Archivi del mese: aprile 2015

70° anniversario della Liberazione – La Regione si adoperi per mantenere viva la memoria

Celebrato oggi in Consiglio regionale il 70° anniversario della liberazione. Alla cerimonia, che si è aperta con l’inaugurazione nel foyer dell’aula di una mostra fotografica “Gli eroi son tutti giovani e belli”, promossa dall’Anpi milanese, ha portato la sua testimonianza il partigiano, Biagio Colamonico, e sono intervenuti il presidente milanese dell’Anpi, Roberto Cenati, e quello nazionale, Carlo Smuraglia. Un doveroso omaggio alla memoria di chi ha combattuto per costruire un futuro di libertà e di democrazia e, nello stesso tempo, il rinnovato impegno dell’istituzione ad adoperarsi perché i valori della Resistenza, principi fondanti della Repubblica restino vivi. A questo proposito faccio mio l’appello lanciato dal presidente nazionale dell’Anpi, Smuraglia, che, al termine del suo intervento, ha citato la legge regionale 1 del 2010, che ha stabilito di sostenere le iniziative finalizzate a studiare quel periodo storico e mantenere viva la memoria della Resistenza. Smuraglia ha ricordato le tante aspettative suscitate da quella legge e la necessità di dare risposte fattive a quelle stesse aspettative. Da parte mia mi batterò, come mi batto da sempre, perché sia data piena attuazione alla legge. La Regione ha il dovere di contribuire a mantenere viva la memoria.

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Riforma sanità – Commissione convocata in seduta straordinaria, un blitz dettato da divisioni e debolezza

Il centrodestra riprova a far partire la riforma della sanità lombarda, ma in assenza di un accordo l’unica strada è quella del blitz. E infatti, con una decisione inedita, il presidente della Commissione sanità, Fabio Rizzi ha convocato, con un preavviso di sole 24 ore, una seduta per domani, con procedura urgente. Scopo della maggioranza è evidentemente quello di rimettere sul tavolo il progetto di legge approvato dalla giunta il 16 gennaio scorso, riservandosi in un secondo momento di sostituirlo con un maxiemendamento, che modificherà tutto il testo quando avranno trovato l’accordo, ma tentando così di dribblare l’abbinamento con gli altri progetti di legge già depositati, tra cui quelli alternativi di Forza Italia e Ncd. Un tentativo già compiuto un mese fa, ma senza successo.
Sono costretti a fare un blitz perché sono deboli e divisi. La sanità è il loro tallone d’Achille, il campo su cui stanno dimostrando di non sapere mantenere le promesse, a partire da quella di abolire i ticket. Questa forzatura a cosa serve? A rimettere in carreggiata un progetto di legge finto, una scatola vuota, perché sanno già ora che lo cambieranno non appena avranno trovato un accordo accettabile, certamente al ribasso. Noi abbiamo il nostro progetto di legge, depositato da tempo, e chiediamo che venga abbinato, tanto più che Maroni ha sempre detto che vuole una discussione aperta ai contributi di tutti. Speriamo che davvero non vogliano cancellare con un tratto di penna tutti gli altri progetti di legge depositati, compresi quelli di maggioranza. Sarebbe inaccettabile.

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Profughi – la Regione apra l’ambulatorio in Centrale

È una questione di umanità e di sicurezza, la Regione deve ripensare all’opportunità di aprire un ambulatorio in Stazione Centrale. Il 9 settembre scorso, il Consiglio regionale bocciò una mozione in tal senso, di cui era prima firmataria. Allora il flusso di profughi siriani era consistente e i partiti di centrodestra dissero no al presidio sanitario in Centrale. L’assessore Mantovani, in modo particolare, disse che “l’apertura di un ambulatorio medico non appare giustificata da specifiche ragioni clinico-assistenziali”.
Non nascondiamoci dietro a un dito, bisogna intervenire. Queste persone hanno visto e sofferto di tutto, dare loro un’assistenza è il minimo che una Regione come la Lombardia possa fare. Occuparsi dell’assistenza sanitaria dei profughi, lo ricordiamo, significa anche preoccuparsi della salute di tutti, residenti e profughi.

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Dipendenze – Strutture dirette a riportare i pazienti all’autonomia

Approvata oggi, con voto unanime, in Commissione sanità, la risoluzione sull’offerta sociosanitaria a bassa intensità assistenziale per le dipendenze, ossia sulle strutture residenziali a lunga degenza, che ospitano persone affette dalle diverse dipendenze. Numerose le proposte di modifiche e integrazioni avanzate dal Partito democratico, in parte recepite nel testo finale. Innanzitutto è centrale che sia stato esplicitato il principio base che il ricovero in comunità a bassa assistenza di cura non deve essere considerato permanente ma finalizzato alla riabilitazione e al ritorno all’autonomia, fatto vitale, soprattutto per i più giovani.

Ma non solo. Importante si sia sottolineata la necessità, prima di accedere alle comunità, di prolungare il più possibile il tempo trascorso in strutture ad alta intensità di cura o nei servizi ambulatoriali, sempre al fine di privilegiare il percorso riabilitativo.

Grazie al nostro intervento, inoltre, nelle comunità è stata prevista la presenza di una figura professionale sanitaria, necessaria nei casi in cui siano somministrati farmaci ed è stato proposto alla giunta di aumentare la remunerazione giornaliera per ogni paziente, per evitare di far gravare i costi sulle famiglie o sui Comuni.

Non è stata accolta nella sostanza, infine, la nostra proposta, peraltro condivisa anche da consiglieri di altre forze politiche, di farsi carico anche dei soggetti da dipendenze immateriali, quali la ludopatia, purtroppo in costante crescita.

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Oggi al convegno per i 70 anni del Centro italiano femminile

Il convegno di oggi non solo costituisce l’occasione per festeggiare il 70° anniversario della fondazione del Centro femminile italiano (Cif), ma intende riscoprire quello spirito costituente, che nel 1945 accompagnò la nascita dell’Italia repubblicana e di questa importante associazione di donne. Non si tratta solo di una rivisitazione storica, ma anzi di manifestare la volontà di recuperare dalle proprie origini lo slancio e la lungimiranza per affrontare le nuove sfide al centro dell’attualità. Così  oggi a palazzo Pirelli  ho aperto i lavori del convegno, promosso dal Cif, con il patrocinio del Consiglio regionale, “Progettare il futuro con uno sguardo alla storia”.

Nuovi stili di vita per il superamento della crisi e la salvaguardia del pianeta sono stati gli argomenti al centro del dibattito cui hanno partecipato, tra gli altri, Salvatore Carrubba, Maria Chiaia, Ivan Vitali, Don Roberto Davanzo, Fiorella Landro, Luciano Valaguzza, presidente Aiccre Lombardia. Ha presieduto Maria Teresa Coppo Gavazzi, presidente  del Cif comunale Milano.
In particolare ho  voluto sottolineare come la sostenibilità e le povertà siano temi vissuti e sofferti soprattutto dalle donne. La riflessione sull’emarginazione e le povertà induce a riflettere sulla partecipazione attiva della donna nella società: le donne, infatti, sono riconosciute come più affidabili e attive nello sviluppo economico.  Diversi studi hanno dimostrato come il superamento del dislivello salariale tra uomo e donna, ancora diffuso in Europa e in Italia, porterebbe a un aumento del Pil del 12%. Inoltre, alla vigilia di Expo, i temi del cibo e della sostenibilità sottolineano la funzione nutritiva propria della donna, mettendola al centro delle nuove sfide della solidarietà e degli stili di vita.
Il Cif, nato nel 1945, è una associazione di ispirazione cristiana e riunisce donne che operano in campo civile, sociale e culturale. E’ una realtà presente in tutte le regioni italiane, con sedi e servizi in 91 province e 500 comuni.

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Riforma sanità – Un altro stop. Trovino l’accordo e non ci prendano in giro

Stop di un’altra settimana alla riforma della sanità. L’ha dovuto disporre il presidente della Commissione, Fabio Rizzi, dopo aver tentato, inutilmente, di forzare la mano e di portare la discussione al punto zero, ovvero al testo di riforma approvato dalla giunta il 16 gennaio scorso, noto come bozza Rizzi, peraltro senza il voto degli assessori di Ncd e senza la firma dell’assessore alla Sanità. Pur non negando la probabile prossima presentazione da parte della maggioranza di un maxiemendamento, largamente sostitutivo della bozza di giunta, frutto della difficile mediazione tra le forze politiche, Rizzi ha proposto di iniziare a presentare emendamenti sul testo della giunta, tentando di impedire – fatto del tutto inedito – l’abbinamento con gli altri testi di riforma sin qui presentati, inclusi quelli alternativi di Forza Italia e Ncd.

La nostra protesta è stata dura. Solo il mio richiamo alla verifica e al rispetto del regolamento ha convinto Rizzi a congelare la situazione fino alla prossima seduta, prevista tra sette giorni.

Il testo della giunta è stato bocciato in più punti dal servizio legislativo del Consiglio regionale. Il centrodestra non può prenderci in giro, ci dicano quando avranno trovato un accordo su un progetto di legge e allora inizieremo a discuterne e a confrontarlo con le nostre proposte, che sono note da tempo.

Sul sito del Consiglio sono presenti diversi progetti di legge da abbinare e Rizzi non può permettersi di fare ulteriori forzature, peraltro contro la sua stessa maggioranza. Il centrodestra è in panne, si scontra perché ha visioni contrastanti tranne su un punto, il controllo delle nomine dei direttori generali.

 

 

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Garante dell’infanzia – Eletto il leghista Massimo Pagani. Una scelta sbagliata

Eleggere Massimo Pagani, esponente della Lega, ex assessore in Provincia a Milano e in Comune a Rho, garante regionale dell’Infanzia e dell’adolescenza è una decisione insostenibile. Hanno scelto la persona sbagliata. Si trattava di individuare una figura di garanzia, sensibile ai problemi dei minori e hanno puntato su Pagani solo per una logica spartitoria e per dare un posto a un ex assessore provinciale. Non è nemmeno stata un’elezione facile, visto che ci sono volute ben sette votazioni, di cui una invalida, che la maggioranza è stata divisa fino alla fine ed è stato necessario anche il voto di Maroni per sbloccare la situazione. Pagani ha un profilo non coerente con le caratteristiche richieste. Siamo contenti di aver sostenuto fino alla fine una figura specchiata e non di parte, quella di Elisa Ceccarelli, proposta dalla Caritas ambrosiana e sostenuta dalle più importanti associazioni che si occupano di tutela dei diritti dell’infanzia.

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Mantovani e Cantù salvino il soccorso rosa dell’ospedale San Carlo di Milano

Mantovani e Cantù salvino il Soccorso Rosa dell’Ospedale San Carlo di Milano. Si è tenuta oggi in Commissione sanità l’audizione della responsabile del centro di accoglienza e assistenza alle donne vittime di violenza attivo all’ospedale san Carlo, Nadia Muscialini. La direzione aziendale dell’ospedale, con una delibera pubblicata il 29 gennaio scorso, ha stabilito di accorpare il servizio con il Centro salute e ascolto per le donne immigrate. Mantovani, rispondendo a un nostro question time, aveva già confermato la decisione, sostenendo però  che le due unità avrebbero continuato a garantire i due diversi servizi.  In realtà non è così. Nell’audizione di oggi si è appreso che la riorganizzazione snatura completamente il centro antiviolenza, sia per lo spostamento del servizio, che non sarebbe più vicino al Pronto soccorso e al posto di polizia, e mancherebbe quindi della protezione necessaria sia alle vittime di violenza che agli operatori, sia per la mancanza di personale dedicato, sia per la riduzione degli orari di apertura. In sostanza non potrebbe più essere garantito  il modello di assistenza  a lungo sperimentato  con risultati positivi.

Non è accettabile. Per questo chiediamo all’assessore alla salute, Mario Mantovani e all’assessore alla Famiglia e pari opportunità, Maria Grazia Cantù di dare spiegazioni su questa  scelta, che è totalmente incoerente con i principi affermati nelle legge regionale di contrasto alla violenza sulle donne, che prevede il potenziamento delle rete già presente sul territorio. A loro chiediamo di adoperarsi perché il Soccorso rosa possa continuare a garantire accoglienza e assistenza alle donne maltrattate.

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Eterologa – Il Consiglio di Stato ha accolto il ricorso contro il pagamento delle prestazioni in Lombardia. A breve l’udienza del Tar

Il Consiglio di Stato ha accolto il ricorso contro le prestazioni per l’eterologa a pagamento in Lombardia e ordinato al Tar di fissare in tempi brevi l’udienza di merito. Ieri, la Terza sezione ha emesso l’ordinanza sul ricorso in merito, presentato da Massimo Clara e Lorenzo Carmelo Platania, insieme all’associazione Sos infertilità, motivato dal fatto che gli atti della Regione sarebbero illegittimi in quanto violano il diritto alla salute. Il Consiglio di Stato ha  giudicato condivisibile la censura della disparità di trattamento economico tra omologa e eterologa in Lombardia e  stigmatizzato la violazione del diritto alla cure per chi non può permettersi di pagare. La Lombardia infatti è l’unica Regione a far pagare  la fecondazione eterologa ai cittadini con costi tra i 1.500 e i 4mila euro.

Sono molto soddisfatta. Dopo l’ordinanza del Consiglio di stato per la giunta Maroni sarà sempre più difficile difendere la scelta, dettata da  mere ragioni ideologiche  e non di salvaguardia della salute dei cittadini, di far pagare l’eterologa, discriminando le coppie sul piano economico. Da parte mia sono fiera di stare dalla parte delle migliaia di coppie in attesa di vedersi riconosciuto il proprio desiderio di essere genitori.

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Sanità: se anche i privati dicono che manca chiarezza, qualcosa vorrà dire

Se anche gli operatori privati, come già prima di loro i sindacati, gli amministratori locali e i rappresentanti delle categorie professionali, dicono che nella riforma della sanità approvata dalla giunta regionale manca chiarezza, qualcosa vorrà dire. La verità è che siamo ormai giunti al termine di tre mesi di audizioni e non solo un testo condiviso da tutti i partiti di maggioranza ancora manca, ma nemmeno si capisce come possano trovare un accordo. E quindi, dalla prossima settimana, dopo mesi di libro bianco e altri mesi di audizioni, saremo ancora daccapo.

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