Archivi del mese: luglio 2012

Sulle Fondazioni sanitarie Bresciani interviene a tempo scaduto

Bilanci certificati per tutte le fondazioni che intendono stipulare un contratto per erogare prestazioni con il servizio sanitario regionale. Questo quanto annunciato ieri dall’assessore Bresciani che però ha deciso di intervenire a tempo scaduto, quando ormai i buoi sono abbondantemente scappati dalla stalla. Chiediamo da tempo che le fondazioni sanitarie accreditate presentino i loro bilanci alla Regione se vogliono entrare nel sistema sanitario regionale e ricevere risorse pubbliche. Ma ancora il mese scorso la giunta ci ha risposto che non era possibile  per la natura giuridica stessa delle fondazioni, concetto ribadito da Formigoni anche in un’ intervista uscita oggi su Panorama. Il problema, è evidente, sono quelle fondazioni, come il San Raffaele, che erogano prestazioni sanitarie come enti non profit, salvo poi avere sotto di sé una serie di società partecipate che fanno profitti. Ci aspettiamo che si faccia finalmente una riflessione seria e che la giunta chiarisca al più presto che strada intende seguire.

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La Regione faccia chiarezza sul piano industriale del Nerviano medical sciences

Ieri in commissione Sanità si sono tenute le audizioni del presidente e dell’amministratore delegato del Nerviano medical sciences, Alberto Sciumè e Luciano Baielli e delle Rsu della struttura. Il quadro che è emerso è preoccupante. L’esposizione bancaria del Centro di ricerca è pesante e 600 lavoratori altamente qualificati rischiano il posto. Nel gennaio 2011 Regione Lombardia con la scelta di costituire la Fondazione , proprietaria del centro di ricerca, ha assunto su di sé una forte responsabilità. Ora ne deve rendere conto. Deve esplicitare il Piano industriale e fare chiarezza sul rapporto fra la Fondazione e le altre realtà di ricerca biomedica pubbliche e private della regione. E’ necessario, inoltre, sapere se la Fondazione farà ancora parte, come era nel progetto originario, della Città della Salute.

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Violenza sulle donne-I presidi rischiano di chiudere per la crisi, la Regione destini loro da subito i fondi stanziati dalla legge

La pesante crisi che ha colpito il Paese e la conseguente riduzione dei trasferimenti nazionali su Enti locali e Regioni rischia di portare alla chiusura di molti presidi attivi sul territorio nel contrasto alla violenza sulle donne. Per scongiurare questo rischio abbiamo chiesto alla giunta con un ordine del giorno bipartisan, approvato oggi in Consiglio, di destinare loro da subito i fondi stanziati dalla legge stendendo al più presto il piano pluriennale previsto dalla legge  stessa e emanando i relativi bandi. Inoltre, poichè la struttura delle Pari opportunità della Regione, a differenza degli anni scorsi, non ha ancora previsto bandi dedicati, abbiamo chiesto di reintrodurre tra le priorità individuate per i bandi 2012 emanati dalla stuttura stessa il tema della violenza contro le donne.

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La legge 194 disattesa in Lombardia. I numeri ufficiali sull’obiezione non sono convincenti. Chiediamo altri dati per fare chiarezza

In Lombardia la legge 194 rischia di essere disattesa. A dimostrarlo basterebbero i dati sul numero di obiettori diffusi a seguito di una nostra interrogazione dall’assessore alla Sanità, Bresciani: a obiettare, infatti, sarebbero il 67% dei ginecologi, il 47% degli anestesisti e il 40,3% dei paramedici. Ma ce’è di più. Una ricerca pubblicata il 5 giugno scorso da Il Sole 24 ore riporta dati molto diversi i da quelli ufficiali: nella Asl di Monza secondo i numeri della Regione i non obiettori sarebbero il 50%, in realtà secondo la ricerca sarebbero solo 5 su 62, tanto che due strutture per garantire gli interventi devono chiamare medici gettonisti. Per fare chiarezza sullo stato di attuazione della legge 194 e verificare la correttezza dei dati forniti dall’assessore Bresciani abbiamo presentato una nuova interrogazione in cui chiediamo i dati sull’obiezione suddivisi per singoli presidi ospedalieri e il tasso di mobilità extraprovinciale e extraregionale delle pazienti,oltre alle strutture in cui sono chiamati a operare medici gettonasti.

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