Archivi del mese: settembre 2015

Città metropolitana. Necessario un tavolo per la disabilità

Il Pd torna a chiedere attenzione sulla disabilità. Dopo l’approvazione in Consiglio regionale dell’ordine del giorno che impegna la Giunta a dare continuità di risorse per la disabilità, assicurando il contributo per la copertura dei costi per il trasporto e l’assistenza agli studenti disabili per la parte residua dell’anno scolastico 2015-2016, è stato discusso l’ordine del giorno al progetto di legge per la valorizzazione del ruolo istituzionale della Città metropolitana di Milano, che chiede un tavolo per il coordinamento della disabilità.

Con l’attuale distribuzione delle funzioni, i diversi modelli gestionali applicati nei territori, la carenza di risorse finanziarie e la crescita del fenomeno, ci sono state difficoltà nell’erogazione dei servizi, quindi sarebbe utile affrontare in forma unitaria la tematica connessa all’assistenza e al trasporto dei disabili, tra cui quelli con disabilità sensoriale.

Per questo, dato che il progetto di legge rappresenta un’occasione decisiva per il riordino dell’intera materia, soprattutto in funzione di una definitiva ripartizione delle competenze, chiediamo che la Giunta si faccia carico di costituire un Tavolo di lavoro destinato a elaborare una proposta di riordino degli interventi di sostegno, assistenza e trasporto degli alunni disabili per razionalizzare l’offerta istituzionale in modo da coinvolgere Regione, Città metropolitana, sindaci, Ufficio scolastico regionale e provinciale e delegati delle associazioni legate alla disabilità.

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La maggioranza ripensa alla parità di genere. Ora finalmente si dia equa rappresentanza alle donne nelle partecipate

La maggioranza ci ripensa e pare finalmente prendere coscienza dei propri errori sulla parità di genere nelle partecipate. Le nostre sollecitazioni sono state ascoltate. La decisione presa oggi dalla maggioranza in Consiglio di rimandare in Commissione Affari istituzionali, anziché archiviare, come previsto, i due progetti di legge presentati da Pd, Patto civico e Movimento 5 stelle, che prevedono di recepire e rafforzare la normativa nazionale sulla parità di accesso agli organi delle società partecipate è una buona notizia. Ci auguriamo che, in quest’occasione, si possa rimediare al grave deficit normativo in tema di pari rappresentanza e si possa dare alla Lombardia una legge in linea con il principio di democrazia paritaria sancito dallo Statuto e con la legge nazionale. L’auspicio è che la maggioranza scelga, per una volta, non di arginare ma di sostenere il cambiamento culturale in atto da anni, che sta portando le donne in Lombardia a un’affermazione sempre più compiuta nelle istituzioni e nella società.

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In Lombardia la parità di genere non è garantita. La Regione deve porvi rimedio

La parità di genere nelle società partecipate è ancora lontana. Al 31 maggio 2015 sul totale delle nomine conferite negli enti appartenenti al sistema regionale o di particolare rilievo per l’attività della Regione le donne erano 263 e gli uomini 1050: l’80% contro il 20%. La cifra è aumentata di poco negli anni e molto lentamente: nel 2003 le donne erano il 10,6%. Nel 2010 erano il 15%, nel giugno 2013 il 16,3%. Guardando i dati dei diversi settori i numeri peggiori (al 31 maggio 2015) si registrano nei consigli di amministrazione dove le donne sono solo il 17% (117 contro 577 uomini). Salgono al 22% nei collegi dei revisori. Sono 89 a fronte di 319.

Tra i direttori (generali, sanitari o di altri enti di interesse regionale) sono invece il 25% (48 donne e 145 uomini).

Dati sconfortanti che non sembrano però turbare la maggioranza in Regione, che continua a non fare nulla per porvi rimedio, anzi  conferma in ogni occasione un atteggiamento sprezzante. In Commissione affari istituzionali ha bocciato due progetti di legge, presentati da Pd, Patto civico e Movimento 5 stelle, uno di modifica alla l.r. 25/2009 (Norme per le nomine e designazioni di competenza del Consiglio regionale) e l’altro di modifica alla l.r. 32/2008 (Norme per le nomine e designazioni della Giunta regionale e del Presidente della Regione).

I due progetti prevedono di recepire e applicare da subito le regole più stringenti della normativa nazionale sulla parità di accesso agli organi delle società controllate dalla pubblica amministrazione, imponendo l’obbligo di almeno un terzo delle donne e di introdurre per ciascuna nomina del Consiglio la doppia preferenza, per avere da subito la certezza normativa della presenza femminile.

Questo, sia per dare attuazione al principio di democrazia paritaria, sancito dallo Statuto, che per recepire e rafforzare la legge nazionale 120/2011 sulle nomine dei consigli di amministrazione delle società quotate in borsa delle società pubbliche, che impone almeno un quinto dei componenti donne per il primo rinnovo e un terzo per i successivi.

Domani i due progetti di legge approderanno in aula, con l’indicazione di non passaggio alla discussione. Saranno quindi, con tutta probabilità, definitivamente archiviati. Lega e alleati vogliono porre un argine al cambiamento culturale in atto. E questo in una regione in cui la percentuale delle donne che lavorano e che occupano posizioni apicali supera di molto la media nazionale.

Un fatto inaccettabile. Pur consapevoli che, da sole, le leggi non bastano a generare il cambiamento culturale necessario siamo altrettanto convinte che la Regione non possa arrivare al punto di ostacolare l’approvazione di normative in linea con quelle nazionali e con i principi sanciti dal proprio Statuto. L’appello alla maggioranza è quello a ripensarci.

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Basta con le iniziative da medioevo

Il gruppo regionale della Lega organizzerà, il 30 settembre al Pirellone, il convegno “Il gender va fermato”.

Basta con queste iniziative da medioevo!

Le teorie gender esistono solo nella testa di chi vuole negare il sacrosanto riconoscimento dei diritti delle persone omosessuali. Non possiamo più sopportare questo oscurantismo montante che la Lega vuole portare all’interno delle istituzioni lombarde. Sappiamo che vogliono presentare nei vari consigli e in Regione una mozione ‘anti gender’ e diciamo fin d’ora che noi ci opporremo in modo fermo.

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Violenza sulle donne – bene l’impegno delle risorse. A patto che siano quasi tuttte destinate alle reti attive sul territorio.

Bene l’impegno delle risorse per la prevenzione e il contrasto alla violenza sulle donne. A patto che siano quasi in toto destinate alle reti territoriali. Lo stanziamento di un milione di euro per interventi a favore delle donne vittime di violenza, approvato oggi dalla giunta risponde a quanto avevamo chiesto in un ordine del giorno in occasione dell’assestamento di bilancio. E questo è senz’altro positivo. Ora però attendiamo di leggere la delibera per accertarci che la stragrande parte delle risorse sia destinata al sostegno delle reti antiviolenza. Speriamo si rivedano i criteri e le modalità di riparto dell’anno scorso, quando su un milione di euro, 625 mila andarono alle reti e gli altri furono destinati ad attività centralizzate. Quest’anno le risorse per le reti devono essere di più.
Certamente non verrà meno il nostro impegno per far si che il Piano quadriennale antiviolenza sia portato in discussione e approvato in Consiglio al più presto.

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Papilloma virus – La Regione estenda il vaccino ai maschi e alle sedicenni

Sì all’inclusione vaccinale dei maschi per l’infezione da papilloma virus. E’ stata approvata oggi in aula la mozione, proposta dalla consigliera Daniela Maroni, che impegna la Giunta a intervenire anche sul fronte maschile per combattere il virus. E’ importante sostenere l’estensione del vaccino anche ai ragazzi perché sana una lacuna. Ma non basta. Su mia richiesta è stato aggiunto l’impegno a garantire il vaccino anche alle sedicenni, attraverso la chiamata attiva e la gratuità della prestazione, come già accade in altre regioni. Regione Lombardia sconta infatti un notevole ritardo rispetto ad altre regioni che si sono mosse già da tempo per combattere le patologie di cui è responsabile l’HPV, patologie gravi come il tumore al collo dell’utero, attraverso la prevenzione vaccinale. C’è stata una certa progressione, anche nella nostra regione, ma ancora molto si può e si deve fare.

Regione Lombardia nei primi due anni di campagna vaccinale risultava agli ultimi posti tra tutte le regioni italiane. Otto regioni hanno esteso l’offerta attiva e gratuita della vaccinazione ad altre fasce di età, (oltre alle bambine nel dodicesimo anno di vita) e altre 5 hanno già esteso la gratuità anche ai maschi dodicenni. In generale, comunque, i dati di copertura raggiunti sono al di sotto degli obiettivi previsti dal piano nazionale. Anche se negli ultimi due anni Regione Lombardia ha scalato qualche posizione, rimane al decimo posto.

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Maroni nomini al più presto il nuovo assessore alle Pari opportunità

Maroni nomini in tempi brevi il nuovo assessore alle Pari opportunità. Oggi in aula il presidente Maroni ha ribadito che a breve sarà concluso l’accorpamento degli assessorati alla sanità e al welfare. In questa occasione non si dimentichi di procedere in tempi altrettanto rapidi alla nomina del nuovo assessore alle Pari opportunità necessario per mantenere l’impegno già assunto di approvare il Piano regionale antiviolenza e rifinanziare le reti e i centri antiviolenza del territorio.
Auspico, infine, che il nuovo assessore abbia una particolare sensibilità nel valorizzare la presenza delle donne nelle istituzioni e nelle società. Una sensibilità tanto più necessaria in quanto fino ad oggi, almeno dalla maggioranza del Consiglio, non dimostrata. Sono già stati bocciati due progetti di legge, presentati da Pd e Patto civico che prevedono di recepire la normativa nazionale sulla parità di accesso agli organi delle società controllate dalla pubblica amministrazione e di introdurre per ciascuna nomina del Consiglio la doppia preferenza, per avere da subito la certezza normativa della presenza femminile.

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Sanità: l’attuazione della riforma inizia all’insegna della confusione

L’attuazione della riforma parte all’insegna della confusione e non poteva essere altrimenti. Leggiamo che Maroni avrebbe inventato un consiglio di saggi ad hoc, un “advisory board” per l’attuazione della riforma del sistema sociosanitario lombardo, forse dimenticando di averne già uno autorevolmente presieduto dal professor Veronesi. Forse questo sarà il comitato dei più saggi ancora. Certo non sfugge che i primi nomi sono tutti rappresentanti della sanità privata, un segnale che va nella direzione sbagliata.

Nella faticosa redazione della nuova legge sono stati previsti ben dieci organismi di consultazione, tra i quali un gruppo di lavoro che si deve occupare del passaggio dalle Asl e Aziende ospedaliere alle ATS e ASST e l’osservatorio integrato del sistema sociosanitario lombardo. Quante sovrapposizioni ci saranno? Quanta confusione? Diamo un suggerimento a Maroni, riparta dal dialogo in Consiglio: abbiamo già dimostrato nei concitati giorni tra luglio e agosto che il confronto ha contribuito a migliorare nettamente la riforma.

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