Archivi del mese: luglio 2016

Garante è dell’Infanzia, non della Lega. Valuto di chiedere la revoca

Questa mattina, durante una conferenza stampa, sono state presentate le attività del primo anno del Garante dell’Infanzia della Regione Lombardia, Massimo Pagani.
Già ritenuto inadatto per le sue prese di posizione sul profilo facebook personale, poche settimane fa Pagani era comparso, con tanto di maglietta con la scritta “Rho libera”, a fianco del leader della Lega Nord Matteo Salvini durante una visita al campo base di Expo in polemica con la prospettiva del trasferimento di 150 richiedenti asilo.

Massimo Pagani dovrebbe rendersi conto che non è Garante della Lega o di Salvini, ma di tutti i bambini della Lombardia. Attendiamo che venga anche in Ufficio di Presidenza, come da mia espressa richiesta, a illustrare nel dettaglio i risultati raggiunti in quest’anno. Dico però fin d’ora che per quanto mi riguarda, anche per l’importanza che personalmente attribuisco alla figura del Garante dell’Infanzia, per la cui istituzione io e il mio gruppo abbiamo condotto una battaglia durata anni, sono pronta a proporre il procedimento di revoca previsto dalla legge.

Inoltre nella seduta odierna del Consiglio regionale l’Aula avrebbe dovuto nominare i due consiglieri componenti della Commissione consultiva dell’Ufficio del Garante, ma la maggioranza ha chiesto di rinviare perché non pronta. La Commissione consultiva avrebbe anche il compito di stimolare il Garante e magari di contenerne gli svarioni istituzionali. Non ce n’era bisogno ma questo episodio conferma ancora una volta la considerazione che il centrodestra regionale ha di questo istituto.

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Centri antiviolenza, Consiglio regionale stanzia 500mila euro. Approvato anche sblocco di 2,7 milioni stanziati dal Governo per gli anni 2013-14

Il Consiglio regionale ha approvato questo pomeriggio l’emendamento al bilancio 2016-18, da me sottoscritto, per sostenere le reti a tutela delle donne vittime di violenza. L’emendamento consisteva nello stanziamento di un milione di euro ma l’assessore al bilancio Massimo Garavaglia, pur riconoscendo la fondatezza della richiesta, ha chiesto, in cambio del via libera, la riduzione dell’importo a 500mila euro. Sempre su questa tematica ho presentato un ordine del giorno per svincolare i 2,7 milioni di euro stanziati dal Governo per gli anni 2013 – 2014, ancora non impegnati, e il Consiglio ha votato a favore.

Per l’assistenza alle donne vittime di violenza, per i centri che se ne occupano e per i comuni che li sostengono, questo stanziamento è una notizia positiva, anche se le necessità sarebbero ben superiori. Con queste risorse ci aspettiamo che la Giunta possa già in autunno predisporre i bandi a cui le reti dei comuni potranno aderire per dare continuità alle attività dei centri.

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Alstom-GE: Regione e MISE intervengano per evitare i 167 licenziamenti possibili

Si sta svolgendo in queste ore un incontro tra le organizzazioni sindacali e l’Agenzia regionale per il lavoro (ARIFL) sul tema della complicata vicenda dei lavoratori Alstom GE del sito di Sesto San Giovanni.

Il Consiglio regionale si era già occupato della vicenda con un’audizione in Commissione Attività produttive e l’approvazione di un ordine del giorno in Aula.

È fondamentale che la Regione intervenga nei confronti dell’azienda al fine di posticipare tutte le eventuali scelte relative agli assetti occupazionali fino a dopo l’incontro previsto con il MISE nella prima settimana di settembre. In quella circostanza ci auguriamo che il Governo insieme a Regione Lombardia possano trovare una soluzione a tutela dei livelli occupazionali e del sito produttivo.

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La Regione destini ai malati di fibrosi cistica le risorse necessarie alla loro cura

In Lombardia i pazienti affetti da fibrosi cistica, una malattia genetica rara, progressiva, che fino a qualche tempo fa portava alla morte nella prima infanzia. sono circa mille. Il loro numero è in forte crescita, grazie al miglioramento delle cure, che fa sì che oggi molti arrivino all’età adulta. L’età media di sopravvivenza è di 40 anni. A loro la legge 548/93 ha destinato risorse che per la Lombardia ammontano a circa 850 mila euro l’anno e istituito due centri di riferimento, il Policlinico di Milano (per bambini e adulti) e gli Spedali civili di Brescia, risorse che però ad oggi non sono ancora a disposizione dei centri.

In queste condizioni l’assistenza ai malati è a rischio. I centri milanesi sono sovraffollati, mancano gli spazi per i pazienti che sono costretti a stare in stanze prive delle attenzioni necessarie alla loro grave patologia. A lavorarvi, inoltre, come era già stato evidenziato in una relazione sui centri presentata in Regione dalla Lega italiana fibrosi cistica e da Imation nel dicembre 2015, è sopratutto personale precario che proprio per questo nel tempo preferisce sempre più optare per altre collocazioni professionali, lasciando i centri privi di professionalità adeguate.

Per questo abbiamo chiesto alla giunta, con un’interrogazione di cui sono prima firmataria, quando prevede di dare al Policlinico di Milano i fondi stanziati dal Ministero e già appostati nei suoi bilanci e come intende rimediare alla carenza di personale.

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Eterologa – Il Consiglio di Stato ristabilisce un criterio di giustizia. Ora la Lombardia si adegui

Il Consiglio di Stato ristabilisce un criterio di giustizia e bacchetta duramente la Regione che, unica in Italia, aveva applicato una tagliola economica alle coppie che ricorrono alla fecondazione eterologa, chiedendo loro il costo dell’intera prestazione, che può arrivare fino a 4.500 euro. Ora, peraltro, la Regione non avrà nemmeno più la scusa delle risorse, perché nel decreto sui Livelli essenziali di assistenza è compresa anche l’eterologa che quindi sarà a carico del servizio sanitario nazionale. La Lombardia non perda altro tempo e faccia quello che hanno fatto le altre Regioni, ovvero individui la quota di compartecipazione e garantisca alle coppie che ne hanno bisogno di poter avere un trattamento equo e corretto.

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I bambini del Sahrawi ospitati a Sesto San Giovanni in visita in Consiglio regionale

sarawifoto

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Nel bilancio emendamenti per sostenere le reti antiviolenza

Il gruppo regionale del Pd presenterà alcuni emendamenti e ordini del giorno all’assestamento del bilancio regionale 2016-18, in discussione a fine luglio, per sostenere le reti a tutela delle donne vittime di violenza.

Le reti antiviolenza coordinano e gestiscono gli interventi a tutela delle troppe donne che subiscono violenza e vanno sostenute con decisione. Proporremo che le risorse destinate siano svincolate dal patto di stabilità, in modo che i 2,7 milioni di euro stanziati dal Governo per il 2013 e il 2014 possano essere finalmente impegnati, e proporremo che nel bilancio siano previsti ulteriori stanziamenti già nel 2016. Per sostenere le reti antiviolenza i Comuni hanno bisogno di risorse già in autunno, così da poterle utilizzare dall’inizio del 2017. Se questo non dovesse avvenire saranno i Comuni stessi a dover anticipare le risorse necessarie per tenere aperti i centri, con il concreto rischio che siano costretti a chiudere, viste le ristrettezze di bilancio degli enti locali. Facciamo quindi appello all’assessore Brianza, che da pochi giorni ha la delega alle Pari opportunità, perché sostenga le necessità delle reti e perché convochi in tempi brevi il tavolo antiviolenza.

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Agenzia dei controlli, importante rafforzarne terzietà e operatività

È stato approvato oggi in Commissione Sanità il parere sulle determinazioni in ordine alla proposta dell’Agenzia di controllo del sistema sociosanitario lombardo, il cui direttore era stato audito dai commissari della Sanità la scorsa settimana per conoscere i numeri della nuova struttura in via di startup.
Abbiamo votato favorevolmente al parere, dato che sono state anche accolte tutte le nostre richieste che andavano nel senso di rafforzare sia la terzietà che l’operatività dell’Agenzia.v
È stato tutelato poi il fatto che tutti gli enti sanitari e le partecipate di Regione Lombardia inviino i flussi di dati come previsto dalla legge e collaborino tra loro. Infine si raccomanda sia la necessità di mantenere l’Agenzia presso gli uffici di via Fabio Filzi 22, (anche perché un trasloco, tra l’altro, dilaterebbe i tempi di operatività dell’Agenzia) sia quella di un finanziamento certo e continuativo. Auspichiamo che dopo l’approvazione del regolamento l’agenzia sia, finalmente, messa in grado di operare.

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Grazie alla nostra denuncia la Regione cerca di rimediare al flop nidi gratis

Piccola apertura per ampliare l’accesso ai Comuni oggi esclusi dalla manovra “nidi gratis”, voluta da Regione Lombardia per aiutare le famiglie con un reddito Isee inferiore ai 20 mila euro. Ad aprire lo spiraglio l’assessore al Reddito d’autonomia e inclusione sociale, Francesca Brianza rispondendo ieri in aula a un’interrogazione di cui sono prima firmataria.

Molti Comuni ci hanno segnalato serie difficoltà ad accedere alla misura. Questo sopratutto perché l’accesso era garantito solo ai municipi che non avevano aumentato le tariffe dei nidi dopo il 21 marzo scorso. Questo nonostante il fatto che la delibera è del 29 aprile e che quindi molti Comuni, non sapendo che sarebbe entrata in vigore questa restrizione, hanno ritoccato le tariffe dopo la data fissata.

Questo ha comportato che dei 550 comuni che hanno un nido, solo 158 potessero accedere alla misura, entro la prima scadenza del bando (31 maggio); due su tre non hanno potuto aderire. Alla seconda scadenza (30 giugno) hanno aderito altri 149 ma di questi non si sa ancora quanti potranno contare sulle risorse stanziate, con la chiara conseguenza di ridurre quasi all’insignificanza il numero di famiglie coinvolte. Questo perché anche le famiglie che hanno i requisiti, che non hanno alcuna responsabilità nel risiedere in un Comune piuttosto che in un altro, non possono accedere all’agevolazione se i Comuni non rispettano i parametri regionali. L’operazione nidi gratis non ha garantito alcuna equità, creando forti sperequazioni fra cittadini di pari condizione economica ma residenti in diversi comuni e in alcuni casi anche fra concittadini. Il Comune di Lissone, ad esempio, ha segnalato che per il regolamento comunale possono accedere alla misura regionale i genitori dei bimbi iscritti al nido pubblico ma non alla sua sezione primavera e non a quello privato convenzionato.

Ieri l’assessore Brianza ha anticipato che la nostra richiesta di maggiore flessibilità dei criteri per i Comuni che aderiranno ala manovra entro la terza scadenza (15 settembre) potrà essere accolta. Ci auguriamo che almeno questo accada realmente. È doveroso per la Regione rimediare, almeno in extremis, a un’operazione flop, che ha illuso tante famiglie.

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Garantire il diritto alla salute e alla vita per tutti e tutte

Garantire l’omogeneità delle cure sul territorio e in tutte le strutture, anche per i cittadini e le cittadine straniere neo comunitarie. Oggi, con un’interpellanza, ho voluto puntare l’attenzione su un problema rimasto sinora irrisolto, quello dei cittadini comunitari sprovvisti di copertura sanitaria nei loro Paesi di origine, come i bulgari e i rumeni, che non avendo il codice STP (stranieri temporaneamente presenti) perché non hanno le caratteristiche per esigerlo e neanche il codice ENI (europei non iscritti) perché Regione Lombardia non lo ha mai previsto (differentemente da Veneto, Toscana, Liguria, Lazio e altre), si ritrovano esclusi da qualsiasi categoria e devono mettersi alla ricerca di quelle strutture che erogano prestazioni in regime di gratuità. Emblematico il caso di una paziente rumena che, rivolgendosi a due ospedali diversi per partorire ha ricevuto da uno la richiesta di 5400 euro e dall’altro la prestazione gratuita . Questa disomogeneità deve finire e va garantita attraverso il codice ENI, già introdotto da diverse regioni italiane per tutti i cittadini neocomunitari.

Non basta che la Regione si appelli, come ha fatto oggi l’assessore Gallera in aula, alla circolare del 2008 che stabiliva che i cittadini comunitari potessero aver diritto ad alcune prestazioni, se poi per esigerle devono fare lo slalom tra le strutture.

Va chiarita una volta per tutte la modalità per rendere il diritto alla salute esigibile per tutti. Lo chiediamo perentoriamente, anche per evitare che questi cittadini si rifugino nell’illegalità per trovare risposte ai loro problemi. Questo, in particolare, riguarda le donne che, per poter accedere all’interruzione volontaria di gravidanza, devono pagare dai 600 ai 900 euro, oppure ricorrere a pratiche che possono mettere a rischio la loro salute o la stessa vita.

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