Archivi del mese: maggio 2012

Chiediamo alla giunta il massimo impegno per realizzare la Città della salute

Il massimo impegno per realizzare la Città della salute. Questa la richiesta che il consigliere Gianantonio Girelli ed io abbiamo rivolto alla giunta regionale. La necessità di realizzare un grande polo pubblico di cura e ricerca avanzata che unisca due grandi eccellenze, Istituto Tumori e Besta è evidente. La realizzazione di una sola sede infatti, che integri impianti, servizi generali e tecnologia è l’unico modo per ammodernare i due istituti, a fronte di risorse economiche ridotte e per rispondere alle richieste di cura che vanno e andranno sempre di più oltre l’ambito metropolitano e regionale, il 60% dei pazienti infatti già oggi non è milanese. Il nuovo polo, inoltre,potrà dare nuovo impulso alla ricerca scientifica non solo nella regione ma in tutto il Paese. Nella scelta dell’area, che sarà comunque afferente alla Asl di Milano, è necessario rispondere a requisiti di economicità,qualità e urgenza. A questo proposito non si può non sottolineare che l’area Falck di Sesto San Giovanni presenta caratteristiche adeguate alle esigenze del nuovo polo: l’area è messa a disposizione dal Comune gratuitamente da subito, le bonifiche sono già previste e i tempi di attuazione sono già programmati. L’area è inoltre facilmente accessibile sia per i cittadini lombardi che per chi arriva da fuori regione. Infine, ma non certo per importanza, il servizio di pronto soccorso e gli interventi di emergenza necessari sarebbero garantiti dai vicini ospedali Bassini e di Sesto san Giovanni, oltre che da Multimedica e Cto. Anche oggi l’incontro sulla Città della salute non è stato risolutivo. Il nostro auspicio e la nostra richiesta alla giunta regionale è che siano rispettati gli impegni presi e che il 13 giugno prossimo sia assunta una decisione definitiva, così come chiesto oggi da Besta , Istituto dei tumori e ministero della Salute.

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Ombretta Colli si impegni perché la legge regionale contro la violenza sulle donne sia approvata e finanziata

La violenza sulle donne è una questione troppo seria per farne della mera strumentalizzazione politica. Non si può ridurre a una scusa per attaccare il sindaco di Milano. Per questo a al sottosegretario alle Pari opportunità, Ombretta Colli che oggi per fronteggiare l’emergenza stupri propone colonnine sos per chiedere aiuto voglio dire che ognuno deve fare il suo mestiere e non altro. La Colli dovrebbe impegnarsi perche l’istituzione in cui opera faccia la sua parte in difesa delle donne, ovvero approvi al più presto il progetto di legge contro la violenza sulle donne. Ma non solo. Come sottosegretario alle Pari opportunità dovrebbe assumersi l’onere di garantire che questa legge sia finanziata. Senza fondi infatti non è possibile attuare nessun intervento serio di contrasto alla violenza sulle donne sul piano educativo, assistenziale e della sicurezza. A questo proposito auspico che oggi il gruppo ristretto che da mesi è impegnato sul progetto di legge concluda i lavori in modo che il provvedimento possa arrivare in aula entro il mese di giugno. Ricordo che ad oggi la Lombardia è una delle pochissime regioni del Paese a non aver ancora approvato una legge su questo tema.

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La Regione si impegni per garantire il trasporto e l’assistenza degli studenti disabili delle scuole superiori

 

 In Lombardia agli studenti disabili delle scuole superiori non è garantito il trasporto a scuola e l’assistenza in aula. Una situazione gravissima, che pesa su migliaia di famiglie e rischia di non essere risolta a causa del mancato intervento della Regione. Il servizio di trasporto ai disabili infatti, secondo due sentenze del Tar, farebbe capo alle Province che però, a causa dei pesanti tagli, non riescono a sostenerne i costi. Alla Regione spetterebbe dunque coordinare un tavolo interistituzionale in grado di trovare una soluzione condivisa al problema. Regione Lombardia però, anche a causa del cambio di assessore all’Istruzione e alla Formazione, non ha mai avviato il tavolo nè trovato alcuna soluzione condivisa al problema. Per questo, con altri consiglieri del Pd, ho presentato un’ interrogazione in cui chiedo alla giunta quando intende attivare il tavolo interistituzionale e se prevede di stanziare fondi aggiuntivi per il trasporto dei disabili, considerato che Province e Comuni ad oggi sono in grave difficoltà.

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In Lombardia la legge 194 è disattesa: per garantirla necessaria anche la mobilità dei medici

Il 67 per cento dei ginecologi sono obiettori di coscienza,  così come   sono obiettori il 47 per cento degli anestesisti e il 40 per cento dei paramedici. In alcune province i numeri sono ancora più alti:  l’88,5% a Como, l’84,2% a Sondrio, il 76% a Varese. La cifra è più bassa ma comunque significativa a Milano dove  toccano il 56%    Sono questi i dati  da cui prende le mosse un’ interrogazione  sullo stato  di applicazione della legge 194 in Lombardia,  di cui  sono prima firmataria. L’alto tasso di obiettori di coscienza pone le donne nella condizione di attendere l’intervento per molti giorni, spesso anche 15,  e in molti casi di doversi rivolgere alle strutture di altre Province o Regioni.

In sostanza la legge  che ha permesso di contrastare la piaga dell’aborto clandestino e portato  in  30 anni a quasi dimezzare le interruzioni volontarie di gravidanza in Lombardia è disattesa.  Per questo  abbiamo presentato un’interrogazione all’assessore  per chiedere che cosa intenda fare  per assicurarne una piena applicazione.  Per farlo crediamo sia necessario il riequilibrio dell’organico medico e infermieristico così da evitare che i “non obiettori” si occupino solo delle interruzioni volontarie di gravidanza.   Quello che serve è una mobilità del personale, così come stabilito dall’articolo 9 della legge 194.

Che Regione Lombardia non sia impegnata nell’applicazione della legge lo dimostra anche il semplice fatto che l’assessore Bresciani non ha ancora risposto alla nostra interrogazione, depositata il 26 aprile scorso.

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Il sistema delle nomine della sanità da rivedere. Esemplare il caso della Asl di Sondrio

Il sistema delle nomine in Lombardia è da rivedere. A dimostrarlo quanto accaduto alla Asl di Sondrio dove il direttore generale, Nicola Mucci, si è dovuto dimettere in seguito a una sentenza del Consiglio di stato che lo ha definito privo dei requisiti necessari. Ecco i fatti. Mucci, in seguito a un ricorso, era già stato definito privo dei requisiti necessari dal Tar nel dicembre scorso, ma la giunta regionale aveva deciso di impugnare la sentenza e ricorrere al Consiglio di Stato il quale, il 4 maggio scorso, ha confermato il giudizio del Tar. Il caso è esemplare e dimostra l’inefficacia del sistema delle nomine nella sanità in Lombardia. Con altri consiglieri del Pd, nel corso della discussione in consiglio su progetto di legge relativo ad alcune modifiche alla legge regionale 33, avevo proposto alcuni emendamenti, che proponevano requisiti più stringenti per la scelta dei manager sanitari. Non sono stati accolti. A essere recepito è stato solo l’emendamento relativo alla richiesta di un’esperienza quinquennale in una struttura simile a quella che ci si candida a dirigere. Un dettaglio, che nulla toglie al fatto che il sistema delle nomine nel suo complesso non è efficace, ma che da solo, fosse stato in vigore in precedenza, avrebbe impedito da subito la nomina di Mucci ed evitato il susseguirsi dei ricorsi. E’ evidente che il sistema attuale delle nomine è tutto da rivedere. Torneremo a chiedere in commissione la discussione del nostro progetto di legge di riforma.

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Da Cecchetti parole anche condivisibili sul ruolo del Consiglio ma non bastano. Ora è necessario tornare al voto

 Esprimo apprezzamento per le dovute dimissioni di Boni e parziale condivisione del discorso di insediamento di Cecchetti ma ora, per restituire dignità al Consiglio, è necessario andare al voto. Le parole del neo eletto Cecchetti, a cui auguro buon lavoro, non cambiano la sostanza delle cose. Date le condizioni la gestione dell’aula resterà difficile e il rischio della paralisi dei lavori costante. I risultati elettorali, che saranno confermati dai ballottaggi, danno ulteriore forza a quanto stiamo ripetendo da mesi. Il governo della Regione non è più in grado di rappresentare e tutelare i bisogni dei lombardi. Ora è necessario tornare al voto per restituire piena dignità all’istituzione.

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Valmaggi e Girelli:”La città della salute unico modo per sviluppare le enormi potenzialità di Istituto Tumori e Besta”

La Città della salute è l’unico modo per sviluppare le enormi potenzialità di Istituto dei tumori e Besta e rispondere così alle nuove esigenze di cura e ricerca. La necessità di un’unica sede di ricerca clinica e preclinica, che ospiti tutte le attività dei due istituti, nasce anche dalle nuove necessità giunte con le continue scoperte relative al genoma umano e alla medicina molecolare. Tale attività di ricerca, applicata ai pazienti, deve poter contare su dimensioni minime per garantire investimenti efficaci. Per questo crediamo che rinunciare al progetto comune sia arretrare pesantemente rispetto a quello iniziale, perdendo una grande opportunità di rilancio della ricerca clinica pubblica, con capacità attrattiva sul territorio nazionale ed europeo. L’integrazione fra istituto Tumori e Besta rafforzerebbe quelle sinergie che comunque sono state sperimentate in questi anni, sia nel campo della ricerca di base che della neurooncologia pediatrica. Ma non solo. L’unione dei due istituti è anche una concreta occasione di realizzare un centro di ricerca pubblico, che affianchi e bilanci le realtà private già esistenti, di grande prestigio, ma ad eccezione del San Raffaele, tutte monospecialistiche. La necessità è quella di configurare nella grande Milano, intesa come area metropolitana che si estende oltre i confini del capoluogo, un efficace sistema sanitario a rete capace di utilizzare le migliori professionalità, garantendo un’adeguata accessibilità per gli operatori e i pazienti e prevedendo il coinvolgimento delle strutture territoriali. Per tutte queste ragioni crediamo necessaria la realizzazione della Città della salute nell’ambito della necessità di adeguamento del patrimonio sanitario che necessita di ingenti investimenti, di cui peraltro abbiamo già richiamato l’urgenza a livello regionale e nazionale. Questo pur restando consapevoli delle ulteriori esigenze di investimento nella rete dei servizi ospedalieri e territoriali.

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