Archivi del mese: ottobre 2015

Il centro destra dice no al mantenimento delle aziende ospedaliere

Il centrodestra fa quadrato e dice no alle richieste del Pd di mantenere autonome le grandi aziende ospedaliere lombarde, caratterizzate dall’alta specialità delle cure che esse sono in grado di fornire. Si tratta del Niguarda di Milano, degli Spedali Civili di Brescia, il Papa Giovanni XIII di Bergamo, il San Gerardo di Monza e l’Ospedale di Circolo di Varese. Con un emendamento “canguro” firmato dai due relatori della riforma della sanità , il leghista Fabio Rizzi e Angelo Capelli di Ncd e votato questa mattina dalla maggioranza in modo unanime in Commissione sanità, gli emendamenti del Pd sono automaticamente decaduti. Nulla da fare anche per la più razionale distribuzione dei poliambulatori ex ICP, che saranno tutti spostati sotto la competenza dell’ASST nord Milano, e per il ridisegno delle ASST della Brianza, per le quali l’assemblea dei sindaci aveva formulato ben tre proposte alternative. Bocciato anche lo spostamento di Angera (VA) all’ASST dei Sette Laghi e lo scorporo dei comuni dell’Alto Lario dalla ATS della Montagna.
Maroni compie un errore che avrà effetti duraturi. I grandi ospedali lombardi hanno una specificità nell’alto livello delle cure che gli è riconosciuta anche fuori dai confini regionali e nazionali. Il rischio è che venga meno la loro funzione e che vengano snaturati. La maggioranza non ha voluto ascoltare le nostre ragioni e soprattutto ha sbarrato la porta al dialogo con il territorio che pur aveva manifestato le proprie richieste nelle forme estremamente anguste che gli erano state concesse. Possibile che nemmeno un’osservazione fosse fondata? La verità è che troppa era la paura della maggioranza di tornare a dividersi su questa delicata materia e con l’emendamento canguro ogni rischio è stato scongiurato.

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Approvato in Commissione il Piano contro la violenza sulle donne. Ora destinare subito le risorse

E’ stato approvato oggi all’unanimità, in Commissione sanità, il Piano quadriennale contro la violenza sulle donne. Si tratta di un buon piano, condiviso con tutte le referenti del tavolo antiviolenza, istituito dalla legge regionale e composto da rappresentanti dei Comuni, delle case d’accoglienza, dei centri e dei servizi che si occupano del sostegno alle vittime, oltre che dai referenti dei servizi sanitari, scolastici e universitari, del tribunale e delle forze dell’ordine.
Particolarmente positivo il fatto che, con il Piano, viene data continuità alle reti territoriali antiviolenza, di cui sono capofila i Comuni, e viene definito un modello di presa in carico delle donne vittime di violenza. Il Piano recepirà anche la normativa nazionale, condizione prima e necessaria per poter ricevere i finanziamenti. A questo proposito il Piano presenta però una criticità; centri e case rifugio, per poter essere accreditati, dovranno adeguare i propri standard entro il 2016, un passaggio non semplice per realtà che,pur avendo maturato una lunga e vasta esperienza nel contrasto alla violenza sulle donne, sono da sempre gestite da volontarie e fino a poco tempo fa erano finanziate solo con fondi propri. L’auspicio ora è che siano assegnati al più presto i finanziamenti, attesi da troppo tempo, a tutte le realtà che operano nel contrasto alla violenza sulle donne presenti sul territorio.
Il nostro augurio è che il nuovo assessore alle Pari opportunità, Giulio Gallera, pur non essendo una donna, sia consapevole della necessità di destinare al contrasto alla violenza sulle donne e al sostegno alle Pari opportunità una voce di bilancio specifica e non solo una quota indifferenziata del fondo generico per le diverse fragilità. Da Gallera ci aspettiamo, infine, anche la capacità di comprendere che, per raggiungere l’obiettivo delle pari opportunità, è necessario sanare un vulnus di democrazia di cui la nuova giunta, frutto di un rimpasto dettato solo da equilibri di potere, ancora una volta è una prova. Le donne sono solo il 30%.

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Riforma sanità – In audizione i sindaci chiedono una revisione

Pesanti criticità, testo da rivedere. Questo quanto è emerso dalle audizioni in Commissione sanità degli amministratori locali dell’area metropolitana milanese, di Brescia, Bergamo, Monza e Varese, i territori per i quali nell’agosto scorso, in occasione dell’approvazione della legge di riforma della sanità, era stato stilato un ordine del giorno che impegnava la giunta alla revisione della nuova rete ospedaliera. In sostanza  le audizioni hanno confermato le criticità che erano già emerse nel corso della discussione della legge. Ad evidenziare i problemi dei territori sono stati i sindaci che, anche per legge, sono responsabili della salute dei cittadini dei propri comuni e non i manager delle aziende ospedaliere, nominati dalla giunta stessa.

In particolare per l’area metropolitana milanese è stata evidenziata la difficoltà di trasformare un ospedale come Niguarda ad alta intensità di cura, che accoglie numerosi pazienti anche da altre regioni, in Azienda socio sanitaria territoriale. Sottolineata anche l’assurdità di istituire a Milano un polo materno infantile, che riunisce Sacco – Buzzi e Fatebenefratelli, non valorizzando le eccellenze del Policlinico.

Dalle audizioni è emersa anche la necessità di un ripensamento della collocazione di tutti i poliambulatori della città presso l’Asst (Azienda socio sanitaria territoriale) del nord Milano.

Unico dato positivo evidenziato la costituzione di un’Azienda sanitaria territoriale del Nord Milano, comprensiva dei presidi ospedalieri di Sesto San Giovanni e “Bassini” di Cinisello Balsamo, insieme ai servizi sociosanitari dei territori dei distretti a loro afferenti, Bresso, Cormano, Cusano Milanino e Cologno Monzese, questo per garantire uniformità di intervento. Sottolineata però la necessità di unire anche Paderno Dugnano, vista la stretta collaborazione già in atto con gli altri Comuni.

I punti critici non mancano. Nella prossima seduta di Commissione verificheremo l’effettiva volontà della maggioranza di rivedere la rete ospedaliera di questi territori.

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Vaccini – Maroni non si accodi alla deriva antiscientifica

A Maroni, che questa mattina a Radio 24 ha parlato contro l’obbligatorietà dei vaccini, dico di non accodarsi alla deriva antiscientifica. La disinformazione sui vaccini è pericolosa per la salute di tutti.

Il calo delle vaccinazioni va contrastato, non è una questione di libertà ma di salute, e sulla salute non si scherza. I vaccini fanno parte di ciò che chiamiamo progresso, una parola che a Maroni e ai suoi di questi tempi pare proprio non piacere.

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Sfiducia a Roberto Maroni per non aver saputo spezzare il legame tra politica, nomine e affari

All’atto del suo insediamento, nel 2013, il Presidente di Regione Lombardia sottolineava l’importanza di una discontinuità nella gestione di un sistema di gestione del sistema socio sanitario lombardo che aveva mostrato forti elementi di criticità e di tenuta della legalità.

Oggi, a poco più di 2 anni di distanza, non possiamo che riscontrare il fallimento delle promesse e il persistere di fenomeni che minano nel profondo la credibilità dell’istituzione regionale.

I problemi emersi in questo lasso di tempo non sono stati colti da Maroni e dalla sua giunta, nemmeno quando nel 2014 la Commissione di inchiesta, istituita per verificare la rispondenza dei principi di trasparenza della pubblica amministrazione e l’operato dei direttori generali delle aziende sanitarie coinvolti in procedimento penale, aveva messo in luce come la condotta del direttore generale coinvolto fosse “sostanzialmente idonea a nuocere all’imparzialità e all’indipendenza dell’agire amministrativo e non appariva in linea con i canoni di buona amministrazione”.

L’arresto dell’ex assessore alla sanità Mantovani, a cui oggi è stata respinta l’istanza di scarcerazione, è quindi solo l’ultimo atto di un modo di governare Regione Lombardia che non ha saputo agire in profondità per allontanare i fenomeni di vischiosità e corruzione.

Serve allora spezzare con forza il legame tra politica e sistema delle nomine. Da qui la nostra mozione di sfiducia. Serve allontanare ogni elemento di sospetto che possa incrinare la fiducia dei cittadini nel proprio sistema di governo e questo spetta sicuramente ad una rinnovata classe politica.

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Tangenti Regione – Il sistema va ripensato nel profondo

Risulta paradossale e grave che le indagini che sembrano coinvolgere il sistema sanitario di Regione Lombardia, siano venute alla luce a pochi mesi dall’approvazione del progetto di revisione del Sistema Socio Sanitario della nostra regione. Il provvedimento noi non l’abbiamo sostenuto ma ci siamo battuti affinché venissero inserite norme più stringenti sui controlli del sistema, a partire dall’istituzione dell’Agenzia di controllo. Quanto sta accadendo, e su cui presentiamo la mozione di sfiducia, è anche la dimostrazione che questo sistema non può che essere ripensato e riformato nel profondo, a partire dalla guida politica.

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Gender: mozione della Lega è inutile, illogica e dannosa

Una mozione inutile, illogica e dannosa, basata su una premessa falsa.

La mozione della Lega in Regione Lombardia, votata oggi, chiede alla giunta regionale di “agire presso le autorità scolastiche” perché “vengano ritirati dalle scuole i libri e il materiale che promuovono la teoria del gender”, e ad impedire che quest’ultima “venga introdotta negli istituti scolastici”.

La teoria gender non esiste; esistono studi di genere che sono tutt’altra cosa.

Non c’è alcuna normativa approvata in Parlamento che introduce nella scuola questa fantomatica teoria, c’è solo la promozione della parità tra i generi, la lotta alla discriminazione e agli stereotipi che anche nell’Aula consiliare si sentono enunciare troppo spesso.
Al termine dell’intervento in consiglio regionale ho donato al capogruppo della Lega Massimiliano Romeo e al presentatore della mozione Jari Colla il libro illustrato di Francesca Pardi “Piccolo uovo”, uno dei testi incriminati, e la circolare del ministro Giannini con cui si precisa che non c’è nella riforma della scuola alcuna introduzione della teoria gender. Decideranno loro se leggerlo. Lo faccio per ribadire che non c’è nessuna normativa che impone di leggerlo, mentre c’è qualcuno che vuole mettere al bando libri sgraditi.

La mozione è stata approvata a voto segreto con 38 voti favorevoli, un astenuto e 29 contrari.

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