Archivi del mese: giugno 2012

Approvata la legge contro la violenza sulle donne- Approdo del lungo cammino a fianco dei servizi e dei centri antiviolenza

Oggi il consiglio regionale ha approvato all’unanimità la legge di contrasto alla violenza sulle donne ,elaborata, in quattro mesi di intenso impegno, da un gruppo di lavoro bipartisan. La legge è il frutto di una buona mediazione fra i progetti di legge presentati da Pd, Sel, Pdl e uno di iniziativa popolare e ne accoglie in grande parte i contenuti. Un risultato importante, reso possibile anche dalla mobilitazione delle promotrici del progetto di legge di iniziativa popolare. Si tratta di una buona legge, che da una risposta alla mancanza di strumenti di tutela dalla violenza delle donne in Italia, denunciata ieri anche dall’Onu, sana un vuoto legislativo e interviene finalmente su un fenomeno che, come testimoniano anche i tragici episodi recenti di cronaca, è in costante crescita. La legge che condanna ogni tipo di violenza fisica, sessuale psicologica ed economica, prevede l’istituzione di un tavolo permanente composto per metà dai rappresentanti delle associazioni e per metà da quelli istituzionali, con funzioni non solo consultive, ma di proposta degli interventi. Prevede, inoltre la creazione di una rete, di cui faranno parte i centri antiviolenza e di accoglienza che da anni operano sul territorio e hanno maturato una straordinaria esperienza. Uno dei punti forti del documento è proprio la valorizzazione di questo patrimonio, fondato sulla solidarietà fra donne. La legge stabilisce ,inoltre, un piano pluriennale che individui criteri e modalità di intervento Altro punto centrale del documento è la formazione degli operatori, necessità espressa anche da chi si impegna nel soccorso alle donne maltrattate, che fino ad oggi è stata affidata solo all’iniziativa volontaria. Prevede,inoltre, programmi educativi, sia per fornire strumenti in grado di riconoscere eventuali casi di violenza o maltrattamento, sia a diffondere, fin dall’infanzia, una cultura mirata al rispetto di genere. Il finanziamento per il 2012 è di un milione di euro. Una cifra significativa, che dovrà essere stanziata entro quest’anno. La necessità è quella di emanare subito i bandi e individuare le linee di finanziamento. Una dilazione, vista l’urgenza dell’attuazione degli interventi, non sarebbe in alcun modo accettabile. Per questo ne seguiremo passo il processo di attuazione e vigileremo perché i tempi stabiliti per l’erogazione dei finanziamenti siano rispettati. Ci impegneremo a far si che il piano pluriennale sia approvato al più presto dal Consiglio e seguiremo passo passo l’attività di monitoraggio del fenomeno. Ad oggi infatti in Lombardia non esistono dati ufficiali. Per poter arrivare ad avere un quadro complessivo è necessario avviare un lavoro di collaborazione con i centri antiviolenza e gli altri servizi già operativi.

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Per avere una giunta e un consiglio più rosa si abolisca il listino e si i preveda la doppia preferenza di genere

Le donne in giunta sono più delle elette in Consiglio. E’ stata questa la difesa di Formigoni all’accoglimento da parte del Consiglio di Stato, avvenuto ieri a Roma, del ricorso promosso da tre associazioni femminili contro una Giunta troppo poco rosa, in contrasto con quanto prevede lo Statuto.  Non è accettabile. Se Formigoni avesse voluto più donne in Consiglio regionale avrebbe potuto candidarne di più nel suo listino, dove invece su sedici nomi hanno trovato posto, peraltro  per ordini superiori, solo due rappresentanti del genere femminile: Nicole Minetti e Monica Rizzi.  

Per questo con Arianna Cavicchioli  ho voluto avanzare  una proposta, che  è  una sfida: Il presidente ha un modo per dimostrare di aver acquistato maggior sensibilità in materia; può finalmente invitare la sua maggioranza ad approvare una nuova legge elettorale regionale che, come noi abbiamo proposto da tempo, abolisca il listino bloccato e preveda la doppia preferenza uomo donna. In questo modo in Consiglio ci sarebbero sicuramente più donne, e tutte elette  dal voto popolare.

 

 

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Legge 194 disattesa in Lombardia. Per Bresciani è al 63,6% ma secondo altre testimonianze sarebbe ancora più alta

 Anche in Lombardia c’è una forte criticità nell’ attuazione della legge 194 i per l’alto numero di medici obiettori .Per questo ho presentato un’interrogazione all’assessore alla Sanità, Bresciani in cui si chiedevano i dati sul numero di obiettori di coscienza e sul numero di interruzioni volontarie di gravidanza in Lombardia nel 2011. Bresciani, rispondendo all’interrogazione in commissione, ha si sostenuto che il diritto delle donne è garantito, ma ha ammesso che esistono criticità, legate al fatto che il numero di medici obiettori è molto alto, la media regionale è del 63,&% per i ginecologi, del 41,3% per gli anestesisti e del 43,1% per i paramedici, il che costringe i non obiettori a dedicarsi esclusivamente alle interruzioni volontarie di gravidanza. I dati forniti dall’assessore evidenziano forti criticità, soprattutto in alcune province della regione. A Treviglio i medici non obiettori sono solo 4, tanto che nel 2011 sono state eseguite solo dieci interruzioni volontarie di gravidanza. Su 28 ginecologi infatti 24 sono obiettori. Lo stesso si può dire di Niguarda a Milano, dove su 24 medici 20 sono obiettori; all’azienda ospedaliera della Valtellina, che comprende Sondrio Chiavenna e Sondalo, i non obiettori sono solo tre. Per non parlare di Como dove gli obiettori sono l’88,5%. Ci sono solo 3 non obiettori, a fronte di 346 interruzioni volontarie di gravidanza eseguite nel 2011. Ma c’è di più. Diverse testimonianze evidenziano differenze fra i dati dichiarati e la situazione reale. A Monza i non obiettori, secondo i dati forniti da Bresciani, sono il 50%. In realtà, secondo altre fonti, sono 52 su 58. Stesso problema si riscontrerebbe in provincia di Mantova dove i medici non obiettori sarebbero in tutto 10, suddivisi nei tre presidi ginecologici (Mantova, Pieve di Coriano e Asola) e non 13, come invece risulta dai dati dell’assessorato. Situazione analoga a Sondrio dove i non obiettori non sarebbero quattro ma uno. Qui inoltre, su tre reparti di ostetricia e ginecologia, Sondrio, Sondalo e Chiavenna, solo nel primo vengono effettuate interruzioni volontarie di gravidanza. Anche all’ospedale Riuniti di Bergamo i non obiettori sarebbero 3 e non 7. Per verificare la correttezza dei dati forniti dall’assessore Bresciani presenteremo una nuova interrogazione in cui chiederemo i dati sull’obiezione suddivisi per singoli presidi ospedalieri e il tasso di mobilità dei pazienti fra le diverse strutture. Per garantire una compiuta applicazione di una legge e la libera scelta delle donne abbiamo chiesto, inoltre, che si mettano in atto alcune modifiche organizzative:bandi su progetto per l’assegnazione di ore di attività medica finalizzate alle interruzioni volontarie di gravidanza, fino ad arrivare a pensare a interventi più strutturati di mobilità del personale.

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Ripensare la sanità lombarda. Più trasparenza e controlli

  La necessità di un sistema di controlli più efficaci nella sanità lombarda dopo il caso delle presunte irregolarità nell’assegnazione di progetti di sperimentazione agli ospedali di Niguarda, Lecco, Busto Arsizio e Saronno è, se possibile, ancor più  evidente. Per questo ho voluto ribadirlo, insieme a Gian Antonio Girelli, al workshop “Ripensare la sanità”,  che si è tenuto ieri nel corso della tre giorni organizzata dal PD lombardo per dialogare  su una  nuova Lombardia.

Servono controlli più stringenti in tutti gli enti accreditati nel sistema sanitario regionale:  la  necessità non è più prorogabile, per cui occorre rendere trasparenti anche i bilanci dei privati che erogano prestazioni sanitarie. Sul tema dei controlli  al workshop è intervenuto anche Gabriele Pelissero, presidente nazionale  dell’ Associazione italiana ospedalità privata, che ha ammesso “Occorre trovare meccanismi di controllo di qualità”.

Francesco Longo  del CERGAS Bocconi  ha sottolineato come non sia più tempo per la Lombardia di confrontarsi con le altre regioni italiane. “E’ matura la stagione- ha detto- per iniziare a mettere a fuoco temi europei, come, ad esempio, il lancio di un fondo assicurativo integrativo per l’odontoiatria”.

Quello che serve, abbiamo voluto sottolineare, è una nuova governante, costituita da tutti gli attori che operano nel complesso sistema della sanità regionale . Infine, come affermiamo da tempo, serve una nuova modalità di scelta dei direttori sanitari.

 

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Oggi alla manifestazione promossa dalla Ledha. Per le persone con disabilità necessario l’impegno della Regione

Oggi ho aderito alla manifestazione promossa dalla Ledha e dalle altre associazioni che operano a sostegno delle persone con disabilità. Riconfermo il mio sostegno alle loro istanze che rispondono alla necessità di dare una risposta al pesante taglio operato dal precedente governo di centro destra sul fondo nazionale per le politiche sociali, una risposta che deve venire anche da Regione Lombardia. Proprio oggi in commissione Sanità discuteremo la variazione di bilancio che prevede di riportare a 70 milioni di euro lo stanziamento sul fondo sociale regionale. Come già lo scorso anno, infatti, la giunta ha deciso solo all’ultimo momento di aggiungere 30 milioni ai fondi previsti, questo per rimediare ai tagli che sarebbero altrimenti stati insostenibili. Questa modalità non è più accettabile perché non da garanzia di continuità di finanziamento e quindi di effettiva realizzazione dei progetti e degli interventi sia delle associazioni che dei Comuni, E’, inoltre, necessario capire la destinazione effettiva di questi fondi anche, come chiedono le associazioni, per i progetti a sostegno della vita indipendente, fondi che comunque non sono sufficienti.

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Adesione all’appello in difesa della 194, ricevute le firme raccolte da Snoq

 Le donne di Snoq che hanno aderito alla campagna lanciata dalla Consulta di bioetica “Il buon medico non obietta”  mi hanno consegnato oggi  le firme raccolte in tutto il Paese in difesa della 194.   Ho voluto  aderire all’appello di Snoq perché convinta che la legge 194  che ha   permesso di contrastare la piaga dell’aborto clandestino e portato  in  30 anni a quasi dimezzare le interruzioni volontarie di gravidanza  sia  ancora una volta sotto attacco, come dimostra  la manifestazione del movimento per la vita del 13 maggio scorso .   Il mio impegno resta quello di difenderla e di difenderne l’applicazione. Per questo ho presentato, con altri consiglieri un’interrogazione all’assessore Bresciani in cui  si chiede  che in Lombardia sia applicata la legge . Ad oggi infatti non è così. Il 67 % dei ginecologi sono obiettori,   in certe province è necessario attendere 15 giorni per un intervento.  L’assessore Bresciani non ha risposto  all’interrogazione nei tempi previsti dal regolamento. Abbiamo chiesto che  ci risponda in commissione.

 

 

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I doveri di un uomo pubblico

 Condivido questa riflessione con la collega Arianna Cavicchioli.

La giornalista del Corriere Marina Terragni ci informa sul suo blog (http://blog.iodonna.it/marina-terragni/2012/05/31/il-vicepresidente-lombardo-a-processo-in-contumacia/) del più recente sviluppo di una vicenda incresciosa che vede protagonista il vicepresidente della Regione Lombardia, il leghista Andrea Gibelli. La vicenda merita cautela e rispetto delle persone coinvolte, tra le quali due minori, ma ha un aspetto su cui non vogliamo sorvolare. Il fatto è che ieri a Lodi, davanti al Giudice di pace, si è tenuta l’udienza di una vicenda che si protrae dal 2009, e che vede Gibelli accusato di minacce e percosse alla ex moglie, costituitasi parte civile contro di lui per un episodio verificatosi il 15 ottobre di quell’anno. Non sta a noi entrare nel merito della vicenda, su cui il giudice dovrà stabilire la verità e, nel caso, le giuste sanzioni, ma c’è un punto su cui è opportuno spendere una parola.

L’udienza di ieri si è tenuta, sempre secondo Terragni, senza il vicepresidente della Regione, che è stato dichiarato contumace. Era presente il suo avvocato, che ha presentato eccezioni procedurali respinte dal giudice. Per tutte le udienze precedenti Gibelli si è reso irreperibile, così da bloccare il processo alle sue fasi iniziali. Ecco, questo comportamento ci colpisce. In Consiglio regionale stiamo faticosamente cercando di istruire una legge per il contrasto alla violenza sulle donne, che è un tema importante, da affrontare senza timidezze. La nostra sensibilità, che vorremmo veder condivisa da tutta l’assemblea, ci fa dire che un uomo pubblico non dovrebbe avere ombre sotto il profilo del rispetto per le donne. E dovrebbe essere suo interesse affrontare il giudizio per fugare qualsiasi dubbio in merito.

 

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