Archivi del mese: agosto 2017

Vaccini – La Regione faccia chiarezza. Necessaria un’anagrafe vaccinale

Regione Lombardia sui vaccini faccia chiarezza. La strada scelta finora mette solo in difficoltà le famiglie e le scuole. La Lombardia, come ha evidenziato il ministro Fedeli, è fuori legge. La normativa è chiara, non ammette proroghe per l’ammissione ai nidi e alle materne. Dare, come sta facendo Regione Lombardia, messaggi contraddittori non fa altro che mettere i cittadini in ulteriore difficoltà. Mi chiedo come una Regione che si vanta di essere un’eccellenza nella sanità, non si adoperi per fornire direttamente ai cittadini le certificazioni necessarie, così come fanno altre Regioni. Evidentemente il vero problema, che era già emerso nei mesi scorsi in Commissione, è che non esiste un’anagrafe vaccinale in Lombardia.

Essenziale rimediare al più presto. A tutela della salute della comunità, sopratutto dei bambini.

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Vaccini – La strada scelta dalla Regione, macchinosa e burocratica, grava su genitori e scuole

La strada scelta da Regione Lombardia per applicare il decreto vaccini è macchinosa e burocratica, con un carico di lavoro che grava tutto su genitori e scuole. Ci chiediamo come una Regione che si racconta eccellente in campo sanitario, non voglia investire per fornire direttamente ai cittadini le certificazioni necessarie, così come fanno altre Regioni. Nelle sue dichiarazioni sul piano predisposto per ottemperare al decreto vaccini l’assessore Gallera sembra ammettere che non ci sia sicurezza dei dati già in possesso delle strutture. E d’altronde, come è emerso dalle audizioni di mesi fa in Commissione sanità, la Lombardia non è dotata di una anagrafe vaccinale omogenea.

Anche il percorso di segnalazione delle inadempienze rischia di impantanarsi nelle diverse competenze di Asst e Ats. Su questo fronte, ad esempio, la Liguria sarà da subito in grado di fissare un appuntamento vaccinale ai genitori interessati. E cito una Regione che pure ha fatto ricorso contro il decreto, ma si è comunque impegnata per rendere più semplice la sua applicazione.

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La Regione sui cronici ha fatto flop. Ha aderito un terzo dei medici, solo uno su quattro a Milano

fotocronicitaAssieme al mio collega in Consiglio regionale Carlo Broghetti ho contestato i dati di Regione Lombardia in merito all’adesione dei medici di famiglia al bando per diventare gestori della cronicità, come previsto dalla recente riforma voluta dalla giunta Maroni.

In Lombardia i medici di medicina generale, come tecnicamente si chiamano, secondo i dati ufficiali presenti sui portali delle otto ATS lombarde sono 6.630, e non 5.364 come detto ieri dalla Regione in una nota ufficiale dell’assessore alla sanità Giulio Gallera. Ne discende che i 2.392 medici che hanno aderito entro lunedì 31 luglio, alla scadenza del bando, non sono il 45% ma il 36%. La prova che anche la Regione ritenga fallimentare l’adesione è che la scadenza del bando è stata posticipata di due mesi.

I dati certificano che la riforma di Gallera è un fallimento e lo è ancora di più in realtà complesse come la città di Milano, dove è più alta la presenza di anziani soli e minore l’adesione dei medici. Solo un terzo dei medici ha dato la disponibilità a diventare punto di riferimento per i malati cronici, con il dato peggiore di uno su quattro nella città metropolitana. Del resto, se non fosse così non avrebbero prolungato il bando. Il fatto è che finché la Regione non metterà a disposizione degli spazi fisici dove i medici possano lavorare in aggregazione e dove i cittadini possano trovare, vicino a casa, chi si prenda cura di loro, il problema della presa in carico dei pazienti cronici non sarà risolto, anzi, aumenteranno i disagi e la disparità tra i cittadini.

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