Sesto – Grave che Di Stefano menta, sestesi sapranno scegliere la correttezza di Monica Chittò

Tra pochi giorni si voterà a Sesto e si dovrà scegliere tra due persone e due modi molto diversi di intendere la trasparenza. Se Monica Chittò ha sempre dimostrato chiarezza e correttezza lo stesso non si può dire del suo avversario, Di Stefano, che a soli due giorni dal voto sceglie di dichiarare pubblicamente il falso. È un comportamento davvero grave, segno di una persona inadeguata a ricoprire il ruolo di sindaco di una città come Sesto. Conosco i sestesi e ho fiducia in loro, e sono certa che domenica sapranno scegliere fra la legalità e l’onestà di Monica Chittò e l’ostentata ma vuota trasparenza di Roberto Di Stefano.

In particolare, Di Stefano ha dichiarato di non avere pendenze con la giustizia, cosa che notoriamente non è.

Sulla vicenda della Città della Salute, sollevata oggi da diversi esponenti di centrodestra, nessuno può rimproverare a Monica Chittò di non essersi battuta per la Città della Salute, mentre tra i sostenitori di Di Stefano ne ricordo alcuni assai tiepidi in Consiglio regionale quando si trattava di difendere il progetto, mentre l’ex vicepresidente Mantovani e la Lega nord sestese erano apertamente contrari.

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Gay pride: ha ragione Scalfarotto, Regione Lombardia lontanissima dalla vita dei lombardi

Flag_1024x1024Ha ragione Scalfarotto, la Regione Lombardia è lontanissima dal sentire e dalla vita vera dei lombardi. Purtroppo per il primo anno il Consiglio regionale ha negato il patrocinio al Milano Pride, che quest’anno si terrà a Milano sabato 24 giugno; la ragione del mancato patrocinio è nell’irrigidimento in posizioni sempre più intolleranti da parte soprattutto della Lega, ormai impegnata contro tutte le battaglie per dare diritti a chi non li ha.
Da parte mia faccio gli auguri alla comunità LGBT milanese per la miglior riuscita di tutta la Pride Week.

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Maroni non faccia giochetti politici, è in ballo la salute dei bambini

Maroni non faccia giochetti politici, è in ballo la salute dei bambini. Si decida e sia chiaro: se è d’accordo con Zaia si accodi al ricorso del Veneto contro il decreto del governo che prevede l’obbligatorietà dei vaccini per i bambini e i ragazzi che si iscrivono a scuola e se ne assuma la responsabilità; se non è d’accordo applichi il decreto fino in fondo come gli ha chiesto il Consiglio regionale a grande maggioranza, a maggior ragione ora che con le ultime modifiche sono stati rimossi i problemi tecnici della prima versione.

Quella per la diffusione dei vaccini è una battaglia di civiltà, per la salute pubblica. La retromarcia di Maroni è stupefacente, soprattutto per il suo cinismo.

 

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No alla dismissione del servizio di odontoiatria di Sesto San Giovanni

In relazione alle dichiarazioni dell’assessore regionale al Welfare, Giulio Gallera sulla continuità del servizio odontoiatrico del presidio ospedaliero di Sesto San Giovanni auspico, come già ha fatto la sindaca Monica Chittò, che, almeno coloro che sono già in cura possano continuare a essere curati presso il servizio, questo al di là della rescissione del contratto di Servicedent. A coloro che invece hanno già fissato il primo appuntamento mi auguro sia data garanzia di presa in carico presso altri ambulatori dell’Asst nord Milano, naturalmente vicini a Sesto San Giovanni.
Chiediamo con forza sia all’assessore che al direttore dell’Asst che si possa al più presto organizzare un servizio odontoiatrico a diretta gestione pubblica nel presidio di Sesto san Giovanni. Questo per non creare un vuoto che potrebbe portare a una chiusura definitiva. La mala gestione della sanità e la corruzione non devono essere pagati dai cittadini lombardi e sestesi.

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Approvato in Commissione sanità il parere sull’istituzione dell’Albo dei centri antiviolenza

Approvato oggi all’unanimità in Commissione sanità il parere sulla proposta di istituzione dell’Albo regionale dei centri antiviolenza, case rifugio e di accoglienza, a cui dovrà seguire un altro passaggio in giunta per l’approvazione della delibera definitiva.
Nell’atto sono specificati i requisiti organizzativi e gestionali richiesti per l’iscrizione all’albo, che è condizione necessaria ma non sufficiente per accedere ai finanziamenti. L’istituzione dell’albo è in parte anche applicazione della normativa nazionale e di quanto sancito dalla Conferenza stato regioni. I requisiti richiesti variano a seconda che i centri siano già attivi e parte della rete o di nuova istituzione: per i primi i requisiti fondamentali sono aver indicato nello Statuto l’impegno prioritario nel contrasto alla violenza sulle donne o una consolidata esperienza di almeno 5 anni.
Ai centri di nuova istituzione, oltre al requisito relativo allo Statuto, è richiesto che tutti gli operatori abbiano tre anni di esperienza continuativa maturata nei centri già esistenti.
Il nostro intervento in Commissione è stato diretto a favorire una presenza omogenea ed equilibrata dei centri sul territorio e a rafforzare i requisiti volti a garantire un intervento efficace, puntuale e appropriato sulle donne, valorizzando al tempo stesso la preziosa esperienza maturata da anni dai centri antiviolenza.
Abbiamo chiesto, inoltre, che venisse rispettato il requisito previsto dalla Conferenza Stato-Regioni, sull’impiego prioritario di personale femminile adeguatamente formato.

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No allo spostamento degli esami di laboratorio dell’Istituto tumori in previsione della realizzazione della Città della salute e della ricerca

Con un’interrogazione ho chiesto di annullare lo spostamento degli esami di laboratorio dell’Istituto nazionale dei tumori al Policlinico di Milano. Questo in vista della realizzazione della Città della salute e della ricerca. Vediamo i fatti. Una delibera di giunta del 2015, che traccia il progetto esecutivo di riordino dei servizi di laboratorio pubblici di Milano, ha stabilito, tra l’altro, lo spostamento degli esami di laboratorio dell’Istituto dei tumori al Policlinico di Milano. Molti medici, infermieri, ricercatori e pazienti dell’Istituto hanno firmato una petizione per chiedere il mantenimento dei servizi nell’attuale sede, motivandola sia con la necessità, dettata dalla medicina personalizzata, di mantenere una forte sinergia tra la parte clinica e di laboratorio, sia con la preoccupazione che la distanza dalla struttura crei problemi tecnici di trasporto e di ritardi nella risposta.

Per questo chiediamo alla giunta di analizzare le criticità del progetto, quali siano i tempi di attuazione programmati e di sospendere il provvedimento. Meglio sarebbe rafforzare l’integrazione fra Istituto Besta e Istituto tumori in vista della realizzazione della Città della salute e della ricerca, anche perché lo stesso progetto prevede la creazione di una piattaforma comune di condivisione di tutte le attività di laboratorio e di ricerca.

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Bilancio – Per il Consiglio auspicabile una vera autonomia finanziaria e patrimoniale

Approvato oggi in aula il bilancio consuntivo del Consiglio regionale, l’ultimo di questa legislatura. Il voto è stato favorevole in quanto questa legislatura è stata segnata positivamente dal contenimento della spesa raggiunta grazie a scelte autonome del Consiglio: la spesa a carico di ogni cittadino per il Consiglio è passata dai 2,76 euro del 2013 ai 2,46 del 2016. I vitalizi, (peraltro aboliti dalla scorsa legislatura ) grazie al contributo di solidarietà del 10 % richiesto agli ex consiglieri sono passati dai 7, 4 milioni di euro del 2012 ai 6,4 milioni di euro del 2016. I contributi ai gruppi sono passati dai 3,7 milioni del 2012 ai 500 mila euro del 2016. La spesa per le indennità dei consiglieri è passata dai 16 milioni e 250 mila del 2012 a meno di 12 milioni del 2016.

A incidere sul contenimento della spesa è stata anche la normativa nazionale che ha ridotto gli emolumenti dei consiglieri e ha imposto vincoli di finanza pubblica che hanno portato alla riduzione delle spese per studi, consulenze, missioni, relazioni pubbliche e convegni. A questo proposito è importante sottolineare che le spese sostenute dal Consiglio sono solo il 40% del limite massimo previsto dalla normativa nazionale.

Il mio auspicio per la prossima legislatura è che sia raggiunta una vera autonomia patrimoniale e finanziaria dalla giunta. Per questo sosterrò qualsiasi proposta che vada in questa direzione. L’essenziale è che ci sia un’autonomia effettiva, che è possibile raggiungere solo avendo entrate autonome, non trasferite dalla giunta. Non servono progetti che ricalcano regolamenti già esistenti.

Il mio augurio per la prossima legislatura è che, qualunque sarà la sede del Consiglio regionale, anche nel caso fosse un edificio diverso dall’attuale per il trasferimento dell’Ema, sia di proprietà del Consiglio.

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Da oggi non più certo l’obbligo di microchip per cani e gatti. Restituito alle associazioni il ruolo di controllo delle adozioni

Da oggi non è più certo l’obbligo di microchip per cani e gatti.La legge di semplificazione, approvata oggi in consiglio regionale, ha introdotto,con una modifica alla legge sulla tutela degli animali d’affezione e prevenzione del randagismo, una forte dose di confusione sull’obbligo di microchip per i cani e sembra limitare l’obbligo ai soli gatti destinati al commercio, mentre dovrebbero essere dotati di microchip tutti i gatti liberi. Con un emendamento ho chiesto di porre rimedio a questo errore ma la maggioranza lo ha respinto. Quello che doveva essere un provvedimento di semplificazione in realtà rende assolutamente poco chiaro l’obbligo di legge, rischiando di ridurre di molto la tutela della salute sia degli animali che dei cittadini.

A una norma sbagliata se ne affianca, per fortuna, una mirata a migliorare le condizioni di vita degli animali. Con un altro emendamento si è ridato un ruolo centrale alle associazioni nelle adozioni di cani e gatti ricoverati nelle strutture, ruolo prima abolito dall’ultimo regolamento approvato in materia dalla giunta. La rivisitazione della norma, che ho fortemente sostenuto,che peraltro si allinea così alla legge nazionale, consente ai volontari di operare nelle strutture e di gestire le adozioni di cani e gatti e i controlli successivi all’affido.

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Nuova sede Ats di Milano – Spreco di risorse, criticità e incertezze nel trasferimento dei servizi

Spreco di risorse, criticità e incertezze nel trasferimento dei servizi. E’ quanto emerso oggi in Commissione Sanità dalla risposta dell’assessore al Welfare, Gallera a un’interrogazione sulla nuova sede dell’ATS di Milano, di cui sono prima firmataria. La storia inizia da lontano, a partire dal 2011, quando a Infrastrutture lombarde è stato commissionato uno studio di fattibilità per il trasferimento della sede Asl di corso Italia 19 all’ex ospedale psichiatrico Pini di via Ippocrate. Nel 2014, senza che fosse ancora individuata una sede, l’Asl ha venduto per 25 milioni di euro la sede di Corso Italia 19 e via Sassi alla Cassa Depositi e Prestiti, che nel 2015 l’ha rivenduta per 38 milioni di euro. La mancata individuazione di una nuova sede ha comportato fino ad oggi il pagamento di un affitto di 4 milioni e 25 mila euro e la previsione per il 2018 e 2019 di altre 2 milioni.

Uno spreco di risorse, frutto della totale mancanza di strategia. Lo stesso assessore Gallera nell’illustrare l’iter di trasferimento, ha ammesso diverse criticità nella vicenda. La giunta regionale, infatti, nel 2015 aveva approvato una convenzione con Infrastrutture lombarde per il ricollocamento della nuova sede in Viale Jenner, nell’area dell’ex Ospedale per le malattie infettive, ma solo nel 2016 si era resa conto che i costi per la ristrutturazione e la bonifica sarebbero stati troppo elevati e per di più che la proprietà del sito non era a totale disposizione della Asl stessa. Successivamente quindi aveva deciso di utilizzare la sede di via Conca del naviglio di proprietà dell’attuale Ats. Un percorso frutto di moltissimi errori dunque, che hanno portato a un dispendio enorme di risorse pubbliche. Stupisce, inoltre, il fatto che l’assessore abbia addossato la responsabilità dell’operazione ad Asl e Infrastrutture lombarde, quando esistono più delibere di giunta che comprovano l’assoluta responsabilità e consapevolezza della Regione in tutta la vicenda. Gli attuali vertici regionali dovrebbero preoccuparsi, anche con atti formali, del prefigurarsi di un possibile danno all’erario. Per questo non ci fermeremo e continueremo a chiedere conto anche di quanto è stato speso per le ipotesi progettuali precedenti.

Rispetto allo spostamento dei servizi che l’individuazione della sede di via Conca dei Navigli 45 comporterà, sono emerse serie criticità. Anzitutto lo spostamento del Sert 2 in via Gola, ossia fuori dal territorio di riferimento e in un’area di degrado sociale ci pare inappropriata. Gallera si è detto disposto ad aprire un confronto con il Comune di Milano per la sua ricollocazione, purché ci sia un accordo non oneroso con palazzo Marino. Anche questo non è accettabile: è la Regione a doversi far carico dei costi di gestione degli interventi di propria competenza. Auspichiamo quindi che il servizio per le dipendenze rimanga nella sede di via Conca del naviglio, una volta ristrutturata.

Per quanto concerne i servizi consultoriali ci preoccupa il fatto che l’assessore ha confermato che le due sedi saranno accorpate in un unico spazio al Policlinico, il che comporterebbe il dimezzamento del numero di consultori sul territorio.

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Grazie alla nostra denuncia è stata salvaguardata la gratuità delle visite ginecologiche per adolescenti nei consultori pubblici

Oggi, in aula è stata discussa la mozione, di cui sono stata prima firmataria, che chiedeva la revisione della delibera sul tariffario delle prestazioni consultoriali in modo da garantire un’interpretazione unica e omogenea in tutta la regione. Grazie alle nostre pressioni è stata salvaguardata la gratuità delle visite ginecologiche per adolescenti nei consultori pubblici.

Ma vediamo i fatti. Con una delibera del gennaio scorso relativa all’aggiornamento del tariffario delle prestazioni consultoriali, la giunta ha revocato un provvedimento del 2012 ma, data la non chiarezza del testo, ha dato adito a diverse interpretazioni, tanto che, a seguito della delibera, l’Ats di Milano aveva introdotto 30 euro per prestazioni quali le visite ginecologiche per le adolescenti, quelle post partum e post interruzione di gravidanza, mentre quella di Brescia, che non garantiva la gratuità dei servizi dal 2012, l’ha ripristinata. Un testo senza dubbio equivoco dunque.

Grazie alla nostra denuncia, unita a quella della Cgil, delle associazioni e degli operatori dei consultori, l’Ats di Milano ha subito revocato il provvedimento e ripristinato la gratuità. L’assessore Gallera oggi in aula ha assicurato di aver fatto una ricognizione in tutte le Ats della Regione e di aver constato che nelle Ats di Milano, Bergamo, Pavia, Val Padana, Brianza, la gratuità è garantita e a Brescia e nell’Ats della montagna è stata ripristinata, non essendo applicata dal 2012.

Non possiamo che dirci soddisfatti dell’esito del nostro intervento che ha avuto il merito di richiamare l’attenzione affinché una delibera non chiara venisse applicata nella direzione di garantire prevenzione e cure gratuite nei consultori pubblici alle adolescenti in modo omogeneo in tutta la regione.

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