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A Pavia la Giornata Europea dei Genitori e della Scuola

L’Ufficio Scolastico Territoriale di Pavia organizza, in collaborazione con l’Associazione Europea dei Genitori(EPA), il MIUR, il Forum nazionale delle Associazioni dei genitori maggiormente rappresentative (FoNAGS) e con l’U.S.R. per la Lombardia, la “Giornata Europea dei genitori e della scuola” il giorno 21 aprile 2012 presso la sala Dell’Annunciata, Piazza Petrarca, 4 Pavia.

L’iniziativa è rivolta, oltre che ai Presidenti dei Consigli di Istituto, anche ai genitori rappresentati di classe a quelli a vario titolo interessati.

Nel corso della giornata sarà affrontato, in particolare, il tema della partecipazione dei genitori a scuola, inoltre verranno presentati alcuni progetti realizzati dai genitori nelle scuole.

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Presentato a Mortara il Report sul mercato del lavoro.Eccolo.

Difficile, difficilissimo da trovare, da conservare a denti stretti, anche se è precario e povero di tutele, da reinventarsi dopo mesi o anni di cassa integrazione: questo è il “lavoro” per come lo vivono, in Italia, milioni di persone, cittadini di una Repubblica che pure gli attribuisce il valore strategico di diritto costituzionale.

La Provincia di Pavia affronta questo nodo spinoso e spesso dolente con una serie di incontri: dopo quello di metà dicembre sulla sicurezza del lavoro, la settimana scorsa a Mortara si è ragionato attorno alle le problematiche dell’occupazione sul nostro territorio, utilizzando come strumento di orientamento e conoscenza il Report sul mercato di lavoro, elaborato dal nostro Osservatorio Provinciale. All’iniziativa hanno partecipato l’Assessore Francesco Brendolise e l’Assessore Emanuela Marchiava, oltre all’Assessore Franco Osculati, delegato al politiche del lavoro.

 Vi proponiamo la sua relazione.

                Il Rapporto raccoglie essenzialmente dati formali, derivanti soprattutto da obblighi di legge dei datori di lavoro. Esso, quindi, offre una conoscenza parziale del mondo in esame. È auspicabile che si formi una sede che consenta di recepire ed elaborare anche altri tipi di dati. Devo subito notare che tale sede, oggi almeno, non può essere l’Amministrazione Provinciale, dati i limiti di bilancio dell’Ente.

                Il Rapporto 2011 ci consegna una fotografia del lavoro a Pavia non drammaticamente diversa da quella del 2010; gli ordini di grandezza per lo più non sono mutati, anche se si manifestano effetti di accumulo o di stock.

                In particolare, le persone in stato di disoccupazione passano da 38.500 a 40.900 con un incremento attorno al 6% (pag. 2). L’84% di questi 40.900 lavoratori sono definiti disoccupati in senso stretto, avendo già avuto almeno un’esperienza lavorativa; il 16% sono qualificati inoccupati, trattandosi di persone che non hanno alle spalle alcuna esperienza lavorativa. Sul totale, il 22% circa è costituito da stranieri. Il dato nel suo complesso può non essere totalmente veritiero in quanto non è sistematica la rilevazione dei casi di iscritti nella banca dati provinciale che pur impegnandosi in un’attività di lavoro autonomo non provvedono a cancellarsi. La cancellazione è invece assicurata nel caso di ufficializzazione di un rapporto di lavoro tra lavoratore e datore di lavoro.

                Il Rapporto 2011 non è molto diverso dal precedente neppure riguardo alla composizione del quadro costituito dai rapporti di lavoro, ovvero dalle tipologie di contratto. Mi riferisco specificamente agli “avviamenti” che sono ammontati complessivamente a circa 59.000, a fronte dei 56.000 del 2010, con un incremento di circa il 5% (pag. 7). Ricordo che questo dato non comprende ovviamente il lavoro nero e neppure i rapporti di lavoro che si sono instaurati mediante partita IVA con monocliente, i quali spesso celano situazioni di effettivo lavoro subordinato.

                Dei 59.000 nuovi rapporti di lavoro registrati, 11.200 sono contratti a tempo indeterminato con un incremento del 3,5% rispetto al 2010. Si noti tuttavia che in termini assoluti questi contratti ancora nel 2011 sono ben al di sotto del livello raggiunto nel 2009. I contratti a tempo indeterminato rappresentano il 19% dell’intero. I contratti a tempo indeterminato nella più parte dei casi dovrebbero essere considerati il rapporto fisiologico tra datore e lavoratore.

                Secondo alcune rilevazioni la media nazionale è attorno al 14%. Non c’è però ragione per ritenere che anche l’area di Pavia sia immune da un fenomeno riguardante il tempo indeterminato, messo in luce da una recente indagine della Fondazione Brodolini. Risulta, da tale indagine, che il 30% di coloro che sono titolari di un contratto a tempo indeterminato, nei cinque anni successivi dalla stipula incappano in un, potremmo dire, “declassamento”: dal contratto a tempo indeterminato a un contratto a termine o a una posizione da parasubordinato o in Cassa integrazione o in disoccupazione. La percentuale sale al 40% se il periodo di osservazione si prolunga a dieci anni. Il fenomeno è in atto dagli anni ’80 ed è (come notato da Franzini e Reitano) in contrasto con la retorica della “rigidità del posto fisso”. Sempre secondo la ricerca della Fondazione Brodolini, il fenomeno non cambia al di sotto o al di sopra dei quindici addetti e si aggrava per i più giovani poco scolarizzati. Risulta che per questi, a due anni dall’entrata nel mercato del lavoro con contratto a tempo indeterminato, solo il 60% mantiene la forma contrattuale.

                Dunque, per usare il lessico di Bauman, il lavoro anche a Pavia è “liquido”. Questa immagine non stona neppure con quanto ci comunica la tabella sulle cessazioni (pag. 12); le quali solo per lo 0,6% sono per pensionamento, mentre il 21% è per dimissioni (parte delle quali presumibilmente “in bianco”) e ben il 55% per fine rapporto a termine.

                Questo dato sul fine del “rapporto a termine” è in forte aumento rispetto al 2010 (era al 48%) e certamente segnala un deterioramento della situazione complessiva.

                Il saldo avviamenti/cessasioni è esposto in particolare nei grafici delle pagg. da 15 a 17. Nel primo semestre generalmente gli avviamenti superano le cessazioni, nel secondo avviene il contrario. Ma, come si vede per l’intera economia in fig. 10, le cessazioni tendono a superare gli avviamenti per importi via via crescenti.

                Dinamiche differenziate nel saldo avviamenti cessazioni e un parte speculari riguardano l’industria (fig. 12) e il terziario (fig. 14).

                Sulla Cassa Integrazione Guadagni il Rapporto assume dati di origine INPS. In particolare, a fronte del vero boom della Cassa, registrato nell’anno fino ad oggi più nero della crisi che è stato il 2009,(rispetto al 2008 si passò da 2.700.000 ore a 13.260.000). Il 2011 segna un regresso di circa il 20% per ciascuno dei tre tipi di Cassa. Nel complesso, si passa da 10.900.000 ore a 8.700.000 ore.

                Può essere, questo del 2011, un dato veramente incoraggiante o consolante? Vediamo.

                Si tratta comunque di ore autorizzate. Sarebbe quindi preferibile basare ogni giudizio sulle ore effettivamente utilizzate.

                Il dato 2011 inferiore a quello del 2009 e del 2010 è pur sempre di circa 3,5 volte superiore a quello del 2008, il primo anno della crisi.

                A livello italiano la diminuzione delle ore di Cassa autorizzate è stato particolarmente marcato nell’ultimo quadrimestre 2011. Ciò non ha però impedito o rallentato la ripresa della Cassa nello scorso febbraio, che è passata dai 70 milioni del febbraio 2011 agli 82 milioni del febbraio 2012. Non abbiamo dati sistematici per ritenere che la nostra area sia esente da questa recente impennata della Cassa.

                Sappiamo comunque che anche le richieste di ore di Cassa sono soggette ad un tetto, il quale, malauguratamente, può essere rappresentato non dalla ripresa dell’attività produttiva ai suoi livelli normali, bensì dall’esaurirsi delle condizioni soggettive per il collocamento in Cassa.

                In breve, dopo l’ordinaria e la straordinaria che entrambe hanno limiti temporali non c’è che la mobilità, anch’essa nella nostra area soggetta al limite temporale di tre anni massimi. Il dato sulla mobilità che compare nel Rapporto (pagg. 18 e 19) è un dato formale curato dall’Amministrazione Provinciale. Il dato di flusso 2011 è 2.962, con un incremento del 7% rispetto al 2010. Questo 7% rispetto al 66% registrato nel 2009 (rispetto al 2008) può sembrare non catastrofico. Il numero assoluto 2.962 del 2011 è però più che doppio di quello del primo anno della crisi.

                Alla fine dell’anno avevamo 4.892 lavoratori in mobilità, dei quali solanto un terzo percettore del relativo trattamento di indennità (L. 223/91). La mobilità dei due tipi (indennizzata e non indennizzata) segna un aumento del 13% inoltre, nei primi due mesi 2012 si sono aggiunte altre 300 unità circa.

                In breve, il contesto italiano non è roseo e lo spaccato pavese non costituisce un’isola felice.

                Come si pone la Provincia di fronte a questa situazione? Abbiamo soprattutto tre settori di attenzione e di intervento. Da un lato cerchiamo di seguire le crisi aziendali esercitando, con altre istituzioni e in particolare con la Prefettura, un tanto di pressione morale affinché rimanga e si consolidi una speranza di ripresa delle imprese coinvolte. In secondo e terzo luogo abbiamo specifici programmi per il reimpiego e per l’occupabilità di giovani e meno giovani. Su questi aspetti i colleghi Francesco Brendolise ed Emanuela Marchiafava successivamente illustreranno le nostre iniziative.

                Come è noto, dovremmo essere alla vigilia di importanti innovazioni nella regolamentazione del mercato del lavoro e negli ammortizzatori sociali. In qualche misura il dibattito su questi temi riguarda anche la Provincia nella sua attuale configurazione e, ancor più, dovrebbe riguardare la Provincia nell’assetto delle competenze che risulteranno dalla riforma dell’istituto Provincia avviata dal presente Governo.

                I sostenitori della riforma degli ammortizzatori sociali, giustamente preoccupati dell’efficienza di questi strumenti, rilevano che “punto essenziale è che il lavoratore che rifiuta un’offerta di lavoro o anche solo un corso di formazione” deve concretamente rischiare di perdere il diritto al sussidio. Tale è la posizione di Giampaolo Galli, direttore generale della Confindustria, posizione espressa in un articolo su “Il Sole 24 Ore” del 7 marzo. È un argomento che, in linea di principio, condivido e che in qualche misura è già considerato dalla legislazione vigente. Galli osserva che, nella grande maggioranza dei casi, quando “il lavoratore rifiuta l’offerta che gli viene avanzata da un’impresa, questa non ha nessuna ragione di comunicarlo all’ufficio o all’INPS”. A fronte di questa fattispecie, Galli propone una risposta in due mosse. Primo, rinforzare gli incentivi rivolti al lavoratore. Secondo, chiudere gli uffici pubblici di collocamento e attribuire tutta la materia che connette il licenziamento e la ricollocazione del lavoratore a soggetti privati, agenzie o anche alle stesse imprese che licenziano.

                Sul primo aspetto posso condividere, anche se nutro qualche dubbio su una delle soluzioni proposte, cioè erogare al lavoratore al momento della nuova assunzione la parte di sussidio non fruito; direi preferibile collocare tale somma nel TFR o nella pensione per evitare comportamenti poco lungimiranti da parte del lavoratore.

                Esprimo invece contrarietà all’altra ipotesi, quella di “sbaraccare” gli uffici pubblici. I nostri uffici, nelle sedi di Pavia, Vigevano e Voghera insieme  raccolgono e sistematizzano all’anno oltre 120.000 segnalazioni di avviamento e di cessazione di rapporti di lavoro. Non è impensabile quindi rafforzare questa attività estendendo una qualche forma di controllo sui contatti tra datori e lavoratori assistiti da ammortizzatori, anche quando tali contatti non sfociano in alcuna forma di assunzione. Non vedo su questo fronte quale migliore garanzia di efficienza e indipendenza possa essere offerta da soggetti privati, quali per esempio le Agenzie di lavoro interinale.

                Le modifiche di cui si parla in questi mesi, che sono oggetto di trattativa tra le parti sociali e il Governo, come si reclama da più parti, dovrebbero essere ispirate al criterio della flex security.

                Osservo che nel paese assunto a campione della flex security la disoccupazione è passata dal 3,8% del 2007 al 7,4% del 2010. Ciò lascia intendere che in tempi di crisi non possiamo attenderci miracoli neppure dalla flex security.

                Una condizione irrinunciabile di funzionamento della flex security è che gli ammortizzatori (anche e soprattutto sotto forma di riqualificazione  professionale) siano adeguatamente finanziati. Si è parlato della necessità di approntare risorse per 2-3 miliardi. Sembrano irrimediabilmente pochi. In Italia le spese per interventi attivi sul mercato del lavoro si aggirano attorno allo 0,37% del PIL, in Danimarca attorno all’1,48%. Questo confronto ci indica che servirebbero 14-15 miliardi, oltre a quelli che già si spendono. Del resto anche senza volere o potere imitare esempi stranieri l’esercito dei disoccupati ufficiali ammonta a 2,3 milioni di persone. Provvedere ad un minimo di sostentamento di queste persone comporta probabilmente molto di più di 2-3 miliardi aggiuntivi rispetto agli attuali ammortizzatori.

                Queste cifre e in sostanza tutto quanto è stato fino ad ora osservato riguardano il mercato del lavoro considerato dal lato dell’offerta. In verità, la disoccupazione ISTAT, ovvero ufficiale, è passata dall’8,2 al 9,2% in un solo anno. Siamo in recessione. L’ultimo dato su una perdita del 5% della produzione industriale conferma uno stato di cose delicatissimo.

                Veramente possiamo credere che scalando il mercato del lavoro unicamente dal lato dell’offerta possiamo sistemare il problema, recuperando disoccupazione e rilanciando la crescita? Veramente pensiamo che non si debba intervenire anche sul versante della domanda? E quando si dice domanda si intende, in questo caso, domanda di consumi, di investimenti e direttamente di occupazione. L’aumento della domanda di occupazione al punto in cui ci troviamo dovrebbe contemplare anche un piano straordinario da attuarsi mediante programmi di manutenzione e, quindi, per quanto riguarda le amministrazioni locali la modifica radicale del Patto di stabilità.

                Per la verità servono profonde correzioni al Patto di stabilità sia interno sia europeo infatti il fiscal compact di recente stipula è un patto intergovernativo e in quanto tale non garantisce alcun progresso nel senso dell’unità europea e segna la resa al momento incondizionata alla politica di austerità. L’austerità ad ogni costo è la specialità europea che si è andata contrapponendo nettamente alla politica economica condotta oltre Atlantico da Barack Obama. Il risultato è che negli Stati Uniti l’occupazione cresce vigorosamente. In Europa le crisi si infittiscono e si approfondiscono.

                L’unico provvedimento a favore della crescita assunto in Europa negli ultimi tempi è costituito dai prestiti della BCE a tasso agevolato alle banche tuttavia nella prima tranche formalmente di 489 miliardi solo 193 sono risultati incremento netto di finanziamenti all’economia. Le banche italiane hanno compiuto operazioni per 116 miliardi dei quali però solo 57 hanno rappresentato un incremento di liquidità. Gli effetti sull’economia reale si sono rivelati impalpabili se non paradossali. Infatti tra dicembre e gennaio le banche italiane hanno acquisito Titoli di Stato per 32,6 miliardi ma nello stesso periodo i prestiti bancari alle imprese e alle famiglie italiane si sono ridotti di 20 miliardi.

                Non c’è bisogno di aggiungere altro per motivare, anche in questa sede, la richiesta di un urgente e profonda revisione degli indirizzi di politica economica europei e italiani.

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I giovani pavesi più vicini all’Europa

Pavia più vicina all’Europa. “In questi giorni abbiamo concluso – dichiara l’Assessore Provinciale allo Sviluppo Economico Emanuela Marchiafava – la complessa procedura per candidare la Provincia di Pavia al Programma di apprendimento permanente avviato dalla comunità europea – sotto programma Leonardo da Vinci”. Le politiche di cooperazione insieme alla mobilità tra i sistemi di istruzione e formazione possono essere carte vincenti per realizzare non solo uno sviluppo economico sostenibile, ma anche nuovi posti di lavoro qualificati, in un clima di coesione sociale e transnazionale. Il progetto coordinato dalla Provincia, capofila di un partenariato che vede in campo l’Associazione Porta Nuova Europa, il COR dell’ Università di Pavia, la Camera di Commercio ed alcuni Partner stranieri, è stato battezzato “Pavia towards EXPerience On the move – Pavia towards EXPO” .

Il progetto è destinato a giovani operatori del settore turistico-alberghiero : tra i requisiti richiesti del bando, l’età compresa tra i 18 e i 40 anni, con preferenza per gli under 30. Esso guarda all’Expo e alle sue opportunità di lavoro, ma anche alle esigenze delle imprese lombarde e pavesi, sicuramente orientate ad avvalersi di personale ben preparato e competente, che conosca le lingue e sappia gestire i rapporti con la clientela estera.

“Nel caso in cui, come speriamo, – dichiara il consigliere provinciale Giacomo Galazzo che ha direttamente collaborato all’iter della candidatura – la commissione valuti positivamente il nostro progetto, potremo dare l’opportunità a 100 ragazzi provenienti dall’intero territorio provinciale di essere avviati ad un percorso di orientamento, formazione e mobilità presso un’impresa situata in un altro paese europeo.  L’idea è di aprire loro la possibilità di acquisire e sviluppare competenze professionalizzanti tali da facilitare il loro accesso alle opportunità lavorative presenti in Lombardia – magari anche prima dell’appuntamento con Expo 2015! Io e il mio collega Emanuele Corsico Piccolini siamo molto felici di aver dato il nostro contributo a questo progetto. Grazie ai nostri partners e in particolare all’Associazione Porta Nuova Europa per il contributo insostituibile che ha dato in questi due mesi di lavoro”.

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L’Arfea in Provincia per affrontare i problemi del trasporto pubblico

Importante incontro tra l’Assessore Provinciale alla Mobilità, Michele Bozzano con i tecnici degli uffici e i responsabili di Arfea,  l’azienda di servizio trasporti che gestisce il trasporto pubblico locale in Oltrepo e su alcune tratte della Lomellina.

“In queste settimane ci sono state segnalate diverse criticità presenti nel servizio, alcune delle quali non imputabili alle difficoltà create dalla neve e dal freddo-  dichiara l’Assessore Bozzano- Per questo, oggi, confrontandoci con Arfea, abbiamo avanzato richieste molto precise, rispetto alle quali l’azienda ci sembra essere sensibile. Sono sintetizzabili in tre aspetti :

1) realizzare un filo diretto tra azienda e uffici trasporti della Provincia, già previsto nelle clausole contrattuali, ma che va potenziato. Attraverso il filo diretto con l’azienda, che individuerà un proprio referente in tal senso, la Provincia sarà in condizione di monitorare in continuo e in tempo reale la situazione, conoscendone subito e direttamente i punti di criticità.

2) ottenere da Arfea un report preciso ed aggiornato sui mezzi fermi perché necessitano di interventi o di manutenzioni, accompagnato da un crono programma dettagliato dei lavori necessari, in modo da capire entro quali tempi i mezzi potranno tornare a circolare. Anche su questo punto Arfea si è dimostrata disponibile.

3) ottenere, infine, da Arfea un report sull’intero parco mezzi, per disporre di una informativa precisa anche sulle condizioni di comfort del trasporto passeggeri. Anche qui, riscontro positivo da parte della azienda.

 Intanto la Provincia – Assessorato ai Trasporti ha avviato un programma straordinario di ispezioni presso i depositi di tutte le tre aziende titolari del servizio di trasporto pubblico.

“Siamo convinti che l’impegno formale di Arfea ad ottemperare alle nostre sollecitazioni e il potenziamento delle azioni di controllo da parte della Provincia sulla qualità dei mezzi e sull’efficienza dei servizi si costituiscano come contributi utili a migliorare il servizio nell’interesse dei cittadini che viaggiano”.

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Pavia capofila del sistema turistico “Po di Lombardia”

Territorio, ambiente e turismo come risorse della nostra Provincia. “Queste parole cominciano ad acquistare una sempre maggiore concretezza e a tradursi in altrettante occasioni sulle quali si concentra l’impegno della Provincia di Pavia”, dichiara l’Assessore al Turismo della Provincia di Pavia, Emanuela Marchiafava, nominata proprio in questi giorni Presidente della governance del “sistema turistico fluviale”. La Provincia di Pavia è diventata capofila del sistema turistico Po di Lombardia : le linee di intervento previste dal programma di sviluppo del sistema turistico riguardano sia progetti infrastrutturali per l’innalzamento della qualità dell’offerta (piani degli attracchi, piano di sviluppo della rete ciclabile) sia progetti di promozione per incrementare i flussi turistici in queste aree di grande pregio e fascino.

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75 milioni di euro per la riconversione dell’ex zuccherificio di Casei Gerola

Saranno investiti sul nostro territorio 75 milioni di euro. La Giunta Provinciale ha espresso parere favorevole in merito alla sottoscrizione dell’Accordo di riconversione produttiva dello stabilimento saccarifero di Casei Gerola. L’accordo prevede la costituzione di una filiera corta per la produzione di energia da fonti rinnovabili, basata sullo sviluppo di coltivazioni utili alla produzione di biomasse e la realizzazione e gestione di una Centrale della potenza di 49,95 MWt, costituita da una caldaia ad alte prestazioni e da un ciclo termico avanzato. La Centrale sarà alimentata con biomasse di origine vegetale (costituite prevalentemente da sorgo da fibra) per una quantità pari a circa 90.000 tonnellate di sostanza secca all’anno. L’investimento industriale stimato in circa 75 milioni di Euro consentirà l’occupazione diretta di circa 25 persone, attinte prioritariamente tra i dipendenti dell’ex stabilimento saccarifero di Casei Gerola, con possibilità di ulteriori potenzialità nel comparto dell’indotto. “Abbiamo raggiunto oggi un importante obiettivo per il nostro territorio. L’avvio di questa nuova filiera di produzione consentirà di dare una risposta concreta alle esigenze di riconversione del settore agricolo in conseguenza delle modificazioni imposte dalla riforma della Politica Agricola Comunitaria, col risultato di promuovere produzioni sostitutive, con benefici effetti sui redditi conseguibili dalle imprese agricole. Questo processo di riconversione può rappresentare un’importante risorsa economica ed occupazionale”, dice il Presidente della Provincia di Pavia, Daniele Bosone. “La Provincia di Pavia si impegna ora a coordinare e monitorare le fasi di sviluppo del progetto di riconversione dello stabilimento, ma anche a valutare percorsi di formazione per qualificare il personale”, conclude il Presidente.

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Firmato il Protocollo tra l’Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali e la Provincia di Pavia

La Provincia di Pavia ha stipulato un Protocollo d’Intesa con l’ Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali – U.N.A.R. (istituito presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri) per promuovere la crescita civile, sociale e culturale delle comunità locali e per sostenere attività volte a prevenire, contrastare e rimuovere ogni forma e causa di discriminazione. La firma è stata apposta dal Dr. Giovanni Trovato, dirigente della Presidenza del Consiglio dei Ministri e dal Vice-Presidente della Provincia di Pavia ed Assessore alle Pari Opportunità, Politiche della Scuola e Giovani  Milena D’ Imperio che ha affermato: “Con la firma del Protocollo d’ Intesa, che si fonda sull’ art. 3 della Costituzione Italiana, la Provincia di Pavia intende riaffermare con forza e convinzione il principio ideale e politico antidiscriminatorio e quindi di pari opportunità per tutti”. Infatti, l’articolo 3 della Costituzione Italiana che così recita “tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e son uguali davanti alla legge senza distinzione di sesso, razza, lingua, religione, opinioni politiche, condizioni personali e sociali”, si può considerare l’ enunciato più significativo, orientato a scardinare i pilastri giolittiani dello Stato Italiano, che cancella gli anni della dittatura ed apre l’ orizzonte del futuro ai valori che sono scaturiti, con gran vigore, nella stagione della Liberazione. Inoltre, il Protocollo d’ Intesa fa propri i documenti nazionali ed europei relativi alla parità di trattamento: dalla Carta dei Diritti fondamentali dell’Unione Europea, fino ad arrivare alla Direttiva del Consiglio dell’Unione Europea del 29 giugno 2000 che attua il “principio della parità di trattamento fra le persone, indipendentemente dalla razza e dall’origine etnica” e alla Direttiva del Ministro per l’Azione amministrativa e la gestione del Dipartimento per le Pari Opportunità per l’anno 2010 che assegna all’ U.N.A.R. il compito della costituzione di una rete nazionale di osservatori e centri territoriali per la rilevazione e il contrasto alla discriminazione tramite specifici protocolli d’intesa con gli Enti Locali. Sottoscrivendo il Protocollo di Intesa, di durata triennale, con U.N.A.R., la Provincia assume una serie di impegni, soprattutto in ordine al monitoraggio ed al coordinamento di tutte quelle attività e quei servizi ( agenzie, sportelli, centri, istituzioni, associazioni ) che, sul territorio, si cita, ad esempio di “buone pratiche” il Comune di Pavia (Assessorato Pari Opportunità e Sportello Antidiscriminazioni), lavorano per segnalare, farsi carico e prevenire fenomeni discriminatori; si impegna a mettere a disposizione una rete condivisa di dati, a costituire un Tavolo tecnico di Coordinamento ed a realizzare corsi di formazione, in collaborazione con U.N.A.R. oltreché a proseguire quanto già realizzato, l’ ottobre scorso, presso il Liceo Foscolo di Pavia (istituto scolastico dove erano stati riscontrati episodi di razzismo e omofobia), nell’ ambito della promozione della Settimana Nazionale contro la Violenza nelle Scuole.

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Visitare Pavia con una guida turistica. Al via il progetto “Lasciatevi guidare”

“La migliore chiave di accesso per la visita e la comprensione dell’identità di un luogo è la Guida Turistica”. E’ da questa consapevolezza che l’Assessore al Turismo della Provincia di Pavia, Emanuela Marchiafava, dà il via al progetto “Lasciatevi guidare” con l’obiettivo di incentivare sia il turismo scolastico che il turismo collegato all’arrivo di gruppi. L’iniziativa si avvarrà della collaborazione con le Cooperative di Guide Turistiche e le Società di Servizi Culturali che operano sul territorio, attraverso il coordinamento del Settore Turismo e dello IAT.

“La guida turistica aiuta il turista a scoprire i lati più nascosti e più autentici di una territorio; essere accompagnati da un esperto in un luogo o in un monumento può veramente fare la differenza e trasformare una visita in una esperienza stimolante ed accattivante. La guida, inoltre,  sa consigliare anche in merito a quanto non è strettamente legato alla visita stessa.. E’dunque un ottimo veicolo di promozione del territorio, un aiuto per conoscere anche itinerari nascosti e far apprezzare al meglio la nostra provincia. Di turismo non si può semplicemente parlarne, ma occorre proporre azioni concrete. Con “Lasciatevi guidare” vogliamo provare a rendere il turista più consapevole della ricchezza del nostro territorio”, dice Emanuela Marchiafava, Assessore al Turismo.

Come si concretizzerà l’intenzione di  promuovere ed incentivare le visite guidate ed i viaggi di istruzione nella Provincia di Pavia? Semplice: concorrendo alle spese per la guida turistica.

La Provincia di Pavia interverrà con un proprio sostegno economico fino al massimo del 50% del costo delle visite guidate di gruppo, per una giornata intera, sino ad esaurimento delle risorse disponibili. Cooperative sociali, imprese sociali e società di servizi senza scopo di lucro che abbiano nel loro statuto la promozione turistica e la valorizzazione del territorio potranno accedere al progetto partecipando al bando provinciale con il quale vengono fissati i criteri per la concessione del finanziamento e le condizioni di partecipazione al progetto.

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Valorizzare l’associazionismo:firmata la convenzione con la Provincia

E’ stata firmata dalla Provincia di Pavia e dal Centro Servizi Volontariato la convenzione per sostenere, promuovere e valorizzare l’associazionismo e il volontariato sul territorio provinciale. Il mondo dell’associazionismo e del volontariato, da oggi, avrà nel CSV un punto di riferimento unico. Un punto di riferimento che permetterà alle Associazioni di avere un solo interlocutore sia per le esigenze legate alla loro ordinaria attività, sia per quanto concerne i rapporti con l’Ente Istituzionale Provincia di Pavia. “Negli ultimi anni – ha detto l’assessore alla Coesione sociale della Provincia di Pavia, Francesco Brendolise – il mondo dell’associazionismo e del volontariato ha acquisito una forte rilevanza sociale oltre ad una notevole capacità di comprendere le realtà territoriali, cogliere immediatamente i bisogni emergenti ed essere vicino alle persone ed alle famiglie. Fondamentale è il ruolo che il Centro Servizi Volontariato di Pavia da anni sta svolgendo di sostegno al mondo dell’associazionismo e del volontariato attraverso interventi formativi, di consulenza, di ricerca e progettuali. Un ruolo che noi intendiamo valorizzare”. Proprio per tale ragione, ed al fine di garantire una maggiore efficienza ed efficacia dei servizi erogati a favore del terzo settore, la Provincia di Pavia e il Centro Servizi Volontariato della Provincia di Pavia hanno manifestato la volontà di realizzare una fattiva collaborazione nell’attuazione dei reciproci compiti istituzionali e sociali che ha portato oggi alla sigla della “Convenzione tra la Provincia di Pavia e il Centro Servizi Volontariato della Provincia di Pavia per sostenere, promuovere e valorizzare il terzo settore sul territorio provinciale”. “Il nostro compito – spiega Pinuccia Balzamo, presidente del CSV – sarà di collaborare con la Provincia di Pavia coadiuvando le associazioni nella compilazione della modulistica per l’iscrizione al Registro del Volontariato e dell’Associazionismo. Il Centro, inoltre, fornirà assistenza alle organizzazioni nella predisposizione della documentazione necessaria a per il mantenimento dell’iscrizione e collaborerà con la Provincia di Pavia nell’attività di progettazione per accedere a bandi regionali, nazionali, europei e di altri enti pubblici o privati”.

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Riunito in Provincia il Tavolo di confronto per lo sviluppo economico

Si è riunito il Tavolo di confronto per lo sviluppo economico della Provincia di Pavia. I lavori sono stati condotti dal Presidente Daniele Bosone. Erano presenti il Presidente della Camera di Commercio di Pavia, i parlamentari pavesi, i consiglieri regionali, l’Università di Pavia, le Fondazioni bancarie, i rappresentanti delle categorie economiche e sindacali del territorio.

Ricerca, sviluppo e reti di impresa in tutti i settori dell’economia sono stati i temi affrontati oggi.

 “In questo momento di crisi – ha detto il senatore Bosone – dobbiamo dare un messaggio di fiducia e mostrare ai cittadini che stiamo già guardando oltre. Oggi è fondamentale una alleanza tra enti pubblici e imprese, coinvolgendo le fondazioni bancarie”.

Prosegue Bosone: “Ho avuto modo in questi mesi di raccogliere le istanze del territorio; il mio compito è ora di raggrupparle per cercare un progetto di sviluppo condiviso. La nostra realtà economica è fatta in larghissima maggioranza da microimprese che da sole non hanno gli strumenti per affrontare le sfide del momento. Oggi la parole chiave è unione: unione di imprese, unione tra enti”.

 Si è parlato anche di turismo. Pavia è 86ma su 110 province per arrivi di turisti stranieri, 90ma per gli arrivi totali. In Lombardia la percentuale di presenze a Pavia nelle strutture ricettive è dell’1,7%. Troppo poco per un settore che a livello nazionale contribuisce per il 10% al pil del nostro Paese. Più del comparto automobilistico, per intenderci.

 Riguardo la necessità di puntare al turismo di qualità ha convenuto anche il Presidente della Camera di Commercio di Pavia, Giacomo de Ghislanzoni: “Le ore di cassa integrazione ci devono far riflettere sullo stato di disagio che stiamo vivendo e che necessita dello spirito di squadra che il presidente Bosone oggi ci sta chiedendo. La lettura dei dati sulla realtà economica pavese, fatta per il 96% da aziende con meno di dieci addetti, mi porta a dire che l’obiettivo cui guardare è proprio quello del turismo di qualità”.

 Il Tavolo si è concluso dopo un ampio confronto tra i presenti. Tra gli impegni presi quelli di una cabina di regia sulla possibilità di sviluppo del Parco Tecnologico, una verifica più approfondita con le associazioni di categoria, la Camera di Commercio e l’Università sulle reti di impresa. I sindacati avranno il compito di promuovere un Osservatorio sulla crisi mentre con la collaborazione dei consiglieri regionali si lavorerà alla semplificazione amministrativa. In merito alle politiche energetiche si aprirà una collaborazione con il Cescri.

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