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Dimissioni Podestà, Mauri: “Una sceneggiata, la politica non sia teatrino”

Matteo Mauri, capogruppo PD in Provincia di Milano

Ieri il presidente della Provincia di Milano Guido Podestà (Pdl) ha annunciato le proprie dimissioni, salvo poi ritirarle poche ore dopo. Il capogruppo democratico Matteo Mauri spiega così l’accaduto. “Sappiamo tutti molto bene che la situazione è difficile e che governare in questa fase è molto complicato, ma non sono accettabili scorciatoie o fughe. I cittadini si meritano che la politica e chi li rappresenta facciano fino in fondo il proprio dovere e antepongano sempre l’interesse collettivo all’interesse personale, di visibilità o di carriera. Non ci saremmo mai aspettati di dove assistere ad una sceneggiata del genere e soprattutto i cittadini milanesi non si meritano di vedere utilizzate le istituzioni che li rappresentano come palcoscenico per uno spettacolo senza senso. La politica non deve essere un teatrino”. Lo dice Matteo Mauri, capogruppo del Pd a Palazzo Isimbardi, commentando la notizia delle dimissioni annunciate e poi smentite dal presidente della Provincia Podestà.

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Mauri: “Quotare Sea e vendere Serravalle, si può”

Matteo Mauri, capogruppo PD in Provincia di Milano

“Noi siamo contrari alla cessione di Serravalle così come è stata proposta dalla Provincia perché pensiamo che sia sufficiente la vendita di Sea per mettere a posto il bilancio. Per questa ragione, a meno di modifiche significative, il gruppo del Pd non parteciperà alla votazione della delibera sull’alienazione delle quote di Serravalle e Sea”. Lo annuncia Matteo Mauri, capogruppo del Pd a Palazzo Isimbardi.
“Serravalle è un grande patrimonio dei milanesi – aggiunge Mauri – e in questo momento è fondamentale per realizzare le infrastrutture che servono a Milano e, in prospettiva, alla città metropolitana: Tem e Pedemontana. La cessione in toto di Serravalle da parte della Provincia significa che il pubblico rinuncia a svolgere la propria funzione”.
“Nonostante ciò che afferma Podestà – ribadisce il capogruppo del Pd – è più che sufficiente quotare in Borsa Sea insieme al Comune di Milano per garantire il rispetto del patto di stabilità all’amministrazione provinciale. A meno che l’amministrazione di centrodestra non voglia fare opere faraoniche per la propria gloria. Con questa delibera invece la Provincia vende, risolve i problemi di gestione, ma arriva nuda alla meta. Dove la meta è l’interesse dei cittadini della città metropolitana. Mi sembra un po’ troppo facile.”
“Abbiamo proposto anche oggi in Aula – conclude Mauri – alcuni soluzioni alternative per risolvere il problema degli aumenti di capitale di Tem e Pedemontana attraverso la quotazione di Serravalle in Borsa, oppure la cessione del tratto della Milano-Genova o ancora con un patto di sindacato tra enti pubblici e un aumento di capitale di Cassa depositi e prestiti. Le soluzioni ci sono, ma non c’è maggior sordo di chi vuole vendere a tutti i costi Serravalle”.

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Congedo di paternità, la proposta del Pd in Provincia

“Anche in tempi di spending review, di tagli agli enti locali e di risparmi ci sono dei valori da difendere e altri da riaffermare. La genitorialità non è un tema che riguarda solo le donne, ma è un tema sociale. Per questo chiediamo alla Provincia di attivarsi a promuovere tre giorni di paternità obbligatoria per i suoi dipendenti e da queste basi partire con una ‘moral suasion’ nei confronti delle altre realtà lavorative sia pubbliche, sia private”. Con queste parole, Diana De Marchi e Bruna Brembilla, consigliere provinciali del Pd, spiegano le motivazioni che le hanno spinte a presentare una mozione sul tema a Palazzo Isimbardi.
“Fino a pochi anni fa – spiega De Marchi – la prima infanzia era lasciata alla cura delle madri e generazioni di padri hanno perso esperienze fondamentali, fortunatamente la cultura sta cambiando. Ogni donna sa quanto sia bello, ma a volte anche causa di ansie, il ritorno a casa dopo il parto. Da sempre, in questi frangenti, le nonne sono portatrici di esperienza e di conforto. Ma avere accanto il marito con cui condividere i primi momenti con il neonato può rendere la gioia più grande e le incombenze meno gravose”.

“La nostra proposta – dicono De Marchi e Brembilla – è quella di rendere obbligatorio e totalmente retribuito il congedo di tre giorni per i padri che lavorano nell’amministrazione provinciale, finora solo facoltativo, da usufruire nei primi otto giorni dell’arrivo del bambino a casa. Anche se dall’anno 2000 i padri possono chiedere congedi parentali facoltativi, spesso l’ostilità delle aziende a concederle oppure una sorta di imbarazzo maschile ad esprimere questa volontà, impediscono di fatto il loro utilizzo. Per questo la richiesta di trasformalo da facoltativo ad obbligatorio non va intesa come una imposizione, ma come aiuto ai padri a superare vecchi comportamenti e a rivendicare il proprio inalienabile diritto”.
“Anche dalle piccole cose come questa – aggiunge Brembilla – si può partire per cambiare mentalità. La maternità non è un tema che riguarda sole le donne, ma è un tema sociale. La condivisione dei compiti è questo segnale importante dal punto di vista culturale per modificare il sistema. Se infatti per affrontare il lutto esiste un permesso valido sia per uomini che per donne, perché non dovrebbe essere così per un avvenimento gioioso e ugualmente dirompente come la nascita di un figlio? Proporrò questa mozione anche ai Comuni della Provincia. Più siamo meglio è”.
“L’eventuale scelte da parte delle Provincia di attuare questa proposta – concludono le consigliere Pd – costituirebbe un segnale forte al mondo del lavoro, senza per questo avere ripercussione sull’efficienza lavorativa. Esistono infatti moltissimi studi che spiegano come la condivisione dei compiti e dei ruoli fra donne e uomini all’interno della famiglia aumenta la produttività di tutto i componenti del nucleo. A guadagnarne perciò sarebbero tutti”.

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Parco sud, Pd: “Sì al binario di Vignate, d’ora in poi serve progetto complessivo”

Massimo D'avolio (Pd), sindaco di Rozzano

“La realizzazione del binario ferroviario di Vignate è nell’interesse dei cittadini, ma questa è l’ultima volta che diamo il via libera ad una accordo di programma che prevede di escludere alcune aree dal perimetro del Parco Agricolo Sud in mancanza di un suo piano complessivo di gestione”. Con queste parole Massimo D’Avolio, sindaco di Rozzano, riassume la posizione dei sindaci di centrosinistra che la scorsa settimana hanno votato la variante nel corso dell’assemblea a Palazzo Isimbardi.
“Da tempo sottolineiamo – aggiunge Matteo Mauri, capogruppo del Pd in Provincia di Milano – la mancanza di una visione complessiva, un progetto per il Parco Sud. Noi in consiglio provinciale ci stiamo battendo per la difesa di questo polmone verde. Siamo riusciti infatti ad ottenere che nel Ptcp (Piano territoriale di coordinamento provinciale) fosse inserita una maggiore tutela delle aree verdi agricole. Ma siamo stanchi di provvedimenti parziali, oggi bisogna lavorare ad un progetto generale di sviluppo per il Parco”.
Di fatto l’assemblea dei sindaci ha votato  la possibilità di realizzare un binario ferroviario nell’area del comune di Vignate. “Per principio – continua D’Avolio – non siamo d’accordo a ragionare per singoli tratti, ma in questo caso era nell’interesse dei cittadini che in questo modo si risparmieranno il transito di diverse decine di camion ogni giorno. D’ora in poi bisogna cambiare registro e lavorare collegialmente: noi come Comune di Rozzano siamo disponibili a cedere al parco 600 mila metri quadri di terreno per ampliarne i confini senza chiedere nulla in cambio, se non un progetto complessivo di valorizzazione di quest’area”.

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Convegno “I Parchi ai cittadini”, sabato 16 giugno a Palazzo Isimbardi

Calaminici (Pd): “Da qui riparte l’impegno comune per le aree verdi”

Arturo Calaminici, consigliere provinciale Pd, sarà presente domani, sabato 16 giugno, al convegno dal titolo “I parchi ai cittadini” promosso dall’associazione Amici Parco Nord e dal Coordinamento SOS Parchi, che si terrà presso la Sala Affreschi della Provincia di Milano in via Vivaio 1.
Questa sarà l’occasione per fare il punto sulla situazione dei parchi e dialogare con le tante associazioni presenti sul territorio riunite nel Coordinamento SOS Parchi, nato nella fase calda dell’opposizione alla proposta di modifica della legge regionale sui parchi. Dopo quel primo momento di riflessione comune ora l’obiettivo è quello di partire con un rinnovato impegno per portare avanti insieme progetti di ampio respiro.

“Si può pensare il futuro del territorio – si chiede il consigliere provinciale Calaminici – partendo anche dalle aree verdi e della qualità ambientale? Nel milanese, soprattutto, le aree libere e i campi sono stati concepiti come aree di espansione sempre possibile dell’urbanizzato, cioè come aree libere provvisoriamente, in attesa di essere costruite o asfaltate. E’ stata la cultura vincente fino ad oggi. Una strada non più percorribile, e non tanto perché siamo arrivati al limite, ma anche perché stanno crescendo una cultura diffusa diversa e un senso comune più consapevole”.

“Se guardiamo una cartina delle aree protette lombarde – continua Calaminici – restiamo piacevolmente sorpresi non solo dalla quantità delle aree salvate, ma anche dalla loro disposizione ben congegnata e distribuita. In tutta evidenza appare come le aree protette costituiscano una struttura portante che sorregge l’intero organismo territoriale. La domanda, rovesciando l’impianto concettuale tradizionale, è: si può programmare lo sviluppo urbanistico di una grande metropoli partendo dalla qualità ambientale, territoriale, dei beni comuni e dei beni culturali? Noi pensiamo di sì”.

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Sesto, Roberta Perego assessore alle Politiche sociali

Roberta Perego (Pd) neo-assessore alle politiche sociali di Sesto

La consigliera provinciale Roberta Perego (gruppo Pd) si è dimessa dal Consiglio provinciale di Milano per assumere l’incarico di assessore alle politiche sociali nella sua città, Sesto San Giovanni.  Riportiamo la sua dichiarazione alla vigilia del suo ingresso nella giunta guidata dal sindaco Monica Chittò. “”Tutto il mio impegno – dichiara Roberta Perego – sarà per i miei concittadini”. Ho accettato con entusiasmo questo nuovo incarico e ringrazio il sindaco Monica Chittò per la fiducia che mi ha dimostrato. Alla luce dell’’impegno che mi aspetta ho deciso di rassegnare le dimissioni da consigliere provinciale””.

““Questi anni in Provincia di Milano – – aggiunge la neo-assessore a Politiche sociali, educazione e istruzione, Perego – sono stati una preziosa e formativa esperienza che mi ha arricchito, sia a livello politico che a livello personale. Ringrazio il Partito Democratico che mi ha dato l’’opportunità di farla. Sono chiamata ora a svolgere un ruolo importante nella mia città e ritengo che sia mio dovere, per rispetto sia degli abitanti della Provincia che meritano un consigliere a tempo pieno sia dei cittadini sestesi, dedicare tutto il mio impegno a questo nuovo compito. Per questo, contestualmente all’’accettazione del nuovo incarico, ho consegnato ieri le mie dimissioni al presidente del Consiglio provinciale””.
“”Ora mi aspetta una grande sfida – – conclude Perego – soprattutto in questo momento di grande cambiamento, che si riflette anche nella nostra città: la popolazione che invecchia e l’esigenza sempre più pressante di conciliare i tempi del lavoro e della famiglia. Da ultimo esprimo gratitudine al sindaco che ha scelto di affidare a me, donna, mamma e in attesa del mio secondo bimbo un ruolo così importante. Ha dimostrato in questo modo di credere e sostenere l’impegno attivo delle donne in politica””.

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Ptcp, Mauri: “Non abbiamo partecipato al voto”

Matteo Mauri, capogruppo Pd in Provincia di Milano

Il gruppo del Partito democratico ha deciso di non partecipare al voto del Piano territoriale di coordinamento provinciale (ptcp) che è stato votato a maggioranza in Consiglio provinciale di Milano

“Molti nostri emendamenti sono stati approvati – spiega Matteo Mauri, capogruppo del Pd a Palazzo Isimbardi – e siamo soddisfatti per essere riusciti a modificare questo ptcp in molte parti. Nonostante tutto il lavoro migliorativo questo piano è ancora del tutto inadeguato a rispondere ai temi pressanti di ripensamento del territorio dell’area metropolitana. Un piano che è privo di strategia e che non potrà incidere veramente in difesa del territorio.”

“In Consiglio provinciale – prosegue Mauri – abbiamo lavorato per cambiarlo, così come lo avevano fatto i nostri primi cittadini nella conferenza di sindaci della Provincia. Siamo riusciti a sollevare il problema degli ambiti agricoli e a far approvare una mozione che dà una garanzia in più per la tutela delle aree verdi agricole nei parchi regionali e nei parchi locali di interesse sovra comunale. Ma questa è una indicazione che non rientra nel piano, è una ‘promessa’ di intervento successivo. L’assessore si è infatti impegnato a introdurli nel piano tra qualche mese nella fase di approvazione. Vigileremo affinché questa promessa sia mantenuta”.

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Quote rosa, approvata mozione in Provincia

Diana De Marchi, consigliera provinciale PD

È stata approvata ieri, a larga maggioranza, nonostante qualche voto di astensione da parte di alcuni esponenti nel centrodestra, la mozione che chiedeva alla Provincia un impegno per garantire, già dalle prossime nomine, l’equilibrio di rappresentanza tra uomini e donne nei consigli d’amministrazione e nei collegi sindacali delle società e degli enti partecipati dalla Provincia di Milano.

“Sono soddisfatta – commenta Diana De Marchi, consigliera provinciale Pd e prima firmataria della mozione – della scelta presa dalla maggior parte dei consiglieri che oggi hanno chiesto all’amministrazione provinciale di bilanciare la parità tra i generi. Si tratta di rendere effettivo un diritto previsto dalla legge bipartisan approvata nel 2011 (n.120), di cui manca ancora il regolamento attuativo”.
“Della parità tra donne e uomini – aggiunge De Marchi – si parla molto, ma per avere risultati servono anche leggi che rompano un sistema che predilige la presenza maschile nei luoghi di comando e che fa fatica ad essere superato. Ai detrattori che non sono mancati oggi, rispondo che non si parla di tutelare debolezze, ma di valorizzare saperi e talenti che possono portare nel nostro Paese quel grande cambiamento e quell’innovazione di cui ha bisogno”.

Matteo Mauri, capogruppo PD in Provincia di Milano

“Sono convinto – conclude Matteo Mauri, capogruppo del Pd a Palazzo Isimbardi -che le istituzioni per prime debbano dare l’esempio con segnali chiari per ridurre le evidenti difficoltà delle donne, a parità di capacità, ad essere rappresentate nei luoghi dove si decide. Occorre un cambiamento culturale che deve vedere protagonisti anche gli uomini”.

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Quote rosa società partecipate. La Provincia dia l’esempio

Diana De Marchi, consigliera provinciale PD

Un’impegno per “garantire l’equilibrio di rappresentanza tra uomini e donne nei consigli d’amministrazione e nei collegi sindacali delle società e degli enti partecipati dalla Provincia di Milano, già dalle prossime nomine”. È questa la richiesta contenuta nella mozione presentata da Diana De Marchi, consigliera provinciale Pd, e da Gabriella Achilli, consigliera della Lista civica Penati, e sottoscritta dalle altre donne del Pd Bruna Brembilla e Roberta Perego. “Da un confronto di dati presenti sul sito della Provincia –-spiega Diana De Marchi – su 16 società, in cui almeno un nome è designato direttamente dalla Provincia, 7 non hanno donne nei cda. Questo conferma che la strada da compiere verso la parità è ancora lunga. La commissaria Ue alla giustizia, Viviane Reding, ha ricordato che la media europea, a gennaio 2012, di presenza rosa nei cda è pari al 13,7% e l’Italia si colloca sestultima nella lista Ue con un 6,1%”.  Nella mozione presentata si fa riferimento alla legge 120/2011, approvata lo scorso anno su proposta delle parlamentari Golfo (Pdl) e Alessia Mosca (Pd), che regola  la presenza di quote rosa nei vertici di comando e di controllo delle società quotate in borsa e di quelle controllate da pubbliche amministrazioni. “Questa legge – conclude Diana De Marchi – detta anche i tempi del cambiamento. Entro il 2015 gli organi delle società dovranno essere composti almeno da un terzo di donne. Per l’adeguamento nelle società a controllo pubblico occorre però un regolamento governativo che definisca i tempi e i modi. Credo sia importante giocare d’anticipo e mi auguro che il presidente Podestà voglia cogliere quest’occasione per lanciare un segnale di cambiamento culturale. La parità è un principio purtroppo ancora presente solo sulla carta, ma la Provincia di Milano può dare il buon esempio. Fin da subito”.

 

 

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Città Metropolitana, Mauri: “Subito intervento del Governo”

Matteo Mauri, capogruppo PD in Provincia di Milano

“I tempi sono stretti. Serve subito un intervento di Governo e Parlamento per non sottrarre competenze e patrimoni alla Provincia che si avvia alla Città Metropolitana. Lasciar passare il tempo renderebbe l’impegno per la sua attuazione del tutto inutile. Il Ministro dell’Interno e Monti dicano chiaramente che sono al nostro fianco”. Lo ha detto Matteo Mauri, capogruppo del Pd in Consiglio provinciale, in occasione del convegno, tenutosi venerdì scorso, a Palazzo Isimbardi. “Il punto ora – aggiunge  Mauri, intervenuto all’assemblea degli amministratori locali del Pd a Genova proprio sul tema città metropolitana – non é quando fare il Referendum. Ma è arrivare a quel momento con una proposta precisa di Città Metropolitana, che non sarà facile da definire data la sua complessità e che richiederà un grande impegno da parte del Comitato promotore. Per la sua formulazione sarà necessario anche un forte coinvolgimento non solo di istituzioni e partiti, ma anche della società civile e, direttamente, dei cittadini. La Città metropolitana si faccia il prima possibile, ma se il 2014 dovesse essere un obiettivo troppo ambizioso, pensiamo si possa mettere in conto un breve prolungamento di legislatura, per non vanificare il percorso fatto fino ad allora”.  Mauri, in definitiva, chiama all’appello il presidente della Lombardia Roberto Formigoni: “Non abbiamo ancora sentito nulla dalla Regione Lombardia. Che ne pensa? Vorrà dire che se non batterà un colpo varrà il detto ‘chi tace acconsente’”.

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