Archivi del mese: settembre 2013

L’unione fa la forza?

Martedì scorso l’attenzione del Consiglio regionale è stata puntata sulle proposte di referendum per la fusione di un bel gruppo di Comuni lombardi.
La “sceneggiata” della Lega, finalizzata a cercare di “frenare” la tempistica della fusione di due Comuni del Mantovano, è stata davvero di dubbio gusto ed ha messo in evidenza quante “crepe” vi siano all’ interno di questa maggioranza di governo della Regione. Però un merito, se proprio vogliamo trovarlo, l’ha avuto: consentire una discussione ed una riflessione più ampia sulle fusioni fra Comuni.
Io credo che il problema possa essere affrontato serenamente partendo da due presupposti entrambi importanti:
1. in questo momento storico la necessità di aggregazioni fra piccoli Comuni è divenuta di tutta evidenza, non solo per una ragione di carattere economico (realizzare economie di scala nella gestione associata dei servizi) ma anche per poter migliorare la qualità dei servizi offerti ai cittadini;
2. ogni comunità locale ha diritto a riconoscersi in una propria identità municipale che l’autonomia di ogni Comune ben esprime.
All’ interno di questi due presupposti è bene che le singole realtà locali si confrontino ed approfondiscano adeguatamente i pro ed i contro di ogni scelta, possibilmente senza trincerarsi nella difesa ad oltranza del proprio campanile.
Una riflessione serena e sorretta da un’ analisi documentata può portare a conclusioni diverse ma egualmente feconde di benefici per la propria comunità. Perché se è vero che in alcune situazioni l’eccessiva frammentazione della popolazione e del territorio può essere “curata” adeguatamente solo dalla fusione dei Comuni, in altre è possibile mantenere l’autonomia municipale ottenendo però vantaggi importanti attraverso l’Unione di servizi.
In entrambi i casi è però necessario che la Regione faccia la sua parte, anche assicurando incentivi sotto forma di contributi ai Comuni o alle Unioni che intraprendono questa strada.

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La Giunta deliberi sui criteri per la definizione dei canoni per l’uso delle acque. Il termine ultimo per adottarli è scaduto da un anno

I problemi registrati nel mese di agosto lungo le sponde del lago di Como, dovuti alla brusca diminuzione del dislivello delle acque, non sono dovuti ad una non corretta regolamentazione da parte del Consorzio che gestisce il servizio ma a scarsa manutenzione e alle continue sollecitazioni ambientali. Lo ha riferito l’assessore regionale all’Ambiente Claudia Terzi intervenuta questa mattina in Aula per rispondere ad un’interrogazione presentata insieme al consigliere regionale Luca Gaffuri. Per l’esponente della Giunta il problema legato alle sponde del lago non è di sua competenza in quanto la Regione non può incidere sulle scelte del Consorzio di demanio dello Stato.
Per noi però la questione non può essere liquidata così frettolosamente. Tutto ciò che avviene in Lombardia è di interesse della Giunta tanto più che il problema è di grossa entità e coinvolge sia il comparto agricolo, che utilizza le acque del lago per irrigare i campi, sia il comparto turistico. Le oscillazioni dei livelli delle acque hanno determinato anche quest’anno molti problemi per i comuni rivieraschi dovuti alla proliferazione delle alghe e alla moria di pesci, con relativi fenomeni di putrefazione, e alla caduta di muri d’argine e da darsene inutilizzabili per gli ormeggi delle barche.
Abbiamo inoltre ricordato che ancora oggi non sono stati determinati i criteri, che dovevano essere adottati il 31 ottobre 2012, in base ai quali vengono ripartite le quote dei canoni per l’uso delle acque. La nuova Giunta non ha ancora emanato la delibera seppur il 23 maggio scorso erano arrivate rassicurazioni al riguardo.

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La Giunta individui un sistema collegiale di gestione delle sponde del lago di Como

Nel giro di pochi mesi si è verificato un brusco dislivello delle acque del lago: dopo una primavera ed un inizio d’estate con un livello delle acque alto, grazie anche ad un mese di giugno particolarmente piovoso, con la calura estiva si è registrato un repentino abbassamento del livello delle acque. Queste oscillazioni hanno determinato per l’ennesima volta parecchi problemi per i comuni rivieraschi dovuti alla proliferazione delle alghe e alla moria di pesci, con relativi fenomeni di putrefazione, e alla caduta di muri d’argine e da darsene inutilizzabili per gli ormeggi delle barche.
Considerato che questa situazione impatta anche sul sistema della navigazione e di conseguenza sul comparto turistico del Lago sottolineo la necessità di assumere iniziative che prevedano un gestione più scrupolosa dell’afflusso di acqua nel lago sia in entrata che in uscita. Il sistema va salvaguardato e supportato non si dimentichi che dalla regolazione delle acque del lago attraverso la diga si produce energia elettrica stimata in 8 milioni di euro ed una attività di irrigazione delle coltivazioni della pianura padana con una produzione agricola stimata in circa 700 milioni di euro l’anno. E’ compito di Regione Lombardia individuare un sistema collegiale di gestione dei livelli che sia più rispettoso dei territori e delle comunità rivierasche interessate.

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Sul Besanino arrivano i “vigilantes” per garantire la sicurezza e “arginare” i portoghesi: è una misura giusta e doverosa ma non una buona notizia

E’ dei giorni scorsi la notizia che Trenord e Regione Lombardia, su sollecitazione del Comitato Pendolari della linea del “Besanino”, hanno introdotto sulla Lecco-Molteno-Monza-Milano delle pattuglie di “vigilantes” per garantire una maggiore sicurezza ai controllori e ai viaggiatori.
Ritengo si tratti fondamentalmente di una misura ragionevole e doverosa. Io uso spesso il Besanino e mi sono stati riferiti episodi davvero poco simpatici, che vedono spesso al centro i controllori e la loro difficoltà di esigere il pagamento del biglietto a fronte di gruppi nutriti di viaggiatori (spesso ragazzi giovani) inadempienti e insofferenti. A volte ho assistito direttamente alle proteste di chi avrebbe solo dovuto riconoscere il proprio torto e invece pretendeva di avere ragione! Quindi ben venga questa misura, che rende più sicuro il viaggio per tutti! Un “grazie” al Comitato pendolari che l’ha sostenuta e l’ha richiesta e a Trenord che è stata disponibile a sopportarne il costo.

Non sono altrettanto certo di poterla definire una buona notizia.
Non è mai una buona notizia infatti sapere che, per rispettare regole semplicissime di convivenza civile, si debbano “allertare” delle forze di sicurezza. Credo che in altri paesi europei la situazione che ha originato questa esigenza sia semplicemente inconcepibile. Purtroppo da noi manca la stessa cultura del rispetto delle regole e del servizio pubblico.
Ma non è una buona notizia anche perché dà l’idea di un servizio ferroviario poco utilizzato e anche per questo più facilmente soggetto al potere delle “bande” di utenti indisciplinati.
Forse Trenord dovrebbe cogliere questo segnale per porre mano, finalmente, ad una decisa riqualificazione della linea Monza Molteno Lecco, che in questo momento non appare certo competitiva rispetto ad altri mezzi di trasporto. Bellissimi treni nuovi, come i Besanini, destinati ad essere utilizzati su “viottoli di campagna”… Anche da parte di Regione Lombardia sarebbe ora di far pervenire qualche messaggio più chiaro in tal senso!

Concludo facendo mia, peraltro, l’affermazione del referente del Comitato Pendolari, Alberto Viganò: “Chi paga regolarmente l’abbonamento tutti i mesi, è giusto che pretenda che ciascuno paghi il biglietto”.
Mi auguro però che nel prossimo futuro si possa ottenere questo risultato senza impiegare forze speciali di sicurezza. Vorrebbe dire che la nostra cultura delle regole e il nostro rispetto del servizio pubblico sarebbero migliorati. E’ utopia? Spero proprio di no…

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