Archivi del mese: febbraio 2017

La Lombardia e l’Italia non possono fare a meno di un polo pubblico di ricerca, innovazione e cura

cittàsalutesestoIn merito al ricorso sull’esito dell’aggiudicazione della gara per la costruzione della Città della Ricerca e della Salute auspichiamo che la Giunta regionale proceda velocemente alla riattivazione delle procedure utili ad un inizio dei lavori sull’area sestese. Lo dico anche tenendo conto che il processo di bonifica è in dirittura d’arrivo e il terreno è pronto ad accogliere la fase vera e propria di edificazione.
Ricordo che il progetto della Città della Ricerca e della Salute è il più grande progetto pubblico di innovazione, ricerca e cura personalizzate ed è tanto più importante alla luce del fatto che i soggetti della sanità privata si stanno egualmente aggregando per rilanciarsi. Si tratta quindi di una opportunità unica di rilancio e crescita degli istituti Besta e Tumori.

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Nuova sede dell’Ats di Milano – Spreco di risorse e servizi a rischio

corsoitaliaSul trasferimento della sede dell’Ats della Città metropolitana di corso Italia 19 ci sono l’ombra dello spreco di risorse e il rischio di chiusura di alcuni servizi. Per questo ho voluto presentare, con i colleghi del gruppo Pd, un’interrogazione in Commissione sanità. La necessità è quella di fare chiarezza.

Il problema ha inizio nel 2014 quando l’Asl di Milano vende per 25 milioni di euro la sua sede di corso Italia 19 alla Cassa depositi e prestiti, impegnandosi a pagare fino a quando non fosse stato liberato lo spazio, un affitto di 1 milione di euro per il 2015 e 2016, di 1 un milione e mezzo per il 2017 e di 2 milioni dal 2018 in poi. Un contratto oneroso cui fanno seguito altre sorprese.

Nell’agosto del 2015 la Cassa depositi e prestiti vende l’immobile alla società Beni stabili per 38 milioni di euro, 13 in più di quanto incassato dall’Asl solo 11 mesi prima. Pochi mesi dopo la giunta, con Infrastrutture lombarde, decide di realizzare la nuova sede in viale Jenner, nell’ex ospedale delle malattie infettive, valutando l’intervento quasi 25 milioni di euro. Ma non basta. Nei primi mesi del 2016, a seguito di ulteriori analisi, emerge che i costi sono troppo alti e si abbandona l’idea di viale Jenner per via Conca del naviglio 45 unito a corso Italia 52 e a via Juvara (dove dovrebbe essere trasferito il dipartimento di prevenzione medica), tutti stabili di proprietà dell’Ats. Il costo globale dell’intervento è stimato in poco meno di 30 milioni di euro e i tempi di realizzazione in 30 mesi, il che comporta l’onere delle spese di affitto oltre il 2019 per la sede di corso Italia 19 non ancora a disposizione del nuovo acquirente.

Il quadro è a dir poco nebuloso. Per questo nell’interrogazione chiedo alla giunta se e quanto Infrastrutture lombarde abbia percepito per l’attività di trasferimento della sede e se ci siano state diseconomie per le diverse valutazioni.

Ma non solo. La nuova organizzazione non chiarisce affatto la destinazione del dipartimento di salute mentale del San Paolo e del Policlinico, del Sert 2 Milano e del Consultorio familiare dell’Ats Milano centro (attualmente in via Conca del naviglio). Nell’interrogazione chiediamo di spiegarlo. Così come chiediamo di capire se la razionalizzazione garantirà i servizi attuali, quali i consultori integrati di via Conca del naviglio 45 e corso Italia 52 oppure no.

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Il corso di laurea per infermieri di Sesto San Giovanni non deve chiudere

infermieriIl corso di laurea in scienze infermieristiche di Sesto San Giovanni non deve chiudere. Questo quanto ho chiesto con una mozione presentata ieri in Consiglio. L’università Bicocca ha annunciato che sarà chiuso il corso, attivo a Sesto San Giovanni, presso l’Irccs Multimedica, unico di questa facoltà presente nell’area metropolitana milanese, frequentato da 158 studenti, (su un totale di 975 sparsi tra i diversi poli didattici della Lombardia). Il motivo della chiusura sta nel numero di docenti ordinari, inferiore a quello richiesto dal ministero. Mancano, insomma, i requisiti indicati dai decreti dell’ex ministro Gelmini, che impongono all’università la razionalizzazione del personale.

Per la Lombardia questo è un vero problema; la carenza di personale infermieristico infatti è grave. Il Collegio Ipasvi lombardo ha stimato che per quest’anno accademico sarebbero necessari 3 mila posti per infermieri, 25 infermieri pediatrici e 90 laureati magistrali. Questa senza contare una preoccupazione crescente nella categoria per la diminuzione rispetto allo scorso anno dell’offerta formativa delle università.

La chiusura del corso è da evitare anche perché il rapporto fra università e amministrazione comunale negli anni è stato foriero di sviluppo e crescita e ha enormi potenzialità anche in vista del prossimo insediamento della Città della salute e della ricerca.

Per questo abbiamo chiesto alla giunta regionale di attivarsi presso il ministero perché siano potenziati i corsi in scienze infermieristiche, così da rimediare alla mancanza di operatori sanitari. Essenziale, inoltre, che si attivi una collaborazione con gli atenei lombardi, così che tutte le istituzioni concorrano fattivamente allo sviluppo del servizio sanitario lombardo.
In particolare l’auspicio è che non sia chiuso il polo di Sesto San Giovanni e sia garantita la continuità della formazione, questo anche per evitare disagi agli iscritti.

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Sanità – Terzo no alla riforma spezzatino della maggioranza

riformaVia libera oggi in aula, col voto contrario del Pd e a quindici giorni dalla sua approvazione in Commissione, alla terza parte della legge di riorganizzazione del sistema socio sanitario regionale, relativa a malattia diabetica, organizzazione delle donazioni di sangue, organi e tessuti, assistenza farmaceutica e prevenzione. Troppe le questioni irrisolte, troppe le criticità inevase, assoluta irrilevanza della dotazione finanziaria per cambiare il sistema.

Il nostro voto al provvedimento nel suo complesso è stato contrario perché, come dimostra sia lo stato di confusione che ha contraddistinto oggi la discussione da parte di giunta e maggioranza in aula, che quello nel quale si trovano ancora oggi le strutture socio sanitarie regionali, il metodo “a spezzatino” con cui si è proceduto si è dimostrato inefficace, come del resto avevamo detto da subito.

La discrasia temporale e il ritardo organizzativo sulla ripartizione delle funzioni tra ATS e ASST hanno portato problemi pratici e conseguenti disservizi sull’utenza, tra l’altro nell’ambito dell’erogazione di servizi di prevenzione importanti come le vaccinazioni. Nessun vero correttivo è stato introdotto nell’impianto se non l’accoglimento di qualche nostra utile proposta, come la richiesta che la Regione  destini almeno il 5% del fondo sanitario  alla prevenzione e che gli stessi proventi delle sanzioni derivanti dai controlli sui luoghi di lavoro siano reinvestiti proprio sulla prevenzione, oltre alla valorizzazione dei servizi dedicati alle malattie sessualmente trasmissibili e l’approvazione di altri ordini del giorno. Non abbastanza comunque per un voto positivo.

Per lo meno sul tema del diabete sono stati accolti i nostri ordini del giorno, così come chiedevano le associazioni dei malati e dagli specialisti, come la costituzione di una rete clinico assistenziale entro 180 giorni dall’approvazione della legge e l’istituzione di centri specialistici, essenziale per dare ai malati la certezza della cura, che nella legge mancavano.

Infine sull’ampliamento delle prestazioni offerte dalle farmacie abbiamo ottenuto l’impegno a trovare nuove risorse, così da garantire alle farmacie la possibilità di erogare nuovi servizi direttamente sul territorio, permettendo agli utenti di fare meno code senza pagare di tasca propria. E, non ultimo, abbiamo ottenuto l’impegno a fare, entro 3 mesi, il nuovo piano sangue scaduto da ben 8 anni, in accordo con il mondo associativo e scientifico.

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Sportello antigender, un vero flop

gender30 telefonate e 55 mail, con una media di 7 contatti la settimana tra il 12 settembre e il 31 dicembre scorso. Questi i numeri del cosiddetto “Sportello regionale per la famiglia”, fortemente voluto dall’assessore alla Cultura, Cristina Cappellini con il chiaro intento discriminatorio e oscurantista di contrastare la fantomatica “teoria gender”. Un vero flop insomma, nonostante fosse stato lanciato in pompa magna dalla giunta e alcuni Uffici scolastici territoriali ne avessero promosso la diffusione nelle scuole. In realtà l’iniziativa ha centrato l’unico obiettivo di dare un contributo di 20 mila euro (questo il costo del servizio) all’Age, l’Associazione genitori che lo gestisce. Per il resto è stato inutile e unicamente propagandistico.

Se le chiamate sono state poche le informazioni richieste relative alla presunta teoria gender sono ancora meno. I pochi cittadini che si sono rivolti allo sportello lo hanno fatto per chiedere notizie su circolari, bandi per le scuole, progetti extracurriculari, tutte informazioni che potevano essere recuperate tramite le scuole stesse o i Comuni. Uno spreco di risorse che conferma quello che è ormai chiaro da tempo,che la giunta sul tema del sostegno alle famiglie fa solo propaganda. Lo dimostra anche il provvedimento, ad oggi in discussione, sul Fattore famiglia, che non prevede un euro aggiuntivo rispetto a quanto stanziato a bilancio.

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No alla terza puntata della legge di riorganizzazione della sanità

Oggi in Commissione sanità è stata approvata la terza puntata della legge di riorganizzazione del sistema socio sanitario regionale, relativa a malattia diabetica, organizzazione delle donazioni di sangue, organi e tessuti, assistenza farmaceutica e prevenzione. Anche in quest’occasione il nostro voto al provvedimento nel suo complesso è stato contrario. E questo perché, come dimostra anche lo stato di confusione in cui si trovano oggi le strutture socio sanitarie regionali, il metodo seguito, “ a spezzatino”, non è affatto efficace e quindi non condivisibile.
Ma non solo. Sui temi trattati in questo titolo della legge, primo fra tutti il diabete, che è la malattia cronica per eccellenza, la Giunta ha approvato in solitudine una delibera che, di fatto, scavalca le funzioni di indirizzo del Consiglio. Stesso discorso vale per la prevenzione, che sconta un problema di fondo, la doppia ripartizione di competenze fra Ats e Asst come si è visto chiaramente nelle gestione delle vaccinazioni contro la meningite.
Sul tema specifico del diabete sono state si accolte alcune nostre proposte, ma rimane la necessità, evidenziata anche dalle associazioni dei malati e dagli specialisti, di prevedere nella legge l’istituzione dei centri specialistici e la costituzione della rete clinico assistenziale essenziale per dare ai malati la certezza della cura. Riproporremo il tema nella discussione in aula.

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Animali d’affezione – Grazie a noi vietati i canili lager

canili_lager_mai_piùI canili lager saranno vietati. È questo uno dei punti centrali del regolamento in materia di animali d’affezione a cui oggi è stato dato parere favorevole dalla Commissione regionale sanità, introdotto grazie al mio intervento congiunto con il collega Carra. Nel regolamento sono state accolte alcune nostre richieste, sollecitate da Lav e sindacato dei veterinari: il divieto di ospitare più di 200 cani nei rifugi, per evitare strutture lager, l’obbligo di rispettare nell’affidamento delle gare a privati e cooperative le norme sugli appalti e l’introduzione di precise regole sulla cura degli animali feriti.

Il nostro voto è stato di astensione. Questo perché non abbiamo condiviso la scelta di accogliere una richiesta del consigliere Lena che indeboliva il divieto di tenere i cani alla catena. Il testo originale della legge prevedeva infatti che fosse vietato tenere i cani alla catena, se non per ragioni sanitarie, e fosse data la possibilità ai veterinari di intervenire per far sanzionare i proprietari che lasciassero gli animali nell’impossibilità di muoversi e di abbeverarsi. Il testo licenziato dalla commissione mantiene il divieto ma rende più complicata la possibilità di intervento dei veterinari. Il nostro auspicio è che la norma sia reintrodotta dalla giunta, che l’aveva peraltro proposta.

Il regolamento è comunque un positivo passo avanti e coglie l’obiettivo indicato dalla Consulta regionale sul randagismo, di promuovere una nuova cultura nella tutela degli animali d’affezione.

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