Archivi del mese: marzo 2014

Stamina – Da Remuzzi parole chiare. Mai interpellati i saggi sul metodo Vannoni.

Non si è presentato oggi in Commissione sanità l’ex assessore Luciano Bresciani, chiamato a rispondere in merito al ruolo di Regione Lombardia nella vicenda Stamina, sulla quale è in corso da meno di un mese un’indagine conoscitiva, voluta dal Pd per fare chiarezza. Un’assenza grave, tanto più ingiustificabile rispetto al ruolo di responsabilità che l’assessore aveva nella sanità regionale negli anni in cui si è firmata una convenzione tra un ospedale pubblico e una fondazione, quella di Vannoni, che portava avanti una sperimentazione dal metodo controverso. Le spiegazioni dell’allora assessore regionale alla Sanità non possono essere considerate irrilevanti nell’ambito dell’indagine avviata in Consiglio regionale.

Nel corso della mattinata si è invece svolta l’audizione con il professor Giuseppe Remuzzi, componente della Commissione sviluppo e sanità di Regione Lombardia, il comitato dei cosiddetti “saggi”. È questa la prima audizione che ci fa fare un passo avanti verso l’acquisizione di elementi che aiutino a far chiarezza. Dall’audizione è emerso un quadro preoccupante di mancato rispetto delle regole e quindi di mancate garanzie per il sistema sanitario regionale. È stato spiegato, inoltre, che il comitato dei saggi aveva espresso molte perplessità all’attuale governo regionale sul metodo Stamina, ma il suo ruolo non è mai stato preso in considerazione. Infine Remuzzi ha finalmente sgombrato il campo dall’equivoco delle cure compassionevoli entro le quali il metodo Stamina non può assolutamente essere fatto rientrare, secondo l’illustre scienziato.

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Metodo stamina – Si tratta di cure compassionevoli? Troppe ancora le risposte inevase

Risposte ancora inevase, anche dal direttore generale degli Spedali Civili di Brescia, audito oggi in occasione della seconda seduta dell’indagine conoscitiva su Stamina, in seno alla Commissione Sanità del Consiglio regionale. Diversi interrogativi anche dopo le prime audizioni restano elusi.
Per ora non abbiamo ancora avuto le necessarie risposte per far luce sui costi e sulle ripercussioni che la vicenda Stamina sta imponendo alle casse pubbliche, di cui, come abbiamo avuto conferma oggi, le spese giudiziarie sono solo una quota. Entrando nel dettaglio non ci è stato risposto né in merito all’esistenza di uno specifico DRG predisposto da Regione Lombardia per pagare le prestazioni inerenti al metodo, né sul fatto che queste infusioni possano essere considerate effettivamente cure compassionevoli. Restano da capire le ricadute sull’ospedale visto che, come si evince dalle dichiarazioni, non sembra che il presidio avesse tutti i requisiti per attivare questo genere di cure. Appare, inoltre, inquietante la scoperta, a distanza di tempo, della presenza di una biologa di Stamina Foundation, che ha operato per mesi in un ospedale pubblico in assenza di iscrizione all’albo e dunque dei requisiti minimi richiesti per legge, nonché il clima di assoluta non trasparenza e inspiegabile segretezza che hanno caratterizzato l’erogazione delle cure, finché non è stata forzatamente interrotta. La nostra priorità resta quella di garantire che la sanità regionale abbia operato nell’interesse dei cittadini.

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Immigrazione – La maggioranza in extremis si accorge dei suoi pericolosi strafalcioni

Oggi in Commissione sanità si è discusso un emendamento alla Proposta di parere sul programma di lavoro della Commissione europea, presentato dalla consigliera Baldini, che chiedeva maggiori controlli sanitari sugli immigrati impiegati in mense scolastiche e ospedali. Persino la maggioranza leghista si è resa conto in extremis della totale insostenibilità dell’emendamento e ha trovato il modo di annullarlo, riducendolo a una generica richiesta di controllo della sicurezza alimentare nelle scuole e negli ambienti sanitari. Un dietrofront dell’ultim’ora doveroso. La proposta della consigliera Baldini infatti, nasceva da un pregiudizio insostenibile verso gli immigrati, aveva la pretesa di far diventare legge la paura dello straniero. Troppo anche per la maggioranza guidata da Roberto Maroni.

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Nomine sanità – La Commissione costituita oggi dalla giunta per la scelta dei direttori generali non garantisce trasparenza

La Commissione costituita oggi dalla giunta regionale per scegliere i direttori generali di Asl e aziende ospedaliere non garantisce trasparenza. La scelta della giunta si limita solo a recepire in modo restrittivo il decreto Balduzzi. Ma questo non è assolutamente sufficiente. Per garantire un’effettiva trasparenza e una scelta basata su criteri di merito dei direttori generali di Asl e aziende ospedaliere sarebbe stato necessario seguire la strada che noi avevamo indicato da tempo.
La nostra proposta prevedeva l’istituzione di una commissione indipendente, altamente qualificata, composta solo da componenti esterni. La commissione avrebbe avuto il compito di valutare, non solo l’idoneità dei candidati, ma il merito e i titoli dei direttori generali di Asl e Aziende ospedaliere da nominare proponendo alla giunta una rosa di nomi doppia rispetto a quelli da nominare.
Evidentemente la giunta Maroni ha preferito sacrificare la trasparenza a vecchie consolidate logiche spartitorie.

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Expo – Necessario aumentare da subito la prevenzione sanitaria

Il Consiglio regionale ha detto no all’incremento delle risorse per la prevenzione sanitaria per Expo 2015. La mozione di cui sono prima firmataria con Carlo Borghetti, volta a destinare risorse per affrontare la fase di costruzione dell’area espositiva e delle opere connesse e l’afflusso di milioni di visitatori nel periodo dell’esposizione, è stata respinta con i voti del Centrodestra e del Movimento 5 Stelle.
Evidentemente i controlli danno fastidio; salvo poi, quando accade qualcosa, dire che sono insufficienti. La Lombardia dedica alla prevenzione solo il 4% del bilancio sanitario, a fronte di un deliberato obiettivo del 5,5% annuale, e peraltro l’Italia è fanalino di coda rispetto alla media europea. È chiaro che questa voce va incrementata, soprattutto in occasione di Expo 2015, come sostengono giustamente gli operatori della prevenzione. Il centrodestra e il M5S preferiscono chiudere gli occhi di fronte a un problema reale, ma crediamo che presto saremo qui a riparlarne, perché la necessità è evidente.

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Serve un buono per la maternità consapevole. Basta con le ideologie

La logica di Nasko e Cresco va superata. Quello che serve è rivedere complessivamente tutte le misure di sostegno alla maternità. Entro la fine del mese un gruppo di lavoro dedicato avrà il compito di definire criteri più selettivi per l’accesso ai fondi, tra cui l’obbligo di 5 anni di residenza in Lombardia. Questo taglierebbe fuori una gran parte della platea. Dalla nascita di questa misura infatti Regione Lombardia ha impegnato 18 milioni di euro e di questi il 75% è andato a favore di donne extracomunitarie. Le misure di sostegno devono essere attivate senza distinzioni di colore della pelle, con attenzione, semmai, alle situazioni di maggiore fragilità e tenendo conto della situazione socioeconomica delle donne.

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Tagliati i finanziamenti per l’anestesia epidurale. Partorire senza dolore in Lombardia sarà sempre più diffficile

Tagliati i finanziamenti per l’anestesia epidurale. Partorire senza dolore in Lombardia sarà sempre più difficile. Questa la denuncia che ho voluto lanciare oggi in aula, raccogliendo l’allarme di ginecologi, ostetriche e anestesisti per la diffusione del parto indolore. Per questo ho presentato un’interrogazione all’assessore alla Sanità, Mantovani.
Già oggi la Lombardia è ancora molto al di sotto degli standard europei, la media regionale è del 20%, mentre in Francia Spagna e Inghilterra è del 50%. Il rischio è che la condizione peggiori.
Nell’interrogazione abbiamo chiesto quali saranno i i fondi destinati al parto indolore e la modalità in cui saranno erogati nel 2014. Mantovani oggi ci ha risposto che i fondi resteranno pari a quelli del 2013, ossia 4 milioni di euro ma questo in realtà non è vero. Nel 2013 ammontavano a 5 milioni di euro. Ma non solo. A cambiare saranno le modalità di erogazione. In sostanza le prestazioni saranno pagate a tariffe. Tanti parti indolori, tanti rimborsi, con la possibilità, secondo Mantovani, per i presidi sanitari che supereranno il 20% dei parti di ottenere maggiori fondi.
La nostra preoccupazione resta. Intanto c’è una riduzione dei fondi significativa che non può non mettere a rischio il numero delle prestazioni. Inoltre, non è ancora stata fatta chiarezza con le aziende ospedaliere. Il rischio è che quegli ospedali che avevano organizzato il servizio sulla base delle regole precedenti, (non perfette ma con il merito, almeno negli ospedali maggiori, di far crescere il parto indolore) non abbiano più garanzie per poter mantenere il servizio e potenziarlo. Una cosa è certa: la Regione non sta investendo con decisione sul parto indolore. Noi chiediamo di farlo con forza.

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Servono politiche anche per le famiglie monogenitoriali, un fenomeno in crescita in Lombardia

copertinaSi chiamano “Small families” e sono il segno di un processo di trasformazione della nostra società. Sono in crescita costante anche in Lombardia, come dicono le ultime ricerche e hanno bisogno di politiche specifiche per non precipitare nell’isolamento e diventare nuove fragilità. Se ne è parlato oggi al convegno “Small family, big society: politiche per famiglie monogenitoriali” che si è svolto stamattina a Palazzo Pirelli e al quale sono intervenuti, tra gli altri, la vicepresidente del Consiglio regionale Sara Valmaggi, il capogruppo Pd Alessandro Alfieri, l’Assessore alle Politiche sociali e Salute del Comune di Milano Pierfrancesco Majorino, i consiglieri regionali Pd Marco Carra e Carlo Borghetti.

«Il fenomeno – commenta la vicepresidente del Consiglio regionale Sara Valmaggi – è la prova che è in atto una radicale trasformazione sociale, che non si può ignorare.  E’ dovere delle istituzioni sostenere le “small families”. L’impegno deve essere diretto a rendere accessibili le risorse sociali ed economiche presenti sul territorio, conoscere e tutelare i diritti, sviluppare azioni di sostegno alla conciliazione famiglia-lavoro, e favorire la creazione di una rete fra famiglie monogenitoriali e monoparentali. Le iniziative messe in campo per ora da Regione Lombardia sono solo sperimentali e hanno coinvolto solo alcune Asl, serve invece farle diventare strutturali». Il Pd ha pensato infatti di fare un focus su un tema che oggi merita attenzione da parte di chi fa le leggi e si occupa di politiche pubbliche.

«Vogliamo provare a incidere anche sull’agenda di Regione Lombardia – conferma il segretario regionale Pd Alessandro Alfieri – Ci sono stati grandi cambiamenti nella società lombarda, dobbiamo avere la capacità di coglierli, leggerli e misurarci con essi per dare risposte nell’immediato, passando alle azioni concrete dentro le istituzioni».

Servono nuove “etichette” sociali insomma, oltre a quelle tradizionali, per poter applicare nuove tutele. In Lombardia, secondo i dati presentati da Federico Rappelli di Eupolis, sono il 13,2% i nuclei monogenitoriali e spesso non rientrano in nessuna categoria si specifica tutela. La loro principale paura? «L’isolamento – spiega Gisella Bassanini fondatrice della neonata Associazione “Small families” – Abbiamo identificato 5 profili tipo per i genitori soli e alcune proposte per migliorare la qualità della vita delle famiglie monoparentali». Le famiglie monogenitoriali, come è emerso dal convegno, devono essere accompagnate anche nell’abitare, una delle criticità maggiori e delle voci di spesa più alte nel reddito di un solo genitore è infatti quella della casa. «Il Comune di Milano ha messo a disposizione 250 alloggi per esperienze di nuova residenzialità dove collochiamo appunto, anche le small families – ha detto a questo proposito l’Assessore Pierfrancesco Majorino – Non serve infatti ritagliare degli spazi specifici per queste persone, serve non emarginarle e includerle, invece, nelle misure di sostegno e nell’accesso ai servizi di tutela».

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