Archivi del mese: febbraio 2016

Ex Alstom – La Regione tenga aperta l’interlocuzione con General Electric

Regione Lombardia continui l’interlocuzione con General Electric. Questo quanto chiesto oggi nell’audizione che si è svolta nella Commissione attività produttive del Consiglio regionale, per fare il punto sulla situazione della ex Alstom, a un mese dalla mozione di impegno alla Giunta, approvata all’unanimità in aula, e dopo l’annuncio da parte di General Electric (GE) di 236 licenziamenti su 400 e del pesante ridimensionamento dell’attività.

Il tema non è solo la difesa dei posti di lavoro ma anche la tutela delle attività produttive del territorio lombardo. La Regione deve essere al fianco del Comune e dei lavoratori nell’incontro che si svolgerà il 26 febbraio prossimo al Ministero, anche facendo leva sull’interlocuzione aperta con GE per l’investimento su Morbegno. Anche se, come ha sottolineato in commissione il direttore delle risorse umane della multinazionale, c’è meno domanda di manutenzione sulle centrali di produzione di energia elettrica per cause congiunturali, è chiaro, dall’investimento valtellinese, che GE continua ad essere presente in Lombardia anche grazie ad un impegno economico della Regione stessa.

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Bonus bebè – Pronta una nostra mozione per estenderlo alle famiglie adottive

Con l’esclusione delle famiglie adottive dal Bonus bebè Maroni offende tutte le famiglie adottive della Lombardia. Nelle sue brutte parole si sente l’eco sinistra della repulsione per chi è straniero, anche se in fasce e bisognoso del calore e della protezione di una famiglia. Caro Maroni, i figli sono figli, naturali o adottivi che siano, e la famiglia che li accoglie e li cresce deve essere aiutata senza discriminazioni. È già pronta una nostra mozione per estendere a queste famiglie il bonus bebè regionale che chiederemo di discutere domani in aula. Purtroppo si dimostra ancora una volta che la partecipazione al Family day è stata solo una bandiera con cui Maroni si copre per nascondere l’assenza di politiche vere per le famiglie lombarde.

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Ora la Regione introduca la doppia preferenza di genere

Ora Regione Lombardia introduca la doppia preferenza di genere. Oggi la Camera ha approvato in via definitiva la legge che definisce i principi ai quali le Regioni si devono attenere nelle loro leggi elettorali per garantire la pari rappresentanza. In particolare, oltre  al 40% di donne nelle liste, si dovrà prevedere la doppia preferenza di genere, pena l’annullamento della preferenza successiva alla prima. Si tratta di un passo in avanti significativo nella realizzazione di una democrazia  compiuta e paritaria.  La norma, già in vigore, nelle elezioni europee e comunali, ha portato a un significativo aumento delle elette. Incremento che non si è invece visto nei Consigli regionali, fino ad oggi privi di una normativa in merito, e tanto meno in Lombardia dove le donne sono solo 16 su 80.

Ora chiediamo alla Regione di adeguarsi al più presto alla normativa nazionale e introdurre, finalmente la doppia preferenza di genere. Finora la maggioranza si è sempre opposta all’affermazione delle donne nelle istituzioni, tanto che ha ignorato il progetto di legge di modifica della legge elettorale, del tutto simile a quello approvato oggi in Parlamento, che ho presentato, insieme ad altri consiglieri, già nel 2013.  Ora sarà costretta a farlo.

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Maroni non potrà più scrivere sul Pirellone senza permesso. Restituito dal Consiglio lo schiaffo subito

Il Consiglio regionale “punisce” la giunta Maroni per aver utilizzato Palazzo Pirelli senza chiedere l’autorizzazione al Consiglio regionale, di cui il palazzo è sede. È questo il significato dell’approvazione a voto segreto di una mozione del M5S, sostenuta anche da Pd e Patto Civico, con cui il Consiglio chiede alla giunta regionale non solo di “concordare con l’Ufficio di Presidenza qualsiasi iniziativa pubblica che coinvolga le strutture e gli uffici di Palazzo Pirelli”, ma anche di stabilire con opportuna norma che il Pirellone deve essere “lasciato nella piena disponibilità del Consiglio regionale”.

Il Consiglio ha restituito a Maroni lo schiaffo subito con la scritta su Palazzo Pirelli. Lo sfregio rimane, ma ora dovranno dare seguito alla mozione e un fatto come quello non dovrà più accadere. Certo, avremmo preferito se anche i partiti che sostengono Maroni avessero fatto sentire la loro voce, anche prima, e non si fossero dovuti risolvere ad esprimere il loro disappunto solo a voto segreto, ma almeno il risultato è indiscutibile: il Consiglio dice che Maroni ha sbagliato.

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In Lombardia a rischio il controllo dei farmaci. La Giunta non smantelli il centro regionale di farmacovigilanza

In Lombardia il controllo dei farmaci è a rischio. A vigilare sulla sicurezza e l’appropriatezza di farmaci e protesi, in modo da consentirne un uso appropriato ed efficace, è il Centro regionale di farmacovigilanza (CRFV), finanziato dall’Aifa e attivo dal 2005. Sta al CRVF analizzare i dati relativi ai farmaci, valutarne le conseguenze di somministrazione, proporre interventi correttivi e ridurre così i rischi per i pazienti. Un ruolo centrale dunque, che rischia di non essere più garantito, per la decisione della Regione di smantellarne l’organizzazione. Questo nonostante le normative, sia nazionali che europee, ne indichino chiaramente funzioni e ruolo. Quello che sta succedendo al centro regionale di farmacovigilanza è molto grave. La Regione con la legge 23/2015, che ha riformato il sistema sanitario, ha istituito un Gruppo di approfondimento tecnico per le tecnologie sanitarie (GATTS) presso il quale verrebbe collocato il centro di farmacovigilanza. Ad oggi però non si conoscono compiti e ruoli precisi del centro di Farmacovigilanza, né se verrà garantita la continuità di lavoro.

L’organismo, infatti, è già in via di smantellamento. Il personale del CRVF non è mai stato assunto in modo stabile, nonostante questo  fosse previsto da una delibera di giunta del 2012, e i contratti sono scaduti il 31 dicembre scorso. Gli effetti negativi sono già evidenti: il tasso di segnalazioni relative a reazioni da farmaci tra il 2014 e il 2015 è calato del 24,2%.

Per queste ragioni il novembre scorso abbiamo presentato un’interrogazione, che non ha ancora ricevuto risposta, in cui chiediamo chiarimenti sulla situazione del Centro regionale di farmacovigilanza e dei professionisti che vi lavoravano. In particolare abbiamo chiesto di sapere l’entità delle risorse trasferite dall’Aifa a Regione Lombardia. Vigilare sui farmaci significa tutelare la salute dei cittadini. Per questo il centro di farmacovigilanza non va smantellato.

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