Archivi del mese: marzo 2012

Martedì 3 aprile il Ministro Renato Balduzzi sarà a Broni per parlare di amianto

Martedì 3 aprile il Ministro alla Salute, Prof. Renato Balduzzi, visiterà il sito dell’ex Fibronit di Broni e incontrerà istituzioni, associazioni e cittadini  per discutere delle problematiche inerenti l’emergenza amianto.

L’incontro istituzionale è in programma alle ore 11.30 presso la sala Giunta del Comune di Broni, Piazza Garibaldi 12, per un confronto sulla questione sanitaria e ambientale legata alla ex cementifera Fibronit che ha provocato in questi anni numerose vittime da esposizione all’amianto e un incremento di malattie asbesto correlate.

 Alle ore 12.15 il Ministro incontrerà in sala Consiliare le associazioni territoriali e i cittadini.

L’occasione è gradita per porgere cordiali saluti.

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Parte da Bressana la campagna “Il tempo è scaduto!”

Domani mattina a partire dalle ore 8,30 presso il mercato di Bressana Bottarone prenderà il via il primo presidio del Pd  per la distribuizione del materiale informativo sulla campagna “Il tempo è scaduto”, che invita la giunta regionale a rassegnare le dimissioni.

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Una catena umana per dire “No a tutti i razzismi”

Dal 21 al 28 marzo 2012 in tutta Italia si svolge l’VIII Settimana d’Azione contro il Razzismo con l’obiettivo di sensibilizzare ed informare la popolazione in merito alle tematiche che riguardano le discriminazioni razziali, la xenofobia, l’integrazione dei cittadini stranieri al fine di contrastare ogni forma di discriminazione. Le celebrazioni hanno coinvolto direttamente anche la provincia di Pavia nella giornata di mercoledì 21 marzo 2012 quando alle ore 10.30, in contemporanea a Pavia, Garlasco, Stradella e Voghera, unitamente a tante altre città italiane, ha preso vita una catena umana per dire “No a tutti i razzismi”.

L’ aggregazione simbolica di un variegato popolo anti-razzista sarà formata da studenti, insegnanti, volontari dell’associazionismo, cittadini che si prenderanno per mano per manifestare pubblicamente il rifiuto del razzismo e della xenofobia. Presenti anche autorità locali, tra cui gli Assessori della Provincia di Pavia, Francesco Brendolise (Politiche per la Coesione Sociale), e Milena D’Imperio (Pari Opportunità).

“E’ nostra ferma convinzione che la crescita civile, sociale e culturale di una comunità non possa prescindere dalla piena attuazione del principio di parità di trattamento e di non discriminazione così come sancito dall’ art. 3 della Carta Costituzionale Italiana”, affermano il Vice-Presidente ed Assessore alle Politiche per la Scuola, Giovani e Pari Opportunità della Provincia di Pavia Milena D’ Imperio  e l’ Assessore alle Politiche per la Coesione Sociale, Volontariato ed Associazionismo, Cooperazione Internazionale  Francesco Brendolise,  che proseguono “con la recente stipula del Protocollo d’ Intesa, per la promozione della parità di trattamento e la rimozione delle discriminazioni, tra Provincia di Pavia e Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali (UNAR), gli intenti politici sono stati tradotti in un percorso strutturato di azioni che, in sinergia con i soggetti pubblici e privati che vorranno concorrere, la Provincia di Pavia promuoverà nel 2012. L’ iniziativa di informazione e di sensibilizzazione della “Giornata internazionale per l’eliminazione della discriminazione razziale” s’ innesta nel piano di attività da realizzare quest’ anno”.

 Il programma celebrativo dell’VIII Settimana d’Azione contro il Razzismo nella provincia di Pavia, è promosso da: Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali, Prefettura di Pavia, Ufficio Scolastico Regionale per la Lombardia – Ambito Territoriale XIX Pavia, Provincia di Pavia, Comune di Pavia, Sportello Comunale Antidiscriminazioni, in collaborazione con le Scuole: IPSIA “Cremona”, ITC “Bordoni”, Liceo “Cairoli” di Pavia, ITIS “Caramuel” di Vigevano, IPS “Pollini” di Mortara, Primaria “Poma” e Sec. I° gr. “Duca degli Abruzzi” di Garlasco, Primaria “De Amicis” e Sec. di I° gr. “Depretis” di Stradella, 1° Circolo Didattico “D. Alighieri” e Sc. Sec. di I° gr. “Plana” di Voghera, l’ Ist. Comprensivo di S. Maria della Versa – Sez. Associata di Montù Beccaria e IIS “Faravelli” di Stradella/Broni e con la partecipazione degli organismi associativi: Associazione Consumatori Disabili (ACOD), Associazione Culturale Antigone, ANFFAS Pavia, Arci Pavia, Arcigay Pavia, Associazione Babele, Associazione Culturale Cartaspina, Associazione Genitori Negati, Centro Antiviolenza Liberamente, Centro Didi, CISL Pavia, Cittadinanzattiva – Rete Tribunale Diritti Malato, Comitato di Coordinamento Pavese per i Problemi dell’Handicap, Cooperativa Finis Terrae, Cooperativa Sociale Il Lavoro, Cooperativa Progetto Con-Tatto, FILDIS sezione Pavia e UILDM Pavia, Associazione Italia Uganda Onlus e dell’Associazione Sogni e Cavalli Onlus di Pavia.

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Presentato a Mortara il Report sul mercato del lavoro.Eccolo.

Difficile, difficilissimo da trovare, da conservare a denti stretti, anche se è precario e povero di tutele, da reinventarsi dopo mesi o anni di cassa integrazione: questo è il “lavoro” per come lo vivono, in Italia, milioni di persone, cittadini di una Repubblica che pure gli attribuisce il valore strategico di diritto costituzionale.

La Provincia di Pavia affronta questo nodo spinoso e spesso dolente con una serie di incontri: dopo quello di metà dicembre sulla sicurezza del lavoro, la settimana scorsa a Mortara si è ragionato attorno alle le problematiche dell’occupazione sul nostro territorio, utilizzando come strumento di orientamento e conoscenza il Report sul mercato di lavoro, elaborato dal nostro Osservatorio Provinciale. All’iniziativa hanno partecipato l’Assessore Francesco Brendolise e l’Assessore Emanuela Marchiava, oltre all’Assessore Franco Osculati, delegato al politiche del lavoro.

 Vi proponiamo la sua relazione.

                Il Rapporto raccoglie essenzialmente dati formali, derivanti soprattutto da obblighi di legge dei datori di lavoro. Esso, quindi, offre una conoscenza parziale del mondo in esame. È auspicabile che si formi una sede che consenta di recepire ed elaborare anche altri tipi di dati. Devo subito notare che tale sede, oggi almeno, non può essere l’Amministrazione Provinciale, dati i limiti di bilancio dell’Ente.

                Il Rapporto 2011 ci consegna una fotografia del lavoro a Pavia non drammaticamente diversa da quella del 2010; gli ordini di grandezza per lo più non sono mutati, anche se si manifestano effetti di accumulo o di stock.

                In particolare, le persone in stato di disoccupazione passano da 38.500 a 40.900 con un incremento attorno al 6% (pag. 2). L’84% di questi 40.900 lavoratori sono definiti disoccupati in senso stretto, avendo già avuto almeno un’esperienza lavorativa; il 16% sono qualificati inoccupati, trattandosi di persone che non hanno alle spalle alcuna esperienza lavorativa. Sul totale, il 22% circa è costituito da stranieri. Il dato nel suo complesso può non essere totalmente veritiero in quanto non è sistematica la rilevazione dei casi di iscritti nella banca dati provinciale che pur impegnandosi in un’attività di lavoro autonomo non provvedono a cancellarsi. La cancellazione è invece assicurata nel caso di ufficializzazione di un rapporto di lavoro tra lavoratore e datore di lavoro.

                Il Rapporto 2011 non è molto diverso dal precedente neppure riguardo alla composizione del quadro costituito dai rapporti di lavoro, ovvero dalle tipologie di contratto. Mi riferisco specificamente agli “avviamenti” che sono ammontati complessivamente a circa 59.000, a fronte dei 56.000 del 2010, con un incremento di circa il 5% (pag. 7). Ricordo che questo dato non comprende ovviamente il lavoro nero e neppure i rapporti di lavoro che si sono instaurati mediante partita IVA con monocliente, i quali spesso celano situazioni di effettivo lavoro subordinato.

                Dei 59.000 nuovi rapporti di lavoro registrati, 11.200 sono contratti a tempo indeterminato con un incremento del 3,5% rispetto al 2010. Si noti tuttavia che in termini assoluti questi contratti ancora nel 2011 sono ben al di sotto del livello raggiunto nel 2009. I contratti a tempo indeterminato rappresentano il 19% dell’intero. I contratti a tempo indeterminato nella più parte dei casi dovrebbero essere considerati il rapporto fisiologico tra datore e lavoratore.

                Secondo alcune rilevazioni la media nazionale è attorno al 14%. Non c’è però ragione per ritenere che anche l’area di Pavia sia immune da un fenomeno riguardante il tempo indeterminato, messo in luce da una recente indagine della Fondazione Brodolini. Risulta, da tale indagine, che il 30% di coloro che sono titolari di un contratto a tempo indeterminato, nei cinque anni successivi dalla stipula incappano in un, potremmo dire, “declassamento”: dal contratto a tempo indeterminato a un contratto a termine o a una posizione da parasubordinato o in Cassa integrazione o in disoccupazione. La percentuale sale al 40% se il periodo di osservazione si prolunga a dieci anni. Il fenomeno è in atto dagli anni ’80 ed è (come notato da Franzini e Reitano) in contrasto con la retorica della “rigidità del posto fisso”. Sempre secondo la ricerca della Fondazione Brodolini, il fenomeno non cambia al di sotto o al di sopra dei quindici addetti e si aggrava per i più giovani poco scolarizzati. Risulta che per questi, a due anni dall’entrata nel mercato del lavoro con contratto a tempo indeterminato, solo il 60% mantiene la forma contrattuale.

                Dunque, per usare il lessico di Bauman, il lavoro anche a Pavia è “liquido”. Questa immagine non stona neppure con quanto ci comunica la tabella sulle cessazioni (pag. 12); le quali solo per lo 0,6% sono per pensionamento, mentre il 21% è per dimissioni (parte delle quali presumibilmente “in bianco”) e ben il 55% per fine rapporto a termine.

                Questo dato sul fine del “rapporto a termine” è in forte aumento rispetto al 2010 (era al 48%) e certamente segnala un deterioramento della situazione complessiva.

                Il saldo avviamenti/cessasioni è esposto in particolare nei grafici delle pagg. da 15 a 17. Nel primo semestre generalmente gli avviamenti superano le cessazioni, nel secondo avviene il contrario. Ma, come si vede per l’intera economia in fig. 10, le cessazioni tendono a superare gli avviamenti per importi via via crescenti.

                Dinamiche differenziate nel saldo avviamenti cessazioni e un parte speculari riguardano l’industria (fig. 12) e il terziario (fig. 14).

                Sulla Cassa Integrazione Guadagni il Rapporto assume dati di origine INPS. In particolare, a fronte del vero boom della Cassa, registrato nell’anno fino ad oggi più nero della crisi che è stato il 2009,(rispetto al 2008 si passò da 2.700.000 ore a 13.260.000). Il 2011 segna un regresso di circa il 20% per ciascuno dei tre tipi di Cassa. Nel complesso, si passa da 10.900.000 ore a 8.700.000 ore.

                Può essere, questo del 2011, un dato veramente incoraggiante o consolante? Vediamo.

                Si tratta comunque di ore autorizzate. Sarebbe quindi preferibile basare ogni giudizio sulle ore effettivamente utilizzate.

                Il dato 2011 inferiore a quello del 2009 e del 2010 è pur sempre di circa 3,5 volte superiore a quello del 2008, il primo anno della crisi.

                A livello italiano la diminuzione delle ore di Cassa autorizzate è stato particolarmente marcato nell’ultimo quadrimestre 2011. Ciò non ha però impedito o rallentato la ripresa della Cassa nello scorso febbraio, che è passata dai 70 milioni del febbraio 2011 agli 82 milioni del febbraio 2012. Non abbiamo dati sistematici per ritenere che la nostra area sia esente da questa recente impennata della Cassa.

                Sappiamo comunque che anche le richieste di ore di Cassa sono soggette ad un tetto, il quale, malauguratamente, può essere rappresentato non dalla ripresa dell’attività produttiva ai suoi livelli normali, bensì dall’esaurirsi delle condizioni soggettive per il collocamento in Cassa.

                In breve, dopo l’ordinaria e la straordinaria che entrambe hanno limiti temporali non c’è che la mobilità, anch’essa nella nostra area soggetta al limite temporale di tre anni massimi. Il dato sulla mobilità che compare nel Rapporto (pagg. 18 e 19) è un dato formale curato dall’Amministrazione Provinciale. Il dato di flusso 2011 è 2.962, con un incremento del 7% rispetto al 2010. Questo 7% rispetto al 66% registrato nel 2009 (rispetto al 2008) può sembrare non catastrofico. Il numero assoluto 2.962 del 2011 è però più che doppio di quello del primo anno della crisi.

                Alla fine dell’anno avevamo 4.892 lavoratori in mobilità, dei quali solanto un terzo percettore del relativo trattamento di indennità (L. 223/91). La mobilità dei due tipi (indennizzata e non indennizzata) segna un aumento del 13% inoltre, nei primi due mesi 2012 si sono aggiunte altre 300 unità circa.

                In breve, il contesto italiano non è roseo e lo spaccato pavese non costituisce un’isola felice.

                Come si pone la Provincia di fronte a questa situazione? Abbiamo soprattutto tre settori di attenzione e di intervento. Da un lato cerchiamo di seguire le crisi aziendali esercitando, con altre istituzioni e in particolare con la Prefettura, un tanto di pressione morale affinché rimanga e si consolidi una speranza di ripresa delle imprese coinvolte. In secondo e terzo luogo abbiamo specifici programmi per il reimpiego e per l’occupabilità di giovani e meno giovani. Su questi aspetti i colleghi Francesco Brendolise ed Emanuela Marchiafava successivamente illustreranno le nostre iniziative.

                Come è noto, dovremmo essere alla vigilia di importanti innovazioni nella regolamentazione del mercato del lavoro e negli ammortizzatori sociali. In qualche misura il dibattito su questi temi riguarda anche la Provincia nella sua attuale configurazione e, ancor più, dovrebbe riguardare la Provincia nell’assetto delle competenze che risulteranno dalla riforma dell’istituto Provincia avviata dal presente Governo.

                I sostenitori della riforma degli ammortizzatori sociali, giustamente preoccupati dell’efficienza di questi strumenti, rilevano che “punto essenziale è che il lavoratore che rifiuta un’offerta di lavoro o anche solo un corso di formazione” deve concretamente rischiare di perdere il diritto al sussidio. Tale è la posizione di Giampaolo Galli, direttore generale della Confindustria, posizione espressa in un articolo su “Il Sole 24 Ore” del 7 marzo. È un argomento che, in linea di principio, condivido e che in qualche misura è già considerato dalla legislazione vigente. Galli osserva che, nella grande maggioranza dei casi, quando “il lavoratore rifiuta l’offerta che gli viene avanzata da un’impresa, questa non ha nessuna ragione di comunicarlo all’ufficio o all’INPS”. A fronte di questa fattispecie, Galli propone una risposta in due mosse. Primo, rinforzare gli incentivi rivolti al lavoratore. Secondo, chiudere gli uffici pubblici di collocamento e attribuire tutta la materia che connette il licenziamento e la ricollocazione del lavoratore a soggetti privati, agenzie o anche alle stesse imprese che licenziano.

                Sul primo aspetto posso condividere, anche se nutro qualche dubbio su una delle soluzioni proposte, cioè erogare al lavoratore al momento della nuova assunzione la parte di sussidio non fruito; direi preferibile collocare tale somma nel TFR o nella pensione per evitare comportamenti poco lungimiranti da parte del lavoratore.

                Esprimo invece contrarietà all’altra ipotesi, quella di “sbaraccare” gli uffici pubblici. I nostri uffici, nelle sedi di Pavia, Vigevano e Voghera insieme  raccolgono e sistematizzano all’anno oltre 120.000 segnalazioni di avviamento e di cessazione di rapporti di lavoro. Non è impensabile quindi rafforzare questa attività estendendo una qualche forma di controllo sui contatti tra datori e lavoratori assistiti da ammortizzatori, anche quando tali contatti non sfociano in alcuna forma di assunzione. Non vedo su questo fronte quale migliore garanzia di efficienza e indipendenza possa essere offerta da soggetti privati, quali per esempio le Agenzie di lavoro interinale.

                Le modifiche di cui si parla in questi mesi, che sono oggetto di trattativa tra le parti sociali e il Governo, come si reclama da più parti, dovrebbero essere ispirate al criterio della flex security.

                Osservo che nel paese assunto a campione della flex security la disoccupazione è passata dal 3,8% del 2007 al 7,4% del 2010. Ciò lascia intendere che in tempi di crisi non possiamo attenderci miracoli neppure dalla flex security.

                Una condizione irrinunciabile di funzionamento della flex security è che gli ammortizzatori (anche e soprattutto sotto forma di riqualificazione  professionale) siano adeguatamente finanziati. Si è parlato della necessità di approntare risorse per 2-3 miliardi. Sembrano irrimediabilmente pochi. In Italia le spese per interventi attivi sul mercato del lavoro si aggirano attorno allo 0,37% del PIL, in Danimarca attorno all’1,48%. Questo confronto ci indica che servirebbero 14-15 miliardi, oltre a quelli che già si spendono. Del resto anche senza volere o potere imitare esempi stranieri l’esercito dei disoccupati ufficiali ammonta a 2,3 milioni di persone. Provvedere ad un minimo di sostentamento di queste persone comporta probabilmente molto di più di 2-3 miliardi aggiuntivi rispetto agli attuali ammortizzatori.

                Queste cifre e in sostanza tutto quanto è stato fino ad ora osservato riguardano il mercato del lavoro considerato dal lato dell’offerta. In verità, la disoccupazione ISTAT, ovvero ufficiale, è passata dall’8,2 al 9,2% in un solo anno. Siamo in recessione. L’ultimo dato su una perdita del 5% della produzione industriale conferma uno stato di cose delicatissimo.

                Veramente possiamo credere che scalando il mercato del lavoro unicamente dal lato dell’offerta possiamo sistemare il problema, recuperando disoccupazione e rilanciando la crescita? Veramente pensiamo che non si debba intervenire anche sul versante della domanda? E quando si dice domanda si intende, in questo caso, domanda di consumi, di investimenti e direttamente di occupazione. L’aumento della domanda di occupazione al punto in cui ci troviamo dovrebbe contemplare anche un piano straordinario da attuarsi mediante programmi di manutenzione e, quindi, per quanto riguarda le amministrazioni locali la modifica radicale del Patto di stabilità.

                Per la verità servono profonde correzioni al Patto di stabilità sia interno sia europeo infatti il fiscal compact di recente stipula è un patto intergovernativo e in quanto tale non garantisce alcun progresso nel senso dell’unità europea e segna la resa al momento incondizionata alla politica di austerità. L’austerità ad ogni costo è la specialità europea che si è andata contrapponendo nettamente alla politica economica condotta oltre Atlantico da Barack Obama. Il risultato è che negli Stati Uniti l’occupazione cresce vigorosamente. In Europa le crisi si infittiscono e si approfondiscono.

                L’unico provvedimento a favore della crescita assunto in Europa negli ultimi tempi è costituito dai prestiti della BCE a tasso agevolato alle banche tuttavia nella prima tranche formalmente di 489 miliardi solo 193 sono risultati incremento netto di finanziamenti all’economia. Le banche italiane hanno compiuto operazioni per 116 miliardi dei quali però solo 57 hanno rappresentato un incremento di liquidità. Gli effetti sull’economia reale si sono rivelati impalpabili se non paradossali. Infatti tra dicembre e gennaio le banche italiane hanno acquisito Titoli di Stato per 32,6 miliardi ma nello stesso periodo i prestiti bancari alle imprese e alle famiglie italiane si sono ridotti di 20 miliardi.

                Non c’è bisogno di aggiungere altro per motivare, anche in questa sede, la richiesta di un urgente e profonda revisione degli indirizzi di politica economica europei e italiani.

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Le donne e la riforma del mercato del lavoro

“Le donne e la riforma del mercato del lavoro”. Se ne parlerà sabato 17 marzo alle ore 10 presso la sala San Martino di Tours in corso Garibaldi a Pavia con Chiara Scuvera, coordinatrice Donne Democratiche Provincia di Pavia, Alan Ferrari, segretario Provinciale PD Pavia, Carola Candela, ex dipendente ed ora imprenditrice, Franco Osculati, assessore al Lavoro Provincia di Pavia, Ilaria Cova, coordinatrice Donne Democratiche Regione Lombardia, Laura Specchio, responsabile Lavoro e Professioni PD Lombardia.

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I giovani pavesi più vicini all’Europa

Pavia più vicina all’Europa. “In questi giorni abbiamo concluso – dichiara l’Assessore Provinciale allo Sviluppo Economico Emanuela Marchiafava – la complessa procedura per candidare la Provincia di Pavia al Programma di apprendimento permanente avviato dalla comunità europea – sotto programma Leonardo da Vinci”. Le politiche di cooperazione insieme alla mobilità tra i sistemi di istruzione e formazione possono essere carte vincenti per realizzare non solo uno sviluppo economico sostenibile, ma anche nuovi posti di lavoro qualificati, in un clima di coesione sociale e transnazionale. Il progetto coordinato dalla Provincia, capofila di un partenariato che vede in campo l’Associazione Porta Nuova Europa, il COR dell’ Università di Pavia, la Camera di Commercio ed alcuni Partner stranieri, è stato battezzato “Pavia towards EXPerience On the move – Pavia towards EXPO” .

Il progetto è destinato a giovani operatori del settore turistico-alberghiero : tra i requisiti richiesti del bando, l’età compresa tra i 18 e i 40 anni, con preferenza per gli under 30. Esso guarda all’Expo e alle sue opportunità di lavoro, ma anche alle esigenze delle imprese lombarde e pavesi, sicuramente orientate ad avvalersi di personale ben preparato e competente, che conosca le lingue e sappia gestire i rapporti con la clientela estera.

“Nel caso in cui, come speriamo, – dichiara il consigliere provinciale Giacomo Galazzo che ha direttamente collaborato all’iter della candidatura – la commissione valuti positivamente il nostro progetto, potremo dare l’opportunità a 100 ragazzi provenienti dall’intero territorio provinciale di essere avviati ad un percorso di orientamento, formazione e mobilità presso un’impresa situata in un altro paese europeo.  L’idea è di aprire loro la possibilità di acquisire e sviluppare competenze professionalizzanti tali da facilitare il loro accesso alle opportunità lavorative presenti in Lombardia – magari anche prima dell’appuntamento con Expo 2015! Io e il mio collega Emanuele Corsico Piccolini siamo molto felici di aver dato il nostro contributo a questo progetto. Grazie ai nostri partners e in particolare all’Associazione Porta Nuova Europa per il contributo insostituibile che ha dato in questi due mesi di lavoro”.

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