Archivi del mese: novembre 2014

Violenza donne – Il nostro impegno è quello di far arrivare al più presto alle strutture le risorse già stanziate dal Governo e dalla Regione

“La prima volta è stato perché avevo messo al posto sbagliato un mestolo. Sento ancora il rumore dei colpi sulle orecchie. Dopo mi ha detto:’ Mi devi ringraziare, ti ho picchiata dove hai i capelli, così non si vede’.

Si è aperta con queste parole questa mattina nell’aula del Consiglio la cerimonia di celebrazione della Giornata internazionale contro la violenza sulle donne. In aula, dopo gli interventi istituzionali è stato letto un testo “In nome delle donne”, curato da Alessio Pizzech e Clara Galante, che racconta con le dure e crude parole delle donne che l’hanno vissuto, il dramma della violenza, un dramma spesso sopportato nel silenzio e nella solitudine. Il 93% delle donne che subiscono violenza non presentano denuncia. Quelle che lo fanno, inoltre, non trovano un efficace e adeguata risposta istituzionale alla richiesta d’aiuto. Nel 2013 il 51,9% delle donne future vittime di omicidio aveva segnalato o denunciato alle istituzioni le violenze subite.

E proprio su questo punto, come ho ribadito questa mattina nel mio intervento in Consiglio, si deve direzionare il nostro impegno. La legge regionale contro la violenza sulle donne approvata nel 2012  deve essere pienamente applicata. La necessità è quella che al più presto arrivino alle strutture che operano contro la violenza  i fondi a loro destinati, sia dal Governo che dalla Regione. Il sostegno alle donne non può che partire da qui.

L’obiettivo deve essere prima di tutto quello di andare oltre l’emergenza, radicare una cultura del rispetto, e della differenza di genere, cultura che, nonostante i tanti proclami fatica ad affermarsi. Per questo sono necessari interventi diffusi di prevenzione e formazione, a partire dai più giovani.

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Combattere le dipendenze: La riforma che serve

Il settore delle dipendenze patologiche deve trovare nuove strade d’intervento a fronte di nuovi e vecchi fenomeni (dal gioco d’azzardo all’alcol, alle droghe classiche tutt’ora presenti) e di una drastica riduzione delle risorse e del personale dei servizi. Se ne è parlato nel corso del convegno “Combattere le dipendenze. La riforma che serve”, organizzato a Palazzo Pirelli, a cui hanno partecipato consiglieri regionali, amministratori locali ed esperti.

In Lombardia i costi totale del sistema di contrasto alle dipendenze  sono di 110 milioni di euro, di cui 60 per le strutture pubbliche e 50 per il privato sociale. Solo lo 0,7% del Fondo sociale regionale infatti, in Lombardia, viene dedicato oggi al contrasto delle dipendenze, contro l’1% di tutte le altre regioni italiane e l’1,5% della Toscana.

A fronte di questo i numeri dell’utenza sono spaventosi: circa 48mila utenti annui, censiti da FederSerd Lombardia, di cui 21mila per abuso di sostanze illecite, 12500 per alcolismo, 1700 per gioco d’azzardo patologico, 11mila per altre motivazioni.

Il tipo di investimento non ha nessuna correlazione col fenomeno. Oggi per comprendere davvero i consumi di sostanze dobbiamo allargare lo sguardo all’intera società e ai suoi modelli generali; ci troviamo di fronte a fenomeni  in espansione perché legati alla dinamica stessa della società consumista e individualista. Possiamo dire che assistiamo a una normalizzazione delle dipendenze. Ma i cittadini devono sapere che la malattia da dipendenza, per sua natura ciclica e complessa, può essere affrontata e spesso risolta.

Al convegno abbiamo proposto un nuovo modello di intervento sociosanitario per la Lombardia che nasce dal superamento della divisone tra “ospedale e territorio” e dall’idea di separatezza delle funzioni, a partire dalla prevenzione, alla presa in carico, sino alla riabilitazione per le persone con problemi di dipendenza.

La Lombardia ha un sistema d’intervento e di governance articolato nel settore delle dipendenze, e, fin dal 2000, ha strutturato i dipartimenti delle dipendenze in ogni ASL. Nella proposta, delle nuove ASST, i Dipartimenti delle dipendenze devono assicurare le funzioni di governo territoriale in tema di dipendenze, nonché di prevenzione, cura e riabilitazione delle persone con patologia da dipendenza, da sostanze o comportamentali o con consumi problematici, tramite le loro articolazioni operative (servizi delle dipendenze) e gli organismi che compongono il dipartimento stesso, in sinergia con le realtà che si occupano delle stesse tematiche.

È necessario che le istituzioni si attrezzino per far crescere un sistema integrato territoriale. Per questo serve una revisione della governance e occorrono più fondi, che devono essere spesi in modo diverso, non solo attraverso i voucher, che lasciano sole le persone fragili, ma con una vera programmazione declinata secondo livelli di intensità e gravità.

Per combattere le dipendenze è necessario anche puntare con più forza sulla prevenzione il che significa lavorare sui più giovani, a partire dalla scuola: soprattutto le nuove dipendenze crescono in modo sempre più preoccupante tra i giovanissimi. Per questo servizi educativi, sociali e sanitari devono rafforzare la loro capacità di lavorare in rete.

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Eterologa – La Commissione sanità prima si impegna a renderla possibile e sicura, poi la ostacola rifiutando di promuovere la donazione

La Commissione sanità prima si impegna a rendere la fecondazione e eterologa possibile e sicura, poi la ostacola non promuovendo la donazione. L’esito della votazione della risoluzione in merito, che ho presentato con il Pd e il Patto civico e che è stata votata all’unanimità sui punti relativi all’attivazione delle procedure per renderla almeno fattibile ma  respinta sul punto che chiedeva fosse avviata  una campagna di sensibilizzazione sul valore della donazione, è ambiguo. Da una parte si tratta  di un passo in avanti. La risoluzione infatti chiede alla giunta di recepire il registro regionale dei donatori stilato dal Policlinico e di promuovere presso il ministero della Salute la sua integrazione con il registro nazionale. Questo per garantire sicurezza e tracciabilità. Indica, inoltre, la necessità di definire requisiti e competenze degli esperti che  comporranno il gruppo di lavoro che dovrà supervisionare l’operato dei centri di procreazione assistita. Chiede che siano date regole certe alla diagnosi pre impianto, sancendone così la necessità.

Dall’altra è di segno diverso. La maggioranza non ha saputo superare le reticenze di tipo ideologico che già avevano portato la giunta a far pagare, unica Regione in Italia, la fecondazione eterologa a tutti i richiedenti. La sua parte più ideologizzata non ha voluto fosse votato il punto relativo alla necessità di promuovere la donazione. Una necessità purtroppo evidente. I dati dimostrano che in Italia mancano i donatori e  questo rende ovviamente difficile la fecondazione. Non si capisce davvero perché donare sia considerato un valore nel caso, per esempio, del sangue e in questo no. In sostanza la maggioranza, rifiutando di promuovere la pratica solidale della donazione, ancora una volta ha scelto di ostacolare, almeno indirettamente, la diffusione della fecondazione eterologa.

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La Lombardia, unica Regione in Italia, fa pagare l’eterologa a tutti. Ora almeno si attivi per renderla possibile e sicura

La Lombardia è l’unica Regione in Italia ad aver scelto di far pagare la fecondazione eterologa a tutti i richiedenti. Ora almeno si attivi per renderla possibile e sicura. Per questo, con il Pd e il Patto civico, in merito, ho depositato una risoluzione  in Commissione sanità, già discussa nella seduta di mercoledì scorso ma non votata. La decisione della commissione è stata rinviata alla settimana prossima per obiezioni e dubbi sollevati dal Centro destra. Il nostro auspicio è che si raggiunga comunque un accordo e si approvi il documento volto a rendere la prestazione, purtroppo a pagamento, almeno possibile. Ad oggi ancora non è così.

La risoluzione chiede alla giunta di attivare il registro regionale dei donatori, (per stilare il quale è già stato creato un gruppo di lavoro al Policlinico che ad oggi però non è stato recepito dalla Regione) e di promuovere presso il ministero della Salute la sua integrazione con il registro nazionale. Questo per garantire sicurezza e tracciabilità.

Il documento indica, inoltre, la necessità di definire requisiti e competenze degli esperti che comporranno il gruppo di lavoro che dovrà supervisionare l’operato dei centri di procreazione assistita.

Infine chiediamo che siano date regole certe alla diagnosi pre impianto, in particolare per quanto riguarda gameti maschili e ovuli provenienti da altre regioni e che sia avviata  una campagna  di sensibilizzazione sul valore della donazione, soprattutto degli ovociti.

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Donazione organi – La giunta si adoperi per meglio coordinare le aziende ospedaliere

La giunta si adoperi per meglio coordinare le aziende ospedaliere. Questo l’impegno che abbiamo chiesto alla giunta con un’ interpellanza, di cui sono prima firmataria, discussa ieri  in Consiglio.

In Lombardia, ad oggi, le donazioni di organi e tessuti, che per molti malati restano l’unica speranza di vita, non sono in crescita. I donatori effettivi sono il 25, 2 % su un milione di abitanti a fronte, ad esempio, del 45,7% della Toscana. Questo certo a anche a causa della normativa nazionale che non prevede, come accade in altri Paesi, il principio del silenzio-assenso, ma anche per limiti del  nostro sistema regionale.

In realtà il Piano socio sanitario regionale  2010-2014  ne stabilisce il valore morale e sociale e ne promuove la diffusione, e una delibera regionale del settembre scorso promuove il programma “Donare gli organi, una scelta in Comune”, che prevede la possibilità per i cittadini che rinnovano la carta d’identità di esprimere la propria volontà sulla donazione degli organi. Si tratta di passi importanti L’assessore Mantovani, rispondendo all’interpellanza, ha anche reso noto che in questa direzione  sono state attivate iniziative  di sensibilizzazione e formazione. Ora però è necessario  un’ulteriore impegno da parte della Regione. In Lombardia manca una vera e propria rete regionale delle donazioni; le aziende ospedaliere operano da sole, senza un coordinamento relativo a modalità e lista d’attesa e possono contare solo sulla propria banca dati. L’assessore Mantovani ha annunciato che per affrontare questa criticità è stato attivato un tavolo di lavoro ma la necessità è quella di mettere in campo iniziative volte ad attivare il coordinamento delle diverse aziende ospedaliere, in modo da garantire una maggiore efficacia di intervento e un più efficiente utilizzo  sia quantitativo che qualitativo di tutti gli organi resi disponibili.

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Consultori – La maggioranza dice no all’esenzione dai ticket rinnegando le promesse elettorali

Bocciata dalla maggioranza la mozione, di cui sono prima firmataria, che chiedeva di esentare dai ticket sugli interventi di prevenzione e controllo, quali la prima visita ginecologica, quella di controllo e il colloquio di accoglienza e orientamento, almeno le giovani donne che accedono ai consultori pubblici.

In Lombardia, soprattutto per le più giovani, i consultori familiari, spesso,  sono l’unico punto di riferimento, specie per le problematiche relative alla gravidanza e alla maternità.  E proprio le  giovanissime  sono più a rischio di gravidanze inconsapevoli e  sono più soggette a malattie sessualmente trasmissibili. Proprio per loro  era pensata la nostra mozione. Peccato che la maggioranza, sorda, abbia preferito la strada della polemica a quella del confronto. La mozione, per niente strumentale, era riservata a una categoria particolarmente debole,  gli utenti dei consultori,  che in altre regioni sono esentati dalla spesa e  sono già oggetto di sperimentazione in alcuni territori della nostra regione, tra cui l’Asl Milano 1.

Prendiamo atto che sul tema consultori non c’è volontà di confronto, tanto che l’assessore Mantovani, pur presente in aula, non ha proferito parola, mentre l’assessore Cantù non era neppure presente. Del resto Regione Lombardia, unica in tutto il Paese, non ha fornito  i dati necessari alle attività di monitoraggio attivata dal Ministero della Salute sui consultori familiari.

Riproporremo il tema in sede di bilancio, per far sì che la Giunta trovi le risorse per una revisione, almeno parziale, delle modalità di compartecipazione della spesa sanitaria. Del resto era stato questo lo slogan centrale della campagna elettorale di maroni, slogan ad oggi rimasto lettera morta.

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Garante per l’infanzia – La giunta, pur di non occuparsene, scarica la nomina sul Consiglio

La giunta, pur di non occuparsi del Garante per l’infanzia e l’adolescenza, scarica la nomina sul Consiglio. A rendere nota la decisione è stata l’assessore alla Famiglia, Maria Cristina Cantù, che oggi, in Consiglio, ha risposto a una mia interrogazione. Nel testo, ricordando la Giornata internazionale dei diritti dell’infanzia che si celebra il 20 novembre, chiedevo quale fosse lo stato di attuazione delle legge sul garante dell’infanzia, approvata in consiglio regionale nel 2009, anticipando così la stessa legge nazionale del 2011.

La legge regionale stabiliva che la giunta avrebbe dovuto approvare un regolamento e solo dopo procedere alla nomina del garante ma, a cinque anni dalla sua approvazione, la legge è rimasta inapplicata. Questo nonostante nel 2013, in coerenza con la necessità di ridurre i costi della politica, il Consiglio avesse stabilito di ridurre il compenso del garante.

Oggi l’assessore Cantù, forse non potendo più trovare altre motivazione per rinviare la nomina, ha comunicato che l’istruttoria svolta dal suo assessorato ha stabilito che non c’è alcuna necessità di stilare un regolamento. Il Consiglio può nominare direttamente il garante. Mi batterò perché questo accada al più presto. Certo non si può non sottolineare il fatto che la maggioranza in Regione, oggi come in passato, non mostra alcun interesse per una figura nata per assicurare la piena attuazione e la tutela dei diritti e degli interessi dei minorenni, in conformità alla Convenzione Onu.

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Nasko – Per la Lega conta solo discriminare gli stranieri

La discriminazione antistranieri è per la Lega forse l’unico principio guida, e sorprende che i suoi alleati si adeguino così docilmente.

Nel gruppo di lavoro della Commissione sui fondi Nasko e Cresco, di cui sono stati approvati i criteri di accesso, avevamo proposto di riunire e razionalizzare tutti i fondi a sostegno della maternità, intervenendo sui criteri ideologici del fondo Nasko, ovvero la limitazione alle sole donne che rinunciano all’interruzione di gravidanza e il paletto della residenza. Non siamo stati ascoltati nemmeno in minima parte e tutto il lungo laborioso lavoro svolto è stato vanificato. Unico lato positivo è che sia stata elevata la soglia di reddito per le donne sole e che le soglie per l’accesso ai fondi Cresco siano state parificate a quelle dei Nasko.

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