Archivi del mese: novembre 2013

La Regione trovi le risorse per salvare il servizio di odontoiatria del Sacco

La Regione trovi le risorse per salvare il servizio di odontoiatria dell’ospedale Sacco. Questo l’impegno che ho chiesto a seguito delle audizioni del direttore dell’ambulatorio di odontoiatria del’ospedale Sacco, Antonietta Sparaco, Rosaria Iardino, rappresentante delle associazioni dei pazienti e del direttore generale dell’ospedale, Pasquale Cannatelli, tenutesi in Commissione sanità.
Dal prossimo gennaio l’ambulatorio, che cura oltre 5000 pazienti all’anno, tutti particolarmente fragili (fra gli altri malati di Alzheimer, anziani affetti da demenza, pazienti anticoagulati e sottoposti a chemioterapia) rischia di essere fortemente ridimensionato. Questo perché, per mancanza di risorse, saranno tagliate le consulenze ai medici e agli assistenti alla poltrona che operano nell’ambulatorio e che finora hanno garantito il servizio. A operare resteranno solo tre medici e 5 assistenti alla poltrona, dipendenti del Sacco, il che porterà, ovviamente, a una forte riduzione delle prestazioni. Il direttore generale in commissione non ha espresso alcuna volontà di trovare una soluzione al problema. Si è limitato ad assicurare che saranno garantite le prestazioni ai pazienti che usufruiscano dei Lea (Livelli essenziali di assistenza), che però non comprendono tutti i pazienti fragili che ad oggi sono curati all’ambulatorio del Sacco. Questo, nonostante la cifra necessaria sia di poco più di 100 mila euro, una somma modesta per un grande ospedale.
Contrariamente al direttore generale dell’ospedale tutti i consiglieri della Commissione, a partire dal presidente Rizzi, hanno posto una grande attenzione al problema. Ora auspichiamo che la Giunta raccolga la sollecitazione della Commissione e trovi le risorse per garantire al’ambulatorio odontoiatrico del Sacco la continuità del servizio.

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Necessario trovare subito le risorse per salvare il servizio di odontoiatria dell’ospedale Sacco

Necessario trovare le risorse per salvare il servizio di odontoiatria dell’ospedale Sacco. Questo l’impegno che il consigliere Carlo Borghetti ed io ci siamo assunti a seguito dell’audizione del direttore dell’ambulatorio di odontoiatria del’ospedale Sacco, Antonietta Sparaco e di Rosaria Iardino, rappresentante delle associazioni dei pazienti, tenutasi oggi in Commissione sanità.
Dal prossimo gennaio l’ambulatorio, che cura 5000 pazienti all’anno, tutti particolarmente fragili (fra gli altri malati di Alzheimer, anziani affetti da demenza, pazienti anticoagulati e sottoposti a chemioterapia) rischia di essere fortemente ridimensionato. Questo perché, per mancanza di risorse, saranno tagliate le consulenze ai medici e agli assistenti alla poltrona che operano nell’ambulatorio e che finora hanno garantito il servizio. A operare resteranno solo tre medici e 5 assistenti alla poltrona dipendenti del Sacco il che porterà, ovviamente, a una forte riduzione delle prestazioni. La situazione è paradossale. L’ambulatorio non ha mai potuto contare su un forte sostegno dell’ospedale. Fino ad oggi il servizio ha potuto garantire lo stesso numero di prestazioni solo grazie ai contributi volontari di alcune associazioni, prima fra tutte la Croce Rossa, che oggi però, per la pesante crisi, non sono più in grado di destinare risorse all’ambulatorio. In sostanza per garantire la continuità del servizio servono 100 mila euro. Appare paradossale che la Regione e un grande ospedale non trovino una cifra così modesta per garantire un servizio pubblico, essenziale per tante persone fragili. E’ ancor più strano appare il fatto che sia stato chiuso il servizio odontoiatrico a pagamento, che portava risorse che potevano essere reinvestite nell’assistenza ai pazienti fragili e bisognosi.
Mercoledì prossimo in Commissione ascolteremo il direttore generale del Sacco, Pasquale Cannatelli. A lui spetterà l’onere di rendere conto delle decisioni prese fino ad oggi. Da parte nostra chiederemo con forza di trovare le risorse per salvare l’ambulatorio odontoiatrico.

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Un milione di euro per contrastare la violenza sulle donne

Fare il punto sulle politiche di contrasto alla violenza sulle donne. Questo l’obiettivo del convegno organizzato oggi a palazzo Pirelli dal Consiglio e dalla giunta regionale della Lombardia, in vista del 25 novembre, giornata internazionale contro la violenza sulle donne. Un’occasione di confronto e di dibattito dunque a cui, oltre a me,sono intervenuti, tra gli altri, Daniela Maroni, consigliere segretario dell’Ufficio di presidenza e Alessandra Kustermann primario e responsabile del Soccorso violenza sessuale e domestica della clinica Mangiagalli. Ha coordinato i lavori Paola Bulbarelli, assessore regionale all’Housing sociale e Pari opportunità.
Nel mio intervento ho voluto sottolineare che finalmente si sono date gambe a una legge fortemente voluta dalle donne della regione, che è nata grazie al forte impegno del Partito democratico e di alcuni consiglieri regionali e alla mobilitazione di Comuni, associazioni e operatori ma finora mai attuata. Ora la legge è stata finalmente finanziata. Le sono stati destinati poco meno di un milione di euro, che saranno impiegati per l’accoglienza e il sostegno alle donne, ma anche per la prevenzione,la formazione degli operatori coinvolti e delle forze dell’ordine, per percorsi educativi nelle scuole e per la raccolta di dati omogenei, necessari a una corretta interpretazione del fenomeno.
Il 25 novembre prossimo, inoltre, si insedierà il tavolo antiviolenza, che sarà composto per metà da soggetti istituzionali e metà da rappresentanti delle associazioni che da anni operano sul territorio. Spetterà al tavolo stilare un piano di interventi e priorità e emanare i bandi per destinare le risorse.
Si tratta di un buon punto di partenza. L’impegno successivo sarà verificare la presenza di fondi nel bilancio del 2014 per dare continuità all’azione.

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Il Consiglio approva una mozione per la tutela dei diritti dei bambini. La giunta nomini al più presto il garante dell’infanzia

Il Consiglio si impegna per i diritti dei bambini. In occasione della giornata internazionale dei diritti dell’infanzia e dell’adolescenza che si celebra domani, 20 novembre, il Consiglio regionale della Lombardia ha approvato una mozione, di cui sono prima firmataria, che impegna la giunta nella tutela dei diritti dei bambini. La mozione è in scia con quella proposta dalla Conferenza dei presidenti delle assemblee legislative regionali, che sarà posta al voto di tutti i consigli regionali del Paese. Abbiamo voluto innanzitutto ribadire che i diritti fondamentali devono essere riconosciuti a tutti i bambini, come sancito dalla Convenzione Onu sui diritti dell’infanzia. La convenzione sancisce che i bambini e le bambine devono essere considerati non solo come soggetti da tutelare ma come cittadini a pieno titolo, in quanto titolari di diritti. Un principio che dovrebbe essere scontato ma che tale non è, e come tale deve essere riaffermato.
In Regione Lombardia sono già in vigore leggi dirette a tutelare la genitorialità e i minori. Il piano socio sanitario 2010-2014 da loro massima priorità, un recente provvedimento della giunta (116/2013) stabilisce l’istituzione di un fondo regionale a favore delle famiglie e dei suoi componenti fragili. La necessità è quella di dare piena attuazione alle norme.
Il documento approvato impegna la giunta a perseguire politiche sociali conformi ai principi della Convenzione Onu, a sostenere programmi e progetti per la tutela dei minori a rischio, il contrasto alla povertà, la prevenzione della dispersione scolastica, il potenziamento della rete degli asili nido e il corretto utilizzo delle nuove tecnologie. L’impegno deve dirigersi inoltre al contrasto alla pedo-pornografia e allo sfruttamento del lavoro minorile e a sostenere i minori stranieri non accompagnati.
Essenziale infine nominare, come stabilito dalla legge regionale 6/2009, non ancora attuata,il garante dell’infanzia e dell’adolescenza.

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Tirocini in Consiglio – Il mio impegno garantire l’opportunità a tutti

E’ stata approvata oggi in aula la legge sui tirocini in Consiglio che la Lega avrebbe voluto riservare agli studenti residenti in Lombardia, ma che è stata modificata in aula. La legge avrà un regolamento attuativo, che dovrà essere approvato dall’ufficio di presidenza, su parere della commissione. In quell’occasione il mio obiettivo sarà quello di garantire l’opportunità di formazione in consiglio a tutti i giovani che frequentano le università lombarde. In aula è stato evitato il peggio e impedito alla Lega di inserire inutili e poco legittimi steccati. La pubblica amministrazione, come tutta la Lombardia, ha bisogno dell’intelligenza di tutti.

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Pari rappresentanza di genere-La legge nazionale la tutela. Ora deve essere applicata in Lombardia

La legge nazionale tutela la pari rappresentanza di genere. Ora deve essere applicata anche in Lombardia. Questo quanto ho voluto ribadire intervenendo oggi, a palazzo Pirelli, alla presentazione del libro di Fiorella Paris “Quote rosa in Lombardia”.
Senza pari rappresentanza di genere un Paese non può dirsi civile. Questo per un principio democratico elementare, che impone siano rappresentati tutti i cittadini e fra questi, non c’è dubbio, le donne sono più numerose degli uomini. In realtà, ad oggi, il principio in Italia è tutelato. Una legge nazionale infatti ha introdotto la doppia preferenza di genere nelle elezioni amministrative, che ha portato nella tornata elettorale di primavera ad eleggere un consistente numero di donne. Ma non solo. Il testo unico in materia di intermediazione finanziaria sulla parità di accesso agli organi di amministrazione e controllo delle società quotate nei mercati regolamentati (120/2011) e il decreto sull’accesso agli organi di amministrazione e controllo delle società controllate dalla pubblica amministrazione (251/2012) ha imposto la presenza di un quinto delle donne negli organismi direttivi degli enti partecipati. Un significativo progresso rispetto al passato, che ora deve essere applicato anche in Lombardia.
Per questo abbiamo presentato tre progetti di legge, di cui sono prima firmataria, uno per l’introduzione della doppia preferenza di genere nelle elezioni regionali e due che impongano che le nomine negli enti partecipati debbano essere per un terzo femminili, pena la loro nullità.
Non si tratta di un problema di quote rosa ma di garantire il principio della democrazia paritaria, principio peraltro presente, ed è uno dei pochi casi in Italia, nello Statuto d’autonomia, ma non ancora applicato completamente.

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Sperimentazione animale- Non serve controllare i comitati etici ma istituire un osservatorio che monitori la ricerca

Controllare i comitati etici è inutile e inefficace. E’ necessario invece istituire un osservatorio che monitori la ricerca. Questa la proposta di Patto civico e Partito democratico sul progetto di legge sulla sperimentazione animale che ho sostenuto in commissione sanità. Anche in questa occasione la maggioranza è riuscita a bloccare un provvedimento per i propri dissidi interni. Quando ormai sembrava raggiunto un accordo su un testo condiviso ,che tutelava la sperimentazione, il provvedimento è stato rinviato per la mancanza di una posizione unitaria.
Da parte nostra riteniamo inutile costituire organismi di controllo sui comitati etici, perché questi hanno un autonomia che non si può fingere di ignorare. Meglio sarebbe istituire un osservatorio, di cui facciano parte tutti i soggetti interessati, quindi anche le associazioni di tutela del benessere animale, che monitori l’andamento della ricerca e lo sviluppo dei metodi complementari. E’ questa l’unica strada realisticamente possibile, perché ad oggi, per parere unanime della comunità scientifica, una sperimentazione che non si avvalga degli animali non è percorribile.

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Sulla libera circolazione dei pazienti in Europa la giunta regionale non dimostra coraggio

Oggi Il consiglio regionale, in occasione della votazione della risoluzione sulle politiche dell’Unione europea di maggiore interesse per la Lombardia, ha approvato un ordine del giorno sulla libera circolazione dei pazienti in Europa, di cui sono prima firmataria. Un primo tassello, che abbiamo condiviso perché segna la volontà di fare un primo passo, che però non basta. La giunta, per recepire l’ordine del giorno, ha introdotto modifiche sostanziali, non ha avuto il coraggio di cogliere l’opportunità offerta dalla direttiva europea. Il documento approvato impegna la giunta ad attivarsi presso la Conferenza Stato regioni perché la direttiva europea sulla libera circolazione dei pazienti sia stilata coinvolgendo le regioni, soprattutto nella definizione delle tariffe delle prestazioni da erogare e le modalità di rimborso. Ma non va oltre.
La maggioranza non ha colto a pieno nell’ordine del giorno la necessità di creare un network regionale capace di diventare in tempi rapidi il punto di accesso regionale. E’ questo invece un punto cruciale per l’effettiva attuazione della direttiva.
La Lombardia ha enormi potenzialità con i suoi 18 istituti di ricerca e cura. Vorremmo che la giunta ne fosse più consapevole e fosse più convinta della necessità di investire su ricerca e cura. La necessità è però quella di strutturarsi per accogliere i pazienti stranieri. Basti pensare che un gruppo di ricercatori ha provato a chiamare i vari ospedali lombardi scoprendo così che non sono assolutamente attrezzati per accogliere pazienti stranieri. Non sono neppure in grado di dare risposte in inglese.
E’ chiaro che in mancanza di un punto di accesso regionale ben strutturato la Lombardia rischia di non essere attrattiva per i pazienti stranieri e di dovere sostenere i costi dei cittadini che preferiscono farsi curare fuori Italia, con conseguenti problemi di bilancio. La necessità è dunque quella di attrezzarsi da subito per fare della direttiva europea un’opportunità e non un rischio. Ma la maggioranza non dimostra coraggio.

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