Per un NO di sinistra

In questo video sono raccolti degli estratti di alcune iniziative alle quali in questi giorni ho partecipato per sostenere le ragioni del no da sinistra.

 

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“Carapelli” ROSATI (PD): “MOZIONE URGENTE: REGIONE INTERVENGA PER SCONGIURARE 98 LICENZIAMENTI”

Sul caso della Carapelli di Inveruno intervenga anche la Regione. Lo chiede Onorio Rosati, consigliere regionale del Pd e componente della IV Commissione Attività produttive e lavoro, in una mozione urgente che verrà presentata nella seduta di Consiglio regionale di martedì prossimo.

Rosati ripercorre le tappe che hanno portato la Carapelli Firenze Spa, storica azienda fiorentina specializzata nel settore dell’olio d’oliva, dal 2006 nel Gruppo spagnolo Deoleo S.A., ad annunciare, nei giorni scorsi, l’intenzione di chiudere il reparto produttivo dello stabilimento di Inveruno. Il rischio è il licenziamento di 98 addetti alla produzione su un totale di 136 occupati.

“Una situazione di crisi produttiva e occupazionale che andrà a impattare ancora una volta su di un territorio, quello dell’Alto Milanese, già da tempo vittima di diverse delocalizzazioni da parte di multinazionali che, una volta sfruttato il richiamo del Made in Italy, hanno deciso di spostare la produzione al di fuori dell’Italia”, fa presente Rosati.

Nella giornata di oggi, venerdì 4 novembre, inoltre, si è tenuto uno sciopero dei lavoratori al quale ha fatto seguito anche un Consiglio comunale aperto.

Per questo con la mozione Rosati impegna la Giunta regionale “a farsi parte attiva in tutte le sedi opportune per cercare di ricucire la situazione al fine di salvaguardare la produzione e l’occupazione presso lo stabilimento di Inveruno, facendo leva oltre che sulla responsabilità sociale dell’azienda, anche sugli strumenti ed incentivi a propria disposizione”.

 

Milano, 4 novembre 2016

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Schiaffo della Regione: nel piano regionale della mobilità bocciato il patto per Milano

GLI EMENDAMENTI CHE RECEPIVANO L’ACCORDO ERANO STATI PRESENTATI DAL PD

 Il Consiglio regionale ha respinto tre emendamenti e un ordine del giorno del PD al piano regionale della mobilità, in discussione in queste ore, che recepivano i contenuti del Patto per Milano, siglato martedì 13 settembre dal sindaco Sala e dal presidente del Consiglio Renzi. I tre emendamenti riguardavano il prolungamento della M1 ai quartieri di Baggio, Olmi e Valsesia, il recupero tecnologico della M2 e lo sviluppo delle metro tramvie urbane di Milano con il superamento tra l’altro delle barriere architettoniche, riprendendo il testo esatto dell’accordo tra Comune e Governo. La giunta regionale ha dato parere contrario e la maggioranza di centrodestra ha votato contro. È stato anche respinto l’ordine del giorno che impegnava la Giunta regionale a contribuire alla realizzazione degli obiettivi del Patto garantendo la copertura, dove necessario, delle quote di cofinanziamento per l’attuazione delle misure che promuovono l’utilizzo del trasporto pubblico locale.

 “Maroni non si lamenti se nelle scelte strategiche non viene coinvolto e se il sindaco di Milano e della città metropolitana si rivolge direttamente al Governo”. Questo il commento del segretario regionale del Pd Alessandro Alfieri e il consigliere regionale del Pd Onorio Rosati che aggiungono: “Ancora una volta Maroni ha dato dimostrazione della propria miopia politica e istituzionale facendo bocciare dalla sua maggioranza, per mera demagogia, emendamenti mirati per lo sviluppo del trasporto pubblico locale del capoluogo. Questa maggioranza non ritiene importante lo sforzo che sta facendo il Governo assieme a Milano per mettere in campo infrastrutture sostenibili ma  ha deciso che il terzo soggetto chiamato a concorrere per la riuscita di questo Patto si tirasse indietro contro gli interessi dei cittadini e dei territori”.

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Contributo a Chili Tv: inopportuno che regione finanzi le aziende di chi è in politica

“È inopportuno che la Regione finanzi attività imprenditoriali di persone direttamente impegnate nell’arena politica”. Lo ha detto oggi in Consiglio regionale l’esponente democratico Onorio Rosati durante la discussione dell’interrogazione a risposta immediata sul contributo annunciato a Chili S.p.a., la società fondata e guidata da Stefano Parisi.

Nell’interrogazione il Pd chiedeva di avere conferma della notizia dell’imminente approvazione di un accordo di competitività tra la Regione e la società dell’omonima webtv, e di conoscere le motivazioni economiche e occupazionali in base alle quali sarebbe stato deciso il contributo a fondo perduto di circa 1,2 milioni di euro su un progetto dell’entità di 3,2 milioni, una cifra che appare comunque cospicua. La giunta, rappresentata dal sottosegretario Alessandro Fermi (Forza Italia) ha confermato quanto anticipato dalla stampa, anche nei numeri (la salvaguardia di 47 lavoratori e la previsione, grazie al progetto, dell’assunzione di altri 20 addetti), precisando che l’iter di valutazione del progetto di Chili S.p.a. è iniziata prima della candidatura di Parisi a sindaco di Milano per il centrodestra.

“La procedura sarà pure partita prima che Parisi annunciasse di candidarsi ma certamente non si è ancora conclusa e ancora oggi non sappiamo quali siano i precisi meccanismi di valutazione e di assegnazione dei contributi. Chiediamo più trasparenza, ma comunque sarebbe opportuno che chi si impegna direttamente in politica non fosse destinatario di finanziamenti a fondo perduto da parte della Regione” conclude Rosati.

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Referendum, Renzi rifletta: pericoloso spaccare il Paese e il PD

Le divisioni a sinistra e dentro il Pd, prodotte dal referendum sulla riforma costituzionale, che voteremo a ottobre, rischiano di creare lacerazioni insanabili. Il premier Matteo Renzi ha deciso di puntare tutto su quell’appuntamento, aprendo una campagna per il sì che sembra non ammettere vie di mezzo: “o con me o contro di me”.

Una personalizzazione delle scelte e dello scontro che rischia di offuscare le ragioni del voto, per sostituirle con quelle di un referendum pro o contro la sua persona. E’ un metodo che io ritengo inaccettabile, e molto pericoloso e che rischia se non sarà prontamente rivisto di svilire la politica e anche il senso delle istituzioni, che vanno servite e non soltanto governate. Che antepone il protagonismo del premier ad ogni altra cosa e lo lega al destino costituzionale e alle sorti di un intero Paese.

Una manovra che sembra confondersi con la necessità di ripodurre l’esistenza di una classe dirigente. Renzi sa bene che estremizzare lo scontro e banalizzarlo, come sta avvenendo in questa prima fase, attraverso massicce dosi di populismo e di antipolitica,  premierà la sua posizione in caso di una vittoria e gli permetterà di arrivare al congresso PD in una posizione di totale supremazia.

L’impressione che sto maturando, in questi giorni, è quella di respirare un clima alterato, in cui la responsabilità di un primo ministro dovrebbe indurre a tirare il freno e aprire una seria riflessione sull’appuntamento referendario. Non possiamo andare avanti a suon di bordate. Quella della ministra Boschi sul “chi vota no vota come Casapund” è uno sfregio inaccettabile ai danni di persone, militanti, iscritti ed elettori del Pd che intendono votare no, con convinzione e mossi da attente valutazioni di merito.  Compagni delle associazioni, dei movimenti della sinistra e dell’Anpi che non possono e non devono essere maltrattati dal Partito Democratico, né dai ministri di questo governo.

Abbiamo costruito il PD perché fosse una casa accogliente e larga. Sempre più attivisti si sentono a disagio  in questa casa, che nel frattempo si sta trasformando in una piccola stanza con poca aria a disposizione. La questione del referendum va affrontata con maggiore serenità, nel merito dei suoi argomenti. La riforma della Costituzione va valutata moltiplicando i momenti di confronto e attenzione tra le parti. Nei mesi che ci separano da ottobre dobbiamo moltiplicare le occasioni della discussione di merito sulla riforma, sulle potenzialità che esprime e sulle fragilità che risultano evidenti. La divisione che produrrà questo referendum sta già attraversando la nostra parte di campo. Ma va ridotta al minimo. Ed è compito dei dirigenti politici del PD farlo e garantire che in questo passaggio stretto, la sinistra non venga irrimediabilmente divisa e lacerata.

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Casa e politiche abitative in Lombardia: le proposte del PD (video)

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E’ il momento per un passo indietro del governo della regione

Il governo di centrodestra  della Regione Lombardia deve andare a casa e si deve al più presto ritornare al voto.  Da troppi anni si avvicendano casi di corruzione aggravata attorno e dentro i palazzi della Regione e questa consigliatura, nonostante le premesse, purtroppo non fa eccezione. Così non si può continuare. Il centrodestra continua a ricadere negli stessi errori e mette in seria discussione la credibilità delle istituzioni che guida e della politica più in generale. Qui non si tratta di essere più o meno garantisti, perché la regola del colpevole fino a prova contraria deve valere per tutti. Qui si tratta di stabilire fino a che punto sia opportuno continuare in un’esperienza di governo intaccata profondamente da accuse davvero pesanti, come quelle che coinvolgono, in modi differenti, due pesi massimi della giunta Maroni. Risulta addirittura grottesca la difesa che la Lega Nord, attraverso il suo segretario Salvini, sta dispiegando in queste ore, arrivando a dichiarare che dirottare lavori per le associazioni amiche sarebbe legittimo. Qui siamo alla follia. Un quadro che racconta una cultura che si è fatta regola e che disprezza le norme fondamentali cui la politica dovrebbe attenersi. Il presidente Roberto Maroni non può fare come se nulla fosse accaduto. E bene ha fatto il gruppo del Pd a preparare una mozione di sfiducia dei suoi confronti. Così non si può andare avanti.

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Sinistradem e le prove tecniche di centrosinistra

Sinistradem c’è. Lo stato di salute della nostra associazione è parso assai confortante sabato 19 settembre al Teatro Litta, dove diversi esponenti del Partito Democratico e dei partiti del centrosinistra hanno discusso del futuro, e tantissime persone hanno ascoltato con molta attenzione. Un fatto non scontato in un periodo in cui l’alleanza del centrosinistra in Italia sembra traballare vistosamente. La necessità di un dialogo aperto va oltre la tattica con cui noialtri stiamo nel PD. Sinistradem nasce come un campo aperto per allacciare idee e programmi nell’ambito della sinistra italiana. Perché la partita della sinistra è la partita del nostro Paese. La necessità di stare nel PD, pur nelle contrarietà e nelle contraddizioni evidenti, dipende dalla funzione storica che assegnamo a questa scelta. La funzione di orientare il più grande partito riformista europeo a politiche più radicali a favore delle fasce deboli della popolazione, alla sfida per un mondo più giusto, per il riequilibrio delle risorse ed una crescita sostenibile.
E per farlo dobbiamo allargare il raggio delle nostre alleanze all’esterno, a sinistra. Ai partiti e movimenti che, come noi, lottano per la giustizia sociale, per l’uguaglianza e i diritti. Stare nel PD, provare a contenderne la leadership nel prossimo appuntamento congressuale, significa spendere le nostre energie per un obiettivo politico molto alto. Spostare l’asse politica e programmatica verso sinistra è un obiettivo che può essere raggiunto. Rispondere in questo modo alla sfida reale che il Paese ci lancia: una crescita dell’economia rispettosa dei diritti dei lavoratori e dei pensionati. Una ripresa dell’occupazione in cui la qualità del lavoro sia prerogativa essenziale. Una sfida che sta orientando il favore di grandi parti di popolazioni europee. La vittoria di Jeremy Corbyn alla guida del Labour inglese, l’affermazione di Syriza in Grecia e la crescita di Podemos in Spagna indicano un bisogno di una sinistra vera e di governo, capace di affrontare in profondità le questioni aperte dalle innovazioni e dalle speculazioni del tecno-capitalismo.
Stare nel PD e rafforzare le nostre posizioni, costruire alleanze con la sinistra. Questi sono gli obiettivi strategici alla nostra portata. Così come quello di interrompere il prima possibile la pericolosa e dannosa deriva del PD renziano verso il centro. Verso il cosiddetto partito della nazione. L’alleanza di governo con l’Ncd di Alfano deve essere oggetto di una rigorosa, quotidiana verifica. E non può rientrare nell’agenda futura del PD, che è una forza nata per stare nell’alveo del socialismo europeo e lavorare per costruire in quel campo un’autonomia di governo.

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Aler Milano, a che punto siamo? Video

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Omaggio a Giuseppe Sacchi

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