La Forte ipocrisia

Bussolati

 

Ieri un consigliere del centrodestra ha tenuto una conferenza stampa per denunciare i supposti legami tra il PD e una parte dell’islam politico, che professa estremismo. Addirittura un dossier, un’attività di dossieraggio per azzardare ipotesi inconsistenti, basate sul nulla.

Mi si chiama in causa per un’associazione nata nel 2010, cessata pochi mesi dopo, che ha fatto in tempo a realizzare un’unica iniziativa che ha ospitato un dibattito tra Maurizio Lupi e Stefano Boeri. Proprio due pericolosi terroristi. Nell’associazione avevo coinvolto l’allora presidente dei Giovani Musulmani italiani, così come esponenti di altre articolazioni sociali, culturali religiose e politiche di Milano. E quindi? Adesso dovremmo aspettarci la stessa attenzione e vigilanza nei confronti di tutte le istituzioni e le associazioni che hanno dialogato e coinvolto i GMI negli ultimi dieci anni. Chissà perché ho il sospetto che tale trattamento “privilegiato” il centrodestra abbia voluto riservarlo solo a noi.

Forzare argomentazioni del tutto inesistenti, produrre illazioni, farne dossieraggio e cavalcare la paura dei cittadini su un tema così importante, come il contrasto al terrorismo, per meri fini politico elettorali, sono tutte pratiche che appartengono a mondi lontani dai valori democratici, che deludono e amareggiano chi, come noi, fa politica pensando ad obiettivi alti e ben lontani dall’avventurismo politico di certi soggetti, che hanno scritto ieri una pagina politica davvero brutta e pericolosa.

Nella stessa conferenza stampa è divenuta bersaglio anche la consigliera Sumaya Abdel Qader, accusata per aver segnalato tramite post su Facebook, nel 2012, il caso di suo cugino, attenzionato anche da Amnesty International, perché detenuto senza un capo di accusa nelle carceri israeliane, in attesa di un processo. Nel post la consigliera scriveva che qualora suo cugino fosse stato colpevole avrebbe dovuto pagare, ma l’omissione di questo particolare giova alla costruzione di una storia lontana dal vero, e allora ancora meglio sorvolare pure sul fatto che il detenuto in questione verrà liberato nei prossimi mesi, perché estraneo alle accuse di terrorismo.

Il centrodestra, dunque, sceglie la via dei processi fai da te, non ha fiducia nelle forze dell’ordine, nei servizi segreti e butta tutto in caciara politica, perfino temi rilevanti come la lotta all’integralismo religioso, al solo fine di avere un titolo di giornale.

Intanto Forza Nuova organizza un presidio a Milano e non una parola, dal fronte dei moderati, si è levata per esprimere preoccupazione in merito ad un raduno di estremisti, alcuni negazionisti, che sbandierano svastiche e foto di Rommel. L’ipocrisia di chi si indigna a fasi alterne la lasciamo a loro, noi ci prendiamo la difesa di Milano e della sua medaglia d’oro alla Resistenza.

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Ci meritiamo la nostra città!

Bussolati

 

La legge elettorale, le amministrative, il Congresso e (mi auguro) le politiche, sono tante le sfide del prossimo anno.

Per affrontarle dobbiamo fare tesoro del lavoro e degli sforzi messi in campo in questo 2016, molti dei quali lasciano un’eredità importante alla città.
Dal 26 agosto all’11 settembre abbiamo richiamato, all’ex scalo di Porta Romana, centinaia di migliaia di milanesi, che hanno dimostrato non solo voglia di aggregarsi ma anche volontà di conoscere la realtà degli scali ferroviari. E oggi Milano ha in mano uno straordinario progetto, che mira a restituire quelle aree ai cittadini e una delibera di consiglio comunale condivisa anche dall’opposizione.

Tutto quello che ci lasciamo alle spalle, gli eventi, le sfide, alcune vinte altre no, non sarebbero state possibili senza il lavoro di tantissimi, a cui va il mio ringraziamento. Tra loro ci sono le ragazze, i ragazzi e gli adulti che hanno speso tempo ed energie perché Milano non cadesse nelle mani delle destre e perché credevano nel bellissimo progetto scritto nel programma di Sala. Con tenacia, coraggio e una certa dose di buona sorte abbiamo portato il nostro Beppe a Palazzo Marino e con lo stesso entusiasmo abbiamo affrontato diciassette intensi giorni di Festa de l’Unità. Non ci siamo fermati un attimo e subito siamo ripartiti con la campagna referendaria. Qualcuno già da Giugno era intento a lavorare per fondare la Casa del Sì, scegliere lo spazio giusto, pensando e progettando per il futuro.

Il risultato più prezioso è senza dubbio rappresentato dall’entusiasmo e la partecipazione di tanti volontari, giovani e meno giovani, che si sono avvicinati per la prima volta al PD e che oggi hanno deciso di non disperdere le loro idee di cambiamento ma di entrare pienamente a far parte della nostra comunità democratica.

In politica, come nella vita, si incontrano vittorie e sconfitte, e le incontreremo anche in futuro, la cosa importante non è contarle ma lavorare per l’unità senza disperdere mai la voglia di perseguire sfide che crediamo giuste.

La settimana scorsa ho citato una frase tratta da un bel discorso di Al Pacino in “Ogni maledetta domenica” il cui senso era più o meno questo: o risorgiamo come collettivo o moriamo come singoli. Vale per noi, per il nostro circolo, per il nostro Partito ma anche per l’Italia, l’Europa e più in generale per chi crede nella democrazia.

Grazie a chi ci ha creduto, ai circoli, a chi ha anni di lunga militanza e ai democratici dell’ultima ora.

Milano oggi è bellissima, e non solo per luci, gli addobbi e l’albero di Natale che a Roma ci invidiano, ma perché è una città che funziona, che si muove in linea col futuro, si muove alla velocità dei milanesi. Se oggi 220mila studenti scelgono Milano per studiare e lavorare, in un Paese dove 40mila giovani sono costretti a emigrare, se oggi Milano è ancora più accogliente e internazionale di ieri, è grazie anche a chi, animato dalla passione, continua a credere che valga ancora la pena fare politica.

Auguri a tutti! Ci siamo meritati la nostra grande Milano!

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Ogni maledetta domenica

Bussolati

 

“O noi risorgiamo adesso come collettivo, o saremo annientati individualmente”. Insomma, o noi risorgiamo come squadra o moriremo come singoli.

Diceva così Al Pacino nei panni di Tony D’Amato per incoraggiare la sua squadra a vincere, nella celebre scena del film “Ogni maledetta domenica”.

Ogni sfida, anche politica, assomiglia ad una partita e mai come ora, all’indomani della sconfitta di domenica 4, bisogna prepararsi al meglio per vincerne una davvero importante.
Dopo le sconfitte, che siano calcistiche o che siano politiche, tutti si affannano a cercar le risposte alle domande sul perché le cose non siano andate come sperato, sulle occasioni mancate; ma anche quando si perde non bisogna dimenticarsi che ci sono visioni e progetti, sui quali in molti hanno investito sforzo ed entusiasmo… e questi sì che non vanno fatti naufragare.

A Milano l’eredità è tanta. Solo due giorni fa, Sergio Rizzo, a proposito della nuova Fondazione Feltrinelli inaugurata in via Pasubio, ha parlato di coraggio, un coraggio spesso favorito dalle buone condizioni. È proprio così: se a Milano non è mancato quello di credere nel cambiamento, è anche perché qui le amministrazioni, da quella Pisapia prima a quella Sala oggi, si sono messe in gioco per cambiare e modernizzare la città, investendo Milano di un ruolo guida nello sviluppo, come motore dell’innovazione e dell’avanguardia politica, in un Paese che, invece, procede a ritmi lenti.

Dunque cosa fare di questo entusiasmo? Bisogna convogliarlo in nuovi progetti e idee, che diano slancio e stimolino riflessioni convincenti e unificanti.
Sarà necessario lavorare anche sul partito, nei singoli circoli, coinvolgendoli, per sottrarre spazio alla non partecipazione e rispondere all’attuale crisi di rappresentanza.

Il PD oggi ha una grande responsabilità: guardare con attenzione e rispetto ai quasi 32 milioni di elettori che si sono recati alle urne, lo si è detto, è stata una grande vittoria della democrazia. Non bisogna sottovalutare la lettura dei risultati: fra i 19 milioni di italiani che hanno votato No ci sono fratture e disagi su cui elaborare risposte non semplici. Usiamo bene il nostro tempo, le energie e la nostra libertà.

I ragazzi della squadra di foootball non si arrenderanno, ma noi neppure!

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Sotto il segno della scrofa

Bussolati

 

Per i milanesi la scrofa è quella semi lanuta, l’animale che indicherebbe, secondo la leggenda, l’origine e il nome della città. La mitologia racconta che il comandante Belloveso, attraversando le Alpi nell’intento di conquistare la regione settentrionale, consultò l’oracolo e scoprì che avrebbe potuto costruire la sua città, solo dove gli fosse apparsa una scrofa con il dorso coperto di lana. Era il mese di maggio nel VI secolo A.C. circa, quando il fiero comandante, imbattendosi in questo singolare animale, fondò Milano, prima Mediolanum da medio lanum, semi lanuta appunto.

Da qualche giorno si parla di un’altra scrofa, non lanuta, bensì ferita. Si tratta dell’ultimo, in ordine di tempo, degli insulti che un tipo di politica – la quale vede nella vittoria di Trump la sua legittimazione e fonte di ispirazione – brandisce il politicamente scorretto come l’arma del supposto ascolto del popolo.

I celti credevano che la scrofa fosse un animale sacro (non gli unici a considerarlo tale nel mondo) capace di guarire le ferite… e se fosse proprio Milano a guarire le ferite dell’Italia?

La nostra città metropolitana può essere il trampolino di un Paese la cui ripresa è ancora debole, i dati che la riguardano, infatti, parlano di un’area in costante espansione.
I milanesi hanno sempre scelto il pragmatismo all’antipolitica, non amano i concetti “assoluti” ma la capacità di essere trasversali. Anche per questo una figura come il Sindaco Sala riesce a tenere alte le aspettative dei cittadini che a giugno gli hanno dato fiducia.

E non è un caso che tra tutti gli ex sindaci di Milano nessuno sia schierato per il no, anzi la stragrande maggioranza, pur venendo da esperienze politiche differenti (Tognoli, Formentini, Albertini, Pillitteri, Borghini, solo per fare qualche nome) è schierata a sostegno della riforma costituzionale.

Io sono certo che questa riforma vada nella direzione tratteggiata e auspicata da sempre nella nostra città. È innegabile come a Milano si avverta un consenso molto ampio per il Sì, diffuso fra mondi diversi, anche estranei alla politica, il mondo sociale e quello imprenditoriale in primis, e questo dimostra una volontà trasversale di sposare una riforma che interpreta appieno due caratteristiche scritte nel DNA di Milano, progressismo e innovazione.

Coraggio, visione, ma anche tanta ambizione, nel desiderio che la nostra  scrofa semi lanuta guarisca tutte le ferite e faccia di Milano il centro della riscossa per tutta l’Italia!

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Pd milanese in festa: tutti gli appuntamenti fra dibattiti, concerti e buona cucina

festa_pd_milanoÈ partita la festa de l’Unità del Pd dell’area metropolitana milanese. Fino all’11 settembre lo Scalo di Porta Romana sarà teatro di numerosi appuntamenti politici e culturali per i quali ci sembra importante estendere l’invito a tutto il PD lombardo.

A questo link trovate il programma completo di tutti gli appuntamenti politici e culturali oltre che dei concerti e spettacoli che si terranno nel corso della Festa; troverete comunque ogni aggiornamento e precisazione sia nella pagina Facebook sia sul sito della Federazione metropolitana milanese del PD.

La Festa si terrà presso lo Scalo di Porta Romana a Milano (MM3 – Gialla, fermata Lodi T.I.B.B.) e per tutta la durata della manifestazione sarà possibile contribuire alla raccolta fondi in favore delle vittime del devastante terremoto che ha colpito il centro Italia.

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Il falso nemico

di Pietro Bussolati

BussolatiE’ molto difficile parlare di immigrazione il giorno dopo attentati come quelli di Bruxelles, Parigi o di Istanbul, senza lasciarsi trascinare nel vortice delle strumentalizzazioni elettorali. Anzi, sarebbe consigliabile non farlo. Del resto è evidente la bravura della Lega e, in parte del centrodestra, nel cavalcare questi momenti di insicurezza e smarrimento, alimentando la paura dei cittadini e proponendo soluzioni da prima metà del ’900. In questi casi, la risposta di pancia, la reazione istintiva ha certamente più presa su chi è impaurito (e magari poi deve andare a votare). Ma se c’è una cosa che dobbiamo evitare, noi che cerchiamo risposte all’altezza dei problemi e soluzioni efficaci, è di permettere loro di fare confusione tra l’immigrazione e la guerra al terrorismo, di far diventare i profughi clandestini, di trovare un nemico facile da colpire. La fuga di migliaia di persone dalla guerra è la conseguenza di quel terrorismo che in Paesi come la Siria opera e combatte con il nome di Is, Isis o Daesh. La prima vittima di quel terrorismo è il bambino che alza il foglio con su scritto ”Sorry for Bruxelles”. Anche se la colpa non è sua.

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Il mio NO al referendum

di Pietro Bussolati 

BussolatiIn questi giorni avrete certamente visto su facebook immagini del Mare del Messico pieno di petrolio. Si riferiscono al disastro ambientale che sei anni fa danneggiò quell’ecosistema marittimo. Il video torna adesso alla ribalta per mano di chi sostiene il referendum del 17 aprile, che chiede di abrogare la norma che affida lo sfruttamento di un giacimento off shore (in mare aperto) sotto le 12 miglia fino ad esaurimento del giacimento stesso. In pratica, ad oggi, le concessioni di sfruttamento dei giacimenti possono essere rinnovate fino all’esaurimento degli stessi giacimenti. Se al referendum vincesse il sì, le società che gestiscono le piattaforme non potrebbero più rinnovare le loro convenzioni. Tutto questo c’entra qualcosa con il disastro ambientale del Mare del Messico? No, ovviamente. Nulla di nulla. Innanzi tutto non stiamo parlando di nuove trivelle ma di trivelle già esistenti (sono 21), nuove trivellazioni entro le 12 miglia dalla costa sono di fatto vietate in Italia (a differenza di quasi tutti i Paesi europei). Il referendum di fatto è inutile e agirebbe esclusivamente sul piano contrattuale delle concessioni, mettendo in difficoltà chi oggi estrae e rischiando ricadute occupazionali già denunciate dai sindacati. Ma non sarà questa la prima né l’ultima bufala in fatto di referendum. Attaccano il Governo ed il Pd sostenendo che sta tradendo i referendum dell’acqua perché non prevede il divieto di gestione privata delle infrastrutture idriche. Peccato che mai si sia votato un tale referendum (abbiamo invece votato contro l’obbligo di gara e contro la remunerazione del capitale nel settore idrico). Lo dico qui da Milano dove abbiamo esperienze pubbliche di gestione del sistema idrico virtuose (CAP e MM), vietare per legge il ricorso a soci privati è una follia senza senso. Occorre valorizzare e proteggere le esperienze pubbliche virtuose, combattere quelle inefficienti. Avere a cuore gli interessi dei cittadini, non di chi nomina gli amministratori pubblici.

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La foto dell’Elfo

di Pietro Bussolati

BussolatiLa foto scattata all’Elfo Puccini è sempre lì: Beppe, Giuliano e tutta la Giunta Pisapia lavorano insieme per vincere contro la destra e rilanciare il progetto del centrosinistra per Milano. Un progetto che guarda avanti e che del passato recupera solo le bellezze storiche come i teatri Gerolamo, il Lirico, i bagni di piazza Oberdan e il Vigorelli, per ricordare le ultime. Noi siamo quelli che mettono in sicurezza le scuole, bonificano i quartieri come Santa Giulia, sistemano la gestione delle case popolari e che hanno fatto di palazzo Marino un palazzo di vetro. Noi siamo diversi e distanti dalla destra di Salvini e dagli anni bui di Moratti e Albertini, ai quali il candidato sindaco di destra si ispira e che addirittura vorrebbe nella sua giunta. E siamo diversi e distanti dalla sinistra delle scissioni nucleari. Noi siamo quelli che hanno portato a votare sessanta mila milanesi per affidare loro la scelta del candidato sindaco. E quella scelta risponde al nome di Beppe Sala. Non c’è nulla che può cancellare tutto questo, né il lungo percorso di coalizione che ci ha portato fino a qui: la Carta dei Valori, il patto di lealtà, i momenti confronto con la città come MilanoDomani. Sembra che qualcuno abbia dimenticato la stagione che ha preceduto le primarie. Milano metropolitana ha bisogno della nostra e della vostra forza gentile, della continuità del lavoro e della responsabilità delle scelte. E il Pd vuole rappresentare tutto questo. Come si vede in quella foto.

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Milano – Francoforte, la strada giusta

di Pietro Bussolati

BussolatiSolidarietà, giustizia, innovazione, lotta ai radicalismi di destra e alla politica dell’odio. Torno da un viaggio lampo a Francoforte dove ho incontrato i responsabili dei partiti progressisti di alcune città europee, invitati qui dallo Spd. Insieme abbiamo firmato un documento di intenti sui valori che ci accomunano e sulle politiche di inclusione, giustizia sociale e tolleranza, che rappresentano i punti di approdo naturale dei progetti politici di centrosinistra in tutta Europa. E’ stato un momento importante di condivisione e confronto che mi piacerebbe riproporre a Milano e al quale era giusto prendere parte perché la nostra città, anche grazie all’Expo, gode di un’ottima considerazione in Europa, e non solo. Questo oltre a renderci orgogliosi indica che la strada che stiamo seguendo è quella giusta, che dobbiamo guardare avanti e opporci a chi vorrebbe restituire Milano al passato, facendo di una metropoli qualcosa che assomiglia piu a un condominio, senza ambizioni, senza uno sguardo d’insieme o un’idea di futuro. La nostra, invece, è un’idea chiara di città che fonda la sua forza sul lavoro, che non lascia indietro nessuno, che si apre all’innovazione ed è sempre piu internazionale. Milano moderna e viva. Così è stata in questi cinque anni di centrosinistra e così dovrà essere ancora. Abbiamo il dovere di migliorare quanto fatto finora, sempre nel solco della tradizione del centrosinistra riformista e ambrosiano, e anche un po’ europeo.

 

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Noi siamo Expo, loro fanno dentiere

di Pietro Bussolati

Bussolati Continuano i tentativi di screditare Expo, e il successo mondiale che ha avuto, per fini elettorali. Ho letto che qualcuno tira in ballo numeri del dopo Esposizione e li mette in relazione alla gestione dell’evento. Si tenta di fare confusione quando tutto è semplice: Expo ha chiuso con 14 milioni di attivo, caso più unico che raro nella storia dei grandi eventi, e ha portato benefici enormi a Milano e all’Italia. Di questo siamo orgogliosi tanto quanto lo sono i milanesi e i sessantamila che hanno partecipato alle primarie eleggendo Beppe Sala. Noi siamo così, come Expo: inclusivi, aperti al mondo, all’innovazione, alla modernità, nel solco dei nostri valori fondanti. Loro sono altro. Lega, Forza Italia e le altre sigle di destra parlano di sicurezza ma incrementano la paura. Dicono “prima gli italiani” ma poi li penalizzano e li imbarazzano con gli scandali sulla sanità al Pirellone, per ultimo quello sulle dentiere. Producono pasticci come la legge antimoschee bocciata dalla Corte Costituzionale. Adesso si ripresentano uniti per le elezioni di palazzo Marino. La stessa formazione degli ultimi governi Berlusconi. Gli stessi nomi: La Russa, Gelmini, Salvini. Con Parisi la destra pensa di poter far tornare Milano alla stagione buia finita con la giunta Moratti. La politica delle urla, dell’odio per il diverso, della repulsione. Così non si va da nessuna parte. L’unica sicurezza è che i milanesi non permetteranno loro di  tornare a Milano. I milanesi vogliono continuare nel solco della modernità, aperti al mondo con i loro valori, non ritrovarsi tra gli scandali come in Regione Lombardia.

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