ottobre prossimo nel quale l’impegno di tutte le istituzioni locali deve essere massimo e condiviso, per salvaguardare i 50 lavoratori recentemente licenziati. Per questo va portato avanti il progetto di reindustrializzazione, che rappresenta un obiettivo importante contro la desertificazione industriale e per l’indotto, oltre che per gli ex dipendenti. Serve poi  trovare il modo di prolungare il periodo degli ammortizzatori sociali in scadenza a fine anno.

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GE-Alstom Power – La Giunta si attivi per rimarginare la frattura con la proprietà e salvaguardare l’occupazione

È stata approvata all’unanimità dal Consiglio regionale una mozione urgente presentata dal Pd, primo firmatario il capogruppo Enrico Brambilla, che impegna la Giunta regionale a farsi parte attiva in tutte le sedi opportune per cercare di rimarginare la frattura che si è consumata nell’incontro di ieri, presso il Ministero dello Sviluppo economico, sulla crisi della General Electric – Alstom Power di Sesto San Giovanni tra la proprietà e le rappresentanze sindacali e istituzionali. La società ha sostanzialmente negato la propria disponibilità a soluzioni alternative che scongiurino il licenziamento di 99 addetti, contrapponendo soluzioni inaccettabili come il trasferimento, peraltro solo di una parte dei lavoratori, presso gli stabilimenti di Campania e Puglia.

La mozione chiede alla Regione di fare la propria parte per salvaguardare la produzione e l’occupazione presso lo stabilimento di Sesto San Giovanni. Nel testo dell’atto il PD ricorda che Regione Lombardia ha concesso un contributo a fondo perduto di 1.411.000 euro alla Nuovo Pignone srl (società acquisita dalla GE nel 1993) per il progetto di ricerca “Tecnologie avanzate per componenti flussi caldi turbine a gas”.

Auspichiamo che venga fatto ogni sforzo dalla Giunta di questa Regione per scongiurare i licenziamenti, facendo leva proprio sui contributi pubblici ricevuti dal gruppo industriale e concessi dalla stessa al fine di favorirne uno sviluppo sul nostro territorio. Il comportamento della multinazionale ci pare inaccettabile, data la responsabilità sociale che dovrebbe avere un’azienda che ha relazioni istituzionali ed economiche nel nostro Paese e nella nostra Regione da diversi anni. Abbiamo apprezzato l’intervento dell’assessore Aprea che, dando parere favorevole all’approvazione della mozione, si è ulteriormente impegnata, così come ha già fatto il ministero, a continuare a fare pressione sull’azienda perché riconsideri le decisioni prese.

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Alstom-GE: Regione e MISE intervengano per evitare i 167 licenziamenti possibili

Si sta svolgendo in queste ore un incontro tra le organizzazioni sindacali e l’Agenzia regionale per il lavoro (ARIFL) sul tema della complicata vicenda dei lavoratori Alstom GE del sito di Sesto San Giovanni.

Il Consiglio regionale si era già occupato della vicenda con un’audizione in Commissione Attività produttive e l’approvazione di un ordine del giorno in Aula.

È fondamentale che la Regione intervenga nei confronti dell’azienda al fine di posticipare tutte le eventuali scelte relative agli assetti occupazionali fino a dopo l’incontro previsto con il MISE nella prima settimana di settembre. In quella circostanza ci auguriamo che il Governo insieme a Regione Lombardia possano trovare una soluzione a tutela dei livelli occupazionali e del sito produttivo.

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Eupolis – A Milano crescono povertà e marginalità

Cresce la povertà nelle aree metropolitane e il concetto non è più associabile, come in passato, a quello di territorio svantaggiato. Molti comuni, infatti, considerati svantaggiati perché situati in aree montane e comunque lontane dal centro, sono stati superati, quanto a presenza di povertà, dai capoluoghi di Provincia.
Cambia dunque la distribuzione territoriale delle nuove forme di marginalità ed esclusione sociale, che appaiono sempre più connesse ai grandi centri abitati e colpiscono il ceto medio caratterizzato da crescente vulnerabilità e insicurezza sociale. Sono queste alcune delle considerazioni emerse questa mattina, nel corso di un seminario promosso dall’Ufficio di presidenza del Consiglio regionale e svoltosi a palazzo Pirelli, in cui è stata presentata una ricerca di Éupolis Lombardia, dal titolo “Aree periferiche in Lombardia: specificità e prospettive”.
Il fenomeno della povertà estrema si annida maggiormente nell’area metropolitana milanese, nella piattaforma alpina (tra le Province di Brescia e Bergamo), nell’asse padano e lungo quello del Sempione.
Assistiamo a un fenomeno di urbanizzazione delle povertà, del quale diventa complice la crisi della famiglia e del mondo del lavoro. La famiglia diventa soggetto debole. Negli ultimi 20 anni il numero di componenti familiari è sceso da 2,7 a 2,4% e 12 milioni di italiani sono single o monogenitori. A Milano in particolare il 10,3% della popolazione (pari a 135 mila individui) vive nella povertà. Concause sono la perdita di lavoro e la situazione familiare: in città il 21% delle famiglie sono monogenitoriali.
Se la povertà a Milano aumenta, non riguarda più tanto e solo gli stranieri (nel 2011 erano il 74,5%) ma coinvolge sempre più anche gli italiani: a soffrirne sono persone che lavorano nel cosiddetto terziario basso (pulizie, manutenzione, assistenza agli anziani ecc). Perdita di lavoro e difficoltà a ricollocarsi per gli over 45, situazione abitativa precaria, maltrattamenti domestici, usura, anziani soli, minori con difficoltà scolastiche sono le principali cause della marginalità sociale.
Secondo i dati dell’osservatorio regionale sull’esclusione sociale 9 capoluoghi su 12 hanno un tasso di povertà materiale al di sopra del 5% (calcolato sulla base del numero di persone che si rivolgono a enti assistenziali) A guidare la classifica Varese, col 10,9%, seguita da Milano (10,3), Cremona e Pavia rispettivamente al 9,3 e 9,1%. E proprio nell’Oltrepò Pavese e nell’area del cremonese si concentra il fenomeno della marginalità demografica, ossia dell’invecchiamento della popolazione (due anziani ogni giovane) con un conseguente spopolamento del territorio. Nel triennio 2009-2011 i comuni interessati sono passati da 96 a 137 e la popolazione coinvolta è aumentata di 30 mila unità.
Come dimostra la ricerca di Éupolis la marginalità muta nel tempo, assume nuove forme, tutte da esplorare. La necessità per le istituzioni è innanzitutto quella di conoscerla e comprenderla in tutte le sue forme. È questa una condizione necessaria per mettere in campo politiche efficaci e flessibili di riequilibrio fra centralità e marginalità. Politiche che non devono essere parcellizzate. L’impegno, anche per la scarsità delle risorse, deve essere quello di mettere in rete tutti gli strumenti economici e umani disponibili.

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Consiglio – Approvato il bilancio di previsione 2014. Tagli di quasi 10 milioni di euro ai costi della politica

Oggi l’aula ha approvato il bilancio di previsione 2014 del consiglio regionale con il nostro voto favorevole. Da sottolineare una drastica riduzione, pari a 9,8 milioni di euro, degli impegni alla voce “costi della politica”. Gran parte del risparmio si riferisce agli stanziamenti per i contributi ai gruppi consiliari, che passano da 3 milioni e 741 mila euro a 490 mila. Questo perché il Consiglio ha recepito, già al suo insediamento, la normativa nazionale, che stabiliva sia tagli alle retribuzioni dei consiglieri che ai contributi ai gruppi. Una scelta di sobrietà e trasparenza dunque. Ricordo che le cifre che ad oggi vengono pubblicate da alcuni media fanno riferimento alla precedente normativa e non a quella attuale.
Con la riduzione dei costi della politica sono state recuperate risorse per lo stanziamento di 560 mila euro per l’attivazione di borse di studio destinate agli iscritti alle università lombarde, borse su cui l’ufficio di presidenza delibererà a breve un regolamento di accesso, rigoroso e trasparente.
Confermato lo stanziamento per i patrocini, che già negli anni ha subito riduzioni significative e che resta l’unica, anche se ormai molto contenuta, forma di sostegno del Consiglio agli enti locali e alle associazioni, che versano tutti in gravi difficoltà per i tagli dei trasferimenti nazionali. Su questo l’ufficio di presidenza ha comunque espresso già oggi la disponibilità a condividere nel gruppo di lavoro sui costi della politica criteri di accesso ancora più stringenti.
Certamente si può fare di più; ad esempio rendendo più trasparenti i costi di gestione di palazzo Pirelli, (portierato, pulizia, impiantistica, telefonia, forniture di gas, luce e acqua) che, ricordiamo, sono ancora in carico per spese e appalti alla giunta.
Anticipo, infine, che l’ufficio di presidenza si è già informalmente impegnato e a breve formalizzerà l’impegno nel suo regolamento, a pubblicare sul sito del Consiglio tutte le sue delibere. Questo garantirà la massima trasparenza sulle decisioni prese, anche su quelle relative ai patrocini.

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San Raffaele-Un accordo frutto di un grande atto di responsabilità dei lavoratori

L’accordo siglato  all’alba di oggi  al ministero del Lavoro tra sindacati e proprietà del san Raffaele, che evita 244 licenziamenti  è il frutto di un grande atto di responsabilità dei lavoratori, che  hanno scelto di mettere al primo posto la tutela dell’occupazione.

I lavoratori  oggi  hanno messo una pezza a una crisi gravissima,  ignorata  fino all’ultimo dalla giunta regionale, frutto di un organizzazione di sistema tutta da rivedere, sia per la trasparenza che per l’efficacia che per il modo di erogare i finanziamenti. Un modello che, non si può dimenticare, è stato sostenuto per 17 anni dai governi formigoniano-leghisti.

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Oggi in presidio al Sacco per garantire le cure dentistiche agli over 65

La necessità è quella di garantire la continuità  ai pazienti già in cura” . Questo quanto  ho voluto affermare questa mattina partecipando al  presidio  al  reparto di odontoiatria dell’ospedale Sacco.  Sono circa 500  i cittadini che hanno usufruito delle cure odontoiatriche  che l’ospedale Sacco forniva gratuitamente ma che ora,  a cure ancora in corso, non possono più beneficiarne. Fino al 2006 infatti in Lombardia l’accesso gratuito a strutture pubbliche per cure odontoiatriche era stato garantito, tramite appositi fondi della Regione, a una platea di cittadini più vasta rispetto a quella ammessa dalle norme nazionali sui livelli di assistenza essenziali (Lea) a trattamenti gratuiti. Anche dopo che la Regione Lombardia si era allineata alle norme nazionali, adottando criteri di selezione più restrittivi per l’accesso a cure gratuite,  l’ospedale Sacco ha continuato a fornire prestazioni senza costi per gli utenti. Tutti coloro che erano in cura hanno potuto continuare a usufruirne  gratuitamente. A beneficiarne sono stati soprattutto  anziani over 65, che, avendo un reddito lordo annuo superiore a 11 mila euro (meno di 1000 euro netti al mese, meno di 8000 euro netti all’anno) in base alla normativa nazionale avrebbero dovuto far fronte alle cure di tasca propria.

Ora, però questa gratuità è venuta meno, a danno di quelle 500 persone che non hanno ancora ultimato il ciclo di trattamenti di cui hanno bisogno. Non è accettabile. La necessità è quella di far portare a termine le cure ai pazienti. Per questo è necessario che la Regione ripristini il fondo aggiuntivo per gli anziani disagiati.

“Questo anche perché la disomogeneità dell’applicazione della delibera ha generato numerosi disguidi. Alcuni medici di famiglia infatti, come hanno testimoniato alcuni pazienti oggi presenti al presidio,  forse non conoscendo i dettagli del provvedimento hanno continuato a riconoscere l’esenzione anche a coloro che dopo il 2006 non avevano più diritto.

Il problema delle cure dentistiche investe più in generale migliaia di cittadini. Tanto che il 40 per cento non vi è mai ricorso e gran parte di chi  vi accede lo fa solo in caso di emergenza. La proposta del  Pd è quella di istituire un fondo integrativo regionale a gestione pubblico-privato, alimentato attraverso la sottoscrizione dei cittadini con una quota predefinita in base alla propria situazione reddituale.

 

 

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Bilancio- Non firmiamo deleghe in bianco

Votata oggi in Commissione Sanità la legge finanziaria con il voto contrario del Pd. Non firmiamo deleghe in bianco . La Lega oggi a sorpresa ha stralciato emendamenti importanti per accordarsi con il Pdl su una proposta di legge in cui confluiranno gli stessi, ma della quale non conosciamo niente. I partiti di maggioranza ormai sono chiaramente allo sbando e noi non ci stiamo a fare da stampella a nessuno.

I temi in questione hanno a che fare con la ricerca biomedica e con l’edilizia sanitaria, che restano appesi a un filo con tanti progetti in sospeso che rischiano di non vedere mai la luce. La situazione ci preoccupa particolarmente dopo le parole di Monti che ha parlato di non sostenibilità dei servizi socio sanitari per il futuro . Sulla gestione del bilancio sociosanitario regionale la maggioranza ha la responsabilità di dare risposte efficaci su voci di importanza fondamentale come quella della ricerca o dell’edilizia ospedaliera. Sproniamo inoltre Regione Lombardia a partecipare attivamente ad una trattativa con il governo per cercare insieme la strada per una riorganizzazione del sistema sanitario pubblico, che è un principio universalmente garantito dalla nostra costituzione e che la crisi non può mettere a rischio.

 

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Oggi al presidio dei lavoratori della sanità a Palazzo Lombardia

Strutture sanitarie private e Regione sono corresponsabili della grave crisi occupazionale. Ora ne rispondano. Il privato accreditato  non può comportarsi come una  qualsiasi azienda privata. Svolge una funzione pubblica e  deve rispondere agli obblighi  previsti, sia per quanto riguarda l’erogazione di prestazioni, sia per quanto riguarda la gestione del personale. Da parte sua la Regione, che ha lasciato crescere  senza alcuna programmazione il privato accreditato è corresponsabile di questa crisi e ne deve rispondere. L’unica  atto urgente che l’assessore Melazzini deve portare a termine è la mediazione nella pesante crisi occupazionale. Procedure di cassa integrazione e messa in mobilità devono essere concordate con le rappresentanze sindacali; non si può accettare che siano avviate  in maniera unilaterale dalle aziende.

Questo vale,  in particolare, per Multimedica che dapprima ha lasciato credere che ci  si potesse trovare un accordo e arrivare alla cassa integrazione  dal prossimo anno e ora ha avviato procedure di licenziamento, al di fuori di ogni accordo con le parti sociali. Una posizione del tutto inaccettabile.

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Sicurezza sui luoghi di lavoro: che fine hanno fatto i fondi per sostenerla?

Dove finisce il denaro incassato dalle Asl per le sanzioni amministrative? Secondo quanto stabiliscono sia il decreto del 9 aprile del 2008, sia due provvedimenti regionali del 2008 e del 2009, infatti, le somme che le Asl incamerano per le sanzioni amministrative dovrebbero essere destinate a finanziare le attività di prevenzione nei luoghi di lavoro e di ispezione. A oggi però pare non sia così. Per questo, assieme ai consiglieri del PD in commissione Sanità, ho presentato un’interrogazione in cui si chiede alla giunta se è vero che i proventi delle sanzioni del 2010 sono stati utilizzati, per espressa decisione della Regione, non per attività di ispezione ma per coprire il bilancio ordinario. Si chiede, inoltre, quale sia stata la destinazione di questi fondi a quanto ammontino quelli del 2011 e in che misura siano stati destinati per il 2012 all’incremento dei controlli delle Asl. I proventi delle sanzioni sono, per legge, risorse da destinare alle attività di controllo, centrali per la salute dei cittadini, basti pensare alla prevenzione e alla sicurezza nei luoghi di lavoro. Regione Lombardia deve spiegare se intende sostenerle realmente. Vogliamo chiarezza.

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