Violenza donne – La Regione riconvochi al più presto il tavolo antiviolenza

Nella riunione del tavolo antiviolenza di questo pomeriggio non è stata accolta la richiesta, avanzata con me, da rappresentanti delle istituzioni, da alcuni Comuni capofila delle reti antiviolenza e dai centri antiviolenza stessi, di discutere da subito della gestione sicura dei dati nel sistema di monitoraggio del fenomeno e dello stato di pubblico ufficiale delle operatrici e dei centri. Per questo si è verificata la rottura del tavolo stesso.

Con questa preclusione si rischia di mettere in discussione il lavoro svolto negli anni dal tavolo antiviolenza per la piena e buona applicazione della legge regionale.

Per questo auspico la riconvocazione del tavolo sui temi non affrontati oggi e la riapertura di un dialogo profiquo che veda coinvolti tutti i soggetti che compongono la rete antiviolenza regionale.

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Legge terzo settore – La Regione ritiri il ricorso

welfare-300x216La Regione sbaglia a fare ricorso alla Corte costituzionale contro la legge nazionale sul terzo settore. È una posizione ingiustificata, che sa tanto di ritorsione politica. Ci siamo attivati per ottenere copia del ricorso ma chiediamo fin da ora alla Giunta regionale di ripensarci e di ritirarlo. Lo stesso tema aveva fatto sollevare diverse perplessità da parte delle rappresentanze lombarde del non profit, come il Forum del terzo settore e il Coordinamento regionale dei centri servizi per il volontariato, che lamentano di non essere state nemmeno informate del ricorso, nonostante proprio oggi sia previsto un incontro in Regione per discutere i provvedimenti attuativi dello stesso provvedimento che la Regione ha impugnato.

Il ricorso della Regione dimostra ancora una volta quanto abbiamo toccato con mano in questi anni: il volontariato e l’associazionismo sono considerati soggetti da coinvolgere solo quando tutto è già deciso; non c’è alcuna compartecipazione e programmazione condivisa. Logiche che fanno pensare al piccolo cabotaggio e non al riconoscimento della dignità e dell’importanza del terzo settore, come sancito invece dalla riforma nazionale.

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Ex Alstom (Ge) – Importante il sostegno di tutte le istituzioni per salvare i posti di lavoro e favorire la reindustrializzazione

fotoalstomSi è svolta oggi in commissione una nuova audizione sulla situazione occupazionale dell’ ex Alstom Power (acquisita da General Electric) di Sesto San Giovanni. Erano presenti i rappresentanti sindacali e del Comune di Sesto San Giovanni ma non la proprietà, la cui assenza è stata stigmatizzata dai consiglieri regionali. L’indisponibilità di GE è stata rilevata anche da ARIFL presente all’audizione.

Oltre un anno fa il Pd regionale si era fatto promotore di una mozione per la salvaguardia dei posti lavoro: 236 nel 2016, su 400 lavoratori all’attivo (dunque oltre la metà), per effetto della cessazione dell’attività e di un pesante ridimensionamento dei servizi.

Il tema non è mai stato solo la difesa dei posti di lavoro ma anche la tutela delle attività produttive presenti sul territorio sestese. Abbiamo sempre cercato di evitare che la dismissione di parte del sito portasse ad un’immediata procedura di licenziamento collettivo, ma GE non è mai stato un interlocutore disponibile, nonostante i contributi nazionali e regionali ricevuti.

Ora guardiamo all’incontro al MISE del 19 ottobre prossimo nel quale l’impegno di tutte le istituzioni locali deve essere massimo e condiviso, per salvaguardare i 50 lavoratori recentemente licenziati. Per questo va portato avanti il progetto di reindustrializzazione, che rappresenta un obiettivo importante contro la desertificazione industriale e per l’indotto, oltre che per gli ex dipendenti. Serve poi  trovare il modo di prolungare il periodo degli ammortizzatori sociali in scadenza a fine anno.

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Il sostegno ai disabili gravi poteva essere finanziato con le risorse destinate al referendum

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La Lombardia con una delibera di fine 2016, ha scelto di dimezzare le risorse per molti cittadini con una gravissima disabilità che precedentemente, cumulavano due misure, arrivando ad un bonus di 1800 euro al mese, ora ridotti a 1000 euro.

Dalla risposta all’interrogazione presentata oggi in aula all’assessore Brianza abbiamo appreso che ad oggi non esiste ancora la certezza su quali saranno le modalità di riparto definitivo; sappiamo però che per i cittadini affetti da gravi patologie, come la SLA, la possibilità di vedersi reintegrato il buono, è scarsa.E tutto questo a fronte di un aumento delle risorse nazionali ripartite a Regione Lombardia a inizio settembre: infatti il Fondo per la non autosufficienza rispetto al 2016 è cresciuto del 15%.

Resta il problema per quelle persone che sono passate ad un bonus da 800 euro in meno. Per garantire loro un adeguato sostegno a proseguire la loro vita nella propria casa, basterebbero parte di quelle risorse che invece sono state utilizzate per un referendum inutile, come quello del 22 dicembre.

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Polemiche sulla Catalogna inutili e inopportune

No a polemiche sulla Catalogna. La decisione di non sottoscrivere un documento sulla crisi catalana proposto in ufficio di presidenza nasce dal fatto che non ritengo utile ed opportuna una presa di posizione dell’Ufficio di presidenza. Credo che la situazione sia così complicata che ogni presa di posizione potrebbe essere male interpretata o peggio strumentalizzata.Si tratterebbe, inoltre,di un’eccezione, poiché non mi risulta che in passato l’Udp abbia espresso valutazioni politiche, per di più su  particolari fatti  internazionali, senza aver ricevuto un preciso indirizzo di tutto il Consiglio.

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Città della salute – Bene l’accordo per la Scuola di alta formazione. Ora la Regione metta a bilancio le risorse necessarie

cittàsalutesestoBene la ratifica dell’accordo per la realizzazione della Scuola di alta formazione universitaria. Ora la Regione metta a bilancio le risorse necessarie. Dopo l’annuncio dato oggi dalla Regione, a seguito di un incontro al Comune di Sesto San Giovanni ci aspettiamo da Maroni un impegno economico conseguente nel bilancio di quest’anno. Un impegno che, secondo quanto dichiarato nei mesi scorsi, dovrebbe ammontare a 10 milioni di euro.

Nei prossimi giorni depositeremo un’interrogazione in consiglio, analoga a quella già presentata al Comune di Sesto San Giovanni dalla consigliera Monica Chittò a nome del gruppo Pd, per fare chiarezza sull’iter di realizzazione della Città della ricerca e della salute. La Regione deve rendere conto dello stanziamento delle risorse, dello stato di avanzamento del progetto, dell’impegno effettivo della società MilanoSesto a completare il percorso di bonifica e realizzare le opere urbanistiche e viabilistiche necessarie. Da spiegare, inoltre, la tempistica prevista per la firma definitiva del contratto per la realizzazione dell’opera.

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Passano gli anni ma gli scandali nella sanità lombarda restano

Passano gli anni, gli scandali nella sanità lombarda restano. E dalla vicenda Santa Rita a Lady Dentiera fino ad oggi lo schema è analogo, le truffe di alcuni vanno a danno della salute delle persone che si affidano alla sanità lombarda, senza contare la perdita di denaro per le casse pubbliche. E la Regione? Maroni ha creato un’agenzia, l’Arac, un sottosegretario alla trasparenza, comitati di controllo vari, ma a fermare i comportamenti illeciti deve sempre arrivare la magistratura, magari per la denuncia di un operatore onesto. È evidente che il sistema regionale dei controlli è da rivedere, perché non funziona. La nuova inchiesta sulla sanità lombarda, che ha coinvolto diversi medici di medicina generale, ortopedici e un’azienda produttrice di protesi lo dimostra.

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Presidio dei centri antiviolenza a palazzo Lombardia – No all’obbligo di denuncia. Necessario tutelare la sicurezza delle donne

WhatsApp Image 2017-09-12 at 17.43.16No all’obbligo di denucia. Necessario tutelare la sicurezza delle donne. Queste le parole d’ordine che, con molti altri esponenti del Partito democratico, abbiamo voluto ribadire oggi al presidio promosso dalla Rete lombarda dei centri antiviolenza a Palazzo Lombardia per protestare contro la politica della Regione in tema di violenza sulle donne.
La Regione, con un semplice decreto dirigenziale, ha equiparato i centri antiviolenza a un servizio pubblico, mentre anche nella legge regionale sono considerati soggetti distinti dalle unità di offerta. In questo modo ha imposto di fatto alle operatrici dei centri l’obbligo di denuncia, anche senza il consenso delle donne. SI tratta di un provvedimento inaccettabile, sia dal punto di vista formale che sostanziale. Formale perché per trasformare in incaricate di pubblico, quindi equiparate a medici e forze dell’ordine, le operatrici di centri di natura privata non basta un decreto, anzi la materia non è neppure di competenza regionale. Sostanziale perché l’obbligo di denuncia, oltre che violare la libertà di scelta delle donne, ne mette in serio pericolo la sicurezza.
La giunta regionale ha, inoltre, imposto la registrazione del codice fiscale delle donne che si rivolgono ai centri antiviolenza, un provvedimento che potrebbe contrastare con la modalità di lavoro improntata alla riservatezza dei centri. La Regione ha chiuso ogni interlocuzione, non tenendo in alcun conto le loro richieste. Non è questo il modo di operare di un ‘istituzione che sarebbe invece tenuta a tenere in considerazione il lavoro di chi opera da più di 30 anni nel settore, sia pure conciliandole con le esigenze di monitoraggio costante dell’entità del fenomeno e di rendicontazione della spesa.
Per questo chiediamo sia riaperto al più presto un dialogo con i centri antiviolenza, a partire dalla convocazione del tavolo antiviolenza.

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Vaccini – Essenziale realizzare l’anagrafe unica prima dei tempi previsti dalla Regione

La Vice Presidente Valmaggi intervistata dalla Rai dopo l'interrogazione posta in aula all'Assessore al Welfare Gallera in merito all'anagrafe vaccinale regionale

La Vice Presidente Valmaggi intervistata dalla Rai  in merito all’interrogazione posta in aula all’Assessore al Welfare Gallera sull’anagrafe vaccinale regionale

Prendiamo atto positivamente del fatto che, sia pur tardivamente, Regione Lombardia ha deciso di applicare in toto la normativa nazionale sui vaccini (119/2017). La decisione tardiva ha comunque generato incertezza e caos per le famiglie lombarde dato che Regione Lombardia ha scelto di  non inviare direttamente ai genitori i certificati vaccinali, scelta opinabile che risponde unicamente, come abbiamo appreso in aula oggi dall’assessore Gallera, a logiche di risparmio. Nell’interrogazione che ho posto oggi in aula ho chiesto poi  la tempistica di realizzazione dell’anagrafe unica regionale; Gallera ci ha assicurato di aver attivato un percorso per costituire l’anagrafe unica regionale entro la fine del 2017, avendo recentemente acquisito, attraverso Lombardia Informatica, il codice sorgente dell’applicativo già in uso in Veneto e di procedere, entro il 2018, alla sua diffusione in tutta la Lombardia.

Auspico che questa tempistica sia rispettata e anzi anticipata, in modo da non trovarsi impreparati di fronte alle emergenze, come già accaduto in passato, con la patologia del morbillo. L’anagrafe vaccinale omogenea è inoltre uno strumento strategico per la piena applicazione della legge.

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Vaccini – Finalmente la Regione ha deciso di applicare pienamente la legge. Ora l’anagrafe vaccinale regionale

Prendiamo atto del fatto che Regione Lombardia applicherà pienamente la legge nazionale sui vaccini (119/2017). La decisione tardiva ha comunque generato incertezza e caos per le famiglie che a oggi non hanno saputo quale percorso intraprendere. La quasi totalità delle regioni, a prescindere dal colore politico ha invece scelto di svolgere un ruolo proattivo nell’applicazione della legge, direttamente o per mezzo delle proprie aziende sanitarie locali, attraverso l’invio diretto alle famiglie, nei tempi previsti dalla legge, dell’attestazione della avvenute vaccinazioni o della segnalazione della situazione di inadempienza. Le regioni che, in un’ottica di semplificazione, hanno inviato alle famiglie attestazioni o segnalazioni di inadempienza sono Val d’Aosta, Piemonte, Liguria, Alto Adige, Veneto, Emilia Romagna, Toscana, Marche, Umbria, Lazio, Abruzzo, Puglia, Basilicata, Calabria, Sicilia.
Come Pd abbiamo appena presentato un’interrogazione a risposta immediata da discutere venerdì in aula, nella prossima seduta di Consiglio regionale, per chiedere quali iniziative Regione Lombardia stia assumendo per dotarsi di un sistema informativo vaccinale regionale unico e quale sia l’eventuale cronoprogramma per portare a compimento l’obiettivo. L’anagrafe vaccinale omogenea è uno strumento strategico per la piena applicazione della legge.

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