La Regione sui cronici ha fatto flop. Ha aderito un terzo dei medici, solo uno su quattro a Milano

fotocronicitaAssieme al mio collega in Consiglio regionale Carlo Broghetti ho contestato i dati di Regione Lombardia in merito all’adesione dei medici di famiglia al bando per diventare gestori della cronicità, come previsto dalla recente riforma voluta dalla giunta Maroni.

In Lombardia i medici di medicina generale, come tecnicamente si chiamano, secondo i dati ufficiali presenti sui portali delle otto ATS lombarde sono 6.630, e non 5.364 come detto ieri dalla Regione in una nota ufficiale dell’assessore alla sanità Giulio Gallera. Ne discende che i 2.392 medici che hanno aderito entro lunedì 31 luglio, alla scadenza del bando, non sono il 45% ma il 36%. La prova che anche la Regione ritenga fallimentare l’adesione è che la scadenza del bando è stata posticipata di due mesi.

I dati certificano che la riforma di Gallera è un fallimento e lo è ancora di più in realtà complesse come la città di Milano, dove è più alta la presenza di anziani soli e minore l’adesione dei medici. Solo un terzo dei medici ha dato la disponibilità a diventare punto di riferimento per i malati cronici, con il dato peggiore di uno su quattro nella città metropolitana. Del resto, se non fosse così non avrebbero prolungato il bando. Il fatto è che finché la Regione non metterà a disposizione degli spazi fisici dove i medici possano lavorare in aggregazione e dove i cittadini possano trovare, vicino a casa, chi si prenda cura di loro, il problema della presa in carico dei pazienti cronici non sarà risolto, anzi, aumenteranno i disagi e la disparità tra i cittadini.

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La concorrenza fra Di Stefano e Maroni danneggia la candidatura di Ema

agenzia-europea-del-farmacoMentre il presidente Maroni afferma con sicurezza che “se tra le condizioni per vincere dovesse esserci che il Pirellone vada a Ema definitivamente credo dovremmo dire sì” il sindaco di Sesto San Giovanni, Di Stefano propone un trasferimento dell’agenzia sull’area della Città della Salute. Una contraddizione plateale, tutta interna al centro destra, che danneggia la candidatura e compromette l’immagine del sistema Lombardia in Europa. È chiaro per me che ogni iniziativa che porti alla valorizzazione della Città della ricerca e della salute e al rilancio di tutte le aree ex Falck deve essere presa in considerazione ma questo non può avvenire lanciando sfide volte ad ottenere solo una visibilità mediatica, che potrebbero danneggiare il sistema nel suo complesso, senza ottenere alcun risultato. Devono essere attuate sinergie coerenti e proficue per tutta l’area metropolitana. Una logica che pare essere estranea al centro destra.

Dal nuovo sindaco mi aspetto che segua costantemente e con attenzione il delicato passaggio di proprietà delle aree, legato al definitivo completamento delle bonifiche e che sia posta attenzione a un progetto in cui siano valorizzati i contenuti clinico-scientifici. Un’ attenzione che, purtroppo, non ho visto scorrendo il documento programmatico di inizio mandato. Al paragrafo Città della salute si legge che la “Silicon Valley della sanità” deve essere collegata all’Istituto tumori e al Traumatologico. Una svista clamorosa. A essere coinvolto infatti, oltre all’Istituto tumori, sarà l’Istituto neurologico Besta.

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Sesto San Giovanni – Siano potenziati i servizi del centro vaccinale di via Oslavia

A Sesto San Giovanni siano potenziati i servizi del centro vaccinale di via Oslavia e sia ripristinato lo sportello prenotazioni del centro di via Marx.
L’Asst nord Milano, rispondendo a una mia interrogazione alla giunta dell’aprile scorso, ha assicurato che l’attività del consultorio familiare non subirà riduzioni, così come la struttura fragilità. Nel centro vaccinale di via Oslavia l’organico sarà integrato.
La necessità, a Sesto San Giovanni, come in tutta la Regione, è però quella di aumentare il personale per rispondere alle esigenze del nuovo Piano vaccinale della Regione. L’auspicio è che si provveda al più presto.
In via Marx è stato anche ripristinato il servizio di consegna referti. La sua soppressione infatti aveva creato forti disagi ai moltissimi cittadini, sopratutto anziani, che da sempre usufruivano del servizio. Da parte nostra chiediamo che, al più presto, sia riattivato anche il centro prenotazioni, come chiedono da mesi moltissimi utenti .
I servizi territoriali hanno evitato un forte ridimensionamento grazie alle denunce e all’impegno dell’amministrazione comunale guidata dal sindaco Chittò. Ci auguriamo che la nuova giunta sappia difendere con altrettanta tenacia gli interessi della comunità sestese.

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Prevenzione – La Regione estenda l’accesso ai test genetici a tutte le pazienti con carcinoma ovarico

Regione Lombardia estenda l’accesso ai test genetici (BRCA) a tutte le pazienti con carcinoma ovarico. A chiederlo è una mozione, firmata in modo bipartisan da tutti i gruppi politici, frutto del lavoro dell’intergruppo consiliare regionale dedicato alla tutela dei diritti dei pazienti onco-ematologico e approvata oggi in aula all’unanimità. La mutazione dei geni BRCA1 E BRC2 aumenta il rischio di cancro al seno e alle ovaie che è la quarta causa di morte per tumore tra le donne tra i 50 e i 70 anni e ha un tasso di mortalità di oltre il 60%, causata sia dall’assenza di screening e prevenzione che all’aggressività della malattia. Solo in Lombardia i casi all’anno sono 1160, di cui il 70% diagnosticato in stato avanzato, quindi con una probabilità di ricaduta entro 12-18 mesi del 70%. L’individuazione della mutazione dei geni tramite test consente il ricorso a terapie mirate, come ad esempio i Parp inibitori, in grado con alta probabilità di ridurre il rischio di progressione della malattia.
Il 4 agosto 2015 la Regione ha approvato una delibera che prevede l’esenzione dal ticket per le prestazioni volte alla prevenzione dei tumori alle ovaie e al seno ma limitata per quanto riguarda il tumore alle ovaie alle donne di meno di 45 anni ; questo contrariamente ad altre Regioni, quali la Basilicata, l’Emilia Romagna il Piemonte, la Liguria e la Toscana che lo prevedono per tutte le donne con carcinoma ovarico.
Ma non solo. Ad oggi i servizi di genetica medica specializzati in oncologia sono sovraccarichi. C’è molta difformità nell’erogazione della consulenza, come nella richiesta dei test genetici, con il risultato che non sempre a fronte di un esito positivo del test è garantita una reale presa in carico del paziente.
Per garantire ai pazienti oncologici il miglior livello di salute raggiungibile e porre rimedio alle attuali criticità dei processi di presa in carico il Consiglio oggi ha impegnato la giunta ad estendere l’accesso ai test genetici BRCA a tutte le pazienti con carcinoma ovarico, senza limitazioni di età o storia famigliare.
Per consentire una presa in carico più rapida del paziente e garantire una migliore tempistica nell’accesso ai farmaci il Consiglio ha anche chiesto di estendere il numero degli specialisti che possono prescrivere il test.
L’auspicio è che Regione Lombardia continui nel processo di incentivazione di tutte le forme di prevenzione, sia primarie, volte a favorire il miglioramento degli stili di vita sia secondarie, dirette a ampliare gli screening.

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Venerdì 30 giugno il Pd a convegno sulla sanità lombarda

Il Pd riparte dalla sanità. “Una riforma del sistema che non sta funzionando, basta incontrare gli operatori per rendersene conto. Siamo preoccupati della lunga transizione avviata e dalle difficoltà nella sua applicazione” ha detto il capogruppo Pd Enrico Brambilla oggi durante una conferenza stampa, a Palazzo Pirelli.
“La nostra principale preoccupazione oggi – ha sottolineato il segretario regionale Alessandro Alfieri – è la riorganizzazione della modalità di cura dei malati cronici, che sono un terzo dei cittadini lombardi, voluta dalla giunta regionale. Così il sistema non funziona, spersonalizza totalmente il rapporto tra il cittadino e la sanità e il malato rischia di dover fare riferimento a un call center anziché a un medico in carne ed ossa. Chiediamo una modifica precisa, e cioè che il ruolo di regia della presa in cura deve rimanere pubblica. Deve essere affidata alle aziende ospedaliere o ai medici di medicina generale, che sono il perno del sistema sanitario”.
La riorganizzazione della cronicità è uno dei cinque temi al centro del convegno dal titolo “Le sfide della sanità lombarda tra innovazione e diseguaglianze” che il Partito Democratico ha organizzato per venerdì prossimo, 30 giugno, a Palazzo Lombardia (dalle ore 14.00, sala Biagi). Oltre trentacinque gli esperti chiamati a confrontarsi, sotto la guida del segretario regionale Alessandro Alfieri, della presidente della Commissione Sanità del Senato Emilia De Biasi e del coordinatore della Commissione Salute Conferenza delle Regioni e assessore alla Sanità della Regione Piemonte Antonio Saitta. Tra loro i rettori delle università Milano Bicocca Cristina Messa e di Brescia Maurizio Tira, l’epidemiologo Giovanni Rezza, direttore del dipartimento di malattie infettive dell’Istituto superiore di sanità, il direttore generale della sanità della Regione Emilia Romagna Kyriakoula Petropulacos, il direttore Assistenza Farmaceutica della Regione Piemonte Loredano Giorni e molti altri.
Sarà un’occasione di confronto ambizioso perché noi come Pd abbiamo l’ambizione di governare questa regione . Se è vero che non ha senso esportare modelli, sarebbe utile però trarre ispirazione dalle buone prassi che vengono da esperienze extra regionali. Molti dei gruppi di lavoro del convegno riguardano promesse non mantenute da Maroni, come quella del taglio delle liste d’attesa che non sono diminuite nemmeno con le ultime iniziative della Giunta. Le critiche che avevamo sottolineato nel 2015, in occasione dell’approvazione della nuova legge oggi si dimostrano purtroppo fondate, a scapito di professionisti e pazienti.

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Sesto – Grave che Di Stefano menta, sestesi sapranno scegliere la correttezza di Monica Chittò

Tra pochi giorni si voterà a Sesto e si dovrà scegliere tra due persone e due modi molto diversi di intendere la trasparenza. Se Monica Chittò ha sempre dimostrato chiarezza e correttezza lo stesso non si può dire del suo avversario, Di Stefano, che a soli due giorni dal voto sceglie di dichiarare pubblicamente il falso. È un comportamento davvero grave, segno di una persona inadeguata a ricoprire il ruolo di sindaco di una città come Sesto. Conosco i sestesi e ho fiducia in loro, e sono certa che domenica sapranno scegliere fra la legalità e l’onestà di Monica Chittò e l’ostentata ma vuota trasparenza di Roberto Di Stefano.

In particolare, Di Stefano ha dichiarato di non avere pendenze con la giustizia, cosa che notoriamente non è.

Sulla vicenda della Città della Salute, sollevata oggi da diversi esponenti di centrodestra, nessuno può rimproverare a Monica Chittò di non essersi battuta per la Città della Salute, mentre tra i sostenitori di Di Stefano ne ricordo alcuni assai tiepidi in Consiglio regionale quando si trattava di difendere il progetto, mentre l’ex vicepresidente Mantovani e la Lega nord sestese erano apertamente contrari.

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Gay pride: ha ragione Scalfarotto, Regione Lombardia lontanissima dalla vita dei lombardi

Flag_1024x1024Ha ragione Scalfarotto, la Regione Lombardia è lontanissima dal sentire e dalla vita vera dei lombardi. Purtroppo per il primo anno il Consiglio regionale ha negato il patrocinio al Milano Pride, che quest’anno si terrà a Milano sabato 24 giugno; la ragione del mancato patrocinio è nell’irrigidimento in posizioni sempre più intolleranti da parte soprattutto della Lega, ormai impegnata contro tutte le battaglie per dare diritti a chi non li ha.
Da parte mia faccio gli auguri alla comunità LGBT milanese per la miglior riuscita di tutta la Pride Week.

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Maroni non faccia giochetti politici, è in ballo la salute dei bambini

Maroni non faccia giochetti politici, è in ballo la salute dei bambini. Si decida e sia chiaro: se è d’accordo con Zaia si accodi al ricorso del Veneto contro il decreto del governo che prevede l’obbligatorietà dei vaccini per i bambini e i ragazzi che si iscrivono a scuola e se ne assuma la responsabilità; se non è d’accordo applichi il decreto fino in fondo come gli ha chiesto il Consiglio regionale a grande maggioranza, a maggior ragione ora che con le ultime modifiche sono stati rimossi i problemi tecnici della prima versione.

Quella per la diffusione dei vaccini è una battaglia di civiltà, per la salute pubblica. La retromarcia di Maroni è stupefacente, soprattutto per il suo cinismo.

 

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No alla dismissione del servizio di odontoiatria di Sesto San Giovanni

In relazione alle dichiarazioni dell’assessore regionale al Welfare, Giulio Gallera sulla continuità del servizio odontoiatrico del presidio ospedaliero di Sesto San Giovanni auspico, come già ha fatto la sindaca Monica Chittò, che, almeno coloro che sono già in cura possano continuare a essere curati presso il servizio, questo al di là della rescissione del contratto di Servicedent. A coloro che invece hanno già fissato il primo appuntamento mi auguro sia data garanzia di presa in carico presso altri ambulatori dell’Asst nord Milano, naturalmente vicini a Sesto San Giovanni.
Chiediamo con forza sia all’assessore che al direttore dell’Asst che si possa al più presto organizzare un servizio odontoiatrico a diretta gestione pubblica nel presidio di Sesto san Giovanni. Questo per non creare un vuoto che potrebbe portare a una chiusura definitiva. La mala gestione della sanità e la corruzione non devono essere pagati dai cittadini lombardi e sestesi.

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Approvato in Commissione sanità il parere sull’istituzione dell’Albo dei centri antiviolenza

Approvato oggi all’unanimità in Commissione sanità il parere sulla proposta di istituzione dell’Albo regionale dei centri antiviolenza, case rifugio e di accoglienza, a cui dovrà seguire un altro passaggio in giunta per l’approvazione della delibera definitiva.
Nell’atto sono specificati i requisiti organizzativi e gestionali richiesti per l’iscrizione all’albo, che è condizione necessaria ma non sufficiente per accedere ai finanziamenti. L’istituzione dell’albo è in parte anche applicazione della normativa nazionale e di quanto sancito dalla Conferenza stato regioni. I requisiti richiesti variano a seconda che i centri siano già attivi e parte della rete o di nuova istituzione: per i primi i requisiti fondamentali sono aver indicato nello Statuto l’impegno prioritario nel contrasto alla violenza sulle donne o una consolidata esperienza di almeno 5 anni.
Ai centri di nuova istituzione, oltre al requisito relativo allo Statuto, è richiesto che tutti gli operatori abbiano tre anni di esperienza continuativa maturata nei centri già esistenti.
Il nostro intervento in Commissione è stato diretto a favorire una presenza omogenea ed equilibrata dei centri sul territorio e a rafforzare i requisiti volti a garantire un intervento efficace, puntuale e appropriato sulle donne, valorizzando al tempo stesso la preziosa esperienza maturata da anni dai centri antiviolenza.
Abbiamo chiesto, inoltre, che venisse rispettato il requisito previsto dalla Conferenza Stato-Regioni, sull’impiego prioritario di personale femminile adeguatamente formato.

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