Archivi del mese: giugno 2015

Sanità: Non una riforma ma una ridistribuzione di poltrone

La maggioranza ha votato da sola, con l’opposizione fuori dall’aula, la riforma della “governance” della sanità, ovvero ciò che rimane dell’iniziale progetto di riforma. Sulla geografia dei nuovi ospedali, con le otto Aziende territoriali della salute e le nuove Aziende socio Sanitarie territoriali, hanno marcato la loro contrarietà Forza Italia (partito dell’assessore alla Sanità) e  il gruppo Fratelli d’Italia, che si è astenuto. Anche Ncd, pur votando a favore, ha chiarito, per bocca del  coordinatore regionale Alessandro Colucci, che entro il voto in aula andranno apportate modifiche. Alla maggioranza sono mancati anche i voti dei Pensionati e di Fuxia People, assenti. L’ultima versione degli accorpamenti è arrivata ai consiglieri via mail quattro minuti prima dell’inizio della seduta di commissione.

E’ evidente che questa non è una riforma. E’ solo una ridistribuzione delle poltrone fatta a colpi di emendamenti last minute. Con l’ennesimo blitz è stato stralciato tutto ciò che non riguarda la governance:  per esempio  il rapporto con l’università, la salute mentale, la prevenzione, il ruolo del terzo settore. Di questi temi, per l’ennesimo artificio regolamentare,  non  è stato possibile neppure parlare. La “riforma” rimane zoppa su tutto ciò che riguarda i controlli, i criteri di nomina dei direttori generali, i tempi di attesa, i ticket, il ruolo dei Comuni. I continui appelli alla condivisione, di Maroni e degli altri, risultano sempre più ridicoli. Per noi questo testo non è accettabile: i problemi della sanità lombarda rimarranno irrisolti.

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La maggioranza vota con sprezzo contro la parità di genere nelle nomine

La maggioranza vota contro la parità di genere. Oggi in commissione Affari istituzionali la maggioranza ha bocciato due progetti di legge, presentati da Pd e Patto civico, che prevedono di recepire la normativa nazionale sulla parità di accesso agli organi delle società controllate dalla pubblica amministrazione e di introdurre per ciascuna nomina del Consiglio la doppia preferenza, per avere  da subito la certezza normativa della presenza femminile.

In Lombardia la parità di accesso è ancora lontana. Questo nonostante  lo Statuto sancisca il principio di democrazia paritaria  e la normativa nazionale imponga la presenza di un quinto delle donne. Per questo abbiamo presentato due progetti di legge, nei quali si stabilisce che le nomine debbano essere per un terzo femminili, pena la loro nullità. La nostra richiesta è quella di recepire la normativa nazionale, evitando tra l’altro richiami e sanzioni, e rafforzarla  per fare della Lombardia la promotrice di un rinnovamento che porti finalmente a una democrazia paritaria compiuta. La maggioranza ha bocciato i nostri progetti. Una scelta sbagliata, oltretutto non realmente motivata.

L’atteggiamento si conferma spiazzante. Di fronte a un principio sancito dallo Statuto e a un assetto normativo nazionale che parla chiaro, Lega e alleati vogliono porre un argine al cambiamento culturale in atto. Non si spiega altrimenti il loro no a una modifica di legge che intende favorire il percorso dovuto della democrazia paritaria, facilitando l’accesso delle donne alla politica e garantendo così un riequilibrio di genere funzionale anche all’efficienza degli enti.

Da qui al passaggio in aula ci appelliamo alla loro intelligenza, auspicando un ripensamento.

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Sanità – Approvata in commissione una riforma zoppa e gattopardesca

Il brutto della riforma sanitaria, che è stata approvata ieri in commissione sanità è che per i cittadini lombardi non cambierà quasi nulla. È una riforma zoppa e gattopardesca, che non riduce le liste d’attesa, non rende i ticket meno onerosi e più equi, lascia intatto il sistema della lottizzazione politica delle nomine, non dice nulla sulla prevenzione, non aiuta chi ha patologie rare, chi ha il diabete, chi è portatore di fragilità psichiche. Maroni ha deciso di limitarsi a riorganizzare un po’ le strutture sul territorio e di rivedere, finora senza successo, la distribuzione delle poltrone, ma i problemi della sanità lombarda rimangono inalterati e gli scandali che hanno affossato il sistema formigoniano non sono affatto scongiurati.

Il Pd, ancora una volta, ha ripetuto la sua protesta per il metodo tenuto dalla maggioranza, che ha utilizzato la tecnica del canguro per far decadere automaticamente tutti gli emendamenti dell’opposizione. In aula sarà diverso perché, per nostra richiesta, non ci sarà contingentamento dei tempi.

Hanno impedito il lavoro in Commissione, costringendoci a portare tutta la discussione in aula. Quasi cento auditi sono stati presi in giro e l’istituzione ne esce umiliata: altro che riforma. Maroni avrà il suo trofeo, ma a spese dei lombardi.

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Profughi – Meschino soffiare sul fuoco della paura

A Milano ci sono istituzioni che con serietà affrontano l’emergenza profughi e ci sono politici di destra che soffiano sul fuoco della paura. Il Consiglio regionale, con i suoi rappresentanti, farebbe bene a valorizzare e sostenere il lavoro di chi interviene per aiutare chi scappa da guerre e carestie, manifestando la  fiducia che tutti gli interventi, compreso il trasporto, vengano eseguiti con coscienza e professionalità. A Fabrizio Cecchetti, che polemizza sui mezzi Atm utilizzati per trasportare i profughi, dico che agitare la paura serve solo a mettere i cittadini contro i profughi e contro chi li aiuta, per un triste e meschino calcolo politico.

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Riforma della sanità – Al centrodestra importano solo le poltrone, a partire da quella di Mantovani

Le sorti della sanità lombarda dipendono dalla distribuzione delle poltrone, in primis di quella dell’assessorato unico. A questo servivano i 103 emendamenti di Forza Italia, in parte ritirati oggi: a difendere la poltrona dell’assessore Mantovani. Che riforma può nascere con questi presupposti?

Oggi in Commissione sanità ha preso avvio l’esame degli articoli del maxiemendamento che darà corpo alla riforma. Forza Italia aveva presentato 103 emendamenti, tra questi la cancellazione dell’assessorato unico. Nel frattempo una parte sono stati ritirati e il capogruppo forzista, Pedrazzini, ha dichiarato di condividere l’inedito metodo di votazione, che noi abbiamo invece contestato perché, di fatto, impedisce la discussione del testo.

Dopo aver presentato un documento elaborato dalla giunta e un maxiemendamento sostitutivo del testo in discussione, una parte della maggioranza, la strana coppia Lega-Ncd, ha presentato subemendamenti sostitutivi degli articoli del maxiemendamento. La riforma viene continuamente riscritta nei vertici di maggioranza,  forse all’insaputa  dell’assessore alla salute e vicepresidente Mantovani, che neppure oggi era presente in commissione. Siamo arrivati a discutere solo i primi cinque articoli, perché la maggioranza aveva un accordo solo su quelli. A noi, invece, viene impedito di entrare nel merito, perché gli emendamenti della maggioranza fanno decadere automaticamente i nostri. Finora non abbiamo fatto ostruzionismo, ma se ci sarà impedito di discutere nel merito una riforma che chiediamo da anni, daremo battaglia in aula, dovessimo rimanere in seduta anche a Ferragosto.

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Garante dell’infanzia – Dopo la nomina la maggioranza sbaglia anche il regolamento

Dopo la nomina la maggioranza sbaglia anche il regolamento. Oggi in Commissione Sanità abbiamo detto un secco no al parere proposto dalla maggioranza relativo al regolamento di organizzazione del garante dell’infanzia perché lo consideriamo sbagliato nel suo complesso. La maggioranza infatti ha si recepito una delle nostre proposte, quella di porre tra i compiti del garante l’incentivazione, la partecipazione e il confronto diretto dei bambini e dei ragazzi ma  ne ha rifiutata un’altra per noi essenziale, ossia quella sulla composizione della commissione consultiva. Avevamo chiesto che tutti i 5 componenti fossero scelti dalle associazioni che operano nella tutela  e sostegno ai minori ma la maggioranza ha preferito stabilire che due fossero indicati dal garante. Una scelta che non possiamo condividere. Il coinvolgimento totale delle associazioni è per noi condizione necessaria al buon lavoro del garante.

L’ennesimo errore. Dopo aver nominato il garante seguendo solo logiche spartitorie e di rappresentanza, ora la maggioranza non ha neppure voluto stilare un regolamento coerente con una legge peraltro votata all’unanimità, capace di garantire un efficace lavoro a tutela e sostegno dei bambini e dei ragazzi.

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Sanità: maggioranza divisa più che mai e la riforma è comunque monca

La maggioranza di Maroni è divisa più che mai. Manca un mese alla data della prevista approvazione in aula e siamo tornati a emendamenti contrapposti che delineano due visioni diverse. Da una parte la strana coppia Lega-Ncd, cioè chi voleva cambiare tutto e chi vuole difendere l’impostazione formigoniana, dall’altra Forza Italia e l’assessorato alla sanità. Gli emendamenti alla riforma sanitaria ufficializzati ieri  in realtà sono subemendamenti al maxiemendamento sostitutivo della riforma sanitaria, firmato il 30 aprile scorso dai capigruppo di maggioranza: Lega e Ncd insieme ne hanno presentati 35, Forza Italia, da sola, 103. Tra questi ultimi  c’è anche la cancellazione dell’assessorato unico, su cui pure la maggioranza aveva trovato l’accordo all’interno del maxiemendamento.

Si tratta di una riforma monca, che a dispetto del libro bianco di Maroni, presentato ormai un anno fa, interviene solo sull’architettura del sistema sanitario regionale, ovvero sui primi 24 articoli dei 134 del testo unico in vigore. C’è grande attenzione alla redistribuzione delle poltrone; nulla però cambia nel sistema di nomina dei direttori generali, che rimane totalmente in mano alla politica. Moltissime questioni sono ignorate: ad esempio i rapporti tra ospedali e università, il ruolo del terzo settore, la salute mentale, le dipendenze, le malattie rare. Non c’è alcuna innovazione, come poteva essere l’introduzione della prenotazione di visite ed esami nelle farmacie o la possibilità di pagare il ticket online. Se riforma sarà, sarà indubbiamente monca.

Continuiamo a chiedere di poter entrare nel merito delle questioni, ma con una situazione così contraddittoria  risulta molto difficile.

Gli emendamenti presentati sono più di 400. Pd e Patto Civico ne hanno depositati in tutto 70, il Movimento 5 stelle 194, Forza Italia 103, Lega-NCD 35.

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Profughi: sul presidio sanitario in Centrale Mantovani ha finalmente cambiato idea

Possiamo dire che finalmente anche la Regione si è resa conto che lasciare i profughi senza assistenza è un errore gigantesco? Il presidio in Stazione Centrale lo avevamo proposto un anno fa e a settembre Mantovani ci rispose che non c’era emergenza sanitaria e che un presidio non serviva. Ha cambiato idea, e ha annunciato la prossima istituzione di un presidio sanitario per l’assistenza dei profughi che affollano il mezzanino. Ne siamo soddisfatti. Nascondere la testa sotto la sabbia non è mai stato un grande programma di governo.

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Lombardia dodicesima in Italia per la cura delle fratture al femore. Per gli anziani un rischio

Rompersi una gamba in Lombardia? Si rischia di essere curati meglio in Sicilia. La nostra regione è solo dodicesima in Italia nella classifica dell’appropriatezza delle cure per la frattura del femore, una patologia che colpisce soprattutto gli anziani e che, se operata entro le 48 ore, vede ridurre drasticamente le conseguenze. Secondo il Regolamento del ministero della Salute, approvato il 2 aprile 2015, l’intervento chirurgico deve avvenire entro due giorni in almeno il 60% dei casi per considerare la struttura sanitaria in linea con i criteri di appropriatezza. La rottura del femore riguarda per il 90% persone over 65 e i dati ufficiali del “Registro nazionale delle fratture del femore”, finanziato dal ministero della Salute, hanno evidenziato una riduzione significativa del rischio di morte (-28%) e di disabilità (-34%) a 6 mesi dalla frattura per i soggetti operati entro le 48 ore (a parità di età, sesso, malattie concomitanti e disabilità pre-frattura).

I numeri dell’assessorato regionale alla salute della Lombardia, diffusi in risposta a un’interrogazione del Pd, dicono che gli interventi entro le 48 ore si attestano intorno al 45%, con una variabilità molto elevata tra le diverse strutture. Significativi sono i dati di Milano, città e provincia. La media di giorni necessari negli ospedali di Milano città prima che venga effettuato l’intervento è 3,8 (3,4 il dato dell’intera provincia). Solo il 39% di interventi avviene entro le 48 ore (il 46,8% in tutta la provincia). Non mancano le eccellenze, come il Galeazzi, che nel 2014 ha effettuato 330 interventi di cui l’83% nei tempi previsti, ma a Milano città sono sopra la soglia del 60% solo tre aziende ospedaliere su dodici: oltre al Galeazzi, gli Istituti Clinici di Perfezionamento e la Clinica Città Studi. Sette su ventotto, invece, nell’intera provincia di Milano. Si aggiungono ai virtuosi l’Humanitas di Rozzano, l’Ospedale di Circolo di Desio, l’Ospedale Borella di Giussano e il Salvini di Garbagnate.

La Lombardia ha perso quota rispetto ad altre Regioni. Sono 12.500 i lombardi che ogni anno si rompono il collo del femore e oltre il 90% sono anziani. Curare in tempi rapidi è garanzia di un buon recupero e purtroppo gli ospedali milanesi riescono a farlo solo nel 39% dei casi, molto sotto la soglia indicata dal ministero nel 60%. Troppo poco perché si parli di eccellenza e le responsabilità vanno cercate in Regione.

Nell’analisi del problema siamo partiti da un caso concreto, quello di un paziente che lamentava l’eccessiva attesa per l’intervento nel periodo natalizio. Il problema è di personale e di organizzazione. Questa situazione non è certo responsabilità dei medici e degli operatori. Le direzioni delle aziende ospedaliere devono favorire una migliore organizzazione che risolva il problema dell’indisponibilità delle sale operatorie per questo tipo di operazione e garantire una turnistica efficace del personale necessario. La Regione, invece, deve garantire le risorse per il personale.

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