Archivi del mese: giugno 2014

Maroni garantisca la piena attuazione della 194

La Lombardia faccia come la Regione Lazio e rimuova gli ostacoli alla corretta attuazione della legge 194. Questo quanto ho chiesto oggi insieme alla colleghe Laura Barzaghi, del PD, e alla capogruppo del Patto Civico Lucia Castellano. Il riferimento è al recente decreto del presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti, che limita l’esercizio dell’obiezione di coscienza all’interruzione di gravidanza vera e propria, escludendo la fase delle certificazioni e la prescrizione dei contraccettivi ordinari e quelli di emergenza favorendo in questo modo la prevenzione.
La Lombardia, del resto, ha ben 13 ospedali in cui o tutti i ginecologi o tutti gli anestesisti sono obiettori di coscienza, e il tasso di obiezione tra i medici è del 68%. In Lombardia, inoltre, ben il 40% dei consultori è privato (92 su 240; nel 2005 erano il 20%, pari a 44 su 222) a cui è consentita l’obiezione di coscienza di struttura, introdotta dalla Giunta regionale nel 2000. In pratica, “in deroga a quanto stabilito dalle norme, i Consultori familiari privati possono escludere dalle prestazioni rese quelle previste per l’interruzione volontaria di gravidanza ivi comprese quelle connesse o dipendenti da dette prestazioni”. In Lombardia, inoltre, non esiste un solo ospedale privato accreditato con il servizio sanitario regionale, che pratichi l’interruzione volontaria di gravidanza.
La Regione deve garantire la piena applicazione della legge 194. Non è plausibile che la somma dell’obiezione di coscienza e delle deroghe concesse ai consultori privati generi un ostacolo difficilmente sormontabile per le donne che decidono di abortire. Maroni faccia come Zingaretti e adotti il medesimo decreto. Non solo, riveda i requisiti di accreditamento per i consultori privati prevedendo la piena applicazione della legge 194.

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La chiusura dei servizi sociosanitari di via Fantoli e viale Suzzani di Milano, una scelta sbagliata

I servizi sociosanitari di via Fantoli e viale Suzzani di Milano chiusi o ridimensionati per risparmiare il canone d’affitto. Questa la risposta dell’assessore alla Famiglia, solidarietà e volontariato, Maria Cristina Cantù a un’interrogazione, di cui sono prima firmataria, discussa oggi in Commissione sanità. Lo scorso febbraio è stato chiuso il Punto di fragilità di via Fantoli e accorpato a quello di via Oglio, meno accessibile con i mezzi pubblici e quindi di difficile utilizzo per gli utenti che sono in grande maggioranza anziani. Il 23 giugno scorso sono state chiuse anche le attività psicosociali di viale Suzzani e accorpate a quello di piazzale Accursio. A rimanere attivo è stato solo lo spazio per la somministrazione del metadone.
Nell’interrogazione avevamo chiesto all’assessore di rivedere la decisione ma la risposta è stata negativa. In Commissione è stato spiegato che le due scelte sono state dettate dalla necessità di ridurre i costi di gestione delle strutture, in particolare di tagliare la spesa per gli affitti troppo alti.
La giustificazione è inaccettabile perché risponde, ancora una volta, a una logica di tagli che è già stato dimostrato essere inefficace e dannosa. La scelta è incoerente. Da una parte la Regione annuncia di voler potenziare i servizi territoriali, dall’altra taglia le strutture, andando così a indebolire la già fragile rete esistente. Ma non solo. Ci risulta che la decisione sia stata assunta senza coinvolgere i consigli di zona e senza informare adeguatamente gli utenti. L’ennesima scelta sbagliata.

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Beni dismessi degli ospedali lombardi – Grazie al Pd possibili risparmi per 250 mila euro

Oggi in Consiglio, nel corso della discussione del progetto di legge 154, un documento omnibus volto a razionalizzare gli interventi regionali, anche in ambito sanitario, è stato approvato un emendamento, di cui sono prima firmataria, che potrebbe far risparmiare alla Regione 250 mila euro.
L’emendamento si riferisce a un articolo della legge che riforma il modo di destinare attrezzature sanitarie e arredi dismessi dagli ospedali lombardi, ampliando la platea dei beneficiari a enti non governativi, ecclesiastici, associazioni non profit, rappresentanze diplomatiche e Croce Rossa. In questo modo si migliora la normativa precedente, che destinava i beni dismessi a un numero molto ristretto di beneficiari. Il testo proposto all’aula prevedeva però anche l’apertura di un bando di gara per individuare una realtà privata che avrebbe dovuto gestire l’organizzazione dell’affidamento dei beni dismessi. Un esternalizzazione inutile, l’assegnazione infatti può essere gestita direttamente dalle strutture della Regione. Con il nostro emendamento abbiamo chiesto di eliminare questa parte della norma, mettendo così la Regione nella condizione di risparmiare 250 mila euro, che potranno essere devoluti ad altre associazioni impegnate nel sociale.

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Stamina – Accertate le responsabilità della Regione. Ora serve decreto del Governo

Si è svolta oggi, in Commissione sanità, una delle ultime audizioni dell’indagine conoscitiva sul metodo Stamina, che volge dunque alla conclusione. A essere ascoltato oggi è stato il direttore generale della Direzione generale salute regionale, Walter Bergamaschi.
A conclusione dell’iter dei lavori ancora non si è venuti a capo dei reali costi a carico del sistema sanitario regionale e nazionale. Anche per questo abbiamo chiesto di poter accedere alla relazione che Regione Lombardia ha prodotto, a fronte delle richieste di chiarimento della Corte dei Conti. Sicuramente vi sono responsabilità e non ci si può nascondere dietro al fatto che l’autorizzazione alle infusioni non dipendesse dalla Regione: i rapporti tra Stamina Foundation e la Direzione salute sono emersi con chiarezza da tutte le audizioni.
Fatte dunque salve le responsabilità di Regione Lombardia è oggi necessario da parte del Ministero un decreto “blocca cure” per fermare le somministrazioni. In attesa che il Comitato scientifico porti a termine i lavori, pensiamo sia comunque indispensabile un atto del Governo a tutela dei medici e degli Spedali Civili, che ponga fine alla delegittimazione dell’ospedale e di suoi operatori e che blocchi la speculazione sul dolore delle famiglie.

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Genitori separati, una legge discriminante, illegittima e inutile. Si poteva fare di più

Voto contrario del Pd alla legge approvata oggi in Consiglio regionale sul sostegno abitativo ed economico ai coniugi separati o divorziati, in particolare con figli minori. Abbiamo votato contro perché questo provvedimento è sbagliato su tutta la linea, tanto che avevamo presentato una pregiudiziale per illegittimità costituzionale per evitare di discuterlo, che però è stata bocciata dall’Aula mentre la giurisprudenza attuale equipara di fatto i figli naturali e quelli legittimi, questa legge individua genitori di serie A e genitori di serie B.
È talmente confusa da individuare in soli 7 articoli 3 diversi destinatari. Il legislatore dovrebbe ascoltare i cittadini e registrare i cambiamenti in atto nella società, lo spirito del tempo. Nel 2013 in Lombardia le convivenze hanno superato i matrimoni, ma questa legge non ne tiene affatto conto. Eppure non doveva essere una legge sulla famiglia, bensì sulla genitorialità e sulle nuove povertà: la maggioranza invece ha perso di vista l’obiettivo di partenza. Un’occasione mancata.
Questa legge non è solo inutile, sbagliata e senza coraggio, ma anche una semplice fotocopia di un provvedimento spot dell’Assessorato alla Famiglia. Avremmo fatto meglio a copiare la delibera dell’Assessore Cantù. In quest’aula oggi si è vista una maggioranza in scacco dell’sssessorato, partita mesi fa con un testo e arrivata in fondo con un altro. Il Consiglio regionale lombardo avrebbe potuto fare meglio e di più, pensando realmente alla tutela dei più fragili: i bambini e le bambine, al di là del fatto che siano nati all’interno del matrimonio o che siano figli di italiani o stranieri”.
Accolto un emendamento a firma Pd che esclude dalla platea dei beneficiari gli stalker e i maltrattatori.

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Il reparto di pediatria del Macedonio Melloni di Milano non deve chiudere

Il reparto di pediatria del Macedonio Melloni non deve chiudere. Oggi in Commissione sanità l’assessore Mantovani ha risposto a un’interrogazione, che ho presentato insieme ai colleghi del Pd e del Patto civico con Ambrosoli, sulla condizione del reparto di pediatria del Macedonio Melloni di Milano, che dal 3 gennaio scorso è stato accorpato a quella del Fatebenefratelli, il che ha portato a una riduzione complessiva del numero dei posti letto. La soluzione, a detta del direttore generale dell’azienda ospedaliera, è transitoria, dovuta alla grave carenza di pediatri, ma ad oggi non è stato avviato nessun intervento. Ora una riorganizzazione è necessaria, partendo dal fatto che il Macedonio Melloni è da sempre un punto di riferimento per Milano e la Lombardia; vi si effettuano 2700 parti l’anno e vi è presente la terapia intensiva neonatale, mente al Fatebenefratelli non si effettuano parti.
L’assessore Mantovani oggi ha espresso la volontà di potenziare il reparto di pediatria della Macedonio Melloni. Ci auguriamo che ciò avvenga al più presto, anche perché lo spostamento al Fatebenfratelli non risponde ad alcuna logica di razionalizzazione dei due ospedali. Mantovani ha anche annunciato che ci sarà una riorganizzazione dell’intero comparto materno infantile milanese. Il nostro impegno sarà quello di vigilare affinchè risponda alle nuove esigenze dei cittadini, dettate anche dai progressi della medicina, e salvaguardi le eccellenze del territorio.

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Lealtà e giustizia – Inqualificabile la contrarietà di Cattaneo alla revoca del patrocinio

Il passo indietro rispetto alla revoca del patrocinio all’iniziativa di Lealtà e Azione è inqualificabile. Oggi il presidente del Consiglio, Raffaele Cattaneo e gli altri componenti di maggioranza dell’Ufficio di presidenza, hanno votato contro la revoca del patrocinio all’iniziativa “Un calcio alla pedofilia in difesa dei nostri bambini”,previsto per domenica 8 giugno. Il patrocinio era stato richiesto dall’Associazione Caramella buona onlus ma in realtà organizzato da Lealtà e azione, gruppo di estrema destra.
Una volta scoperta la vera natura dell’iniziativa su forte sollecitazione mia e del consigliere segretario Eugenio Casalino, era stata inviata una lettera di diffida all’uso del logo del Consiglio agli organizzatori, stilata dopo le verifiche degli uffici. La lettera era di per sé una revoca del patrocinio, perché esplicitava chiaramente la decisione di ritirare la delibera emanata il 19 maggio scorso dall’ufficio di presidenza. Ora il passo indietro dei componenti di maggioranza dell’Ufficio di presidenza è ingiustificabile e inaccettabile. L’associazione “La caramella buona ONLUS” ha presentato una richiesta omissiva e menzognera,nascondendo consapevolmente i veri organizzatori dell’iniziativa: Lealtà e Azione, Bran.co e ASI e oltretutto ha diffuso materiali in cui non è neppure indicato il luogo dell’iniziativa, quasi fosse clandestino. Si tratta di fatti di per sé sufficienti a rendere nullo il patrocinio. Irricevibile nella forma, la decisione di oggi lo è ancor di più nella sostanza.
Evidentemente la fragilissima maggioranza che regge la Regione ha bisogno, per sopravvivere, di piegarsi anche ai più miserevoli ricatti delle frange più estreme, che non hanno alcuna vergogna a difendere apertamente un’iniziativa di chiaro stampo fascista. A noi resta l’orgoglio di aver agito a tutela della dignità dell’istituzione. Abbiamo fatto quanto possibile per tenere lontano, una volta svelato l’inganno, un gruppo antidemocratico. Di questo alla maggioranza evidentemente non importa nulla.

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Evidente la responsabilità della Regione e l’opacità del rapporto con Stamina Foundation

Anche nell’audizione di oggi è stata confermata in maniera evidente la responsabilità di Regione Lombardia nella vicenda Stamina. Questa mattina è stato ascoltato Marino Andolina, vicepresidente di Stamina Foundation, che ha confermato quanto già emerso nelle precedenti audizioni: Regione Lombardia sapeva. Dalla sua testimonianza sono affiorate l’opacità e le commistioni tra Stamina Foundation e Regione Lombardia. E’ risultato chiaro che nel corso del 2011 sono stati promossi incontri tra un funzionario della direzione generale Sanità (dott. Merlino), il dott. Andolina e lo stesso Vannoni.
Sono state inoltre espresse valutazioni differenti dal punto di vista scientifico, rispetto a tutte le altre audizioni svolte finora. A questo punto serve un’assunzione di responsabilità da parte del ministero della Salute per fare definitivamente chiarezza sul metodo e su questa vicenda in generale.

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Revocato il patrocinio del Consiglio regionale all’iniziativa organizzata da Lealtà e azione

Anche grazie alla mia forte sollecitazione è stato revocato il patrocinio gratuito concesso il 19 maggio scorso al “Torneo calcistico e incontro informativo sulla tutela del minore”. Il patrocinio era stato concesso all’associazione “Caramella buona onlus”, che non aveva affatto reso noto nella richiesta che in realtà l’iniziativa era organizzata dall’Associazione Lealtà e azione, un gruppo di estrema destra.

Gli uffici del Consiglio hanno diffidato l’associazione a utilizzare il marchio del Consiglio.

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Connessi e responsabili. Le istituzioni sfidano il cyberbullismo

Il cyberbullismo è un fenomeno sempre più radicato e aggredirlo non è facile. Questo sia perché ha caratteri distintivi differenti da quelli propri della relazione fisica, sia perché il rapporto con il web è un tema delicato, che investe la sfera della libertà e la facoltà di relazionarsi di individui e comunità. Va però affrontato con forza perché, in questo profondo cambiamento tecnologico che ha cambiato il nostro modo di stare insieme, rischiamo di lasciare delle vittime, delle innocenti e degli innocenti, che sono disarmati di fronte alla prepotenza e all’inganno.
Ho voluto focalizzare così l’ambito di lavoro delle istituzioni nel tentativo di combattere le forme di prevaricazione subite soprattutto dalle giovani generazioni che popolano social network e internet al convegno “Cyberbullismo: un aiuto dalle istituzioni”, tenutosi venerdì scorso, 30 maggio a Palazzo Pirelli. L’iniziativa del Corecom di aprire uno “Sportello Help web reputation giovani” fa seguito all’altrettanto importante concorso “Doma il bullo”, indetto alcuni mesi fa e che ha premiato i 4 migliori filmati che hanno sviluppato il tema della lotta al bullismo.
Si tratta, come quella che l’ha preceduta, di un’iniziativa importante e, allo stesso tempo, fortemente innovativa, pensata con lo scopo di aiutare le nuove generazioni ad affrontare con consapevolezza e con l’adeguata attenzione la propria presenza in rete. Risponde agli auspici del Consiglio regionale, cercando di indirizzare i giovani verso un corretto uso dei nuovi media e cerca di incidere, più in generale, sui comportamenti poco rispettosi della dignità e dell’integrità della persona.
A sostegno dell’impegno della Regione anche i risultati della ricerca Demoskopea sulla web reputation in Lombardia, che riconosce alle istituzioni, alle associazioni e agli stessi social network un ruolo importante di aiuto nella soluzione dei problemi.
L’esito dell’indagine Demoskopea ci dice almeno due cose fondamentali. Innanzitutto che c’è, al di là della pervasività del fenomeno, la consapevolezza dei problemi e dei pericoli, e questo soprattutto nelle giovani generazioni. Poi, che il ruolo delle istituzioni è centrale per sviluppare azioni di contrasto e quindi che la rappresentazione che si ha del soggetto pubblico è positiva. Un soggetto amico con cui affrontare le difficoltà.

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