Archivi del mese: luglio 2015

Sanità – La strada per correggere la riforma è ancora in salita

Dopo l’incontro di questa mattina con il presidente Maroni e Rizzi e Capelli relatori del progetto di legge) la strada per correggere la riforma della sanità è ancora in salita. Che le nostre proposte fossero giuste e ragionevoli lo sapevamo già. Constatiamo però che la strada per passare dalle enunciazioni di principio alla scrittura in legge è ancora molto in salita. Pesa in particolare il no alla revisione delle funzioni di Ats e Asst e su questo si dimostra che tra noi e il centrodestra c’è ancora molta distanza. Il confronto comunque resta aperto.

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Riforma sanità – Pd, M5S e Patto civico a Maroni: ecco i punti su cui aprire il confronto

Si è tenuta questa mattina in Consiglio regionale la prima riunione del tavolo di confronto sulla riforma della sanità, primo risultato positivo di una contrapposizione che ha visto la minoranza depositare 24mila ordini del giorno, e quindi di bloccare i lavori d’aula, proprio per aprire una discussione sulla modifica del testo unico sulla sanità lombarda, giunto in Consiglio regionale a suon di blitz in commissione.

I gruppi regionali di Pd, M5S e Patto Civico erano rappresentati da Enrico Brambilla (capogruppo democratico), Dario Violi (capogruppo M5S), Umberto Ambrosoli (Patto Civico, coordinatore del centrosinistra), Sara Valmaggi (PD, vicepresidente del Consiglio regionale), Carlo Borghetti e Marco Carra (PD) e Paola Macchi (M5S). Per la giunta erano presenti il presidente Roberto Maroni e il sottosegretario Ugo Parolo (Lega), per la maggioranza i relatori della legge Fabio Rizzi (Lega) e Angelo Capelli (Ncd).

I componenti delle opposizioni hanno illustrato i punti su cui chiedono di intervenire per correggere significativamente questa legge.

 

Ecco le proposte condivise dalla minoranza: PD – Patto Civico Ambrosoli – M5S

a)    TICKET

introdurre il principio della progressività del superticket e l’esenzione totale per redditi annui al di sotto dei 32 mila euro.

b) AGENZIA di CONTROLLO

rafforzarne l’indipendenza; prevederne l’attività diretta sugli erogatori con diffusione pubblica dei risultati; prevederne anche attività di valutazione della soddisfazione degli utenti.

c) STABILIZZAZIONE E VALORIZZAZIONE DEL PERSONALE PRECARIO

d) NOMINE MANAGER

prevedere la creazione di una short-list dei migliori candidati, individuata dalla Commissione di valutazione; prevedere la valutazione dei manager anche secondo criteri attinenti i risultati di salute e i miglioramenti organizzativi.

e) RUOLO ENTI LOCALI

individuare e organizzare i Distretti sociosanitari come articolazione delle ASST prevedendo la partecipazione degli Enti Locali anche a questo livello, anche attraverso la previsione del Piano Sociosanitario Territoriale.

f) PREVENZIONE

Rafforzare gli interventi di prevenzione favorendone una gestione integrata tra i sistemi delle politiche ambientali, formative e culturali, attraverso un’integrazione tra i dipartimenti delle ATS e i servizi territoriali delle ASST.

g) SPOSTAMENTO PRESA IN CARICO E CURE PRIMARIE DA ATS NELLE ASST

Prevedere gestione, organizzazione, amministrazione dei Medici di Medicina Generale nelle ASST.

h) REVISIONE DEL SISTEMA DI FINANZIAMENTO

Abolizione della ex l. 34/2007 (Legge Daccò); funzioni non tariffabili: drastica riduzione degli indicatori delle FnT, lasciando a forfait solo quelle impossibili da tariffare; individuare un sistema di DRG premiante l’appropriatezza.

i) SEMPLIFICAZIONE DELL’ACCESSO AI SERVIZI E TRASPARENZA

Prevedere il pagamento del ticket e il ritiro dei referti degli esami anche on line e in tutte le farmacie.

Trasparenza e obbligo pubblicazione delle performance degli ospedali.

l) RIDUZIONE DELLE ATS, semplificazione dell’organismo di programmazione.

 

Il presidente Maroni ha dichiarato di non avere contrarietà pregiudiziale a nessuno di questi punti e ha chiesto di riconvocare il tavolo mercoledì mattina, sempre in Consiglio regionale, per dare il tempo ai tecnici e alla maggioranza di valutare le proposte.  Le opposizioni hanno accolto la disponibilità e attendono di conoscere le considerazioni e le proposte della maggioranza. Agli esiti del tavolo è condizionata la decisione di rinunciare o mantenere l’ostruzionismo.

 

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Riforma sanità – Maroni ascolti i sindaci del Milanese

I sindaci dei comuni di Bresso, Cinisello Balsamo, Cormano, Cusano Milanino e Sesto San Giovanni hanno scritto a Roberto Maroni una lettera di dissenso per il mancato coinvolgimento nella stesura della riforma del sistema socio-sanitario regionale, chiedendo una riorganizzazione che garantisca omogeneità degli ambiti di cura nei poli ospedalieri e rete storica dei servizi socio-sanitari che rappresentano un’eccellenza per il territorio e un punto di riferimento per gli utenti.

Siamo soddisfatti del fatto che anche dai sindaci del Nord Milano si siano levate voci di critica, che questa maggioranza, sino a ieri sorda, non potrà fare a meno di udire. Sappiamo che anche altri amministratori di altre zone della Città metropolitana stanno inviando sollecitazioni a Maroni. Mentre noi combattiamo da tre giorni la battaglia in aula, anche fuori dunque, il dissenso per una riforma calata dall’alto non si è fatto attendere.  Appoggiamo le richieste dei sindaci che chiedono a Maroni di  coinvolgere i Comuni nella programmazione delle aziende sociosanitarie e ospedaliere del territorio e  di sviluppare la programmazione stessa  in coerenza con la Città metropolitana.

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Sanità: Presentati oltre 10 mila tra emendamenti e ordini del giorno alla “non riforma”

Riforma sì, ma che sia riforma vera. Con questo spirito Pd e Patto Civico si apprestano ad iniziare la maratona d’aula sulle modifiche del testo unico della sanità lombarda che partirà domattina. I due gruppi di opposizione mettono sul piatto 10.562 tra ordini del giorno ed emendamenti, che in virtù del cosiddetto jolly (la norma regolamentare che permette, per casi particolari, di non applicare il contingentamento dei tempi), terranno l’aula occupata per diverse giornate. In particolare, per la sola illustrazione degli ordini del giorno (5 minuti ciascuno) potranno essere necessarie fino a 55 giornate, considerando la convocazione anche in notturna, dalle 10 alle 24. Tutto ciò al netto della discussione generale, dell’illustrazione e discussione degli articoli e dei relativi emendamenti di opposizione ma anche di maggioranza.

La Sanità lombarda ha bisogno di una riforma: sono  cambiate le condizioni di spesa, le tendenze demografiche, le fragilità. Ci siamo sempre resi disponibili per rendere il nostro servizio sanitario regionale più rispondente all’attuale domanda di salute e servizi, oltre che più efficace e sostenibile. La maggioranza ha cominciato a metterci mano, ma non hanno mai trovato un accordo tra le varie componenti. Alla fine, dopo quasi due anni di testi, controtesti, emendamenti ci hanno presentato un documento svuotato di contenuti e sul quale non abbiamo mai potuto confrontarci nel merito. Un testo così è del tutto inadeguato e lascia irrisolti i problemi. Ci opponiamo e faremo ostruzionismo fino a quando non avremo un confronto di merito, che dia risposta alle esigenze dei cittadini lombardi e alle sfide che abbiamo davanti.

Ci troviamo costretti dalla maggioranza a mettere in campo un’opposizione ostruzionistica, mentre avremmo certamente preferito un’opposizione costruttiva, ma finora non è stato possibile un confronto. Occorre ridare al Consiglio e alla Commissione Sanità quel ruolo che spetta loro nella ridefinizione della riforma sociosanitaria. Questa è la sfida politica che ancora una volta lanciamo a Maroni: riapriamo il dibattito. Se non ci sarà un ripensamento, invece, allora saranno necessarie almeno 55 sedute per portare a termine un percorso che non gioverà ai cittadini e non rinnoverà davvero la sanità lombarda.

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Sanità – Dieci punti per una vera riforma

Dieci punti per una vera riforma. In vista della discussione in aula delle modifiche al testo unico della sanità lombarda,  che avrà inizio  martedì prossimo,14 luglio, oggi il Partito Democratico ha presentato  un decalogo di ”punti irrinunciabili” per poter dire che la sanità lombarda viene riformata davvero.  Abbiamo confermato anche l’utilizzo di quello che in gergo consiliare viene chiamato “jolly”, ossia la sospensione degli strumenti di programmazione dell’aula che ogni gruppo può richiedere una volta a legislatura per i casi ritenuti più rilevanti: questo comporta che la discussione non avrà i consueti limiti di tempo e potrà protrarsi per giorni.

Ci prepariamo a una battaglia durissima ma con l’obiettivo di cambiare davvero la sanità lombarda,  renderla più efficiente e più equa. Vogliamo  dire no all’involuzione del sistema sanitario regionale contenuta nel testo di maggioranza.

La cosiddetta riforma del centrodestra  non risolve i problemi dei cittadini. Riforma vera sarebbe se si centralizzasse la programmazione e si creasse un’azienda unica della salute e del welfare in ogni area vasta, se si ponesse fine all’ingerenza dei partiti di maggioranza sulle nomine dei manager, se si premiassero con rimborsi adeguati le cure migliori e, di contro, si penalizzassero le peggiori. E poi occorre rendere i controlli davvero indipendenti e il ticket molto più equo. Così potremmo dire di avere davvero contribuito a migliorare la sanità lombarda.

In questa finta riforma mancano moltissimi temi, per esempio la prevenzione alla lotta alle dipendenze e  il ruolo dell’università. Il problema è che in Regione più che di sanità si è parlato di geografia. Si è pensato soprattutto al risiko degli ospedali ma senza un pensiero coerente, basato su criteri di mobilità, qualità ed efficienza: c’è stato un mercato in cui hanno prevalso i grandi potentati locali.

 

Ecco il decalogo del Pd

1. Occorre semplificare, non complicare. Le Agenzie di Tutela della Salute e le Aziende Socio-Sanitarie Territoriali moltiplicano i livelli di governo, comportano una riorganizzazione complicata, lunga, costosa e sgradita ai territori. Sono sufficienti le Asst, una per ogni area vasta e un’organizzazione specifica per la montagna e la città metropolitana;

 

2. La partecipazione dei Comuni fa bene ai servizi. L’attuale proposta cancella i Distretti Sociosanitari: è una follìa. Sono la dimensione consolidata ormai da anni dell’organizzazione dei servizi territoriali e dei Piani Sociali di Zona dei Comuni: i Distretti Sociosanitari vanno mantenuti e riorganizzati in coerenza con la riorganizzazione delle aree vaste e della città metropolitana;

 

3. Più merito, meno ingerenza. E’ rimasto invariato il sistema delle nomine dei Direttori Generali: è il merito che va premiato, il ruolo della politica deve essere ridimensionato. Va creata una short list dei migliori candidati all’interno della quale la Giunta può fare le proprie scelte. I manager in carica vanno valutati attraverso indicatori di risultato che devono riguardare l’efficienza, la qualità dei servizi, la riduzione delle liste d’attesa e gli esiti sulla salute dei cittadini e non esclusivamente il rispetto dei budget;

 

4. Una programmazione a misura di territorio. Per un disegno dei servizi che garantisca l’integrazione, va istituito il Piano Socio-Sanitario Territoriale di ogni ASST che va costruito in modo da assicurare una programmazione coordinata e condivisa con i Piani Sociali di zona dei Comuni;

 

5. L’ospedale che cura meglio va premiato. Per combattere l’inappropriatezza e gli abusi, che bruciano oltre un miliardo di euro destinati alla sanità vanno elaborati dei DRG particolari o più dettagliati secondo indicatori che misurino le performance, i tempi di attesa e la qualità, premiando le migliori prassi e penalizzando le peggiori;

 

6. Controlli frequenti ed indipendenti. Per evitare gli scandali del passato: l’Agenzia di Controllo deve essere un organismo indipendente che faccia le verifiche amministrative e di appropriatezza clinica direttamente sugli erogatori dei servizi;

 

7. Meno discrezionalità, meno corruzione. Per stabilire un finanziamento più corretto e non discrezionale alle strutture, vanno eliminate le funzioni non tariffate (un miliardo di euro l’anno) che sono state alla base di molti scandali. Vanno sostituite modulando le attuali tariffe in base alla complessità delle funzioni.

 

8. Meno code, più servizi online e in farmacia. Per facilitare il paziente-cittadino va prevista la possibilità di prenotare visite ed esami, pagare il relativo ticket e ottenere i referti on-line, oppure direttamente in farmacia

 

9. Accorpamenti sì, ma con criterio. La rete ospedaliera va ridisegnata non in base agli interessi di campanile ma ad indicatori di mobilità sanitaria dei cittadini che già oggi scelgono le strutture in base alla qualità e non solo in base alla vicinanza. Sia precisato il ruolo e l’identità dei singoli presidi

 

10. La Salute non sia un privilegio. La compartecipazione dei cittadini lombardi oggi è troppo alta e iniqua. Bisogna rimodulare tutti i ticket in base al reddito esentando tutti coloro che hanno un reddito sotto i 30 mila euro annui.

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