Archivi del mese: maggio 2013

La doppia preferenza di genere funziona

Alla prova dei fatti la doppia preferenza di genere funziona. La prova dei fatti sono le elezioni amministrative di domenica scorsa dove, per la prima volta, è stata applicata la legge che prevede che si possono votare due candidati, purchè di genere diverso, pena la nullità della scheda. Il risultato è che sono state elette un numero di donne molto maggiore che nelle elezioni precedenti. Per avere un quadro più preciso della composizione dei nuovi consigli comunali bisognerà attendere l’esito dei ballottaggi. Così come sarà importante vedere quale sarà la composizione delle giunte, che la legge prevede debbano garantire pari rappresentanza di genere. Ma già ad oggi, guardando i dati dei Comuni della provincia di Milano che hanno eletto il proprio sindaco al primo turno è chiaro che la presenza femminile è consistente. Ad Arese le elette sono 7 su 16; tra i consiglieri eletti per il Partito democratico 4 su 6 sono donne. A Basiglio sono 4 su 10, a Opera 5 su 16, a Zibido San Giacomo 4 su 10. Questo senza contare che tra l’area metropolitana milanese e quella della provincia di Monza sono state elette ben quattro sindache donne, a Nova Milanese, Bellinzago, Macherio, Lazzate ed Arese.
Dati certamente più confortanti di quelli delle scorse regionali lombarde, nelle quali sono state elette solo 15 consigliere su 80, solo 6 in più che nella scorsa legislatura. Per questo continuerò a chiedere con forza, come già avevo fatto senza successo nella precedente legislatura,che nelle legge elettorale regionale sia introdotta la doppia preferenza di genere. Sul tema, insieme ad altri colleghi, ho già presentato un progetto di legge. L’auspicio è che sia approvato al più presto dal Consiglio.

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Sport & polis. Il futuro è rosa

Ieri a Milano si è parlato di sport. L’iniziativa “Sport & Polis”, promossa dal Comune di Milano e dall’ANCI Lombardia, è servita a fare il punto su un settore centrale per la vita, la cultura e l’economia della nostra regione e ha visto la partecipazione di moltissimi esperti, sportivi e amministratori.
Nel corso dei lavori, guidati dall’assessora allo Sport e Tempo libero del Comune di Milano, Chiara Bisconti, ho voluto sottolineare l’importanza dell’iniziativa che, attraverso incontri di analisi sul rapporto da intrattenere con scuola, economia, società e politiche istituzionali, ha tracciato alcune linee di lavoro per il futuro e un’idea di diffusione della pratica sportiva che non lasci indietro nessuno.
Tra i temi delineati anche quello della cultura sportiva di genere perché, come hanno sottolineato le partecipanti e i partecipanti, occorre sostenere lo sport al femminile. Dalla discussione è emerso che questo sostegno deve avvenire prima di tutto con un rapporto più stretto con le scuole, portandovi anche le testimonianze e le storie dello sport. Si è ribadito, inoltre, che serve promuovere e sostenere da subito la pratica dello sport al femminile e che è tutto il sistema sportivo che deve farsi protagonista di un cambiamento culturale che valorizzi la presenza delle ragazze e delle donne.
Il percorso individuato dovrà partire dall’applicazione delle leggi nazionali, che prevedono quote di rappresentanza di genere nei comitati direttivi delle federazioni sportive, negli enti di promozione e nelle associazioni, per poi arrivare a sviluppare anche proposte operative che vadano in questa direzione.
Sono da valutare positivamente le proposte emerse di incentivare le istituzioni a costituire squadre di sponsor disponibili a sostenere la pratica sportiva femminile e squadre femminili e quelle di facilitare, nei bandi e nelle gare di aggiudicazione degli impianti sportivi, le società che hanno donne nella loro dirigenza e/o che incentivano l’attività sportiva al femminile.
Per arrivare alla progettazione di un Palazzetto dello Sport in rosa? Perché no!

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Centri antiviolenza- Serve prioritariamente finanziare quelli esistenti

Per essere efficaci le politiche di contrasto alla violenza di genere devono essere integrate. A proposito delle misure contenute nel piano regionale per il contrasto alla violenza di genere presentate dalla Giunta ricordo che quello che serve è finanziare prioritariamente i centri che già ci sono e che sinora si sono autofinanziati, anche con grandi difficoltà, applicare la legge e trovare modalità di coordinamento per rafforzare la rete informale già esistente sul territorio è dunque oggi fondamentale.

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Domani in visita all’Opg di Castiglione delle Stiviere

Domani alle 9, insieme a Lucia Castellano, capogruppo del Patto Civico con Ambrosoli,visiterò l’Opg di Castiglione delle Stiviere, nell’ambito dell’iniziativa promossa da Stopopg e da Marco Cavallo.

Sono  molto interessata  a essere parte attiva nel percorso di superamento degli ospedali psichiatrici giudiziari, il cui termine è stato prorogato all’ 1 aprile 2014.

Con questa visita organizzata da Stopopg   vogliamo una volta di più renderci personalmente conto della situazione, pur in un contesto che presenta condizioni migliori rispetto alle altre strutture similari del resto d’Italia.

Il punto della questione   è comporre le giuste esigenze di sicurezza con le altrettanto sacrosante esigenze di cura delle persone che, giudicate incapaci di intendere e di volere, abbiano commesso reati.  Si tratta di un equilibrio delicatissimo, da perseguire sapendo che soltanto attraverso una presa in carico di tipo sanitario, un percorso vero di recupero sociale e strutture di prossimità su tutto il territorio lombardo si possono prevenire le recidive.

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Violenza sulle donne- Alle vittime non basta un aiuto economico dalla Regione. Necessario finanziare una rete di assistenza

Alle donne vittime di violenza non bastano i voucher, serve una rete di assistenza. L’atto di indirizzo approvato ieri dalla giunta regionale a sostegno delle famiglie e dei componenti fragili, che stanzierebbe, tra l’altro, risorse in favore delle vittime di violenza da destinare con il sistema dei voucher (ossia direttamente alle donne) certamente è positivo. Ricordo però che questo non basta. Le donne che subiscono violenza si trovano in uno stato di fragilità tale da avere bisogno di una rete di assistenza e di essere tutelate da situazioni a rischio della vita, non solo di un aiuto economico. La legge contro la violenza sulle donne approvata il giugno scorso, frutto di un lavoro condiviso con le associazioni che operano da anni nel sostegno alle donne e gli enti locali va in questo senso. Prevede l’istituzione di un tavolo condiviso, che stili un piano di interventi e priorità e, a seguire, l’emanazione di bandi per destinare le risorse alle associazioni per l’accoglienza e il sostegno alle donne ma anche per la prevenzione,la formazione degli operatori coinvolti e delle forze dell’ordine, per percorsi educativi nelle scuole e per la raccolta di dati omogenei necessari ad una corretta interpretazione del fenomeno. La legge prevedeva anche fosse stanziato un milione di euro nel 2012, una somma andata perduta perché non erogata, che avevamo proposto fosse recuperata quest’anno con uno stanziamento doppio.
Il mio auspicio è che i fondi stanziati ieri dalla giunta si vadano ad aggiungere a quelli già previsti dalla legge contro la violenza sulle donne e non li vadano a sostituire. In caso contrario si tratterebbe di un modo per aggirare una buona legge che, se applicata, porterebbe non solo a un reale sostegno alle donne vittima di violenza ma anche alla prevenzioni dei reati.

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Costi della politica-M5S deve imparare a distinguere tra rappresentanza politica e ruolo istituzionale

Silvana Carcano deve ricordarsi di essere una consigliera regionale e come tale imparare a distinguere tra rappresentanza politica e ruolo istituzionale. Carcano, che ha commentato la pronuncia della Corte dei Conti sui fondi utilizzati dai gruppi consiliari, dovrebbe sapere che è dovere dell’ufficio di presidenza, in quanto organismo istituzionale che rappresenta tutto il Consiglio, verificare quale soggetto deve attuare le prescrizioni della Corte dei Conti ed, eventualmente, comminare le sanzioni.Ieri tutti insieme, Movimento 5 stelle compreso, ci siamo assunti questo impegno. Ma non solo. E’ chiaro che è necessario innanzitutto verificare sotto il profilo legale,qual è la procedura corretta da seguire. In caso di errori procedurali infatti lo stesso Ufficio di presidenza potrebbe essere passibile di ricorso.

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Violenza sulle donne- La Regione recuperi il tempo perduto e faccia da subito la sua parte con determinazione

In merito ai finanziamenti per le iniziative di contrasto alla violenza sulle donne è bene chiedere, come ha fatto l’assessore alle Pari opportunità, Paola Bulbarelli, un confronto con il ministro Josefa Idem ma la Regione cominci a fare da subito la sua parte con determinazione. Si è già perso troppo tempo. Regione Lombardia è in ritardo rispetto alla legge di finanziamento dei centri antiviolenza. Ricordo che in occasione dell’approvazione dell’ultimo bilancio abbiamo chiesto di raddoppiare per quest’anno i fondi stanziati nel 2012 (un milione di euro) perché non ancora spesi, nonostante la legge regionale fosse già in vigore da mesi. Auspico infine che l’assessore voglia condividere al più presto con il Consiglio l’approvazione del Piano quadriennale che dovrà portare all’emanazione dei bandi per il finanziamento dei centri antiviolenza previsti dalla legge.

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Il progetto Città della salute deve andare avanti

Oggi nell’audizione che si è tenuta in Commissione Sanità, Besta e Istituto tumori hanno chiaramente manifestato il loro favore alla realizzazione della Città della salute e della ricerca, spiegando che è necessario e improrogabile sia per l’inadeguatezza delle strutture, sia per il vantaggio gestionale che porterebbe, sia per potenziare le sinergie già in atto nell’ambito della ricerca. Nel corso dell’incontro Infrastrutture lombarda ha illustrato il crono programma delle attività che porteranno all’ inaugurazione della Città della salute a Sesto San Giovanni tra la fine del 2018 e l’inizio del 2019, mentre da parte dei tecnici è stata data certezza sui tempi e sul finanziamento economico. Auspico conferme in merito dall’assessore Mantovani, a cui abbiamo chiesto di relazionare in Commissione. Dall’audizione abbiamo dedotto che l’iter della realizzazione è ormai in fase avanzata e fa considerare superata le perplessità manifestate da alcuni parti fino a poco tempo fa.
Ad oggi le due strutture, competitive a livello europeo, sono limitate nelle loro potenzialità da strutture inadeguate. Per questo per garantire il futuro e lo sviluppo dei due istituti e quello della ricerca pubblica, motore di crescita del Paese, risulta necessario proseguire con il progetto in atto, già in fase avanzata.

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In presidio al Sacco per dire no ai tagli del reparto di odontoiatria

Insieme al consigliere Carlo Borghetti, ieri ho partecipato al presidio dell’associazione dei pazienti del reparto di odontoiatria dell’ospedale Sacco di Milano, preoccupati per le notizie in merito alla decisione della direzione dell’azienda ospedaliera di ridimensionare l’unità operativa. Il passaggio delicato sarebbe la mancata riconferma alla scadenza del contratto, il prossimo 30 giugno, di una parte dei 6 odontoiatri con contratto atipico e 3 assistenti alla poltrona, anch’essi con contratto atipico, che affiancano i 3 medici dipendenti con contratto a tempo pieno e altri 5 dipendenti del comparto. La riduzione del personale comporterebbe automaticamente la riduzione dei servizi offerti dalla struttura, tra i quali il servizio domiciliare e l’ortodonzia per i minori dai 6 agli 11 anni. Proprio ieri abbiamo presentato un’interrogazione all’assessore alla Sanità per conoscere in tempi brevi le intenzioni della Giunta per evitare il ridimensionamento. L’interrogazione era stata sollecitata dalla portavoce dei pazienti degli ambulatori del Sacco, Rosaria Iardino.

Nel 2012 il reparto di odontoiatria del Sacco ha registrato 8.600 accessi, di cui il 40% da parte di soggetti con patologie cardiovascolari o ematiche (in terapia anticoagulante, piastrinopenici, emofilici), il 20% di pazienti con HIV/AIDS, e oltre il 30% di soggetti psichiatrici, dializzati, epatopatici, oltre che pazienti, in vario modo, da considerarsi fragili, tra i quali numerosi ultra sessantacinquenni. Il mantenimento del servizio dunque è doveroso e va sostenuto dalla Regione. Oggi  l’odontoiatria del Sacco offre un importante servizio pubblico a favore di moltissime persone tra le quali anche pazienti fragili e con forte disagio economico e sociale. Le cure dentistiche sono tra quelle in cui il ricorso all’offerta privata è più alto ed è molto importante che si mantengano e si potenzino i presidi pubblici, alla portata di tutti, accessibili attraverso il ticket. Chiediamo che la Regione intervenga sulla direzione del Sacco per evitare il ridimensionamento e che nell’immediato promuova politiche per implementare l’offerta pubblica sull’odontoiatria.

I dati del 2012 dicono che i lombardi spendono in strutture private il 90% delle risorse dedicate alle cure odontoiatriche, e se in molti ricorrono al dentista solo in caso di emergenza, ben quattro su dieci scelgono di non curarsi affatto.

C’è un problema di prevenzione e un problema di equità. La strada giusta per garantire a tutti i cittadini l’accesso alle cure dentistiche è l’istituzione di un fondo integrativo regionale ad hoc, anche prevedendo una compartecipazione del cittadino, modulata in base al reddito. È nelle proposte del Pd e del centrosinistra, vedremo se la Giunta sarà disponibile a discuterne e ad affrontare questo tema.

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