Archivi del mese: luglio 2014

Sanità, il PD ha depositato in Consiglio il progetto di riforma del sistema socio-sanitario lombardo

A young caring doctor

Il gruppo regionale del Partito Democratico ha depositato il proprio progetto di legge di riforma della sanità lombarda. Il testo è la prima proposta di riforma del sistema depositata in Consiglio regionale dal 1997 e precede quello che la Giunta regionale dovrebbe depositare nei prossimi mesi e che al momento è ancora nella fase preliminare, delle linee guida. Il testo è stato firmato da Enrico Brambilla, capogruppo democratico, da Carlo Borghetti e Sara Valmaggi e dai colleghi di Pd e Patto Civico.

Idea fondante della riforma sanitaria del Pd è quella di abolire la separazione tra sistema sanitario e sociale per creare una sinergia virtuosa tra la rete sanitaria regionale e i servizi territoriali di assistenza e cura. L’attuale frammentazione del sistema infatti non garantisce la continuità di cura (i pazienti dimessi dagli ospedali dopo la fase acuta della malattia spesso non hanno punti di riferimento certi) e non consente l’integrazione fra le diverse tipologie di assistenza. Con il nuovo sistema socio sanitario il paziente avrà invece un unico punto di accesso a cure e servizi assistenziali.

Nel progetto di legge del Pd ad essere integrati sono dunque il piano socio-sanitario regionale, i piani socio-anitari territoriali e piani sociali di zona dei Comuni. Il sistema sanitario regionale (SSR) diventa dunque Sistema Socio-Sanitario Regionale (SSSR) e fa capo ad un unico assessorato che include sanità e welfare. La nuova struttura ha un unico bilancio, un’unica direzione con un evidente risparmio di risorse. Nelle scorse settimane l’unificazione in un’unica struttura dei due assessorati, alla Salute e alla Famiglia, è entrata a far parte anche dell’agenda di Maroni, sostanzialmente però respinta dalle forze della sua maggioranza.

Il nostro progetto di legge prevede che a supporto dell’intero sistema operino tre agenzie, a garanzia di uniformità e adeguatezza di intervento su tutto il territorio regionale:

1 – l’agenzia regionale per la programmazione, l’accreditamento, l’acquisto e il controllo delle prestazioni che programma e regola i servizi accreditati, acquista le prestazioni sanitarie e controlla le procedure amministrative (funzioni ad oggi svolte dalle Asl spesso in modo non uniforme).

2 – L’agenzia regionale per l’innovazione, la ricerca e il governo clinico che svolge i controlli sull’appropriatezza e qualità delle prestazioni cliniche (svolti oggi in modo puramente formale) e fa da centro propulsore della ricerca e dell’innovazione.

3 – Rimane attivo come agenzia l’attuale ente regionale per l’emergenza e l’urgenza (Areu), che gestisce il 118 (oggi azienda).

Le Asl sono trasformate in Asst (Aziende socio-sanitarie territoriali). A loro va la gestione diretta degli Ospedali di Riferimento, di Territorio e dei Presidi di Comunità. Fanno capo alle Asst le cure primarie, intermedie, le prestazioni specialistiche territoriali e la prevenzione. Esse garantiscono un alto livello di raccordo con i comuni.

Il sistema ospedaliero lombardo si articola in:

- centri ad elevata intensità e complessità, sia pubblici che privati, gestiti dalle aziende ospedaliere, con un bacino di utenza di massimo un milione di abitanti. Hanno un dipartimento di emergenza ad alta specialità (Eas) e sono attrezzati per gli interventi con la più alta intensità di cura.

- rete della ricerca e della formazione che comprende gli Ircss ( istituti di ricerca) sia pubblici che privati, le università, gli enti e le istituzioni di ricerca. Alle strutture che si occupano di cura, ricerca e didattica sono destinate maggiorazioni tariffarie per le prestazioni di ricovero come riconoscimento per le attività di ricerca.

- rete ospedaliera che si articola in ospedali di riferimento, ospedali di territorio e presidi di comunità:

Gli Ospedali di Riferimento sono presidi ad alta intensità di cura con un bacino di utenza ampio (corrispondente in genere a un livello territoriale provinciale), un DEA per l’emergenza urgenza e numerose specialità.

Gli Ospedali di Territorio sono presidi a media intensità di cura, con un medio basso bacino di utenza, con Pronto soccorso e solo alcune specialità.

I Presidi di Comunità sono strutture a bassa intensità di cura, diffuse su tutto il territorio. Erogano prestazioni sia in regime di ricovero (possono offrire posti letto per subacuti e postacuti) che day hospital. Qui si trovano gli ambulatori dei medici di base e dei pediatri, gli ambulatori specialistici e i riabilitativi e gli infermieri di famiglia e di comunità associati.

E’ inoltre abolita la Legge Daccò, all’origine di molti dei recenti scandali della sanità lombarda.

Le dichiarazioni

“Maroni ha riconosciuto ciò che noi diciamo da tempo, ovvero che la sanità lombarda ha molti punti di eccellenza, ma che necessita di una riforma – spiega il capogruppo in Regione Enrico Brambilla –. Noi abbiamo la nostra proposta e diamo il nostro contributo sperando che si possa arrivare a superare i limiti di un sistema troppo costoso per i cittadini – che pagano i ticket più alti d’Italia e spesso devono ricorrere ai privati per visite ed esami per cui dovrebbero attendere troppo a lungo – e troppo condizionato dalle nomine politiche. Nella proposta della Giunta, un libro bianco secondo noi alquanto sbiadito, ci sono evidenti contraddizioni, che lasciano pensare che non ci sarà una correzione di rotta rispetto allo squilibrio in favore degli operatori privati che si nasconde dietro il principio della libertà di scelta del cittadino”.

“Oggi una persona esce dall’ospedale e se ha bisogno di ulteriore assistenza si trova sola – spiega Carlo Borghetti, che è capodelegazione del Pd in commissione sanità – perché nella sanità lombarda le cure ospedaliere sono state separate dall’assistenza socio-sanitaria frammentata sul territorio. Occorre riunirle, identificando un soggetto, che per noi è l’azienda socio-sanitaria territoriale, l’Asst, che fa la regia, di concerto con i comuni”. Borghetti fa un appunto al libro bianco di Maroni, che contiene le linee guida della sua idea di riforma: “Non ci sorprende che la campagna di ascolto online non stia andando bene, crediamo che su questo piano gli sforzi siano del tutto insufficienti perché l’ascolto e la condivisione vanno praticati con serietà e con metodo, non via email, sia con gli operatori che con i cittadini che con i livelli istituzionali, e da questo punto di vista, complice anche la vaghezza del libro bianco, la giunta Maroni non sta facendo quanto necessario”.

“Sull’integrazione tra sanitario, socio-sanitario e sociale il libro bianco è contraddittorio – conclude Borghetti – perché viene enunciata come principio ma non praticata. Infatti vengono mantenuti filoni separati di governance e anziché semplificare si crea una tipologia d’azienda in più”.

“Con la nostra proposta – spiega la vicepresidente del Consiglio regionale Sara Valmaggi – puntiamo a rafforzare con decisione i controlli, istituendo un’agenzia apposita che ha il compito di compiere le necessarie verifiche anche rispetto ai risultati di salute attesi. Miriamo a istituire un sistema di nomine dei dirigenti che sia davvero basato sul merito e che prescinda dalle appartenenze e dai legami politici. Puntiamo inoltre sulla prevenzione, con l’introduzione finalmente di un piano regionale, coordinato con quello nazionale, per promuovere corretti stili di vita e per aumentare l’investimento al riguardo, che oggi è solo il 5% del bilancio regionale”.

Potete trovare il testo del progetto di legge “Riordino del Sistema Socio-Sanitario Regionale” cliccando al link seguente http://wp.me/a1lRdS-lN

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Emergenza Profughi siriani. Un ambulatorio medico per prestazioni sanitarie di primo intervento

prof_siria_def_MilanoIn questi ultimi tre anni, la crisi siriana oltre alle 113mila vittime ha generato 2,7 milioni di profughi, tra cui oltre 1,4 milioni sono bambini. La maggior parte dei profughi ha varcato i confini nazionali riversandosi anche nei territori europei ed in Italia.

Dal 18 ottobre è attiva un’unità di crisi voluta dal Comune di Milano che ha registrato il transito di 15098 siriani di cui un 30% è costituito da famiglie con bambini.

Mediamente ogni giorno transitano in Stazione Centrale un centinaio di persone con punte che superano le 500 e molti di loro sono in salute precaria. Evidenziano sintomi da ustioni, insolazioni, disidratazione e problemi all’apparato respiratorio.

Nonostante la presenza sul campo di diverse organizzazioni di volontariato e del servizio per le urgenze del 118 rimane la necessità di prestazioni sanitarie di base per i cittadini siriani in transito.

Per questo, insieme ad altri consiglieri e come anche chiesto dalla direzione regionale PD, ho presentato una Mozione urgente che impegna la giunta a provvedere all’apertura presso la Stazione Centrale di un ambulatorio medico gestito dall’ASL di Milano che garantisce le prestazioni sanitarie di primo intervento. Si tratta di un’azione di tutela peri profughi ma anche per tutta la nostra collettività in questo periodo di emergenza.

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Ambulatori aperti: sì dell’aula alle risorse aggiuntive per abbattere le liste d’attesa

È stato approvato oggi, in Consiglio regionale, nell’ambito della discussione sull’assestamento al bilancio 2014, l’ordine del giorno del Pd che chiede alla Giunta di appostare risorse aggiuntive  per dare continuità alla sperimentazione “Ambulatori aperti”, che sarà estesa a tutta la Lombardia, come ha annunciato Maroni nei giorni scorsi, ma con priorità agli ospedali pubblici.

Siamo soddisfatti dell’impegno che abbiamo ottenuto con il nostro ordine del giorno. Solo con risorse adeguate, infatti, può essere data continuità alla sperimentazione, estendendola a tutte le strutture del territorio e passando così alla messa a regime effettiva. Il Pd già lo scorso ottobre aveva proposto di allargare gli orari delle prestazioni diagnostiche e ambulatoriali per abbattere le liste d’attesa. Ora, con la certezza della copertura finanziaria, si può finalmente dare una risposta a tutti quegli utenti, 13mila secondo i numeri diffusi dalla Regione, che aspettano da mesi di poter effettuare visite ambulatoriali ed esami diagnostici e sono finora rimasti in coda. Fermo restando che sarà fondamentale mantenere l’impegno di effettuare il monitoraggio della regolare turnazione tra ore lavorate e ore di riposo dei dipendenti coinvolti nel progetto, che anche alla luce del turn-over si trovano a fare orari molto estesi. Occorre tenere sotto controllo sia il rispetto dei diritti delle lavoratrici e dei lavoratori che il livello di qualità e sicurezza delle prestazioni rese in queste fasce serali e del fine settimana.

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Citta della salute: sì va verso la trasparenza assoluta. Perchè non prevedere anche un esperto di sanità?

Si è svolta oggi un’audizione coi vertici di Infrastrutture Lombarde sullo stato di avanzamento del progetto della Città della salute. Come ho dichiarato assieme al collega Pd Carlo Borghetti auspichiamo che il progetto proceda nella massima trasparenza.
Giusta la scelta di una Commissione composta da esperti esterni estratti a sorte per garantirla. Servirebbe, oltre alle competenze tecniche per la realizzazione dell’opera, anche la presenza di un esperto in materie sanitarie.
Ci è stato oggi assicurato che queste competenze saranno comunque messe a supporto della Commissione. L’idea è infatti quella di un progetto che sia effettivamente innovativo in ambito sanitario. Resta importante che, al di là della realizzazione dell’opera, si possano sviluppare quelle sinergie che daranno la possibilità di produrre innovazione e sostenere la ricerca sanitaria pubblica.

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Ambulatori aperti – la Giunta metta subito risorse per dare continuità all’iniziativa

“Ambulatori aperti” estesi a tutta la Lombardia. Sull’annuncio di Maroni di allargare la sperimentazione a tutta le strutture del territorio regionale, il Pd incalza.
L’operazione “ambulatori aperti” eravamo stati i primi a sollecitarla quando la Regione Veneto, per allargare gli orari delle prestazioni diagnostiche e ambulatoriali, aveva messo a bilancio risorse aggiuntive per 30 milioni di euro. Il Pd, già lo scorso ottobre aveva proposto di seguire il modello veneto delle prestazioni fuori orario, invece, al contrario, la Giunta lombarda in un primo momento aveva preferito spendere 25 milioni di euro per pagare pacchetti di prestazioni a strutture private per allargare l’offerta, allo stesso scopo di abbattere le liste d’attesa. Questa strada è stata fallimentare e la Giunta ha attivato la sperimentazione “Ambulatori Aperti”.
Ora però servono ulteriori risorse. Va data continuità alla sperimentazione. La Giunta si attrezzi prima del mese di agosto. In occasione dell’assestamento di bilancio prepareremo un ordine del giorno per chiedere coerenza affinché a questo provvedimento sia assicurata continuità strutturale per passare dalla sperimentazione alla messa a regime in tutte le strutture della regione. Vanno per questo messe a disposizione adeguate risorse, anche per smaltire tutte le prenotazioni richieste dagli utenti e non ancora effettuate.

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Diabete – In Commissione sanità sollecitato il ripristino del kit per l’autocontrollo

Approvato oggi in Commissione sanità il documento che chiede alla Giunta di recepire il Piano nazionale sulla malattia diabetica, che prende spunto dalle osservazioni emerse dalle audizioni che si sono svolte nei mesi scorsi. Nel dettaglio, la risoluzione, che è stata approvata all’unanimità e invita la Giunta a recepire il Piano, reca l’integrazione, chiesta dal Pd, di ripristinare i kit per l’autocontrollo e di continuare a garantire una distribuzione capillare di tutti i presidi attraverso la rete delle farmacie. Attraverso questa integrazione daremo una risposta concreta ai bisogni di 550 mila cittadini lombardi affetti da questa patologia.

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Indagine conoscitiva Stamina – Pd e Patto civico depositano la relazione di minoranza

Pd e Patto Civico hanno presentato oggi in commissione sanità e politiche sociali del Consiglio regionale lombardo una contro-relazione conclusiva dell’indagine conoscitiva sulla vicenda Stamina. I consiglieri regionali del Centrosinistra ritengono irricevibile il documento presentato per conto della commissione dal relatore Fabio Fanetti (Lista Maroni), troppo evasivo e parziale sui quesiti originari, sul ruolo della Regione e sui correttivi da assumere. La relazione di minoranza, che rimarrà tale se non ci sarà la possibilità di condividere un testo con la maggioranza di Centrodestra, è stata illustrata questa mattina in una conferenza stampa da Umberto Ambrosoli, già candidato presidente della Regione e ora coordinatore del centrosinistra in Consiglio, da Gian Antonio Girelli  consigliere del Pd e da me.

La decisione di presentare una relazione alternativa deriva da alcune evidenti carenze di quella presentataci dalla maggioranza. Carenze su punti critici per noi importanti e che sono alla base della nascita stessa della Commissione di indagine. Il lavoro fatto in questi mesi era infatti focalizzato a mettere in chiaro almeno cinque punti. E cioè: sapere come è nato il rapporto tra Spedali Civili e Stamina Foundation; capire se all’origine non ci fosse stato qualcuno interessato a quella ‘convenzione’ con l’ospedale bresciano; capire per quale motivo Regione Lombardia decise di appoggiare il ricorso in opposizione ad Aifa; comprendere i costi che tutta la vicenda ha comportato a carico delle strutture pubbliche; accertare se davvero molti pazienti avessero già pagato Stamina Foundation per avere la somministrazione delle infusioni in strutture pubbliche.

Su tutto questo la Commissione d’indagine ha svolto un lavoro egregio. Ma nulla emerge dalla relazione conclusiva sui quei  punti critici: si tende anzi a scolorire il ruolo di Regione Lombardia, ribaltando tutte le scorrettezze registrate nella  vicenda su Aifa e il Ministero della salute.

Compito invece della Commissione è mettere in luce eventuali carenze e responsabilità delle strutture della Regione: se non capiamo quali errori sono stati commessi nel caso Stamina, non saremo in grado di proteggere i pazienti che hanno bisogno di cure e tanto meno saremo in grado di fare fronte ai tanti casi simili a Stamina che in altre regioni italiane sono pronti ad aggredire il Sistema sanitario nazionale.

Va ristabilita la correttezza delle procedure, con delle proposte specifiche che noi indichiamo nella nostra relazione alternativa, facendo tesoro di tutto quello che abbiamo compreso nelle straordinarie audizioni di questi mesi.Solo così il caso Stamina e il nostro lavoro avrà un senso utile per la sanità italiana e per i tanti pazienti in attesa di cure.

Non abbiamo mai avuto come intento quello di fare polemica politica ma di condurre un’analisi approfondita e puntuale di quanto successo, soprattutto per impedire che succedesse nuovamente. Chi entra in una struttura sanitaria pubblica in Lombardia, e nel resto d’Italia, deve essere certo che non verrà sottoposto a metodiche che non siano validate scientificamente e che quello che gli verrà somministrato sia una cura.

Il consigliere Girelli si è detto molto deluso per quanto detto dal ministro Lorenzin ieri (16 luglio) a Brescia.  Avremmo voluto che ci fosse un’assunzione di responsabilità, e ci saremmo attesi anche la difesa e la tutela del buon nome degli Spedali Civili, cosa che sostanzialmente non è avvenuta. La nostra richiesta al ministro è di fare un decreto, senza attendere oltre.

Non si può non dirsi soddisfatti del lavoro svolto. Questa indagine, che abbiamo chiesto e voluto, ci ha permesso di raccogliere molti elementi che confermano la responsabilità della Regione in questa vicenda. Responsabilità condivisa da diversi livelli, dalla direzione generale dell’assessorato alla Sanità, dalla direzione degli Spedali Civili e dal Comitato etico. Non siamo invece riusciti a sapere quanto è stato pagato dal Servizio sanitario nazionale e regionale, questo anche perché la direzione dell’assessorato, pur avendo preso un impegno, non ci ha fatto avere la risposta che ha dovuto dare alla Corte dei Conti per la medesima domanda. Da ultimo, il lavoro della commissione è stato utile anche per riaffermare che il Centrodestra ha commesso un grosso errore quando, su suggerimento dell’assessore alla Salute, Mario Mantovani, approvò in aula un ordine del giorno per far proseguire le infusioni di Stamina in altre strutture anche fuori dalla Lombardia.

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Bilancio d’assestamento – Promesse mancate

Nel bilancio d’assestamento solo promesse mancate. Il bilancio d’assestamento di Regione Lombardia per il 2014 prevede poche, per non dire nessuna, variazione per le politiche sociali e sanitarie. La promessa di integrazione del Fondo sociale, che prevedeva di arrivare alla cifra di 70 milioni di euro come lo scorso anno non è stata mantenuta. Nel documento si trova solo la conferma dei 55 milioni di euro, già presenti nel bilancio di previsione.

Il Piano straordinario di sostegno per i nidi d’infanzia si è concluso ed è ormai certo che nel 2014 non ci sarà nessuna ulteriore risorsa. Si prevedono stanziamenti  per un milione di euro sia nel 2015 che nel 2016 ma ad oggi non è stato possibile capire come saranno investiti. E’ prevista un’integrazione di risorse anche per i fondi Nasko e Cresco ma sulle modalità di erogazione non si sa ancora nulla. Il gruppo di lavoro infatti per i forti dissidi interni alla maggioranza non è giunto ancora ad alcuna conclusione.

Nulla di nuovo anche sul fronte sanitario. Abbiamo chiesto per l’ennesima volta le priorità di intervento sul fondo di rotazione per l’edilizia sanitaria ma non ci è stata data alcuna risposta. Su questi e altri temi chiederemo di nuovo conto nella discussione che si terrà in aula a fine luglio.

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Violenza sulle donne. Necessario decidere al più presto come destinare le risorse

Necessario decidere al più presto come destinare le risorse stanziate per la lotta alla violenza sulle donne. In base alla legge 119 del 2013 la Presidenza del Consiglio dei ministri ha stanziato 17 milioni di euro in due anni per combattere la violenza sulle donne. Le risorse saranno ripartite fra le Regioni (alla Lombardia dovrebbero andare un milione e 400 mila euro) che dovranno a loro volta destinarle alle reti antiviolenza per la valorizzazione dei centri e delle case delle donne. Ad oggi però la legge non è pienamente applicata, perché manca un Piano nazionale che indichi interventi e priorità. Per fare questo è necessario sia assegnata al più presto la delega per le Pari opportunità, che oggi è in capo alla Presidenza del Consiglio.

Regione Lombardia, nella prima fase di attuazione della legge del 26 giugno 2012 sulla violenza sulle donne, ha provveduto al cofinanziamento di alcuni interventi, con l’obiettivo di realizzare le reti sul territorio e valorizzare le esperienze di tutela e accoglienza svolte dai centri antiviolenza. Ma per dare piena attuazione alla legge e definire le priorità sul versante della promozione e della formazione antiviolenza, oltre che per definire le priorità di finanziamento, occorre che il Tavolo antiviolenza regionale, convocato giovedì prossimo, 17 luglio con questo ordine del giorno, elabori il Piano quadriennale degli interventi.

Essenziale non dimenticare che la piena attuazione della legge prevede che, oltre agli interventi di emergenza, siano promosse azioni di prevenzione e formazione.

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Fusione Trivulzio-Golgi Redaelli: giusto concordarla con il Comune di Milano

La responsabilità di strutture come il Trivulzio e il Golgi Redaelli è condivisa dalla Regione e dal Comune di Milano ed è giusto che l’operazione di fusione sia concordata tra i due enti. Certamente si tratta di una prospettiva impegnativa e complessa, ma è conseguente all’indirizzo assunto dalla Regione di andare verso l’ottimizzazione dei servizi rivolti agli anziani e alle persone fragili. L’auspicio è che la fusione possa migliorare e diversificare i servizi offerti, arrivando a fornire anche cure ad alta integrazione sociosanitaria e che possano consentire di raggiungere più facilmente l’equilibrio di bilancio. Chiediamo infine all’assessore Cantù di mettere a conoscenza la commissione consiliare del programma di sviluppo delle due strutture.

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