Archivi del mese: aprile 2012

In Lombardia la legge 194 è disattesa

Il 67 per cento dei ginecologi sono obiettori di coscienza,  cifra che arriva a toccare l’85 per cento nelle province di Como e Sondrio, così come   sono obiettori il 47 per cento degli anestesisti e oltre il 40 per cento dei paramedici.   Sono questi i dati  da cui prende le mosse un’ interrogazione  sullo stato  di applicazione della legge 194 in Lombardia,  di cui  sono prima firmataria. L’alto tasso di obiettori di coscienza pone le donne nella condizione di attendere l’intervento per molti giorni, spesso anche 15,  e in molti casi di doversi rivolgere alle strutture di altre Province o Regioni.

In sostanza la legge  che ha permesso di contrastare la piaga dell’aborto clandestino e portato  in  30 anni a quasi dimezzare le interruzioni volontarie di gravidanza in Lombardia è disattesa.  Per questo  abbiamo voluto chiedere all’assessore  che cosa intenda fare  per assicurarne una piena applicazione, come intenda garantire il riequilibrio dell’organico medico e infermieristico così da evitare che i “non obiettori” si occupino solo delle interruzioni volontarie di gravidanza. Abbiamo chiesto, infine,di conoscere i dati degli interventi eseguiti e il numero di obiettori nelle singole strutture sanitarie.

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Nomine Sanità-Un secco no alla finta riforma voluta da Pdl e Lega

Un provvedimento che si riduce a mere modifiche amministrative. In questo si traduce  il progetto di legge relativo ad alcune modifiche alla legge regionale 33 (sull’organizzazione del sistema sanitario) approvato oggi in aula. La maggioranza  ha rinunciato così a rivedere alla radice il sistema di nomine dei direttori generali delle strutture sanitarie. Insieme agli altri consiglieri del Pd avevo proposto alcuni emendamenti, che proponevano requisiti più stringenti per la scelta dei manager sanitari: il limite di età di 65 anni, l’istituzione di una commissione terza, che aveva come scopo la valutazione preventiva delle professionalità e dei curriculum presentati, così da non affidare alla sola giunta la scelta e limitare la discrezionalità della politica nella nomina. Alcuni emendamenti non avrebbero fatto altro che recepire norme già inserite nella proposta di decreto legge nazionale. Ma non sono stati accolti, così come non sono stati accolti gli ordini del giorno che chiedevano una vera riforma della Sanità. A essere accolto  è stato solo un emendamento relativo alla richiesta di un’esperienza quinquennale in una struttura simile a quella che ci si candida a dirigere. Un dettaglio, che nulla toglie al fatto che la maggioranza si è rifiutata di ascoltare le ragioni delle opposizioni. Si è barricata su posizioni pregiudiziali e non ha colto la nostra volontà di migliorare il provvedimento. Abbiamo bocciato il loro mancato coraggio. In un momento di grave crisi della sanità lombarda ci saremmo aspettati dalla maggioranza la disponibilità a varare una vera riforma. Non è stato così. Torneremo a chiedere in commissione la discussione del nostro progetto di legge di riforma del sistema delle nomine sanitarie.

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La scelta di Boni giusta ma tardiva. E’ ora di tornare al voto

La scelta di Davide Boni di dimettersi è giusta ma tardiva.  Ora  ci ritroviamo per l’ennesima volta nella necessità di ricomporre l’ufficio di presidenza. E la stessa condizione riguarderà la giunta. Mi chiedo cosa impedisca alla maggioranza di vedere ciò che è più che evidente, che questa situazione mette in seria difficoltà due istituzioni, il Consiglio e la giunta,che dovrebbero operare nell’interesse dei cittadini lombardi e che invece sono perennemente impegnate  in ricomposizioni e equilibri interni.

 E’ giunta l’ora  di ridare la parola agli elettori e tornare alle urne.

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La Regione non può decidere da sola sul destino dei patrimoni di ospedali e Asl

Regione Lombardia non può decidere da sola sul destino dei patrimoni di ospedali e Asl. Questo quanto ho affermato oggi in aula nel corso della discussione sul progetto di legge “CresciLombardia”, che all’articolo 20 stabilisce norme sulla gestione e le eventuali alienazioni dei patrimoni delle strutture sanitarie. Queste proprietà sono in gran parte frutto delle eredità di privati e enti locali, non appartengono quindi solo alla Regione Lombardia ma a tutta la comunità. Per questo ogni scelta relativa alla loro alienazione o dismissione deve essere compiuta con il coinvolgimento delle direzioni delle Asl e dei Comuni, oltre che della Terza commissione sanità, come avevamo già chiesto in occasione della discussione sulla possibile dismissione del patrimonio del Policlinico. Per questo ho chiesto che l’articolo 20 sia stralciato dal progetto di legge e che la norma sia trattata in un altro progetto ad hoc e questo solo dopo essere stata discussa nelle commissioni competenti, prima fra tutte la Terza, come non è accaduto fino ad oggi.

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